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politica interna
31 marzo 2008
[Protestataria] Eccovi i risultati del voto utile + aggiornamenti


“Eccovi il risultato del voto utile”. Con queste parole due siti di area socialista, www.perlarosanelpugno.it e www.labouratorio.it, oscureranno i propri spazi web, a partire da stanotte, per protestare contro la logica antidemocratica e liberticida del voto utile.

“La legge elettorale è già sufficientemente ‘suina’ senza aver bisogno di ulteriori inviti a tradire il senso del voto, che dovrebbe essere innanzitutto l’espressione di una libera volontà del cittadino”, così commentano i due responsabili dei siti oscurati, Tommaso Ciuffoletti e Fabio Cruciani.

La protesta proseguirà a tempo indeterminato e potrebbe coinvolgere altri siti d’area, e non solo.
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AGGIORNAMENTI:

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=520605
http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/18370

politica interna
30 marzo 2008
[Dimostrazioni pratiche] L'utilità del voto utile


Piccola anticipazione di ciò che farà stanotte Labouratorio: vi dimostrerà l'utilità del voto utile ...

politica interna
29 marzo 2008
[Rispondendo a Raccoon] Inevitabilmente Partito Socialista


Raccoon, ma anche altri amigos e companeros, mi hanno stuzzicato con un amabile giuoco pre-elettorale che come molti altri s'incarica di suggerirvi a quale partito siete più vicini.
Ora, io lo avevo intuito da un po' che il partito italiano a cui mi sento più vicino è il Partito Socialista (anche se per correttezza egotistica mi vien da dire che è il PS ad essere vicino a me), pur con tutti i limiti che di quest'ultimo segnaliamo ripetutamente anche su Labouratorio. Ho fatto questo test un paio di volte, cambiando leggermente i "toni" delle risposte, ma il risultato è sempre stato quello che sanciva la mia vicinanza alle ragioni del PS.
M'inquieta, tuttavia, il fatto che non vi sia una lontananza siderale dall'Italia dei Valori, l'unico vero partito fascista del panorama italiano ... roba che in confronto la Santanchè è una compagna.

politica interna
27 marzo 2008
[Dopo I'm PD] Il mitico video di "Meno male che Silvio c'è"


Quando pensavo di poter finalmente dire la fatidica frase "ho visto cose che vuoi umani non potete neanche immaginare", cose tipo il video di "I'm PD", ecco che i giovani della Brambilla mi piazzano la zampata che non ti aspetti. O meglio, magari te l'aspettavi anche, ma speravi in cuor tuo che potesse non arrivare.
E invece no! Ed ecco un inno micidiale, con un video ancor più micidiale. Il pathos interpretativo della canzone è roba da far rabbrividire Adriano Pappalardo ... e ora che ci penso la strofa del brano ricorda in diversi passaggi proprio la celebre "Ricominciamo". Ad onor del vero, va detto che in questo video c'è almeno un po' di figa, colpevolmente assente nel video di "I'm PD" (oltretutto la più carina della compagnia - la castana che si conquista diversi primi piani tra i ragazzi sulle scalinate del palazzo di Confindustria a Roma - ha un volto che non mi è nuovo e mi sovviene il sospetto di averla già incontrata da qualche parte ... forse ai tempi dell'Università a Firenze ...)
Si notano inoltre gli sforzi produttivi, sicuramente più imponenti rispetto ai 70 euro di budget (che pure sono un enormità) del video dei wolontari.
Shockante la scena del giovane professore che insegna alla classe peggio vestita d'Europa e che ti tira fuori una voce in playback da mezzo tenore ... roba da lasciarti secco. Tuttavia direi che la scena madre è quella del fornaio "che mai non s'arrende", anche se se la gioca tutta con la micidiale scena del call center, quella in cui il ragazzo con vocione gutturale - anche questo ovviamente in playback - ti spara un gospel con la mitica frase su "chi è puro di mente".

