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CULTURA
21 aprile 2015
[Amplificatori di merda] Noia e imbarazzo
Ieri ho sentito un po' della trasmissione La Zanzara di Giuseppe Cruciani e David Parenzo e visto un po' della trasmissione Quinta Colonna, di Del Debbio (il quale altri non è che un Rosy Bindi berlusconiano). Tema del giorno "i migranti morti".
E' stato assistere ad un gioco squallido e banale.
Quello per cui un conduttore sa bene che, in mezzo un pubblico sufficientemente ampio, è matematico trovare una percentuale significativa di meschini disposti a giocarsi i propri 5 minuti di celebrità vomitando infamie del tipo "700 morti sono troppo pochi", "Ci vorrebbe una naufragio al giorno" et similia.
La giustificazione per farsi megafono di tali meschinità sono due:
a) fanno ascolto
b) è la pancia della gente che parla.
La giustificazione b) va da sè, non sta in piedi. La pancia della gente non parla. Caca. E uno che ritiene valga la pena farsi megafono della merda si qualifica da solo per il professionista che è. Amplificatore di merda.
La giustificazione a) non sta in piedi nemmeno quella. Perchè una trasmissione faccia ascolto servono fattori molteplici. E della merda si può fare anche a meno. Pensare che il successo stia solo nella merda ha una sua razionalità. Ma è quella di chi non ha altro da presentare.
Senza moralismo.
Finchè avevamo 5 anni ridevamo al sentir dire "cacca", e ripetevamo noi stessi quella parola ridendo, perchè ci pareva una trasgressione.
Già dai 6 anni in su abbiamo imparato ad annoiarci e a provare un po' di imbarazzo di fronte ad uno che cerca la nostra attenzione ripetendo "cacca".
La stessa noia e lo stesso imbarazzo che ho provato ieri.
23 dicembre 2014
[Sotto l'albero Salvini e Grillo] 2 o 3 metri sotto
Ogni volta che stai per alzarti a criticare il governo Renzi.
Ecco che arriva l'imbecille di Salvini a fare una sparata contro i soldi stanziati, a suo dire, per portare gli immigrati in Italia (e mi fa subito pensare che invece andrebbero stanziati dei soldi per portare lui ovunque tranne che qua).
Ecco che arriva quel pluriomicida pregiudicato di Grillo a fare una sbrodolata sulla democrazia (nel mentre che espelle dalla sua setta qualche sciacquapalle di turno).
Ecco che arriva Vendola ... ah no, lui nemmeno arriva più.
Ecco che arriva la Bindi col pannolone a dirmi che lei è di sinistra e che gli altri son tutti merde.
Ecco che insomma si attiva subito lo squadrone delle fave in servizio permanente H24 che mi blocca ogni volta che ho uno slancio per mandare affanculo un ministro come Lupi e i suoi amichetti della Orte-Mestre, oppure il Renzi che dice "sventato l'assalto alla diligenza" ... seeeee come no! L'avete svaligiata tutta voi la diligenza! Non era rimasto un cazzo da assalire.
Insomma.
Caro Babbo Natale, sotto l'albero fammici trovare Salvini, Grillo e tutta quella banda lì.
Sì.
Sotto l'albero.
Qualche 2 o 3 metri sotto.
Grazie.
Ciao.
musica
26 novembre 2014
[Nico, Rosy, Dodi e Pippo] Il partito dei Pooh
Rosy Bindi, Pippo Civati, Nico Stumpo.
Manca solo Red Canzian e invece di un partito questi rifondano i Pooh.

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politica interna
26 novembre 2012
[Comunicato PRimarie] Nr. 5
C'è un dato politico, oltre a quello dell'affluenza, che nessuno potrà scansare: la voglia di cambiamento, rinnovamento, ricambio.
Ieri sera c'era la Bindi in tv.
Ecco ... se Renzi vuole sperare di vincere al ballottaggio deve pregare più forte che può che la Bindi si faccia almeno altre 3 o 4 ospitate televisive da qui a domenica.

