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CULTURA
10 novembre 2015
Il compagno André Gluksmann
La mia generazione è quella che guardò cadere le Torri Gemelle interrompendo una partita alla Playstation. Ci avevano detto che la storia era finita. Scoprimmo che il mondo era esploso.
Nell'accalcarsi di voci stupide, inutili o banalmente furbe che in quegli anni riempirono i giornali, le televisioni, i bar e i Parlamenti, Andrè Glucksmann - grazie al Corriere della Sera, alla fondazione Liberal e a Radio Radicale - divenne per me un compagno.
La sua era una voce che faceva ordine, agitava il pensiero con coraggio e parole precise.
Se n'è andato, ma molto di suo rimane. Con me e ed altri compagni laici, liberali, socialisti e radicali.
TECNOLOGIE
11 novembre 2014
[Gruppi] Il bello di Facebook

La cosa odiosa è che ti possono aggiungere d'ufficio a qualunque gruppo.
Spetta a te cancellarti.
Ho appena passato in rassegna i gruppi a cui ero stato aggiunto senza nemmeno saperlo. Quasi un centinaio.

Tra i gruppi politici degni di nota si segnalano:
. VOLONTARI GARIBALDINI PER L’ITALIA CON SILVIO BERLUSCONI (in altre parole: fiancheggiatori dell'Isis)
. Socialisti Pontini per Bersani (che credo siano amici di questi di sopra)
. Insieme Per Terracina (Insieme per Terracina? Non so nemmeno dov'è Terracina, ma ok)
. I SOCIALISTI CAMMINANO CON LE PROPRIE GAMBE (auguri)
E infine il mio gruppo preferito. Dal nome lapidario
. Siamo falliti! (con tanto di punto esclamativo)

Tra i gruppi generici a cui mi son trovato aggiunto ve n'erano di certamente interessanti, come: "SUPERCLASSIFICA SHOW Il ritorno di Maurizio Seymandi", o "CHI ADORA MARYLIN - Gruppo chiuso".
Ma i miei preferiti erano quei gruppi da situazionismo estremo, tipo:
. NON PREOCCUPARTI, CI PENSO IO!
. LA MAGIA DELL'AMORE - Gruppo segreto
. Se 6 di strada ti do UN PASSAGGIO..
. Destinazione Paradiso IL Ritorno
E il mitico:
. Ciao - Gruppo segreto

14 novembre 2013
[dal Corriere Fiorentino] Petti gonfi e PSE
Caro Direttore,
ho letto con interesse l’analisi di David Allegranti sul rinnovato dibattito in seno al Pd riguardante l’adesione o meno al Pse: il Partito dei Socialisti Europei per chi non lo sapesse. E credo siano parecchi a non saperlo. Del tutto legittimamente. Ai tempi della mia giovanile militanza in un partito che aderiva al Pse, unico in Italia, mi divertivo sovente ad irritare i miei più pomposi compagni, che gonfiavano un petto da 1% scarso dei consensi con il richiamo alla grande famiglia europea dei socialisti, facendo loro presente che io, piuttosto che andare a rompere l’anima alla gente in nome del Pse, l’avrei fatto più volentieri in nome di Geova. Con la fondata convinzione che avrei pure trovato maggiore riscontro di pubblico. Perché il dibattito sull’adesione a questo o quel partito europeo è, alla meglio, un dibattito fumoso, ad uso e consumo, solitamente strumentale, di pezzi di ceto politico o di supposti intellettuali più o meno organici. Intanto riguarda quelli che, lungi dall’essere partiti federali sono semplici rappresentanze di gruppi parlamentari del Parlamento meno rappresentativo che si conosca in Occidente, il Parlamento Europeo. In seconda battuta i gruppi parlamentari europei sono storicamente abitati da persone che vengono dalle tradizioni più disparate e spesso incoerenti con gli approdi (basti pensare che l’europarlamentare Giulietto Chiesa per un periodo fu addirittura iscritto al gruppo dei Liberali e Democratici!). Anche quelli che oggi si chiamano genericamente socialisti possono essere molto variegati. Non pochi sono figli della sparizione forzata di partiti comunisti dell’Europa Orientale e non è che abbiano posizioni e formazioni culturali perfettamente sovrapponibili a quelle dei laburisti inglesi o dei socialdemocratici svedesi. A questo obiezione vi risponderanno che la diversità è una ricchezza ed è tipica dei grandi partiti. Vero. Ma dei grandi partiti nazionali del ‘900. Oggi sarebbe bello avere invece dei partiti federali o transnazionali, che possano anticipare la formazione di una patria europea, invece che limitarsi a riproporci un’Europa delle patrie. Ma non sarà certo con dibattiti strumentali sul Pse che li avremo. Anzi! Ridurre il dibattito sulla rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni europee ad una disputa strumentale sull’adesione o meno al gruppo socialista del Parlamento Europeo è piuttosto avvilente. Del Pse ricordo semmai, con piacere, l’Ecosy, la Federazione dei Giovani Socialisti Europei, e i racconti (solo quelli s’intende) sulle virtù delle compagne scandinave. Il resto, francamente, era noia.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti

