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SOCIETA'
31 maggio 2008
[Dalla Sapienza alla Cesare Alfieri] All'armi siam antifascisti


Il sopruso non è sempre fascista. Lo dimostrano proprio le parole di uno dei ragazzi "antifascisti" della Sapienza riportate da Luca Mastrantonio nella sua cronaca di mercoledì scorso sul Riformista. Uno dei sedicenti antifascisti, interrogato riguardo al mai tenuto dibattito sulle foibe che doveva svolgersi all'università, ha dichiarato: "non è il cosa si dice, ma il chi parla che conta". Una frase che più fascista non si può.

Queste parole in particolare mi hanno fatto tornare alla mente un episodio a cui ho assistito proprio ai tempi dell'università. Era il 2002, se non sbaglio, la sede della facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri di Firenze era ancora in via Laura ed io avevo già la tendenza a seguire con scarsa assiduità i corsi universitari. Però i primi di novembre cercavo sempre di essere in facoltà, perché era in quei giorni che i ragazzi del Fuan (Fronte Universitario d'Azione Nazionale), per ricordare il crollo del muro di Berlino non riuscivano a organizzare di meglio che una sfilata per la "giornata anticomunista" e regolarmente capitava qualche tafferuglio con i giovani "antifascisti". Non che mi piaccia trovarmi in mezzo ai tafferugli o che goda nel vedere altri che si azzuffano, solo che è sempre istruttivo guardare il vero volto dei sedicenti antifascisti, che messi dinnanzi ai giovani di destra, sembrano davanti ad uno specchio contro il quale si avventano con la stessa foga con cui poi cercano giustificazioni.

Ebbene, quell'anno in particolare fui testimone di un episodio veramente emblematico. Un pomeriggio di fine ottobre, un ragazzo della succitata organizzazione giovanile di destra, si trovava per le scale della facoltà, cercando di appendere i volantini che reclamizzavano la giornata anticomunista. Va premesso che sulle pareti delle scale erano situate delle bacheche assegnate alle varie organizzazioni giovanili della facoltà. Una bacheca per ogni organizzazione. Quella dei giovani destrorsi però era stata più volte sradicata dal muro, mentre, se non ricordo male, il Collettivo ne aveva a disposizione addirittura due e sovente okkupava anche gli spazi degli altri. Il destro giovine stava pertanto cercando, con perseveranza degna di miglior causa, di trovare una sistemazione ai suoi volantini, quando un membro del Collettivo Politico di Scienze Politiche (già dal nome si nota la fantasia al potere), coadiuvato da due pasionarie piuttosto bruttine e ben poco atte a suscitar pasiòn, gli si fanno innanzi. Il giusto del Collettivo afferra i volantini buttandoli a terra e sbrodolando insulti a cui il giovane destro ribatte sbrodolo su sbrodolo. La canizza attira l'attenzione dei diligenti studenti della Cesare Alfieri, che si affacciano per i corridoi. I collettivizzati accorrono piuttosto numerosi e ben presto circondano con aria poco amorevole il giovane destro solitario, invero piuttosto coraggioso, colpevole di aver risposto agli sbrodoli del dirimpettaio e di aver provato ad appendere i suoi infami volantini. Attimi di tensione, ma fortunatamente la ragione ha il sopravvento e, lanciato da non si sa chi, parte un coro che riscalda i cuori, ma fa sbollire gli animi; un Bella ciao urlato a gran voce in faccia al giovane destro, non solo dai collettivizzati, ma dalla gran parte degli astanti, che collettivizzati non sono, però simpatizzano per spirito politically correct. Finisce il coro, ritorna l'amore, il giovane destro, giustamente umiliato per il suo gesto di iubris se ne va mormorando parole di vendetta tra sé e sé, mentre i collettivizzati, fieri di aver salvato ancora una volta la facoltà dalla minaccia fascista, possono tornare alla briscola che avevano interrotto per accorrere a difendere la democrazia.

Il finale di questa storiella avrebbe potuto essere diverso e meno divertente. Perché la madre dell'intolleranza non prende pillole né a destra, né a sinistra. Ricordo però che il giorno stesso, animato da chissà qual nobile afflato, presi un foglio di quaderno e ci scrissi sopra la celebre voltairiana: "non condivido le tue idee, ma lotterò con tutte le mie forze affinché tu, come me, possa liberamente esprimere il tuo pensiero". Appesi senza tanti problemi il foglio sulla bacheca del Collettivo Politico di Scienze Politiche (lo riscrivo per ricordare che la fantasia è sempre al potere). Il giorno dopo quel foglio era già stato strappato ed io, sciocco che non sono altro, capii che non poteva che essere così.
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Ringrazio gli amici del Riformista che hanno pubblicato oggi un sunto di questo scritto nella rubrica della posta del quotidiano arancione!
politica interna
29 maggio 2008
[L'Italia è un Repubblica] Fondata sull'arbitrio del potere giudiziario


