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politica interna
7 dicembre 2012
[dal Corriere Fiorentino] La storia del bel modello elettorale toscano

In un’intervista apparsa ieri su Il Fatto, Enrico Rossi racconta il sistema elettorale toscano quasi fosse un modello di cui andar fieri poichè è l’unico sistema che prevede per legge le primarie. Fattici seri dopo un inevitabile sorriso raccontiamo la storia del bel modello toscano.

7 maggio 2004, la maggioranza del Consiglio Regionale (Ds, Margherita, Forza Italia, An, i socialisti dello Sdi e i Verdi) vota la norma che aumenta i consiglieri da 50 a 65 (più stipendi per tutti). La norma è contenuta nel nuovo Statuto Regionale insieme alla legge elettorale: il porcellinum toscano, con liste bloccate. E se questa non è partitocrazia trovatemi voi una definizione più adatta.

17 dicembre 2004, viene approvata la legge 70. Una legge originalissima che sancisce la possibilità, per i partiti, di fare qualcosa che non è mai stato vietato e che, per giunta, permette di farlo a carico del contribuente. Si tratta della legge che stabilisce la possibilità di svolgere elezioni primarie per la selezione dei candidati all'interno delle liste bloccate.
A ricorrere a quelle primarie furono i soli DS, salvo poi disattenderne l'esito nel nome della fusione con la Margherita e la presentazione della lista unica Uniti nell'Ulivo (anche se tra le ragioni non ufficiali c’erano alcuni risultati non graditi al vertice del partito).

Alle elezioni regionali del 2005, con questa legge, i partiti nominano i membri del Consiglio Regionale (difficile sostenere che siano stati i cittadini a sceglierli).

5 agosto 2009, il Consiglio dei nominati decide di modificare la legge elettorale. Mantenute le liste bloccate, ridotti per eccesso di vergogna i consiglieri da 65 a 55, viene introdotta una soglia di sbarramento del 4% per accedere al Consiglio. A volere questa modifica sono il Pd (per cercare di arginare l’Italia dei Valori) e Forza Italia+An (per cercare di arginare la Lega). Insieme non hanno però una maggioranza sufficientemente qualificata a garantirli dal rischio che un quinto dei consiglieri regionali contrari alla modifica possa chiedere di sottoporre la legge a referendum. Per ottenere la maggioranza qualificata il PD procede ad acquisire i voti dei consiglieri del Partito Socialista (gli stessi dello Sdi dopo il cambio di nome). Questi votano la norma dietro la garanzia offerta dal PD di un posto nel listino bloccato collegato al candidato presidente (per il quale non sono previste “primarie” di sorta) ed un posto nella futura giunta regionale.
Ad oggi possiamo dire che quell’accordo, conservato in cassaforte, è stato onorato. Con il consigliere socialista Pieraldo Ciucchi eletto nel listino del Presidente e Riccardo Nencini, segretario nazionale socialista, assessore della giunta Rossi.

A voi giudicare se questa sia una vicenda di cui andar fieri.
Oggi restiamo in attesa di vedere se anche l’impegno di una nuova legge elettorale promessa da Enrico Rossi verrà onorato.

politica interna
12 ottobre 2010
[Minima immoralia] Il PS(I), Monaco e il Nencini
Ho deciso. Mi compro un appartamento a Monaco. 55 mq. La cucina la prendo all'Ikea e poi lascio tutto in eredità al PS(I). Almeno son tranquillo che lì non ci troverò il "genero di" nessuno ... ci troverò direttamente il Nencini
politica interna
10 ottobre 2009
[Socialisti e post-socialisti] Una classe politica buona, ma sterile
. dal Corriere Fiorentino di martedì 6 ottobre 2009