dal Corriere Fiorentino di giovedì 14 novembre
POLITICA
19 novembre 2008
[Labouratorio 38] Nuove Paroxetine Rosapugnanti - Autoreferenzialitudini


di Filippo Modica

Nell’ultima settimana ho notato come uno dei pezzi più letti e commentati di Labouratorio sia stato Paroxetina Rosapugnante di Lorenzo Perferi, non un articolo degli ultimi numeri, ma addirittura risalente al 18 febbraio di quest’anno: ben nove mesi fa!

Gira e rigira siamo sempre là, ripiegati sui nostri dolori e le nostre nostalgie per quel che poteva essere e non è stato o, quantomeno, non è più…
In realtà, cos’è che non c’è più? L’amato simbolo sulla scheda elettorale? La possibilità di costruire un soggetto politico radical-socialista (o come direbbe Pannella: al 100% laico, socialista, liberale, radicale)? Un gruppo parlamentare unitario?
Tutto vero, ma ciò che ci manca di più è proprio quella speranza che nasceva nei mesi a cavallo fra il 2005 e il 2006 per poi afflosciarsi, giorno dopo giorno, nei mesi successivi alle elezioni politiche.

Non sto qui a tediarvi sulle eventuali colpe delle dirigenze, radicali e/o socialiste, riguardo al fallimento di quello che poteva e doveva essere il soggetto nuovo della politica italiana.
Parliamo, invece, un po’ di noi… La disperazione che ci ha assalito nell’ultimo anno (e magari anche prima…) non è forse figlia di una generosa illusione di cui siamo stati in parte artefici?
Credetemi, non faccio il professorino col ditino puntato verso gli allievi ignoranti perché mi considero quasi il capofila degli illusi/delusi…
Dopo la sconfitta referendaria del 2005, la Rosa nel Pugno fu un corroborante necessario per tutti noi. Per me, in particolare, rappresentò il coronamento di un sogno che, dopo anni di solitudine politica, riuscivo finalmente a condividere con altri compagni.
Ma perché vi parlo di una generosa illusione?
Perché, purtroppo, non abbiamo considerato fino in fondo quali fossero le difficoltà oggettive insite nell’operazione: la storia, in questo senso, poteva soccorrerci rammentandoci, ad esempio, la breve esperienza del Partito d’Azione, il complicato rapporto fra PR e PSI negli anni della Prima Repubblica (grandi battaglie comuni, ma anche reciproche e sistematiche incomprensioni), il fallimento del polo laico PR-PRI-PLI alla fine degli anni Ottanta…
Tutta una serie di nodi, insomma, che si sono puntualmente ripresentati e non sono stati mai sciolti, forse si sono pure moltiplicati tenendo conto della vera e propria incomunicabilità intercorsa fra SDI e Radicali soprattutto quando si trattava di dare una forma definita al soggetto politico.