Se ieri non avete letto l'intervista di Claudio Velardi sul Riformista, potete e dovete farlo oggi. Questo è il link con il testo in word dell'intervista. Io nel cercarla mi sono imbattuto nel blog del neo-assessore al turismo della Regione Campania e vi consiglio di darci un'occhiata, ci sono diversi spunti utili per chi è interessato alla comunicazione politica, quella efficace.
Io gli ho scritto per esprimere la mia modesta, ma totale e sincera condivisione delle sue parole. Non solo condivisione, ma anche profondo apprezzamento per il coraggio ed il rigore con cui è stato formulato il suo pensiero.
Dico davvero, quando accadono cose come la retata napoletana dell'altro ieri è facile farsi prendere dalla rassegnazione di credere ormai che l'Italia sia una Repubblica fondata sull'arbitrio del potere giudiziario. Ed è altrettanto facile arrendersi alla consapevolezza che in nome di ciò questo paese è già stato condannato a sprofondare nei suoi mille problemi. Leggere un'intervista come quella di ieri ridà invece un po' di fiducia. Sapere che certe prese di posizione arrivano da sinistra ridà voglia di crederci.
politica interna
28 maggio 2008
[Labouratorio n.23] Tu chiamale se vuoi duEmozioni

Essendo Labouratorio un po’ manicheo, ma anche integrazionista, divide tutto fra bianco e nero, ma poi li mischia che è un piacere. Ecco quindi un editoriale “splittato” fra due endorsement in vista del Congresso del PS. Un confronto di posizioni politiche … che non è poco visti i tempi!
Non ce ne vorranno i sostenitori della mozione dell’Uias, se per carenza di contatti non l’abbiamo inserita in questo split.

ENDORSEMENT NENCINIANO
Questo è un endorsement critico perché consapevole. Eppure endorsement rimane e trattasi di endorsement per Nencini segretario.
Il profilo politico innanzitutto. Si tratta di un dirigente con buona esperienza politica, giovane per i canoni anagrafici della politica nazionale e che conosce bene il partito che si candida a guidare. Proviene da una regione in cui la preponderanza storica del Pci-Pds-Ds e oggi del Pd ha da un lato rafforzato l’identità emotiva dei socialisti – specie nel periodo post-Tangentopoli, quando proprio i cugini comunisti si dilettarono nella caccia al garofano – dall’altra ha innegabilmente abituato ad una convivenza politico-amministrativa non immune da logiche di sopravvivenza; logiche che non hanno mancato di cozzare con le ragioni di una politica più avventurosa (vedasi il caso RnP).
Come i veri endorsement di stile britannico, questo non è dunque un sostegno con firma in bianco, ma è animato dalla speranza e dalla volontà di contribuire ad un percorso che privilegi l’elaborazione e la proposta rispetto al pur importante aspetto “gestionale”.
In questo senso condivido la volontà di cercare di dotarsi di strumenti utili per costruire una più forte autonomia di proposta politica e programmatica. Iniziative editoriali ed una Fondazione possono essere un buon viatico per riattivare una pedagogia politica che non solo quello socialista, ma anche partiti più grandi, hanno accantonato da troppo tempo.
Ritengo inoltre che sia condivisibile la fotografia critica dell’attualità politica, italiana ed europea, presente nella mozione. Peraltro la parte critica delle tre mozioni è sostanzialmente simile. Mi sembra però che, nell’intenzione di cercare una sfida politica col PD, sia più coerente con un profilo di socialismo liberale quello di essere incalzanti sui temi della modernizzazione economica e sociale, piuttosto che cercare convergenze acrobatiche, quanto poco percorribili, con i resti dell’Arcobaleno infranto per posizionarsi a sinistra del PD.
Leggo questa preferenza non solo sulla base della possibile prospettiva, ma anche sulla base della coerenza con la storia del socialismo italiano, quello democratico e liberale.
In due parole: concretezza e coerenza … almeno si spera!
Tommaso Ciuffoletti

ENDORSEMENT LOCATELLIANO
Il titolo innanzitutto. Sarà perché l’ho scelto io, ma partire dalla politica in un partito che è solito discettare di spartizione di posti che non ci sono è il primo passo senza il quale non ne seguiranno altri.
Il coraggio in secondo luogo. Locatelli è scesa in campo in modo trasparente, con una lettera ai compagni in cui ha manifestato apertamente la propria volontà di candidarsi, in un momento in cui peraltro era chiaro che fosse palesemente svantaggiata. Si è comportata da dirigente più e meglio di tanti altri pseudo-leader e credo che più e meglio di altri possa garantire una gestione di garanzia per tutti.
La mozione in terza battuta. Essa stessa è permeata di una certa tensione ideale per una partito diverso, non più fine a sé stesso ma che riscopra tanto il valore dell’esercizio della democrazia e il pluralismo interno, quanto un proprio autonomo ruolo nella politica italiana. Entrambi questi obiettivi sono accompagnati da programmi ambiziosi ma specifici per una vera e propria rivoluzione della forma partito e per una tanto evocativa quanto impegnativa “Epinay” della sinistra laica, liberale e socialista.
Si può forse accusare di idealismo velleitario queste posizioni. Si può, e però sono convinto che non renderemmo un servizio né a noi stessi né al paese se rimanessimo chiusi nel recinto del realismo e della mera gestione del poco che siamo. Siamo troppo deboli e pertanto inutili per non volare alto.
C’è un’ultima ragione, di carattere personale. Mi sono iscritto al Partito Socialista perché ritenevo che ci fossero, intrappolate in una comunità debole e mal condotta, le risorse culturali ed umane potenzialmente dotate dell’ambizione di riprendere le redini di un paese allo sbando.
E’ probabile che io mi sia sbagliato, cionondimeno, consapevole di voler essere opposizione di qualsivoglia prospettiva minimalista, non posso che reiterare la mia scommessa e sostenere la mozione che più sembra avvicinarvisi.
Andrea Pisauro

SOMMARIO DEL N. 24

SOCIETA'
27 maggio 2008
[Politicamente scorretto] Sono razzista e intollerante


Avverto subito, questo è un post politicamente scorretto.