Beh io adesso mi sento puro anche di corpo. Solidarietà ai compagni di "Meno male che Silvio c'è"

politica interna
26 marzo 2008
[I'm PD] Gli oscuri retroscena di un video ormai mitico


Vedi te cosa succede a chiamare dei poveri ragazzi "bamboccioni". Questi qua mi si offendono e per cercare di far vedere quanto son bravi mi diventano wolontari.
Cavolo, appena caduti nel trappolone, il Partito Democratico coglie la palla al balzo per sfruttarmeli a dovere e gli fa girare il mitico video di "I'm PD". Un video che vi consiglio caldamente, nonostante alcune immagini forti, come quella del ragazzo ripreso mentre guida spericolato cantando "I'm PD" ... immagini sinistramente seguite da quelle di un giovane, quanto improbabile, barman che prepara un cocktail.
Uno dei ragazzi del video ha parlato e ha fornito i numeri dell'operazione "I'm PD": "3 settimane di lavoro, 70 euro di budget e tanta passione". Inutile dire che il PD sfrutta i giovani, mi pare evidente. 3 settimane di lavoro, 70 euro di budget e tanta passione per produrre il video di "I'm PD" è roba da sfruttamento. Per non parlare poi dei costi della politica. Ma dove andremo a finire se un partito spende 70 euro per produrre "I'm PD"?

Solidarietà ai compagni del video "I'm PD"!

politica interna
25 marzo 2008
[Di Pietro ministro della Giustizia] Assolutamente sì, ma ad una condizione


Si parla di giustizia, o, per esser più precisi, di giustizialismo: quello becero e antiliberale incarnato dall'unico ex-Pm che conosco alla guida di un partito personalistico in una repubblica democratica. Inutile dire che stiamo parlando proprio di lui: Antonio Di Pietro, il grande alleato di Walter Veltroni e del suo PD.
Sulle pagine di Corriere della Sera e di Repubblica il Tonino nazionale se la prende con quei cattivoni che gli fanno notare che lui ha forse un concetto di diritto troppo labile per fare il ministro della Giustizia ... almeno finchè l'Italia rimane una repubblica democratica.
E dire che lui vorrebbe solo "finire il lavoro iniziato con Mani Pulite". Beh ... una cosa va riconosciuta a Di Pietro: è uno conscio dei propri limiti. Considerando che non sarebbe adatto a fare il ministro della Giustizia in una repubblica democratica, chiede una piccola deroga per poter finire il lavoro avviato con Mani Pulite ... finito quello ... beh allora non ci sarebbero più obiezioni alla sua nomina come ministro della Giustizia.
politica interna
24 marzo 2008
[n.15] Labouratorio è cristiano ed irrazionalmente fedele

lab15.jpgDiciamocela chiara, Labouratorio non ci tiene ad assegnare a Gesù Cristo la responsabilità d’esser stato il primo socialista. Pover’uomo, di croci ne ha già avute abbastanza, non mi pare il caso d’assegnargli anche questa.
Piuttosto siamo noi ad essere cristiani e soprattutto fedeli.
Siamo liberali e socialisti profondamente religiosi e ciecamente fedeli. Fedeli anche contro la nostra stessa ragione, che anzi tradiamo ripetutamente.
Liberale è infatti colui che compie l’atto fede più scellerato ed irrazionale che si possa conoscere
: l’atto di fede verso il proprio prossimo.
Il socialista (non il marxista) fa un atto di fede diverso, forse ancor meno ragionevole e ancor più azzardato: l’atto di fede verso un prossimo collettivo: i propri simili. Più il socialista è democratico più quei simili saranno prossimi alla semplice categoria di umanità. Meno il socialista è democratico, più quei simili saranno prossimi alla sua presunta classe, al suo partito, alla sua corrente, alla sua cricca e infine alla sua “famiglia”.
La differenza che passa tra i due atti di fede, quello del liberale e quello del socialista democratico è sottile, ma decisiva.
Il socialista liberale, infine, fonda l’atto di fede del socialista su quello del liberale, e compie il proprio verso ciascuno dei propri simili.
In tutti i casi la matrice è comune: proprio coloro che di fede son meno degni, vengono invece omaggiati dal nostro amore così liberale, socialista e anche così cristiano.
Ecco, non so se il povero Gesù fosse più liberale, più socialista o più socialista liberale. Dopo la sua morte ciascuno lo ha raccontato come meglio ha creduto.
Certo noi ci sentiamo un po’ cristiani e se vero che il Cristo è sempre vicino agli esclusi e agli emarginati … beh … allora forse davvero anche Gesù, di questi tempi, è un po’ socialista pure lui.