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politica interna
10 settembre 2012
[Forrest Renzi] Storia di un ragazzo che senza essere un genio finì col sembrarlo
politica interna
5 settembre 2012
[dal Corriere Fiorentino] Renzi, il PD, gli attacchi, la Seconda Repubblica
Casa del popolo fiorentina. Prendo un caffè mentre aspetto che un avventore con molte più primavere di me finisca di leggere l’Unità. Giunto il momento, cortesemente domando: «Scusi, posso prendere il giornale?». «Prenda, prenda, tanto ormai anche qui l’è tutto un Renzi. Due pagine su i’Renzi, i’commento su i’Renzi, le lettere su i’Renzi. Pare che l’Unità la sia l’organo di’Renzi».
Non credo che lo stagionato avventore fosse un raffinato spin doctor, né che si sia mai fregiato del titolo di lìder, né tantomeno di Maximo. Eppure ha capito.

Ha capito quello che ai tempi delle primarie per succedergli sfuggì all’ex sindaco Leonardo Domenici e che oggi sfugge a D’Alema, Bindi, Franceschini e altri autorevoli esponenti del Partito democratico, compresi giovani dicono brillanti segretari. Sparare addosso a Matteo Renzi, oramai candidato ufficialmente alle primarie del centrosinistra, è il modo migliore per accreditarlo. Tanto più se le sparate sono portate con eccesso di stizza, argomentate in politichese e mosse dalla malcelata voglia di difendere posizioni di potere dalla propagandata brama di rinnovamento del sindaco di Firenze. Una trappola in cui ieri si è infilato anche Beppe Fioroni, che ha lanciato al rottamatore un ultimatum subito respinto al mittente: se vuoi candidarti a premier devi dimetterti da sindaco entro il 28 ottobre, cioè 180 giorni prima delle elezioni. Così dice la legge. Che però riguarda i candidati al Parlamento, non quelli alla presidenza del Consiglio, come spiega il politologo Stefano Passigli, che non è un famiglio del sindaco.

Alla serie di bordate Renzi è bravissimo a replicare in punta di battuta, conquistando nuovo spazio mediatico, senza mancare di concessioni a marketing da «Libro Cuore» come quando va a Vasto per sostituire la foto di Bersani-Vendola-Di Pietro con quella di giovani di belle, pare, speranze.

In questo gioco delle parti, dov’è paradossale che a scegliersi il ruolo dei cattivi siano quelli che dovrebbero essere invece vecchie ed astute volpi, rimane in un angolo proprio la politica. Non quella delle alleanze fra partiti o delle geometrie da bar del destra-sinistra, ma quella del «che fare» in questo momento per l’Italia? D’Alema dice che Matteo Renzi è immaturo e che non è pronto a guidare il Paese. Non è il solo a pensarla così in un Paese indebolito e intimorito come l’Italia, che s’illude che affidabilità faccia rima con over 60.

Ebbene, se davvero è così immaturo e impreparato perché non incalzarlo sui temi più scottanti del governo del Paese? E perchè non accettare la sfida in tv che Renzi ha proposto a Bersani? La risposta sta probabilmente nelle mille contraddizioni che abitano da sempre il Pd e nella convinzione dei vecchi dirigenti, e dei loro giovani discepoli, che sia più facile liquidare Renzi assegnandogli il ruolo del disturbatore, del turboliberista, del pericoloso destro che «con noi non ha niente a che fare». Lo fanno sapendo che il richiamo della foresta è da sempre forte su un elettorato divenuto nel tempo radicalmente conservatore come quello della sinistra ai tempi della Seconda Repubblica. La scommessa di Renzi, in fondo, è proprio che quest’ultima sia ormai ad un passo dal venir meno. Una scommessa il cui esito non dipende solo da lui.
4 settembre 2012
[Italianz] Renzi, l'Unità e la casa del popolo
Casa del Popolo fiorentina. Ieri pomeriggio. Prendo caffè e aspetto che avventore stagionato finisca con l'Unità.
Quando mi pare abbia terminato l'attenta lettura, cortesemente domando:
"Scusi, posso prendere?"
"Prenda, prenda, tanto ormai
anche qui l'è tutto un Renzi. Due pagine su'i Renzi, i'commento su i'Renzi, le lettere su i'Renzi. Pare che l'Unità la sia l'organo de i'Renzi".
Ecco, lo stagionato avventore non credo fosse un raffinato spin doctor nè credo (e spero, per lui) che si sia mai fregiato del titolo di lìder, nè tantomeno di Maximo.
Eppure lui ha capito.
Ha capito quello che allora sfuggì a Domenici e che oggi sfugge a D'Alema, Bindi, Franceschini e compagnia (d'astuti) cantante.
politica interna
5 luglio 2012
[dal Corriere Fiorentino] Attento conte Max, un liberista alle tue spalle!