Voglio diventare razzista e intollerante. Ieri, facendo zapping serale, ho involontariamente costruito uno strano Blob televisivo dedicato al tema sicurezza in cui a Borghezio rispondeva Luxuria, con sottofondo di Mussolini e Fava, finché all'improvviso non s'imponeva la voce di Bagnasco. E allora ho scoperto di essere intollerante. Non nei confronti "degli zingari, dei negri o dei marocchini", ma degli scemi che riempiono le pedane e di chi gliele fa riempire. Ed ho finalmente compreso ed invidiato quel siciliano che cantava: "per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare, quei programmi demenziali con tribune elettorali".
SOCIETA'
22 maggio 2008
[Sicurezza] Il punto di vista che mancava


In tutto il dibattito sulla sicurezza mi sembrava che mancasse un punto di vista nient'affatto trascurabile, quello di chi dovrebbe essere chiamato ad applicare le nuove norme. I membri delle cosiddette forze dell'ordine, esercito o polizia fa poca differenza in questo caso.
Sarà per una sensibilità deviata, sarà perché più che antimilitarista sono a-militare per forma mentis, sarà quel che sarà, ma fatico a vedere i militari (o i poliziotti) come "altro da i civili". E quindi ero curioso di leggere qualche reazione degli addetti ai lavori sulla "questione sicurezza".
Sono andato a cercare qualche forum di discussione delle forze armate e delle forze di polizia e la cosa divertente è che sono stato confermato nella convinzione che i ragazzi che vestono una divisa non sono affatto diversi da tutti gli altri.
La principale discussione del forum che verteva sul "pacchetto sicurezza" del Consiglio dei Ministri di ieri, non riguardava i rom, le espulsioni, i rimpatri, i pattugliamenti etc ... riguardava nient'altro che ... la graduatoria per le nuove assunzioni.

politica estera
21 maggio 2008
[Da ItaliaOggi] Bush si arrende, le lobby agricole vincono anche il veto presidenziale

Da ItaliaOggi di Sabato 17 Maggio.
Articolo del sottoscritto.


E’ giunta al suo atto finale la saga del Farm Bill, la legge che regola per 5 anni la politica agraria degli Stati Uniti, in altre parole il più importante piano agricolo del mondo. Una legge su cui si è consumata una profonda frattura fra il Congresso degli Stati Uniti, schierato a difesa dei lauti sussidi elargiti agli agricoltori Usa, e l’amministrazione Bush, fermamente intenzionata a vedere ridotte tali voci di spesa. Non solo, ma nel corso di un lungo ed animato dibattito si sono verificati scontri accesissimi all’interno dello schieramento repubblicano ed è stata confermata ancora una volta la capacità di lobbying dei grandi produttori agricoli statunitensi. Il testo finale, approvato mercoledì dalla Camera dei Rappresentanti e giovedì dal Senato Federale, prevede infatti una spesa complessiva di oltre 300 miliardi di dollari, il mantenimento di ampi piani di spesa a favore dei grandi produttori e solo lievi riduzioni per i sussidi alla produzione di biocarburanti. Non sono inoltre cambiati di molto i criteri per l’assegnazione dei sussidi agricoli, che continueranno così a premiare le grandi aziende, anche se sono previsti alcuni piani specifici per coloro che ricorrono a pratiche di coltivazione biologica.

Nel corso degli ultimi mesi il presidente George W. Bush era più volte ricorso alla minaccia di porre il proprio veto ad un Farm Bill che non prevedesse una sostanziale riduzione e revisione dei criteri di spesa. Una minaccia politicamente molto forte, mirata soprattutto a far presente ai parlamentari repubblicani che su tale battaglia l’amministrazione chiedeva una compattezza senza ambiguità. Una minaccia che tuttavia non è servita ad evitare che molti membri repubblicani del Congresso, soprattutto quelli eletti in stati a forte vocazione agricola, votassero a favore del Farm Bill. Le defezioni registrate nel fronte repubblicano sono anzi state decisive a far passare la legge, sia alla Camera che al Senato, con un voto favorevole di oltre due terzi di entrambe le assemblee. Questo fa sì che il Farm Bill uscito dal Congresso sia perfettamente blindato di fronte all’ipotesi di un veto presidenziale. Secondo la costituzione Usa, infatti, una legge votata dai due terzi di entrambe le camere è considerata come definitivamente approvata e di fronte a ciò decade il potere di veto del Presidente. I veri trionfatori di questa battaglia non sono tanto i parlamentari democratici che hanno guidato la battaglia nel Congresso, ma la potente lobby dei produttori agricoli a stelle e strisce, che vedono confermata in maniera netta e indiscutibile la propria capacità d’influenza politica. Vale la pena ricordare che nel corso della storia degli Stati Uniti l’impresa di bloccare il testo di un Farm Bill era riuscita solo a Dwight Eisenhower nel lontano 1956.

Adesso c’è già chi chiede che Bush ponga comunque il proprio veto, dato che molti opinion makers ritengono inaccettabile il testo del nuovo Farm Bill. Ma si tratta di un’ipotesi che aggraverebbe solo le tensioni politiche in una fase in cui si va aprendo la campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali. A tal proposito è interessante segnalare come tutti i candidati ancora in lizza, Barack Obama, John McCain e anche Hillary Clinton, non siano stati presenti in aula durante il voto.