Caro Direttore,

ho letto sabato le due interviste, a Spini e Nencini, sul “caso” socialista realizzate dal suo giornale. Scherzi dell'impaginazione, sopra quelle interviste campeggiava la foto di un altro importante socialista toscano, Alberto Magnolfi, ora consigliere regionale del PdL. Nell'articolo che stava sopra il pezzo dedicato a Magnolfi leggevo poi che un altro socialista è tra i papabili candidati alla segreteria del Partito Democratico fiorentino. Basterebbe ricordare poi che il consigliere più votato in assoluto a Firenze è stato Eugenio Giani per chiudere un divertente cerchio di ricordi.
Il socialismo toscano e fiorentino ha prodotto buona classe dirigente. Questo mi sembra un dato di fatto. A Nencini riconosco di essere l'unico che ancora cerca di tenere alto un nome nelle forme organizzate di un partito, per quanto piccolo. Valdo Spini dovrebbe essere più rispettoso di questo tentativo, considerato che la buona percentuale di voti che ha ottenuto alle ultime elezioni comunali è tuttavia inferiore al numero di trasmutazioni politiche da lui operate nel corso della sua lunghissima carriera.
Il problema è che quella classe dirigente, cresciuta in vario modo alla scuola dell'unico partito della sinistra italiana capace di farsi vera forza di governo, mi riferisco al Psi di Craxi, ha poi dovuto lottare duramente per sopravvivere al periodo in cui essere socialista era una colpa a prescindere. Per quanto all'epoca non fossi nemmeno adolescente ho ricordi forti di quell'infame periodo. So che chi vi è passato attraverso ha dovuto misurare, in alcuni casi tragicamente, non solo la propria tempra politica, ma anche quella umana.
Proprio perché conscio di ciò sospendo il giudizio su chi ha saputo dare più dignitosa prova di sé. Tuttavia una cosa accomuna tutti coloro che rappresentano gli epigoni di quella classe dirigente: nessuno di loro ha saputo costruirne di nuova. Nessuno di loro, ad oggi, ha avuto fino in fondo il coraggio di andare oltre se stesso. Una classe dirigente buona, dunque, ma sterile. E forse non poteva essere altrimenti.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti

P.S _ Quanto alle becere battute su socialisti e poltrone del consigliere verde Roggiolani credo che lo stesso Roggiolani sappia bene che il poltronismo non è esclusiva socialista. Ad ogni modo, io, socialista, di recente mi sono dimesso e licenziato per ragioni di coerenza politica. Due poltrone in un colpo solo. Come Fiorentina-Liverpool, due a zero e palla al centro egregio Roggiolani.
politica interna
4 aprile 2009
[Labouratorio n.47] Prima di pre-giudicare Sinistra e Libertà
. Premessa di metodo
Il dibattito su Sinistra e Libertà ha già preso piede sulle pagine di Labouratorio. Lo ha fatto qua e da poche altre parti. Abbiamo, in altre parole, il monopolio del dibattito ed è un monopolio di cui faremmo volentieri a meno, ma visto che ci tocca cerchiamo di svolgere al meglio il nostro compito.
Tra schifati ed esaltati di fronte alla nuova proposta elettorale, è fin troppo facile giocare il gioco delle parti, assai più difficile è tenere dritta la barra delle ragioni di ciascuno. Nelle poche righe che seguono useremo la ragion politica per difendere la ragion d’essere di Sinistra e Libertà, ma vi avvisiamo subito che nel prossimo editoriale saremo altrettanto rigorosi nel valutare se oltre alla ragion d’essere vi siano anche ragioni per dar fiducia (e voto) a Sinistra e Libertà.