Attento! Un liberista alle tue spalle! A sentire leaders vecchi e nuovi, veri o presunti della sinistra nostrana parrebbe che il liberismo sia il fronte più avanzato delle celebri Fodria, le Forze oscure della reazione in agguato. Una paranoia antiliberista che vede nei sostenitori dello stato leggero la principale causa di ogni male del mondo. A costoro ha unito, non per la prima volta, la propria voce Massimo D’Alema che dice d’aver riso di gusto quando ha sentito Matteo Renzi indicare nello scarso liberismo una delle ragioni dei problemi economici attuali dell’Europa. Difficile credere che D’Alema possa ridere di gusto, più facile immaginarlo mentre ghigna sardonico. Difficile credere anche che quel ghigno sia giustificato. La ragione e’ semplice. Supponiamo che abbia ragione D’Alema nel dire che il liberismo sia la causa della crisi. In tal caso l’Italia non avrebbe di che preoccuparsi, dato che più della metà del Pil nazionale se ne va in spesa pubblica, altro che liberismo!

Peccato che quella spesa pubblica, per la gran parte spesa primaria corrente per pagare stipendi, ha costruito proprio quel debito che chiede di essere finanziato e garantito esponendo il nostro paese ai rischi a cui sottostà ogni debitore.

Un po’ di liberismo, inteso come la richiesta di superare un esistente fatto di spesa pubblica sbilanciata – con scarsi investimenti e poco sostegno per le fasce produttive e giovani  del paese – non credo sarebbe la rovina dell’Italia. E se liberismo non piace la si chiami giustizia sociale, perché a ciò tenderebbe. Ma ormai il gioco polemico pare chiaro: incastrare Matteo Renzi nei panni del “pericoloso liberista” per isolarlo nella caricatura del nemico interno (un grande classico di tanti partiti comunisti, compreso quello italiano) e non affrontarlo politicamente.

Quella di D’Alema non e’ una voce isolata nel Pd, partito che doveva segnare una nuova strada per la sinistra italiana e che invece sembra sempre più una riedizione del vicolo in cui il postcomunismo italico e’ finito da parecchi lustri. E la sua e’ anche una voce autorevole. Qualche giorno fa Franco Marini ha avvisato Matteo Renzi che se insiste nel dire che D’Alema, Veltroni e Rosy Bindi devono farsi da parte, qualcuno potrebbe rottamare lui invece che loro. Inutile sottolineare che questo avvertimento non fa che portare acqua alle ragioni del Renzi rottamatore duro e puro. Realista e sincero, Marini ha infatti dato un consiglio al sindaco di Firenze che suona come un avvertimento piuttosto sinistro, e ha di fatto descritto il PD come un partito in cui ci sono alcuni intoccabili e la pena per chi osa azzardare l’ipotesi di poter fare a meno di loro e’, di fatto, l’epurazione. Diciamo – direbbe qualcuno – che non e’ propriamente l’immagine di un partito che ha il problema di essere troppo americano o liberista. Sembra piuttosto un partito dove vige la regola del “zitti e Mosca”.


dal Corriere Fiorentino di Domenica 1 Luglio

politica interna
7 settembre 2011
[dal Corriere Fiorentino] Renzi ieri, oggi ... e domani?
LA SINISTRA DELL'ERETICO e I DUBBI DELL'UOMO SOLO

In uno dei suoi saggi più brillanti, David Foster Wallace racconta di quando, adolescente, lui e i suoi amici ebbero notizia delle imprese di Tracy Austin, talento precocissimo del tennis che nel 1977 divenne la più giovane tennista a vincere un trofeo professionistico. “Quando tutti noi venimmo a sapere che una ragazza californiana che aveva appena compiuto 14 anni aveva vinto il torneo di Portland non ci sentimmo tanto invidiosi, quanto esaltati. Nessuno di noi avrebbe potuto sfidare nemmeno un diciottenne, figurarsi adulti professionisti”.