POLITICA
20 maggio 2008
[n.23] Labouratorio e la ciccia socialista

Eppur si muove. Il dibattito pre-congressuale del Partito Socialista - pur nel permanere di clandestinità latenti - inizia a muoversi. Ma qua, as usual, si è all’avanguardia e mentre gli altri ancora si stiracchiano Labouratorio sculetta allegramente davanti al proprio barbecue di spunti di dibattito. E per non farvi mancare nulla son pure tornate le previsioni del colonnello Albano. Un numero per buongustai, buon appetito!
T.C

Editoriale di Carlo D’Ippoliti

Il dibattito politico interno al PS ricorda la passata campagna elettorale: tutti a fare a chi ce l’ha più riformista. (il partito, o il leader)
QUALI “riforme” fare, non molti si degnano di precisarlo. In realtà, se non quando veramente costretto, fuori delle aule parlamentari il dibattito politico italiano non parla di contenuti. Almeno dall’inizio della Seconda Repubblica.
Da allora, Sartori si sbraccia di dirci che la colpa, della degenerata politique politicienne, è nel numero eccessivo e nelle manie di protagonismo dei piccoli partiti. Peccato che, morti i “nanetti”, lui stesso non trovi niente di meglio da dirci, che riproporre la (errata) teoria della sovrappopolazione di Malthus. Tremonti d’altronde, ha definitivamente chiarito che il PdL è un partito conservatore, non liberale, e ci ha dato la sua visione della globalizzazione (visione, purtroppo o per fortuna, ignorata dal dibattito).
Di contenuti di rilievo -ciccia- c’è poco altro.
Insomma, se la gente si disinteressa di politica, o cade nell’antipolitica, non me la sento di dire che è colpa sua. Vi interessereste voi di sapere chi prende la poltrona di Ministro per l’attuazione del programma? Se state leggendo questo editoriale forse sì, ma la colpa è vostra.
Sarebbe interessante aprire un dibattito sul dibattito, ovvero sulle ragioni del suo inaridimento. Dalla comprensione di questo, potremmo identificare spazi politici (e forse editoriali) da cui ricominciare a fare una politica che sia un po’ più interessante dell’annosa questione se il PS debba stare a sinistra del PD ma a destra di SA, o a destra del PD e a sinistra del PdL. (scusate sono un povero ingenuo, ma è uno dei privilegi che preferisco, per noi accademici nelle torri d’avorio)

Provo allora a buttar giù qualche ipotesi (in ordine sparso) che, guarda caso, nasconde anche qualche implicita risposta alla domanda “di quali riforme parliamo?”.

1. i partiti si sono lanciati alla conquista del favore di Confindustria, favore divenuto finalmente accessibile in regime di concorrenza tra più partiti, dopo l’abbandono da parte del P-DS dell’ideologia comunista.
2. i politici hanno creduto alla teoria dell’elettore mediano, ovvero che le elezioni si vincono al centro, convergendo obiettivamente nei programmi e nella prassi.
3. nel settore della stampa e dell’informazione non vige la minima concorrenza. I giornali più agguerriti e indipendenti al massimo “fanno commento”, ma certo non fanno informazione.
4. l’università è ormai frantumata in un pulviscolo di micro-sedi, che rende la vita impossibile ai professori, oberati di cattedre da spartirsi e senza più tempo per dedicarsi alla società.
5. gli intellettuali non hanno più un ruolo sociale. (scusa, chi?)
6. l’enorme ulteriore concentrazione di potere finanziario e industriale che si è avuta nel nostro Paese negli ultimi decenni ha eliminato un buon numero di conflitti di interesse, nella società e nella politica: non c’è più molto di cui discutere dal punto di vista dei “poteri forti”.
7. ci sono ancora in Italia troppe poche lobbies, e troppo piccole, opache e malamente organizzate.
8. l’economia sembra ormai l’unico argomento di cui valga la pena dibattere, ma a livello teorico e metodologico si tratta purtroppo della più semplicistica e ideologica delle scienze sociali.
9. il mondo è effettivamente cambiato troppo velocemente rispetto ai tempi in cui si è formata l’attuale classe dirigente italiana (uomini, ultrasessantenni, tendenzialmente ex-DC ex-PCI o ex-PSI), ed è oggi molto difficile da interpretare (soprattutto per loro).
10. le istituzioni sovranazionali e internazionali limitano effettivamente il potere decisionale (ovvero la scelta degli obiettivi) della politica nazionale, mentre le mutate condizioni politico-economiche ne limitano decisamente l’efficacia (ovvero la forza degli strumenti).
11. dal punto di vista culturale abbiamo ormai abbracciato il leaderismo in versione Berlusconi, cioè la selezione non del partito ma del leader, e sulla base delle vere o presunte qualità personali (ad esempio la possibilità di (sotto)mettere daccordo i notabili del partito) e non delle sue opinioni.

Come conseguenza, credo che la sterilità del dibattito crei “nicchie di mercato”, completamente trascurate dal Veltrusconi. In politichese, lo spazio c’è.
Ma per ora mi piacerebbe si discutesse almeno un po’ del perché in Italia non si può (più) parlare di contenuti, in politica.