. Vivano i cartelli elettorali!
“E’ un cartello elettorale”, con questo assunto si tende a liquidare pregiudizialmente la stessa idea che Sinistra e Libertà possa esistere. Ebbene, mai pregiudizio fu più idiota e, si badi bene, trattasi di assunto idiota non perché SeL non sia un cartello elettorale, ma proprio perché E’ un cartello elettorale. Sinistra e Libertà è infatti il cartello elettorale messo in piedi in fretta e furia dopo che una modifica alla legge elettorale per le europee ha imposto una soglia di sbarramento del 4%. Il problema però non è la soglia, il problema, o meglio l’infamia, è la scorrettezza antidemocratica di quella modifica. Essa è stata infatti approvata il 18 febbraio 2009, a meno di 4 mesi dalla data delle elezioni, a poche settimane dalla presentazione delle liste e dall’inizio della campagna elettorale. L’Unione Europea aveva chiesto che non si apportassero modifiche alla legge elettorale a meno di 6 mesi dalle elezioni, per garantire a partiti e cittadini la conoscibilità effettiva della legge. E invece il Parlamento italiano con unanime calcolo partitocratico (ad eccezione delle astensioni Radicali) ha votato la modifica; dall’Italia dei Valori, all’Udc, passando per la Lega e il Partito Democratico. Di fronte a tale scorrettezza il cittadino può accompagnare quel calcolo di dubbia legalità e d’indubbia scorrettezza partitocratica con il proprio menefreghismo. Può ritenere che questi siano problemi che non lo interessano, che sian questioni che riguardano l’infame casta dei politici, solo e soltanto essa. Può farlo, sì, ma a patto d’aver presente che un paese che ritiene degno di menefreghismo il dato delle regole del gioco democratico è paese che si mette a disposizione di derive le più pericolose.
Se Sinistra e Libertà nasce prioritariamente per cercare una risposta di sopravvivenza a questa infamia, allora viva Sinistra e Libertà, vivano i cartelli elettorali, perché non sono loro a condannare il paese. A condannarlo è il menefreghismo che quello stesso paese mostra per le regole della sua vita democratica.

. LETTERA AI MIEI COMPAGNI - Mantenere la dignità, non “conservare la storia”
Alle considerazioni generali di cui sopra voglio far seguire delle brevi riflessioni dedicate ai compagni socialisti. Ai miei compagni socialisti; e per capire a chi mi stia rivolgendo vi segnalo semplicemente questo link, senza bisogno di aggiungere altro.
Ebbene, proprio a voi, compagni,  voglio chiedere qual è il compito di un partito. Son certo che la gran parte di voi risponderà correttamente:  fare politica, dare risposte a domande sociali di cambiamento, di giustizia, di libertà. E allora perché i socialisti organizzati in partito, qualsivoglia partito, dal 1992 in avanti tutto hanno fatto tranne che politica? Ve lo dico io perché. Perché erano impegnati a fare altro; erano impegnati a fare ciò che non è compito di un partito che si voglia chiamare socialista. La mission dei micro-partiti socialisti sopravvissuti dal 1992 in avanti è stata da un lato quella di conservare una storia e dall’altro quella di mantenere in vita una famiglia sempre più sterile e ridotta di ceto politico, arrivando al paradosso di con-fondere questi due obiettivi in uno solo e di giustificare la pochezza politica (per quanto legittima) del secondo, con la nobiltà morale del primo. Il mix di questo grandioso fraintendimento e del suo vuoto di politica è stata una marginalizzazione costante e progressiva. Un farsi etnia in via d’estinzione, mentre altrove socialisti senza più patria promuovevano politiche vincenti e riforme utili al paese (non ultimo il Brunetta di quella lotta ai fannulloni che con Lanfranco Turci, su ispirazione di Ichino, cercammo di promuovere ai tempi del primo governo Prodi).
A voi, miei compagni, a voi chiedo di smettere di pensare ad un partito come strumento per conservare una storia, per quanto nobile ed ingiustamente infangata. La storia la conservi ciascuno, anzi, la tramandi. Allo stesso compito si dedichino associazioni, riviste, fondazioni, convegni.  Ma le cicatrici che ciascuno si porta appresso non possono essere la ragione del nostro fissarci su esse. Sarebbe la nostra più grande sconfitta, la più sciocca resa alla violenza stupida e pecorona dei lanciatori di monetine.
Torniamo a pensare ad un partito in termini politici, in termini di proposta politica. Con quella misuriamoci, tranquilli del fatto che la nostra dignità non ha bisogno di esserci riconosciuta da alcuno che non ne sia all’altezza. Cerchiamo però almeno d’essere noi all’altezza della dignità che richiede il dirsi ancora oggi socialisti (e liberali aggiungo io!).