Quando Matteo Renzi ha vinto le primarie a sindaco di Firenze qualcosa di simile ha animato un pubblico eterogeneo, fatto certo non solo di giovani, ma che pure si è incuriosito, se non esaltato, per il ragazzo di Rignano che contro il volere del suo partito si è candidato e ha vinto, battendo avversari che parevano più quotati. La costruzione di quella vittoria fu innescata da un meccanismo simile a quello avviato in queste settimane di preparazione finale per una ribalta più ampia di quella fiorentina: mostrarsi eretico, spregiudicato e privo dei tabù ideologici che ingessano il suo partito e gran parte della sinistra italiana, quella ufficiale, quella appunto dei partiti e del sindacato (per come sono oggi almeno). Perché la scommessa di Renzi è che non sia quella la sinistra del futuro. Non può più essere la sinistra della difesa del posto fisso, della spesa pubblica, della retroguardia rasserenante di una superiorità morale e politica sempre più minoritaria, a cui ormai crede chi non può permettersi di sperare in meglio.

Nella definizione del suo profilo politico nazionale, Renzi tiene insieme proposte anticasta, che vanno tanto di moda, ma valgono più per l’immagine che per la sostanza, e attacchi diretti alla Cgil, con verve liberale che spiazza tanto a sinistra quanto a destra, accompagnati da uscite vaghe, ma azzeccate sulla necessità di costruire una proposta che parli ad un mondo, a partire da quello del lavoro, che è cambiato. Così facendo conquista da una parte l’attenzione mediatica che merita chi è capace di parlare il linguaggio richiesto dai mezzi di comunicazione moderni e dall’altra si fa nemici che gli danno lustro. Ogni volta che gerarchi di lungo corso del suo partito gli danno contro, dalla Bindi a D’Alema, dalla Finocchiaro al nostrano Barducci, Renzi oltre a guadagnare un’eco alle proprie parole, guadagna anche diversi punti simpatia nelle personali classifiche di coloro che a quei dirigenti non hanno mai dato fiducia. Lo stesso dicasi per gli strali di una Cgil che, non perché lo dice Renzi, è davvero un sindacato che nell’avere nei pensionati la maggioranza dei propri iscritti, mostra la propria distanza dai nuovi lavoratori o aspiranti tali.

Allo stesso tempo Renzi riscuote interesse, curiosità e simpatia in mondi non esattamente organici a quelli del suo partito e verso i quali la sinistra, con l’eccezione socialista degli anni Ottanta, non ha mai esercitato grande fascino. Imprenditori di varia estrazione, piccoli e medi che operano in settori esposti alla concorrenza, che stanno sui mercati, sudano, mal tollerano politichese e burocratese e sentono in Renzi echi di parole d’ordine dimenticate fra annunci di rivoluzioni liberali fallite. Ma anche dirigenti di grandi gruppi, abituati magari a trattare con i politici con cinismo e distacco e che pure apprezzano l’intraprendenza del sindaco di Firenze. Sono simpatie di cui Renzi è ben conscio e che potrebbero diventare sempre più importanti nei prossimi mesi.