SOMMARIO DEL N.23

ECONOMIA
16 maggio 2008
[Da ItaliaOggi] Sul commercio agricolo internazionale
Non posto quasi mai gli articoli che pubblico il sabato su ItaliaOggi. E' uno scrupolo dovuto al fatto che mi pagano per la cessione dei diritti d'autore. Considerato però che i temi di cui trattiamo su quelle pagine ormai da anni sono di un'importanza cruciale e sempre crescente, credo che trasgredirò ai miei doveri e - con qualche giorno di ritardo sull'uscita degli articoli su ItaliaOggi - inizierò a postare un po' dei miei pezzi su questo blog.



da ItaliaOggi del 10 maggio 2008
UNA NUOVA ONDATA D'INFLAZIONE IN ARRIVO DAGLI USA

Negli Stati Uniti si sta preparando quella che alcuni hanno già definito la “nuova ondata” d’inflazione nei prezzi dei prodotti alimentari. Un’ondata che riguarderà in particolare le carni suine e quelle avicole. Ad annunciarla senza tanti giri di parole sono proprio i produttori. “Penso che l’inflazione dovrà salire”, ha dichiarato recentemente Larry Pope, capo esecutivo della Smithfield Foods Inc. il più grande produttore mondiale di carne di maiale. E’ un coro di voci quello che arriva da molti produttori a stelle e strisce che lamentano l’eccessivo aumento nei prezzi di grano, cereali ed altri alimenti utilizzati per l’allevamento degli animali, oltre a quello del petrolio che incide sul peso di bollette energetiche sempre più care e sui costi di produzione. La Tyson Food, altro colosso mondiale della carne, ha denunciato perdite per 5 milioni di dollari per il secondo quadrimestre di quest’anno.
Il governo cerca di correre ai ripari e la settimana scorsa il segretario del Dipartimento dell’Agricoltura ha annunciato un piano d’acquisto di carne di maiale per circa 50 milioni di dollari. Si tratta però solo di un palliativo che non sembra in grado di correggere la linea che già oggi alcuni produttori non fanno segreto di voler perseguire: ridurre la produzione per limitare le perdite e far salire i prezzi. Sembra così annunciarsi una nuova ondata d’inflazione alimentare in una tempesta che fatica placarsi.

RISO ASIATICO NELL'OCCHIO DEL CICLONE
Mentre in Myanmar iniziano faticosamente ad arrivare i primi soccorsi dopo i disastri causati dal ciclone Nargis, sui mercati asiatici salgono repentinamente i prezzi del riso. Alla tragedia umanitaria che si sta verificando nel paese un tempo conosciuto come Birmania, potrebbe dunque aggiungersi un non meno drammatico susseguirsi di dinamiche commerciali e speculative. La zona più colpita dal ciclone è stata infatti quella del delta del fiume Irrawaddy, una regione dove viene prodotta la gran parte del riso del paese. Prima del passaggio del ciclone la Fao stimava che quest’anno il Myanmar avrebbe esportato 600.000 tonnellate di riso, in particolare verso paesi asiatici come Sri Lanka e Bangladesh. Oggi tali previsioni sono state letteralmente spazzate via dalla furia di Nargis, che oltre a morte e distruzione ha lasciato dietro di sé lo spettro di una nuova crescita nei prezzi del riso, il principale bene alimentare del continente più popoloso al mondo. Nei giorni scorsi il prezzo del riso è salito di circa due punti e mezzo sulla borsa di Chicago, ma sono soprattutto le reazioni dei paesi asiatici a mettere in allarme l’intero continente. La Thailandia, il primo paese al mondo per l’esportazione di riso, ha già aumentato i prezzi dei propri listini di circa il 10%.

SEMPRE IN STALLO IL WTO
La crisi internazionale dovuta all’aumento dei prezzi dei generi alimentari fa volgere lo sguardo preoccupato di molti verso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), in cerca di possibili rassicurazioni sugli sviluppi della situazione. Giovedì Pascal Lamy ha fornito una prima risposta con parole dettate da uno stringente realismo: “sebbene il Wto non possa far niente nell’immediato per aiutare una soluzione della crisi, può tuttavia, attraverso la chiusura dei negoziati del Doha Round, cercare di approntare una soluzione per il medio e lungo periodo”.
Nessuna ricetta miracolosa dunque, ma la necessità di chiudere il sempre più annoso capitolo agricolo che blocca ormai da anni le trattative per un accordo generale sul commercio mondiale. Paradossalmente proprio l’aumento generalizzato dei prezzi dei beni agroalimentari potrebbe essere d’aiuto per superare le resistenze di molti paesi in via di sviluppo. Paesi produttori ed esportatori, come Brasile o India, oggi incassano molto per via del regime di prezzi alti e potrebbero essere disposti a fare concessioni per superare lo stallo. Il responsabile delle trattative sul capitolo agricolo, il neozelandese Crawford Falconer, ha dichiarato che un accordo tecnico di massima è già sul tavolo, manca solo la volontà politica. Purtroppo molti fanno notare che fino a che non si sarà conclusa la campagna elettorale per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti difficilmente potrà arrivare tale decisivo input politico.


politica interna
15 maggio 2008
[Sì] Berlusconi sta parlando da statista


Ne abbiamo parlato con amici, conoscenti e familiari. Ce lo siamo chiesto da soli e ci siamo incuriositi nel vedere le nostre reazioni. Alla fine però dobbiamo ammetterlo: Berlusconi ha parlato da statista.
politica interna
13 maggio 2008
[Labouratorio n.22] Working Class Hero
di Andrea D'Uva

