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politica interna
11 settembre 2009
[Dispiaceri] Le mie dimissioni da segretario fiorentino del Partito Socialista
Care compagne e cari compagni,
con questa lettera vi presento le mie dimissioni da segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.
Cercherò di essere conciso e chiaro soprattutto nello spiegare le ragioni politiche (sebbene da radicale mi sia stato insegnato che anche il privato è politico) di questa scelta presa in un lampo, pur dopo lunghi mesi di dubbi, e che considero definitiva.

In queste settimane sta partendo una nuova campagna di tesseramento al Partito Socialista. E' il momento in cui si sceglie di rinnovare la propria adesione ad un progetto. Nei giorni scorsi diversi compagni m'hanno chiamato proprio per chiedere delucidazioni su quale fosse il progetto del Partito Socialista. Io, che pur con tutti i miei limiti mi considero ancora mediamente capace d'intendere e di volere, mi sono trovato in serio imbarazzo nel chiarire e nel chiarirmi quale fosse il progetto del Partito Socialista.

Badate bene, non sono fra quelli che s'appassionano alle futili diatribe internettiane che rappresentano la corruzione del "gruppo di potere centrale" contrapposto alla virginale purezza del "militante di base" (che poi a ben vedere, gli animatori di tali sciocchezze, più che vergini militanti, son più spesso e più volentieri ex-dirigenti con vaghi accenni di frustrazione). Allo stesso modo non sono fra quelli che crede che la questione di fondo sia capire se andremo con Sinistra e Libertà, con il Partito Democratico o chissà con chi altri; anche perché le cattive amicizie sono bravissimo a scegliermele da solo.

E' tuttavia vero che il disorientamento di molti compagni della Federazione di Firenze del Partito Socialista è più che comprensibile.

Nella lettera che il Segretario Nazionale del Partito Socialista ci ha inviato per invitarci a rinnovare l'adesione al Partito Socialista si fa riferimento ad una legge “approvata nottetempo” dalle forze presenti in Parlamento con cui si è introdotto lo sbarramento del 4% per avere accesso alla ripartizione dei seggi al Parlamento Europeo (oltre che, si specifica, per godere dei rimborsi elettorali).
Quel riferimento ad una legge “approvata nottetempo” fa venire in mente qualcosa di losco, qualcosa direi quasi di sordido. E' un passaggio che cattura l'attenzione di chi legge ... Poi però ti viene in mente che non molte settimane fa, nel Consiglio Regionale della Toscana, è stata votata, anche dal gruppo del Partito Socialista (di cui fa parte il segretario nazionale del Partito Socialista), la modifica alla legge elettorale regionale, con cui si è introdotto lo sbarramento del 4% per avere accesso alla ripartizione dei seggi al Consiglio Regionale.
E allora viene quasi da chiedersi se anche quella legge sia stata “approvata nottetempo”.
Fuor di battuta e senza entrare nel merito di tale scelta, trovo comprensibile che la coerenza di una simile linea sfugga ai più.

Ma, ripeto, non è questo che mi ha convinto a prendere la non facile decisione di dimettermi dal ruolo di segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.
Se guardo la homepage del sito del Partito Socialista (http://www.partitosocialista.it) il tema di merito maggiormente affrontato è quello della scuola pubblica, e tra i titoli della Rassegna Stampa leggo una dichiarazione di Marco Di Lello, coordinatore della Segreteria nazionale del Partito Socialista, così titolata “Servono più risorse alla scuola pubblica”.
In altre parole il solito vecchio mantra da sinistra, mi si perdoni la schiettezza, retroguardista, che recita la formula del “più fondi” senza avere il coraggio di dire che quelli che ci sono andrebbero spesi meglio, per una scuola pubblica più selettiva, più meritocratica. E questo anche a costo di dire qualcosa di scomodo, ma coraggioso, qualcosa di eretico come: “meglio meno insegnanti, meglio pagati e più preparati”.
E’ molto più politically uncorrect che non invocare maggiori fondi, mi rendo conto, però è quello che mi aspetterei da un partito piccolo, ma che ha il coraggio di essere coraggioso; di essere Socialista. Su questo come su molti altri temi.

Per questo poi, sul campo rimangono solo le questioni del “con chi andremo”. Ma quelle, come detto, sono questioni che trovo tanto confuse quanto poco appassionanti. E per me, finché posso permettermelo, la politica deve essere animata da passione, altrimenti non vale la pena.

In definitiva, care compagne e cari compagni, fatico oggi a trovare la ragione sociale del Partito Socialista e in queste condizioni non vedo come potrei assolvere al meglio al compito di segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.