Ripeto, non sto qui a dire chi avesse ragione o chi avesse meno torti, fatto sta che in tutta questa vicenda noi giovani rosapugnanti non siamo stati affatto protagonisti (e non lo potevamo essere)…
Oggi, però, se vogliamo costruire qualcosa in ambito politico, dobbiamo, a mio parere, fare sempre più affidamento a noi stessi. Non possiamo più solo affidarci ai “detentori delle chiavi dei nostri sogni” di cui parla Lorenzo nel suo articolo.
La nostra paroxetina (che per esperienza personale conosco molto bene) potremo fabbricarcela solo
se avremo voglia di organizzarci, proporre, fare rete, aprirci dei varchi nel dibattito politico italiano.

In questo senso, la proposta di Tommaso di fare di Labouratorio una vera e propria associazione politica mi vede favorevole perché ci permetterebbe di uscire dalla fase depressiva in cui siamo piombati da ormai troppo tempo: sarebbe per noi una sfida di maturità fondamentale che ci consentirebbe di fare politica in maniera autonoma, senza in qualche modo delegare i “grandi”.
Di più, potrebbe essere, nel suo piccolo, un progetto molto solido e nient’affatto improvvisato come purtroppo si è dimostrata la bicicletta radical-socialista.

Se ieri con la Rosa nel Pugno tutto sembrava possibile, oggi in sua assenza tutto sembra impossibile: esaspero i concetti, forse, ma credo che soprattutto il nostro inconscio collettivo abbia subito questo up ad down fondato su percezioni che non aderivano e non aderiscono perfettamente alla realtà storicamente vissuta.
E proprio prendendo spunto da queste riflessioni, credo che per il futuro dovremo occuparci di più di psicologia, non solo di politica politicante, diritto, storia, economia e chi più ne ha più ne metta…
Solo così potremmo metterci davvero in sintonia con i cittadini e riuscire a partorire proposte che siano non solo valide ma anche convincenti tenendo conto soprattutto del fatto che troppo spesso sottovalutiamo quale sia il processo di formazione delle decisioni umane.
Gilberto Corbellini ci ricorda, infatti, che “quando scegliamo o giudichiamo in modo spontaneo non lo facciamo certo calcolando razionalmente per massimizzare i risultati che possiamo ottenere: per utilizzare delle strategie decisionali davvero razionali o per evitare di giudicare in modo intollerante dobbiamo mettere sotto controllo le nostre intuizioni psicologiche e morali innate”.

Cominciamo, quindi, questa seduta collettiva di psicanalisi e ricordiamoci che, sebbene non compaia più sulla scheda elettorale, malgrado non abbia più un gruppo parlamentare, la Rosa nel Pugno vive: siete voi, siamo noi…

SOMMARIO LAB 38

politica interna
18 giugno 2008
[Labouratorio n.27] Tra due Cul-de-Sac la via dei socialisti


Quella dell’impiego dei militari in funzioni di ordine pubblico è un provvedimento spot.

Il giro di vite sulle intercettazioni si fonda su ragioni concrete, ma non coglie i punti cruciali della questione più generale di una giustizia responsabilmente amministrata (che per noi rimangono quelli dell’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale e della responsabilità civile dei magistrati, si veda l’editoriale del n.26 di Labouratorio) ed oltretutto non è pienamente condivisibile nella parte che vieta la pubblicazione di notizie sui procedimenti penali fino al termine dell’udienza preliminare.
L’assegnare delle priorità sui reati penali da perseguire non ha niente di scandaloso, anzi, in un paese dove abbiamo dovuto assistere a scene come le ripetute sfilate di Vallettopoli alla Procura di Potenza, ci pare opportuno, mentre meno opportuna ci pare la sospensione obbligatoria di tutti i procedimenti aperti prima del 30 giugno 2002.

Questo, in sintesi, il nostro giudizio sui punti più scottanti del pacchetto sicurezza del governo. Ma noi siamo la sinistra che non c’è. Quella che c’è, invece, lascia che a guidare la propria mano tremante sia la rinnovata tentazione del girotondo. Ci auguriamo fortemente che vi si possa rinunciare, perché l’idea di riveder saltellare i vecchi Panchos e il populismo dipietrista che detta la linea dell’opposizione ci dà i brividi.