Fatto il governo ora tocca di governare. Berlusconi ha varato il suo quarto esecutivo, al quale spetterà il compito di guidare l’Italia per i prossimi cinque anni.
Un risultato pare già essere centrato ed è il superamento dell’instabilità politica: poter contare su di un ampia maggioranza consente di affrontare in maniera incisiva il tema fondamentale delle riforme. In particolare quelle che dovrebbero stare maggiormente a cuore a chi a sinistra si riempie la bocca della parola “riformismo” riguardano la sfera sociale e del lavoro, le cui deleghe sono state affidate ad un ministro la cui storia personale è legata proprio all’area socialista: Maurizio Sacconi. Già esponente del Psi poi approdato a Forza Italia, era sottosegretario al Welfare ai tempi della stesura del libro bianco di Marco Biagi, con cui collaborò prima dell’assassinio del giuslavorista.

Le prime dichiarazioni del neo ministro fanno ben sperare. Ha dichiarato, pur criticandola per via dei costi che graveranno soprattutto sulle future generazioni, di non voler modificare la controriforma pensionistica voluta dal governo Prodi, questo per evitare di alimentare il clima di incertezza in campo previdenziale. La priorità, ha proseguito Sacconi, deve essere l’aumento di partecipazione al lavoro, aiutando con politiche mirate le categorie più marginalizzate ovvero le donne, i giovani e gli ultracinquantenni. Al tempo stesso il governo ha in programma di adottare a breve scadenza un provvedimento teso all’incremento della parte variabile di salario, ed alla detassazione degli straordinari, due voci legate alla produttività aziendale. Ogni opposizione a tali proposte non potrà prescindere dal merito delle proposte stesse, per risultare credibile agli occhi di un elettorato apparso più maturo di come lo ha tradizionalmente dipinto una certa intellighenzia.

Quale atteggiamento adotterà il Partito Democratico? Accetterà la sfida del riformismo, quello concretamente praticato non quello meramente predicato? Oppure si chiuderà su di una logica di contrapposizione aprioristica? Se ascolterà le sirene di quella parte di sinistra, radicalmente conservatrice, peraltro esclusa dalla rappresentanza parlamentare, nell’illusione di attrarre verso di se il suo elettorato finirà col perdere la sfida della modernità. Se sposerà la linea della triplice sindacale, cercando una rivincita postuma in qualche manifestazione di piazza si condannerà ad una posizione di nostalgica retroguardia. CGIL, CISL e UIL appaiono scettici rispetto alle proposte governative e sono orientati ad una generica redistribuzione, attraverso maggiori detrazioni, di pochi spiccioli nella busta paga di tutti i lavoratori dipendenti e dei pensionati.
Tale operazione rischia di essere scarsamente percepita dalla maggioranza dei lavoratori come un reale incremento del potere di acquisto e sarebbe marginalmente ininfluente rispetto alla produttività. Sentirsi premiati, in termini economici, per la quantità di lavoro aggiuntiva data alla causa aziendale è una legittima aspirazione di molti lavoratori dipendenti, i quali non sono più disposti a farsi irretire dalla retorica della lotta di classe all’ombra della quale molti sindacalisti si sono nascosti per farsi casta e portare avanti una carriera nella quale il lavoro ha avuto poca o punta parte. La politica riprenda il suo ruolo, che è quello delle decisioni. Nei paesi democratici le preferenze dei cittadini si esprimono con il voto, mentre nei sistemi oligarchici sono le corporazioni a dettar legge.

Pare che la maggioranza parlamentare l’abbia capito e stando al governo appronterà le sue decisioni, vedremo cosa sarà capace di fare l’opposizione dal cui atteggiamento dipende la possibilità di evolvere verso una forma più moderna di sinistra.

SOMMARIO DEL N.22

politica interna
12 maggio 2008
[Utili] Travagliate Schifanìe


C'era bisogno di dar del mafioso a Renato Schifani? Se si ha ossequio della retorica perdente della "sinistra pura", sì.
Ma qua, grazie a Dio, a tale retorica si preferisce andare in culo finché si può. Oltretutto Schifani è Schifani. Sarebbe bastato presentarlo per ciò che è, ovvero il simbolo di come una bassa politica premi chi si fa strumento di attacchi a testa bassa per difendere il proprio idolo. L'emblema dell'idiota utile (idiota nel senso etimologico del termine) che viene premiato da colui a cui utile torna.
Del resto, se Travaglio avesse detto questo di Schifani, sarebbe stato un po' come se avesse ritratto se stesso.

politica interna
8 maggio 2008
[Orgoglio socialista] Nessun parlamentare, ma ben 4 ministri


Abbiamo il ministero degli Esteri, quello dell'Economia e Finanza e quello del Lavoro, Salute e Politiche Sociali. Tre importanti ministeri con portafoglio.
Quasi non bastasse ci siamo presi anche quello della Pubblica Amministrazione. Altro che Lega ed Alleanza Nazionale, sono i socialisti a far la parte del leone di questo governo!