21 marzo 2008
[Antipolitica] La faccia da culo di Roberto Poletti è il miglior spot a favore della partitocrazia


Libero è sicuramente un quotidiano divertente da leggere, purché lo si faccia con un po' di autoironia. Come il Riformista è di proprietà di Antonio Angelucci, candidato alla Camera in Lombardia con il PdL, ed è diretto da Vittorio Feltri.

In questi giorni Libero ha pubblicato una serie di articoli firmati da Roberto Poletti (insieme ad Andrea Scaglia) a formare un'inchiesta sull'onorevole fannullismo pagato a peso d'oro dai contribuenti italiani. L'ennesimo vagone che si aggancia fischiettando al trenino che ha per locomotiva "La Casta" di Rizzo e Stella. A dir la verità nemmeno la fortunata coppia di capistipite del nuovo filone giornalistico-editoriale è stata molto originale. Già più di un secolo fa Moisei Yakovlevich Ostrogorski usava proprio il termine "casta" per criticare un sistema "partitocratico" autoreferenziale, eccessivamente potente e senza vincoli di responsabilità.
Ma torniamo a Libero, a Roberto Poletti e al suo fare da furbo ruffiano, talmente spregiudicato nella propria ipocrisia che riesce difficile criticarne analiticamente la retorica.

Formalmente Poletti è un giornalista "padano" e leghista eletto con i Verdi alla Camera. Già questo dice molto sulle assurdità del sistema politico; certamente dice molto più di tutte le parole di Poletti. Un sistema in cui un leghista viene nominato al Parlamento della Repubblica da un partito a conduzione familiare, i Verdi di Pecoraro Scanio, che con la Lega al massimo condivide i riferimenti cromatici ... ecco, quella è già la prova che il sistema è malato e riproduce le sue metastasi sulla testa di coloro che dovrebbero essere cittadini, ma che sempre di più diventano sudditi.
Oggi Poletti racconta beato dei giorni del suo fancazzismo riccamente stipendiato dai sudditi italiani, elevandosi ad esempio del fannulismo parlamentare. Feltri è ben contento di pubblicare i suoi racconti.

Sostanzialmente Poletti è un avvincente mix tra un attore di telenovelas argentine, Gianfranco Funari (cocaina compresa) ed uno dei maestri di danza di Amici. Agghiacciante è dire poco.

Non solo agghiacciante, ma anche dannoso. Doppiamente dannoso. Nella forma e nella sostanza.
Dannoso nella sostanza perché offre l'esempio massimo del "chiagnere e fottere" all'italiana. Non solo ha fatto il parlamentare, con tutti i privilegi di cui racconta, grazie ad un sistema immondo di gestione della cosa pubblica, ma adesso fa soldi e successo chiagnendo dei tempi in cui fotteva.
Dannoso nella forma, perché se la sua faccia da culo diventa la faccia della critica all'italico sistema antidemocratico della partitocrazia ... ebbene non mi verrebbe in mente miglior spot a favore di questo sistema corrotto che non mostrare la faccia di Poletti e dire: se lui è l'antipolitica, w la politica. W la politica tutta, anche quella che fa schifo, perché l'antipolitica a la Poletti è sicuramente peggio.
politica estera
20 marzo 2008
[1979] La Rivoluzione iraniana spiegata da un trotzkista
Quanto segue è parte di uno scambio col Direttore Massimo Bordin, sulle pagine del forum di Radicali.it



Dunque direttore, ho sottratto questo libro alla libreria senese di uno zio della mia ragazza (ma questo rimane tra noi). Ospiti a casa sua in quel di Siena, tra biografie di Berlinguer e testi dell'immortale Karl, ho rinvenuto un volumetto di 40 pagine scarse, rilegato con la spillatrice e ciclostilato. Il titolo è quantomai suggestivo "Il processo permanente della Rivoluzione in Iran". Siccome sono un po' scemo, ai piaceri della notte senese ho preferito la lettura di capitoli affascinanti come "La natura diseguale e combinata del processo in Iran" e l'esemplare Appendice "sul processo diseguale e combinato" (molto utile per chi deve prender confidenza dello storicismo "lateromarxista" - mi piace chiamarlo così).