Abbiamo buone ragioni però, per ritenere che il PD non abbia interesse a riproporre questa versione perdente del, pur non facile, ruolo di opposizione ad un governo Berlusconi. Veltroni sta già sperimentando quanto infelice si stata la scelta di puntare sull’Italia dei Valori come (unico) alleato del suo PD. Speriamo che i primi mesi di lezione siano serviti a far intendere quanto diabolico sarebbe perseverare su tale linea, anche se le scarse attitudini liberali di Walter non ci confortano su questa convinzione. D’Alema, invece, sarebbe semplicemente un aspirante suicida se intendesse cavalcare una tigre dei cui artigli ancora porta addosso i segni.
Rimane da capire quale via possa ragionevolmente percorrere un PD che continua ad incassare sconfitte senza mostrare alcuna reazione degna delle sue aspirazioni riformiste e innovatrici, che pure in campagna elettorale erano state dichiarate con coraggio.

Purtroppo la verità è che non è facile far uscire Berlusconi dalla gabbia dell’assediato. Oltretutto l’ansia di prepararsi alla candidatura come futuro Presidente della Repubblica accentua l’aggressività schizofrenica del premier. Questi, mentre cerca il dialogo con l’opposizione, non può ragionevolmente pretendere di portare avanti in contemporanea la propria difesa a mezzo decreto legge dal rischio di una condanna in primo grado nel processo che lo vede coinvolto insieme a David Mills. L’unica soluzione reale sarebbe quella di rimettere mano alle regole sulle immunità delle più alte cariche dello Stato. Una chiave di volta auspicabile, ma forse troppo delicata per essere attivata in tempi ragionevoli.
Da un lato abbiamo quindi il cul de sac del PD - sia in versione Veltroni, che in ipotesi D’Alema – dall’altra il cul de sac di Silvio Berlusconi. In mezzo un sistema giudiziario che continua a dettare i tempi e i modi della politica nazionale; basti pensare di recente alla caduta del governo Prodi, agli interventi della procura di Napoli che hanno fatto saltare il piano rifiuti, fino ad arrivare al “possibile” deragliamento del “possibile” dialogo sulle riforme.

L’ottimo, per il paese, sarebbe un accordo per una riforma complessiva del sistema giudiziario, ma purtroppo questa appare ipotesi irrealistica. Più affascinante, per alcuni, potrebbe invece apparire il tentativo di allargare il fronte antiberlusconiano a Casini e, soprattutto, alla Lega. Si tratterebbe dell’opzione “crolli Sansone con tutti i Filistei” e la sua attuabilità dipende dal tasso di aspirazione suicida dell’intero sistema politico italiano, che pure in passato ha dato prova di essere sufficientemente elevato. A conti fatti l’ipotesi più probabile è tuttavia quella di rivivere, almeno nel medio periodo, un clima simile a quello che si viveva ai tempi del governo Berlusconi del 2001.

Se così fosse ai socialisti spetterebbe il compito di smarcarsi dalle logiche del frontismo antiberlusconiano, e costruire – anche se fuori dalle istituzioni – le basi per una proposta realmente alternativa, riformista e di governo, e in altre parole raccogliere la sfida, a quel punto persa, del PD.

SOMMARIO DEL N.27

politica interna
24 aprile 2008
[Romana] Il rancio del compagno Rutelli


Dal Corriere della sera, 2.XII.1993


ROMA . L' ombra di Bettino Craxi ha presenziato all' ennesimo "faccia a faccia" in tv tra i candidati sindaco Francesco Rutelli e Gianfranco Fini. Ieri l' ex segretario del Psi ha fatto giungere all' esponente progressista il suo sostegno. "No grazie - ha replicato Rutelli durante la trasmissione su Canale 5 - e' una polpetta avvelenata, una provocazione preparata a tavolino per danneggiarmi. Vorrei vedere Craxi consumare il rancio in galera al piu' presto". Fini non ha mancato l' occasione per dire la sua: "La verita' e' che Craxi appoggia Rutelli perche' con lui sindaco di Roma avra' la possibilita' di rientrare in politica".