POLITICA
7 maggio 2008
[n.21] Labouratorio e il Socialismo Spirituale del compagno Tremonti
Ein Gespenst geht um in Europa - das Gespenst des Kommunismus, così iniziava il più celebre Manifesto della storia. Ed un fantasma aleggia anche nell’ultimo libro di Giulio Tremonti (La Paura e la Speranza): “… il fantasma sta davvero arrivando in Occidente e comincia a fare paura nelle periferie e nelle famiglie, nelle campagne, e nelle fabbriche; e ora anche nelle cittadelle della finanza, tanto negli Usa, quanto in Europa“. Non è ovviamente il Gespenst di Marx ed Engels, ma la retorica del fantasma è altrettanto potente e forse sarebbe il caso che a sinistra vi si dedicasse un po’ d’attenzione (ovviamente nel tempo rimasto libero fra un’appassionante discussione sui destini del camino del loft e la riproposizione del sempreverde duello fra D’Alema e Veltroni).

La possente retorica della tragedia che incombe è la prima cosa che colpisce nelle parole del compagno Giulio. Uno stile che fin dalle prime pagine, e per tutta la pars destruens del libro, colpisce come un martello e taglia come una falce. Si scaglia con furia particolarmente devastante contro le devastazioni della finanza internazionale. Lo fa con argomenti invero condivisi da molte parti, ma esposti con forza e lucidità. Quest’ultima, però, cede troppo facilmente il passo alla foga quando giunge a colpire il mercato globale delle merci e delle idee, quasi che sia davvero la paura a guidare la mano del Giulio. Il monolite mercatista eretto dal racconto tremontiano diventa un golem da abbattere senza riguardo, pena la sopravvivenza stessa della nostra civiltà. Si respira un’ansia quasi rivoluzionaria – o forse reazionaria, ma fa poca differenza.

Il paesaggio di desolazione ed angoscia deve però, a questo punto, lasciare il passo alla Speranza. Per far ciò Tremonti trasporta la Spe Salvi di Benedetto XVI nell’agone politico italiano e, ancor di più, europeo. “La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente – sta scritto nella lettera enciclica del sommo Pontefice – : il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino”. Il mezzo per raggiungere quella meta sta nel ritorno alle radici, che sono quelle giudaico-cristiane. E’ vero, dice Tremonti, sono state escluse dal preambolo della Costituzione Europea. Eppure stanno lì le sole risorse per affrontare con un briciolo di speranza la paura di un conflitto globale – economico, sociale, culturale … e chissà, forse anche bellico – che per buona parte è già in atto.

Già vi vedo storcere il naso, compagni ed amici, laici, liberali e socialisti. Beh .. è segno che la pur scarna presentazione delle tesi del socialista spirituale Giulio Tremonti ha già suscitato una reazione. Il che non è poco, considerati i sonori sbadigli che accompagnano le cronache dal loft.

SOMMARIO DEL n. 21

politica interna
6 maggio 2008
[Conterraneo contemporaneo] S'i'fossi ...


S' i' fosse socialista, arderei 'l PD;
s' i' fosse Berlusconi, lo aiuterei;
s' i' fosse Veltroni ci penserei,
s' i' fosse Bertinotti, dormirei profondo;
s' i' fosse Di Pietro, sare' allor giocondo,
ché qualche democrat imbrigato avrei;
s' i' fosse D'Alema, sa' che farei?
il diavolo a quattro, da far finire il mondo.
S' i' fosse Prodi, andarei da Pannella;
s' i' fosse Pannella, riderei con lui:
similmente farìa col Mago Otelma.
S' i' fosse liberale, com' i' sono e fui,
penserei proprio d'esser finito nella melma,
e la politica questa lasserei altrui.
politica interna
1 maggio 2008
[Politically Correct] Pannella è uno stronzo, Chianciano è una stronzata ... ed io ci faccio un salto


“Sono dolosamente un figlio di puttana” e giù una pioggia d’applausi, tanto intensa da suonare quasi sconveniente. Almeno così sarebbe suonata se non ci si fosse trovati ad un comitato nazionale di Radicali Italiani e se quelle parole non fossero state profferite da Marcone Pannella.

Io voglio bene a Marco e credo che anche in quell’occasione lui l’abbia detta giusta, anche se non imputerei alcuna responsabilità di ciò alla signora Andrea Estechon, ché non sarebbe né giusto, né cortese.
Marco Pannella è più semplicemente uno stronzo ed io voglio bene ad uno stronzo. Uno stronzo che adesso, ovviamente, non può che organizzare una stronzata come quella dell’Assemblea dei Mille a Chianciano che in un colpo solo dovrebbe: far rinascere la Rosa nel Pugno, rispolverare l’utopia prodiana, combattere il regime sfascista e credo anche salvare i destini del mondo fra una pausa e l’altra. Ambizioso e contraddittorio, in una parola: pannelliano.

Una stronzata pannelliana. Di quelle da cui a volte nascono fiori. Come quella Rosa nel Pugno che adesso mi sento rammentare con cocciuta speranza da amici resi sospirosi dal sole primaverile. Quasi tutti loro erano anche a Bertinoro; ed era circa un anno fa. Lì venne proposto un percorso che è deragliato, lo si può dire senza vergogna (anche se so che uno stronzo come Marcone direbbe ancora oggi che esso é vivo ed attuale, perché in realtà non è mai morto non essendo mai nato). Il progetto stava già nel titolo del convegno “Verso la costituzione di una forza Laica Liberalsocialista”. Quello che c’è stato è stata una Costituente Socialista che non ha avuto neppure la forza delle sue ambizioni pur diverse e meno alte di quelle proposte a Bertinoro.

Però ricordando Bertinoro ricordo anche che Rita Bernardini fu invitata a partecipare, ma disse no. Mi si darà per buona la malizia di credere che anche Marcone fosse d’accordo nel non voler partecipare. Mi chiedo però cosa sarebbe successo se qualcuno avesse voluto correre il rischio di mettersi in discussione. Forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse oggi si potrebbe parlare con meno malizia di Rosa nel Pugno.