Autore del mitico volumetto (del quale devo segnalare anche il capitolo intitolato "Formare un tribunale mondiale per condannare lo Scià"), è tale J.Posadas. Il nome non mi era nuovo, dato che l'avevo sentito rammentare durante le giovanili frequentazioni ricreative di centri sociali fiorentini ma lì per lì non sono andato molto oltre Cuba, Che Guevara assassinato da Castro e la Quarta Internazionale. Scommetto invece che lei avrà già sorriso alla prima lettura! Io invece mi son dovuto andare a cercare la bio di Homero Romulo Cristalli Frasnelli.

Mentre gli altri si vanno ad informare sul signor Frasnelli/Posadas, noi torniamo al volumetto. La parte sulla rivoluzione in Iran è datata 3 dicembre 1979, l'appendice risale al 20 ottobre di quello stesso anno. La casa che lo ha edito è la "Edizioni Scienza e Cultura Politica" di Firenze. Per inciso ho visto che altri volumi di Posadas, per questa casa editrice, sono presenti nell'archivio della Biblioteca Nazionale di Firenze, ma questo in particolare non c'è.
Questo volume è la traduzione dalla versione originale intitolata "El proceso permanente de la revoluciòn en Iran".

La tesi più affascinante è quella che denuncia l'incapacità rivoluzionaria di lungo periodo da parte della leadership spirituale della rivoluzione iraniana. In altre parole: le guide religiose che hanno preso la testa della Rivoluzione in questa fase, non hanno gli strumenti ideologici per dirigere un processo che vedrà sicuramente emergere la leadership "delle masse dell'Iran".

Le cito un breve, ma fantasmagorico passaggio: "Uno degli aspetti del processo in atto in Iran è la mancanza di direzione. Ma anche con la mancanza di un programma iniziale e di una direzione che si formerà più tardi, le misure che prendono le masse sono tutte di progresso
[...]
E' l'esperienza viva delle masse: senza partito, senza una organizzazione, senza vita culturale, adottano le misure necessarie per il progresso in Iran
[...]
Tale movimento e tale unanimità nella popolazione iraniana esisteva prima della occupazione dell'ambasciata. Khomeini avrebbe voluto contenere ed invece ha dovuto seguire. Il che significa che la direzione religiosa non può imporre i precetti religiosi per contenere il movimento sociale politico rivoluzionario. Deve seguirlo, perché sennò ne rimane fuori. E ciò continua, non finisce così."


La chiusa profetica direi che è la ciliegina sulla torta ad un commento che oggi qualcuno rubricherebbe facilmente tra le voci dal sen fuggite. Io invece lo trovo molto interessante, per giudicare della sufficienza con cui da molte parti fu letta una rivoluzione che ancora oggi costringe il mondo a fare i conti con essa e con i suoi risultati.
19 marzo 2008
[Mobilitazione] Siamo tutti cinesi, non solo tibetani


Lo slogan migliore per questa rinnovata campagna d'attenzione nei confronti di quanto sta accadendo in Tibet in questi giorni è quello esposto da Marco Pannella durante una manifestazione di fronte all'ambasciata cinese a Roma: FREE TIBET FREE CHINA.
Il raffinato linguaggio della politica cinese è solito usare, quando si tratta di questioni che riguardano la "nazione" cinese, la formula "un paese due sistemi". Tale formula fu ad esempio usata per risolvere la questione del "ritorno" di Hong Kong alla Cina. Serviva a stabilire che Hong Kong sarebbe stata pienamente cinese, ma avrebbe mantenuto una forma di amministrazione autonoma e più democratica. Oggi quella formula si è dimostrata per ciò che era. Un raffinato escamotage linguistico e politico per beffare Hong Kong e la comunità internazionale.
Per combattere la battaglia per i diritti in Tibet, invece, quella formula va ribaltata in toto: due paesi un sistema, un solo sistema: quello DEMOCRATICO.