Tra le palme finte della scenografia di Canale 5, che ieri sera ha ospitato negli studios del Celio l' ennesimo "faccia a faccia" tra Francesco Rutelli e Gianfranco Fini, si e' consumato uno degli scontri piu' pesanti di questa campagna per l' elezione del sindaco di Roma. In mattinata le agenzie di stampa avevano gettato sul candidato progressista tutto il peso del sostegno di Bettino Craxi. Senza fare il nome di Rutelli, l' ex segretario del Psi ha affermato che "e' assolutamente giusto che i responsabili del Psi sentano il dovere di compiere ogni sforzo possibile per concorrere a impedire una vittoria del segretario del Msi". E ha aggiunto: "I voti socialisti e ex socialisti dovrebbero essere tutti disponibili per il candidato alternativo". Non e' mancata una postilla tutta craxiana: "Meglio sarebbe naturalmente se questi voti venissero richiesti e sollecitati in modo aperto e pubblico e in buona e dovuta forma". Enrico Mentana, che ha condotto il "Braccio di ferro" con i due ospiti, non poteva non avviare il dibattito senza citare l' "abbraccio" di Craxi a Rutelli. E l' atmosfera si e' subito scaldata. "No, grazie. A questa offerta di appoggio rispondo cosi' ", ha subito replicato il candidato progressista che era stato preparato alla domanda dallo stesso conduttore prima della messa in onda. "La considero una velenosa provocazione. Io e Craxi siamo avversari, mi ha tenacemente contrastato la scorsa primavera, in Campidoglio, quando ero candidato sindaco". Quella di Craxi, ha continuato Rutelli, "e' una polpetta avvelenata, una provocazione preparata a tavolino". L' aspirante sindaco sa di avere in mano un argomento delicatissimo (poche migliaia di voti possono decidere la sua elezione) ma sa anche di poter sparare ad alzo zero su uno dei politici meno amati in Italia. "Vorrei vedere Craxi in galera al piu' presto", incalza. "E una sciagura che Craxi vada ancora in giro" si slancia Rutelli immaginando l' ex segretario del Psi impegnato a consumare "il rancio delle patrie galere". Il candidato progressista sente di mantenere bene il ritmo. Sembra perfino infervorato: "Craxi vuole solo danneggiarmi". Ma ecco che Fini fa uno sgambetto. Interrompe: "Capisco l' imbarazzo di Rutelli. Sta compiendo un patetico tentativo di arrampicarsi sugli specchi. La realta' e' che Craxi lo appoggia perche' con lui sindaco ha la possibilita' di rientrare in politica. E piu' garantito da Rutelli che da me". E ancora: "Craxi mi avversa perche' sa che se vinco io lui certo resta fuori". La polemica si allarga, mette in campo Berlusconi e il pluralismo delle sue testate. Fini se la prende anche con Mentana, una battuta con lo staffile: "Forse quando lei era amico di Craxi c' era meno pluralismo di adesso...". Pronta replica del conduttore, che non riesce a rinunciare al sorriso tv: "C' e' chi ha amicizie piu' imbarazzanti delle mie". E cominciata cosi' . E se fosse continuata sullo stesso tono, la trasmissione sarebbe finita probabilmente prima del limite per invasione di campo. Ma, dopo uno scambio dl genere, i duellanti hanno lasciato i guantoni e sono passati a sciabole e fioretti, senza peraltro affibbiarsi colpi mortali. Gli argomenti sono sempre gli stessi: il "federale" Teodoro Buontempo, braccio destro di Fini confermato in Campidoglio, con i suoi avvisi di garanzia, Rutelli ostaggio dei partiti che lo sostengono. La questione morale: "Tu annaspi" accusa Rutelli. "Annaspi tu" risponde Fini. Le tasse: "Il ricavato deve essere investito dove viene versato, circoscrizione per circoscrizione" promette Rutelli. Fini: "Bisogna abbassare l' ICI e incentivare gli investimenti". Un giornalista di l' Unita' formula a bassa voce una domanda micidiale: "Fini, non capisco perche' lei dice che andra' alle Fosse Ardeatine se sara' sindaco. E se non sara' eletto non ci andra' ?". Il segretario del Msi replica provocatorio: "Non mi meraviglio che uno dell' Unita' non capisca...". Il cronista: "Lei offende". Qualche parola forte senza microfono e l' incidente si ferma. Il dibattito riprende. Il livello e' basso. "Rutelli, tu sei la faccia presentabile di una moneta fuori corso" dice Fini alludendo al "vecchio sistema" che appoggerebbe il candidato progressista e contro il quale si batterebbe l' esponente della destra. Mentana non ne puo' piu' : "Giudicheranno i telespettatori" chiude salomonico. Il gran finale dello scontro tra i due aspiranti alla "poltronissima" del Campidoglio si terra' domani. Rutelli al Palasport, Fini al Teatro Tenda. Ciascuno con i suoi, senza dover subire la presenza dell' avversario. Ormai i due sembrano non poterne piu' delle decine di ring messi in piedi da giornali, tv, categorie, associazioni di ogni tipo. Prima di iniziare la trasmissione, ieri si sono ignorati. L' ultimo sondaggio Cirm indica Rutelli al 53,5%, mentre Fini si attesta al 46,5%.