Se questa Sinistra e Libertà è da bocciare lo si deve stabilire usando la bilancia della politica. Noi di Labouratorio ci stiamo provando e ci torneremo con puntualità anche nel prossimo editoriale … certo una cosa vi e ci concediamo: se lo sponsor di Sinistra e Libertà continuerà ad essere Achille Occhetto, allora la gioiosa micromachine da guerra avrà ben poco da difendere e ancor meno per cui essere difesa!

LABOURATORIO n.47

politica interna
23 marzo 2009
[Labouratorio n.46] La Sinistra, la Libertà e il paradosso dell’Ornitorinco

Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e’ venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po’ squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un’intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un’infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell’intero “partito unico dell’illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c’è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l’editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l’intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell’ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l’ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

A noi questo non cartello non ci piace perché non ha coerenza politica né in Italia né in Europa, perché unisce forze che in molti casi hanno non solo posizioni, ma anche letture diverse non solo di come si risolvono le questioni amministrative del comune di Scandicci, ma anche di come debba essere governato lo sviluppo mondiale! Si intrecciano storie, recenti e passate, diverse e distinte quando non antagoniste. Ma allora perché dovrebbe convincerci? Ci convince proprio nel momento in cui queste cosette sgradevoli qua sopra ce le diciamo apertamente fra noi. Ci convince al momento in cui evitiamo di fare come democristiani e comunisti che si son messi insieme, addirittura per fondare un partito unico, senza nemmeno approfittare del momento del confronto per fare i conti ciascuno innanzitutto con la propria storia. E allora ecco perché ci piace sognare questo incontro come un’occasione per ciascuno di coloro che vi parteciperanno. Un’occasione per misurare se stessi nel confronto con chi magari non ci è nemmeno così vicino come la geometria spiccia della politica potrebbe far credere. Ma allora ecco anche perché questo progetto non ci convince più, perché per superare quei limiti in nome dei quali dicevamo all’inizio che questo cartello non ci piace, servirebbero classi dirigenti attrezzate allo scopo. Attrezzate culturalmente, e ancor prima intimamente pronte, a cogliere l’occasione che questo tentativo potrebbe offrire. Noi siamo scettici che vi sia una diffusa coscienza del fatto che questo “cartello elettorale” potrebbe diventare qualcosa di più. Chi scrive ricorda ancora molto bene quanto deludente è stata l’occasione persa con il “soggetto nuovo” della Rosa nel Pugno e pertanto non è disposto a farsi illusioni di sorta.

Siamo però disposti ad aprire questo spazio per fare ciò che non crediamo faranno altri: discutere, dibattere, conoscerci e ri-conoscerci, scazzarci, mandarci cordialmente e vicendevolmente a quel paese se servirà. Fra socialisti e sinistrati, fra liberali e libertari, fra ambientalisti e sviluppisti, fra isti post-isti … e chissà che alla fine non si possa scoprire che non siamo così lontani come ci dipingono e ci dipingiamo.

Aggiungiamo un ultimo motivo a sostegno delle ragioni del confronto: la profonda crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo vivendo, pur senza essere inutilmente catastrofisti, sta rimodellando i confini ideali entro cui leggere lo sviluppo globale. Nella sua dolorosa tragicità anche questa crisi è un momento d’opportunità politica e culturale per chi avesse voglia cercare nuovi strumenti per leggere un mondo in cambiamento. Secondo noi vale la pena, con molta umiltà, provarci.

Labouratorio apre il dibattito e dice serenamente, ma con doveroso scetticismo laico, di stare con Sinistra e Libertà … o meglio, di stare a Sinistra con Libertà.