Oggi io ed altri compagni socialisti toscani saremo davanti alla sede del consolato cinese a Firenze . Oggi pomeriggio, a Roma, altri compagni socialisti e della nostra associazione saranno alla manifestazione indetta dal Riformista e da Radio Radicale in Campo de' Fiori: Siamo tutti tibetani

Non siamo tutti solo tibetani, siamo anche cinesi. Perchè il Tibet e i tibetani potranno essere liberi solo quando lo saranno anche la Cina e i cinesi.
VIAGGI
13 marzo 2008
[Bonacisi] Me ne torno back to me


Siccome la politica è bella se non ti si attacca alle budella me ne torno back to me. Prendo l'aereo dello zio Jefferson e vado a San Giovanni delle Contee. Il tempo è ottimo, il pieno l'ho fatto l'altro ieri, sigarette e cartine ce l'ho. Chi vuole raggiungermi mi trova qua nei prossimi giorni, offro ospitalità aggratisse (è prevista gita con bagno notturno alle terme di San Cascian de'Bagni).



The summer had inhaled and held its breath too long

The winter looked the same, as if it never had gone
And through an open window where no curtain hung
I saw you, I saw you comin' back to me

One begins to read between the pages of a book
The shape of sleepy music, and suddenly you're hooked
Through the rain upon the trees, the kisses on the run
I saw you, I saw you comin' back to me

You came to stay and live my way
Scatter my love like leaves in the wind
You always say you won't go away
But I know what it always has been, it always has been
[ Comin' Back To Me lyrics found on http://www.completealbumlyrics.com ]

A transparent dream beneath an occasional sigh
Most of the time I just let it go by
Now I wish it hadn't begun
I saw you, yes, I saw you comin' back to me

Strolling the hills overlooking the shore
I realized I've been there before
The shadow in the mist could have been anyone
I saw you, I saw you comin' back to me

Small things like reasons are put in a jar
Whatever happened to wished wished upon a star?
Was it just something that I made up for fun?
I saw you, I saw you comin' back to me
calcio
12 marzo 2008
[Calcio ancora] Onore all'Everton, ma forza viola!


La Coppa UEFA mi ricorda le partite del Napoli di Maradona nel 1989. Mi ricorda anche una triste finale persa contro la Juventus nel 1990. Per me è un torneo ancora bellissimo, nonostante la Champions League la faccia da padrona. E la Fiorentina se lo sta giocando alla grande.
Stavolta giù il cappello per i giocatori dell'Everton. Sconfitti con tutti gli onori delle armi. Sotto di due reti all'andata hanno messo in campo tutto. Soprattutto una grinta che faceva il paio con quella dei tifosi che riempivano il Goodison Park di Liverpool. Più che una partita di calcio una partita di rugby. Non sarà piaciuta ai puristi, ma è piaciuta a chi ama il calcio dei campini di periferia.
Bravi, bravi, bravi i giocatori dell'Everton. Ma bravi anche i ragazzi della Fiorentina, che alla fine hanno avuto la meglio ai rigori.
Stavolta un terzo tempo ci sarebbe stato davvero bene.

SOCIETA'
12 marzo 2008
[Mostri e abbandoni] Arrestate subito i miei genitori

Questa è una denuncia formale nei confronti dei miei genitori. Forse arriva tardi, ma è giusto che arrivi. I miei genitori sono dei mostri, ma solo adesso lo scopro. Solo adesso che da Gravina di Puglia la giustizia italiana mi dimostra quanto essa abbia a cuore la tutela dei cittadini di questo paese.
I miei genitori mi hanno reiteratamente e deliberatamente abbandonato quando ero minore. La prima volta che son tornato a casa da solo ero ancora in quinta elementare. Non avevo coscienza che ciò che stavo facendo insieme ad altri amichetti, anch'essi abbandonati, era solo la prova della mostruosa incuria dei miei genitori. E la cosa si è poi ripetuta quando ero alle medie e al liceo. Per non parlare di tutte le altre volte in cui venivo abbandonato ad uscire, da solo o con amici, anche dopo cena.
Adesso voglio giustizia. Pretendo gli arresti domiciliari per i miei genitori.
CULTURA
11 marzo 2008
[Da un Bonsai di Sebastiano Messina] Ai ricordi liceali


Questo è il "Bonsai" di Sebastiano Messina, ripreso da La Repubblica di ieri.