Pullara Giuseppe 
politica interna
2 aprile 2008
[L'Infedele Daria Veronesi] Una radicale nelle liste del Partito Socialista


In un giorno in cui mi tocca scoprire che un amico radicale mi finisce candidato nelle liste dell'Italia dei Valori (alla faccia di Tortora), poco tempo dopo che Oliviero Toscani dice che non voterà i radicali sciolti nella zuppa del PD ... beh ... in un giorno così vale la pena segnalare che stasera, ospite alla trasmissione de La7 L'Infedele, ci sarà una radicale candidata nelle liste del Partito Socialista in Lombardia.
Si tratta dell'amica e compagna Daria Veronesi. La sua storia politica potete leggerla qua e vi assicuro che vale la pena scorrerla con attenzione. Una cosa vale la pena sottolineare subito, quella di Daria non è una "candidatura figurina", come le tante che nelle scorse settimane sono state presentate da numerosi partiti, in primis quello Democratico di Walter Veltroni. La prova? Beh ... Daria non è che si sia presentata così, perché oltre alla propria storia e alle proprie ragioni ha presentato anche una robina come una proposta di statuto fondata sul modello federalista e sul libero associazionismo, di ispirazione radicale.
Mi spiace solo non essere residente a Milano, ché altrimenti avrei votato ancora più convinto.

A questa breve presentazione di Daria voglio allegare anche un documento, realizzato dall'amico e compagno radicale e socialista Sergio De Muro, anch'egli candidato in Lombardia nelle liste del Partito Socialista. Si tratta di un appello ai laici di tutte le tradizioni politiche a votare e far votare le liste del Partito Socialista. Un appello che si rivolge trasversalmente a tutti coloro che non hanno trovato soddisfazione alle proprie richieste di laicità nell'offerta elettorale dei partiti che si presenteranno alle prossime elezioni. Un appello forte e deciso, come il carattere di Sergio.

15 febbraio 2008
[Viviamo strani giorni] Amato: "i socialisti dovrebbero avere coraggio" ...
Viviamo strani giorni. I segnali sono tanti, la prova del nove, però, ce la dà il fatto che Amato dica che "i socialisti dovrebbero avere coraggio" ....



PD: AMATO, I SOCIALISTI DOVREBBERO AVERE CORAGGIO
(ANSA) - ROMA, 14 FEB - 'Mi sembra strano che per fare un collegamento dei socialisti con il Partito democratico si cerchi un collegamento esterno. Ci sono momenti in cui serve coraggio, e coraggio in questo caso significa trovarsi insieme ad altri in una piscina comune'. Lo ha detto il ministro degli Interni, Giuliano Amato, parlando ad un convegno dal titolo 'Un sindacato unito per le riforme e l'emergenza sociale', organizzato dalla Cgil. Interpellato a margine dell'incontro, il ministro non ha voluto aggiungere nulla, limitandosi a dire: 'Non aggiungo nulla. Ormai la questione e' chiusa'. (ANSA).
CULTURA
11 febbraio 2008
[# 9] Labouratorio non si fa assorbire