Oggi invece Marco si è (re)innamorato di Mauro Del Bue. Del Bue è un amico e stimato dirigente politico, che con il percorso del Nuovo Psi verso la Costituente Socialista ha lasciato l’alleanza berlusconiana per tentare l’avventura del Partito Socialista.

Pannella ricorda con tanto ardore quanto bello fosse il Congresso di luglio 2007 del Nuovo Psi intitolato ad una Costituente Liberalsocialista; un ardore pari solo al fastidio con cui rammenta Bertinoro.
Due appunti:
1) Mauro Del Bue a Bertinoro c’era e partecipò al dibattito impegnando coraggiosamente il suo partito per una scelta non facile come quella di abbandonare l’alleanza con Silvio Berlusconi. (Ricordo, tra gli altri, anche l’episodio di una telefonata di Mauro a Gianni De Michelis per aggiornarlo del clima della prima giornata di convegno e della relazione d’apertura appena svolta da Lanfranco Turci. “Questo è più a destra di te!”, disse Del Bue, al telefono con De Michelis, riferendosi a Turci)
2) A Bertinoro si era parlato proprio di Costituente Laica Liberalsocialista, ed eravamo a Marzo. E’ stato il primo vero appuntamento in cui è stata usata quella formula. Ben 4 mesi prima del Congresso del Nuovo Psi, che giustappunto seguiva proprio la scia aperta da Bertinoro.
Ma a Bertinoro Pannella non venne. Anzi in un recente Comitato di Radicali Italiani, rammentando Bertinoro, mi si mise pure a fare il gesto dell’ombrello (cosa che un signore della sua età dovrebbe evitare), mentre va in malizioso brodo a giuggiole quando ricorda il “progetto liberalsocialista” del Congresso del Nuovo Psi.
Non c’è niente da fare, è proprio uno stronzo.

Mi ricordo anche la mozione “In nome della Rosa”, portata avanti all’ultimo Congresso di Radicali Italiani grazie tanti amici e compagni, ma giusto un po’ invisa ad altri, specie fra i dirigenti radicali. Ricordo della schifata (salvo eccezioni) iniziativa della doppia tessera fra Radicali Italiani e Partito Socialista, portata avanti con amici e compagni radicali, socialisti e di quella cazzo di Associazione per la Rosa nel Pugno. Ricordo anche una ben nascosta raccolta firme per una lista di laici, liberali, socialisti e radicali alle elezioni politiche appena tenutesi … insomma … qualcosina ricordo.

A Chianciano potranno dunque succedere tante cose e nessuna. Potrebbe anche – ma non ci scommetterei un euro – rinascere una cosa che si chiama Rosa nel Pugno, ma non sarebbe quella della nostra comune sbronza del 2006.
Purtroppo quello stronzo di Marco è fatto così. Lui la chiama galassia, ma in realtà quello radicale è un sistema solare. Marco è la stella, gli altri orbitano intorno. Difficile pensarlo in altro luogo. Difficile costruire qualcosa insieme ad uno così. O meglio, qualcosa di grandioso sì, qualcosa che duri, no.

Stavolta, nella cittadina toscana, Marco farà un po’ di mafia grazie ai parlamentari radicali eletti nel Partito Democratico per via di un accordo che lui non voleva(!!) e che era stato ottenuto non in sua virtù. Alla fine la storia si è risolta che lui non ha posto il veto all’accordo che non voleva, ma adesso si diverte lo stesso.
E’ giusto che faccia un po’ di mafia, del resto quei parlamentari sono il frutto di un accordo squisitamente partitocratico e come dice lui, mafioso.
Fine ultimo, stringi stringi, una lista che lo riconfermi a Bruxelles, almeno secondo i commenti di molti.
A Chianciano tuttavia, Marco sarà il Re Sole. E tra un’evocazione della RnP e l’altra troverà anche il modo di accogliere Prodi, mondarlo dei suoi peccati ed annunciarcelo nella sua nuova veste pannelliana: baluardo contro il regime. Roba che dipingere Prodi come baluardo contro il regime è un po’ come voler affidare la difesa d’Israele ad Ahmadinejad!
Sarà uno spettacolo psichedelico, reso ancor più groovy dalla sfilata dei diseredati dell’Arcobaleno. Folena, Salvi … la Grazia Francescato! Tutti i piangere e sbattersi il petto insieme a Cinzia Dato e il povero, lui sì, fatto fuori in maniera poco onorevole, Khaled Fouad Allam.

Ebbene, dopo quanto detto, con la ferma convinzione che Chianciano sarà una stronzata pannelliana, io andrò a Chianciano. Per una giornata, forse meno, ma ci andrò di sicuro. Non solo per vedere le sfilate dei sans papiers della sinistra (come li chiama Labate), non solo per vedere Prodi in fase postorgasmica per le batoste veltroniane, non solo perché devo ospitare dei bischeri radicali a casa mia, ma perché magari anche stavolta Marcone tirerà fuori un megaconiglio dal cilindro.
Sarà divertente esultare insieme agli altri. Sarà ancor più divertente farlo pur sapendo in cuor proprio che tanto quell’esultanza avrà vita breve e che sarà stata ancora una volta una splendida, meravigliosa, magica … stronzata pannelliana.
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