Ebbene Rocco Verì non è un milite ignoto. Rocco Verì lo ricordo con grandissimo affetto. Erano i tempi del liceo, il Galileo di Firenze, a due passi dal Duomo. Rocco Verì insegnava chimica, biologia e geografia astronomica. Abruzzese d'origine, ma con alle spalle lunghi anni vissuti in Africa; in possesso di due o tre lauree, di cui l'ultima presa dopo il suo congedo per raggiunti limiti d'età.
Un insegnante molto preparato e a dir poco pittoresco nello svolgere le sue lezioni. Capitava spesso di parlare anche di politica. Allora ce la prendevamo con "il baffetto" D'Alema e con "quel matto di Bossi". Che fosse un liberale e anche un po' libertario lo si capiva, ma non sapevo che avesse questo antico amore per il PLI.
E' stato veramente bello trovare il suo nome sulle pagine di Repubblica in questo divertente Bonsai di Sebastiano Messina. Mi ha fatto sentire un po' vecchio nel ricordare le aule di quell'antico convento trasformato in liceo, nel quale studiarono fra gli altri anche Carducci e Spadolini. Purtroppo oggi non ho più il numero di telefono di Rocco Verì. Sarebbe bello poterlo chiamare per fargli un sincero in bocca al lupo! E se un giorno qualcuno decidesse di farlo davvero senatore a vita sarei il primo ad esserne felice.

P.S _ Ringrazio Enrico che, dalla Germania, mi ha segnalato questo articolo.
POLITICA
10 marzo 2008
[n.13] Tra pelle e palle Labouratorio sbatte la Porta a Porta
Per adesso la campagna elettorale si è giocata tra candidature spettacolo e sondaggismo esasperato. Il gioco delle prime sarà presto chiuso, il secondo continuerà a minare la percezione della realtà. A poco è servita la lezione della scorsa tornata elettorale, quando tutti i sondaggisti dimostrarono la propria incapacità di leggere il paese. Incapacità che faceva pienamente il paio con quella di coloro che quei sondaggi commissionavano, ovvero i partiti politici.
Quegli stessi partiti che adesso chiudono liste che i cittadini dovranno prendersi così come sono, tanto che oggi ha più senso parlare di nominati, che di eletti. La mortificazione della cittadinanza elevata a sistema e ridotta a sudditanza.

In questo clima anche il Partito Socialista ha deciso di mettersi a giocare. A giocare in maniera tanto sfrontata da cogliere più che di sorpresa coloro che si erano abituati alla mitezza come cifra di una dirigenza politica che oggi invece pare non avere più remore.

La “crespata” del lasciare Porta a Porta è stata accolta con un’ovazione. L’accusa franceschiniana di essere dei rompicoglioni è una medaglia da appuntarsi orgogliosamente sul petto. La trovata dell’offerta a Mastella è stata invece accolta con non pochi malesseri, anche in considerazione di quanto sopra dicevamo sulla legge elettorale con cui voteremo.

Ma intanto qualcosa si muove e i telegiornali sono costretti ad accorgersi che esiste altro oltre la prima fila della griglia di partenza. Noi di Labouratorio non possiamo non esserne contenti. Ora però viene il difficile: la pars construens. Che siamo incazzati lo hanno capito in molti. Cosa proponiamo oltre l’incazzatura dovremo dirlo con chiarezza, insistenza e convinzione nei giorni di campagna elettorale che ancora rimangono.

Anche per questo oggi Labouratorio è un po’ più serio del solito, perché sa bene che un risultato come quello segnato da Zapatero è ancora lontano. Ma dalla Spagna arriva un segnale incoraggiante, che ci fa dimenticare le beghe romane sortite in seguito all’annunciata candidatura di Grillini come sindaco di Roma per il Partito Socialista.
Non ci preme qua dare un giudizio politico della reazione che alcuni compagni hanno avuto di fronte a tale scelta. Ci basta considerare che se qualcuno preferiva tenersi la poltrona poteva scegliere prima. Saltare all’ultimo sul carrozzone di Rutelli non è la scelta migliore nemmeno per chi vuole vendersi bene.

A noi resta da vendere cara la pelle … e come scrive il sempre scorretto D’Angelis, tirando fuori le palle, “ma anche” gli argomenti.

IL SOMMARIO DEL NUMERO 13

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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