Probabilmente anche prima di palesare queste mie (in)decisioni non sono certo stato il migliore dei segretari possibili. Giovane in un partito che non lo è, inesperto, poco “scafato”. Ho tuttavia cercato di fare del mio meglio e l’esperienza maturata in questi mesi mi ha arricchito enormemente sia sul piano politico e professionale, che su quello umano.
Devo ringraziarvi perché avete avuto la pazienza di aspettare che prendessi confidenza con una realtà nuova e che non conoscevo bene. Devo ringraziarvi perché avete saputo incoraggiarmi quando ne avevo bisogno e perché un po’ alla volta avete permesso che si creasse un rapporto di reciproca fiducia.
Dal canto mio ho cercato di metterci tutto l’impegno che potevo, ben poca cosa mi rendo conto, ma con il vostro aiuto abbiamo ottenuto, credo, anche bei risultati. Come quello delle scorse primarie per la presidenza della Provincia di Firenze, quando nella città di Firenze ho raccolto quasi 3.000 voti ed oltre 4.400 in tutta la provincia. E’ stato un risultato che ha fatto poco clamore, ma è stato sorprendente per il candidato di un partito piccolo. Un candidato che nei due anni passati era stato fuori da Firenze e poco conosceva della politica fiorentina.

Allo stesso modo devo ringraziare i dirigenti che mi hanno permesso di fare questa esperienza e che mi hanno accordato la loro fiducia in maniera, davvero, coraggiosa. Ma proprio perché legato dal vincolo della gratitudine, non intendo rinnegare l’obbligo della sincerità nei loro confronti. Il Partito Socialista può avere un senso, una “ragione sociale”, se saprà trovare il coraggio di essere all’altezza del nome che si ostina a portare, altrimenti … servirà a ben poco.

Con affetto,
Tommaso Ciuffoletti
politica interna
23 marzo 2009
[Labouratorio n.46] La Sinistra, la Libertà e il paradosso dell’Ornitorinco

Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e’ venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po’ squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un’intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un’infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell’intero “partito unico dell’illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c’è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l’editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l’intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell’ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l’ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

A noi questo non cartello non ci piace perché non ha coerenza politica né in Italia né in Europa, perché unisce forze che in molti casi hanno non solo posizioni, ma anche letture diverse non solo di come si risolvono le questioni amministrative del comune di Scandicci, ma anche di come debba essere governato lo sviluppo mondiale! Si intrecciano storie, recenti e passate, diverse e distinte quando non antagoniste. Ma allora perché dovrebbe convincerci? Ci convince proprio nel momento in cui queste cosette sgradevoli qua sopra ce le diciamo apertamente fra noi. Ci convince al momento in cui evitiamo di fare come democristiani e comunisti che si son messi insieme, addirittura per fondare un partito unico, senza nemmeno approfittare del momento del confronto per fare i conti ciascuno innanzitutto con la propria storia. E allora ecco perché ci piace sognare questo incontro come un’occasione per ciascuno di coloro che vi parteciperanno. Un’occasione per misurare se stessi nel confronto con chi magari non ci è nemmeno così vicino come la geometria spiccia della politica potrebbe far credere. Ma allora ecco anche perché questo progetto non ci convince più, perché per superare quei limiti in nome dei quali dicevamo all’inizio che questo cartello non ci piace, servirebbero classi dirigenti attrezzate allo scopo. Attrezzate culturalmente, e ancor prima intimamente pronte, a cogliere l’occasione che questo tentativo potrebbe offrire. Noi siamo scettici che vi sia una diffusa coscienza del fatto che questo “cartello elettorale” potrebbe diventare qualcosa di più. Chi scrive ricorda ancora molto bene quanto deludente è stata l’occasione persa con il “soggetto nuovo” della Rosa nel Pugno e pertanto non è disposto a farsi illusioni di sorta.

Siamo però disposti ad aprire questo spazio per fare ciò che non crediamo faranno altri: discutere, dibattere, conoscerci e ri-conoscerci, scazzarci, mandarci cordialmente e vicendevolmente a quel paese se servirà. Fra socialisti e sinistrati, fra liberali e libertari, fra ambientalisti e sviluppisti, fra isti post-isti … e chissà che alla fine non si possa scoprire che non siamo così lontani come ci dipingono e ci dipingiamo.

Aggiungiamo un ultimo motivo a sostegno delle ragioni del confronto: la profonda crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo vivendo, pur senza essere inutilmente catastrofisti, sta rimodellando i confini ideali entro cui leggere lo sviluppo globale. Nella sua dolorosa tragicità anche questa crisi è un momento d’opportunità politica e culturale per chi avesse voglia cercare nuovi strumenti per leggere un mondo in cambiamento. Secondo noi vale la pena, con molta umiltà, provarci.

Labouratorio apre il dibattito e dice serenamente, ma con doveroso scetticismo laico, di stare con Sinistra e Libertà … o meglio, di stare a Sinistra con Libertà.

SOMMARIO N°45

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