SOMMARIO N°45

politica interna
20 marzo 2009
[Anticipazioni] Il nuovo editoriale di Labouratorio su Sinistra e Libertà


Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e' venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po' squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un'intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un'infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell'intero “partito unico dell'illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c'è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l'editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l'intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell'ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l'ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

CONTINUERA' PRESTO SU http://www.LABOURATORIO.it

politica interna
8 ottobre 2008
[Socialisti in sciopero della fame] E allora ditelo che volete rubarci l'identità!!


Ciuffoletti: Ramadan socialista a sostegno di Nencini
martedì 7 ottobre 2008

Purtroppo ha ragione il segretario Nencini, alla Rai non stiamo simpatici, le nostre iniziative vengono taciute o raccontate facendo attenzione ad evitare di nominarci. Per questo la redazione e gli amici di Labouratorio (http://www.labouratorio.it) accompagneranno lo sciopero della fame di Nencini con uno sciopero a staffetta, un “Ramadan socialista” che durerà tutta la settimana. Ci daremo il cambio scioperando ciascuno per uno o due giorni.
Abbiamo iniziato lunedì e andremo avanti fino a domenica. Chiunque volesse unirsi a noi può segnalarlo su: http://www.labouratorio.it, lasciando un messaggio di commento all’editoriale dell’ultimo numero, dedicato proprio al Ramadan socialista.
Di seguito il calendario e l’elenco dei partecipanti al Ramadan Socialista:

. Tommaso Ciuffoletti – Labouratorio/Seg. Prov. PS Firenze – Lunedì/Domenica
“La Rai pretende che noi si debba morire e senza troppo disturbare … quando è troppo, è troppo!”
. Chiara Lucacchioni – Responsabile Politiche Giovanili Partito Socialista – Martedì-Mercoledì
“Un po’ di dieta non farà male”
. Alessandro Maggiani – Labouratorio/Studente socialista fuorisede – Martedì-Mercoledì
“A Milano posso fare la fame tranquillamente, tanto non c’è la mamma che cucina”
. Antonello Cresti – Labouratorio – Mercoledì
“Annuncerò lo sciopero dal palco del mio concerto di mercoledì”
. Francesco Gennaro – Consiglio Nazionale PS - Mercoledì
“Condivido la lotta del segretario … e poi qualche chilo lo devo perdere!”
. Giacomo Canale – Labouratorio - Mercoledì-Giovedì
Do il cambio mercoledi fino a giovedi…non posso di più perchè sto studiando come un matto e non posso aggiungere altro stress al mio fisico già provato (ogni giorno già da un mese sveglia alle cinque)”

. Mario Francese - PS/Ass. PER la RnP - Mercoledì e Giovedì
“Sentito il mio medico, ho iniziato stamane e terminerò domani notte!”
. Andrea Natalini – Labouratorio/Ass. PER la Rnp - Giovedì
“La battaglia è giusta e se c’è da dare una mano non mi tiro indietro”
. Andrea Pisauro – Labouratorio/Ass. PER la Rnp – Giovedì-Venerdì
“We Can!”
. Fabio Cruciani – Labouratorio/Ass. PER la Rnp - Venerdì
“Si può fare!”
. Andrea D’Uva – Labouratorio – Sabato
“In fondo è il messaggio che conta”

politica interna
6 ottobre 2008
[Labouratorio n.34] Ramadan Socialista


“Dovete morire … e per favore, senza troppo disturbare”.
Ecc’allà, quando pensi di non avere più nulla, ormai, per cui valga la pena incazzarsi, quando ormai ti sei convinto che “me ne frego” è il motto a cui anche te ti sei assuefatto; quando Atene piange, Sparta non ride e in Vaticano si legge la Bibbia per 7 giorni davanti alle telecamere Rai … ebbene … un sussulto è doveroso. Perchè che si voglia uccidere chi ha ancora lo stronzo ardire di chiamarsi socialista, di dirsi laico, essere liberale e fare il radicale è cosa nota. Ma che adesso si debba anche praticare il genocidio silenzioso … porcaputtana NO!