Forza e limite di Renzi è però quello di vivere della propria immagine di uomo solo contro tutti. Limite da superare adesso che invece dovrà essere capace di costruire una rete, rafforzare ed allargare una squadra che giochi per un obiettivo e non solo per lui. Lo stesso Renzi, alla vigilia delle primarie fiorentine, usava uno slogan per convincere potenziali interessati a seguirlo: “sono un io che vuole diventare un noi”. Uno slogan non molto felice, che nel dichiarare volontà d’umile condivisione, tradiva il suo profondo egocentrismo, con qualche punta d’arroganza. Forse adesso ha trovato slogan migliori, perché sta tessendo una trama di relazioni nuove. Giovani, ma d’esperienza, amministratori locali del Pd, ma anche responsabili di organizzazioni politiche e culturali di area per lo più moderata, riformista, cattolico-liberale. Diversi i veltroniani delusi, con i quali forse l’intesa sarà più facile che non coi dalemiani delusi alla Pippo Civati. Mondi diversi, quelli che sta incrociando Renzi, ma con lo stesso dubbio: Matteo dove vuoi andare? Perché il freno a diventare un “noi Renzi” sta soprattutto lì. Se tutto dovesse risolversi in una gara solitaria per la leadership molti potenziali interessati lasceranno perdere. Diverso il caso di una sfida alla dirigenza del partito, passando per la richiesta di un Congresso che riveda innanzitutto la linea politica. Un cambio di dirigenza sarebbe allora naturale e in questo disegno le primarie ci sarebbero, sì, ma sarebbero quelle per la leadership del partito come momento culminante del Congresso. Rimanere dunque all’interno di un percorso che miri a cambiare il Pd è quanto, ad oggi, Renzi pare aver davanti come strada obbligata. Troppe le incognite di guardare ad esperienze altre. Suggestioni terzopoliste sono oggi un miraggio ancor più lontano della sfida per il Pd, che pure sarà dura. Renzi riscuote simpatie al centro e al nord, ma l’Italia è lunga e stretta e al sud le filiere di potere consolidate sono insensibili al fascino della rottamazione.

Intanto Renzi è riuscito anche ad animare, per reazione, un nuovo gruppo di “giovani” democrats. Quelli che invece di entusiasmarsi per le vittorie di Renzi/Tracy Austin, rivendicano anche loro la propria giovinezza, alternativa a quella del sindaco di Firenze. Sono per lo più giovani leoni dalemiani (raro esempio di ossimoro trifronte), che però, agli occhi di un non più giovane trentenne, come chi scrive, paiono eredi che dal leader Massimo han ricevuto in dono la più spiccata, ma non la migliore, delle sue qualità: la supponenza.

dal Corriere Fiorentino di domenica 4 settembre
politica interna
14 dicembre 2009
[Benedizioni] Il PD oggi ringrazi d'avere un segretario come Bersani
In questo momento avere un segretario con il buonsenso, la retorica semplice e il tono rassicurante di Bersani è una cosa che il PD deve considerare una benedizione. Quanto alla Bindi, direi di rubricare la sua intervista di oggi a La Stampa sotto la voce "comprensibili secrezioni biliose di donna offesa".
politica interna
9 ottobre 2009
[Orrori!] Berlusconi sulla Bindi
La battuta di Berlusconi sulla Bindi è stata qualcosa di orribile, intollerabile, ingiustificabile. Da condanare senza se e senza ma. Non si dovrebbe permettere ad un uomo di fare in pubblico battute che in pubblico son già state fatte. E' di un cattivo gusto inaccettabile.
politica interna
1 ottobre 2009
[Guardando Omnibus La7] Quesiti mattutini
T.C _ "Ma Rosy Bindi ha un herpes?"
S.M _ "No, Rosy Bindi E' un herpes"


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permalink | inviato da inoz il 1/10/2009 alle 9:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
16 febbraio 2008
[Radicalismi democratici] Emma Bonino e le similitudini con Rosy Bindi


"Certo, io ho più similitudine sui temi della laicità con la Bindi che non con la Binetti".

Emma Bonino, La Repubblica 16/2/2008

Anche io ho sempre preferito i gesuiti a Torquemada ... anche se non so quanta "similitudine" abbia con loro.

musica
17 settembre 2007
[Video irriverente su dibattito affascinante] De Gregori con la Bindi, Venditti con Veltroni ... e ...
Il dibattito sul Partito Democratico ci ha offerto momenti di altissimo confronto politico, come l'annosa querelle estiva sui musicisti che si schieravano a favore di questo o quel candidato alle primarie. Ecco una rilettura "scanzonata" di quell'importante momento di vita democratica del nostro paese.


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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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