Labouratorio non si fa assorbire. Gli altri facciano quello che credono. Noi non ne abbiamo bisogno.
Noi eravamo socialisti e democratici per la libertà nel 1956 a Budapest, noi eravamo socialisti e democratici per la libertà nel 1968 a Praga. Noi abbiamo avuto la Fortuna di essere radicalmente socialisti e democratici nei Settanta e non rinneghiamo niente delle battaglie culturali e democratiche degli Ottanta.
Noi siamo già stati umiliati e offesi, non democraticamente, nei Novanta, ma non per questo moriremo oggi con la schiena piegata.
Radicali e socialisti. Perché siamo tanto invisi al buon Walter? Non è il nostro “laicismo”, quella è una scusa che vale per i titoli dei giornali e per dare soddisfazione alle parti più clericali del PD.
La verità è che noi rappresentiamo quella possibilità che Walter deve negare, quella storia che deve essere cancellata, quel retaggio da dimenticare. Dobbiamo essere cancellati perché siamo la prova che quanto di moderno c’era a sinistra non stava nelle identità negate del PD.
Stava invece in storie politiche che ancora potrebbero essere attuali senza bisogno di negare se stesse. Smontando quindi alla base l’assunto di fondo del PD, ovvero che sia necessario disfarsi di del “vecchio”, in nome di un “nuovo” … che poi sai che gran nuovo il Walter!
Cerchiamo piuttosto proposte scellerate, pazze, suicide. Vogliamo l’orgoglio dell’essere socialisti, vogliamo la lotta dell’essere radicali, vogliamo il rigore dell’essere liberali e la laicità che l’essere liberali comporta.
Ma non ci facciamo illusioni. Ci guida chi è stato finora pavido, ci risponde chi ormai parla da solo alla radio (anche se almeno lotta).
Facciano quello che credono, se ci credono. Noi non ci facciamo assorbire.
politica interna
8 febbraio 2008
[Immagini da un presente che non s'arrende] Geronimooo!!!
politica interna
7 febbraio 2008
[Immagini da un passato disperso] Fumate radical-socialiste in riserva democratica


Rita Bernardini ha detto una cazzata, affermando che "Veltroni vuole portare lo scalpo dei Radicali come trofeo per il Vaticano". Qualcuno avverta la segretaria che Veltroni non è l'indiano a caccia di scalpi, Veltroni è lo yankee e noi poveri stronzi siamo gli indiani destinati a finire in riserva ... ma considerato come siamo ridotti, non ci meritiamo di meglio... forse...
politica interna
5 novembre 2007
[Congressi Radicali] A volte capita ...
politica interna
18 settembre 2007
[Echi rosapugnanti?] Percorsi radicali e socialisti
L'esperienza della Rosa nel Pugno ha certamente reso evidenti le difficoltà organizzative che hanno impedito ai soggetti promotori di dar vita alla promessa/scommessa elettorale fatta alle scorse elezioni politiche. Tuttavia, il nucleo di proposte e di intuizione politica che stava all'origine del progetto Rosa nel Pugno continuano oggi a dimostrare la loro attualità e la loro validità.

Per questo, oggi che il progetto della Costituente Socialista si avvia verso una sua più compiuta definizione, è importante far sì che il nuovo partito possa essere casa di tutti i riformatori laici che intendono impegnarsi affinchè nel quadro politico italiano non spariscano del tutto quelle istanze di modernizzazione che chiedono: libertà, merito ed eguaglianza per il nostro paese.

Da Torino è partito un appello che vede come primi firmatari amici e compagni liberali, socialisti e radicali. Un appello per tutti coloro che vogliono che quelle istanze siano forti e chiare nei progetti, nei programmi, e, perchè no, anche nelle rappresentanze del nuovo partito. Un partito nuovo ed aperto (non come l'oligarchica operazione Partito Democratico).

Per questo l'invito e a sottoscrivere e far sottoscrivere l'appello per una COSTITUENTE LAICA, PROGRESSISTA e RIFORMATRICE.


___
P.S. _ Avevo scritto che avrei riportato l'intervento di Nicolas Sarkozy al salone dell'Agricoltura di Rennes. Giustamente un amico ieri mi richiamava a mantenere la mia promessa. Giusto! Ecco qua l'intervento (in francese ovviamente) di Sarkò.
Adesso lo aspettiamo alla prova dei fatti.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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