Il Nencio - ovvero il segretario nazionale del clandestino Partito Socialista - ha annunciato uno sciopero della fame per accompagnare con la protesta la proposta. Più precisamente 4 proposte di legge di iniziativa popolare (su lavoro, trasparenza delle bollette, riconoscimento delle unioni civili e assemblea costituente) che anche un partito extraparlamentare ha diritto di promuovere … se Dio vuole!

Noi la “prova costume” l’abbiamo già fatta a primavera, ma se l’autunno si annuncia caldo, tanto vale riprovare. Mettiamoci quindi a dieta anche noi. Una dieta a staffetta. Un Ramadan socialista, un Ramadan dei senza voce. Io comincio oggi e vado avanti fino a mercoledì secondo i dettami dell’ortodossia radicale: due cappuccini (uno l’ho già preso) o, in alternativa, due succhi di frutta come unico sostegno alimentare giornaliero. Sciopero della fame a staffetta, qualcuno, tra voi labouratòri, ha l’ardire di raccogliere il testimone?

SOMMARIO DEL NUMERO 34

politica interna
18 settembre 2008
[Vieste (FG) 19-21 Settembre] Bella iniziativa del Partito Socialista
Sulla differenza che passa tra partito grande e grande partito vedi questa nota esplicativa. Una volta intesa tale differenza si potrà intendere com'è che un partito piccolo mette in piedi una grande iniziativa, politica e culturale Date un'occhiata al programma perchè ne vale davvero la pena.


politica interna
1 settembre 2008
[Note dalla Festa del PD] Prima che torni il tempo delle fave si faccia avanti una nuova generazione riformista


Domenica, Firenze, festa del PD. Platea non troppo numerosa, causa concomitanza con Fiorentina-Juventus. Va in onda dibattito sul futuro della sinistra, intervengono Giorgio Tonini, Riccardo Nencini e Claudio Fava. Di Nencini non dico, ché sono militante del Partito Socialista, ma sul resto mi siano permesse alcune osservazioni generali. Stimo Tonini come riformista lucido e onesto, ma domenica mi è parso l'emblema del coraggio smarrito del PD, perso tra reiterate citazioni obamiane in inglese ("eit iars is inàf"), che in sala avranno colto in 15, e notazioni un po' capziose sulla laicità giusta (e vorrei vedere che si sostenesse la laicità sbagliata!). Uno smarrimento nel quale le argomentazioni di Claudio Fava vecchie e polverose, ma conosciute al pubblico della ex-Festa dell'Unità, affondavano con una facilità disarmante.
Pur con tutte le mie riserve sul PD lo giudicavo un importante passo avanti per liberare la sinistra italiana da tante sue arretratezze culturali. Purtroppo dubito che l'attuale classe dirigente del PD sia all'altezza del compito e se i veltroniani non brillano, non è che i dalemiani stiano meglio (vedi, sempre a Firenze, Bersani contro Tremonti). Prima che per la sinistra italiana tornino i tempi delle fave sarebbe bene che una nuova generazione riformista, ammesso che ci sia, inizi la sua battaglia per prendere in mano e far crescere quanto il di buono il PD ha fatto sperare. Altrimenti per la sinistra non rimarrà che la condanna alla "minoranza strutturale".
CULTURA
14 luglio 2008
[r-Evolution] Labouratorio 3.0

31 numeri, oltre trecento articoli pubblicati senza riposare nemmeno a Natale e Capodanno. Il tutto in poco più di 7 mesi di vita. Partito come un gioco, Labouratorio è diventato nei numeri più serio di noi che ci scriviamo. Questo ci costringerà a r-evolverci verso nuovi orizzonti involutivi.
Per l’estate, intanto, Labouratorio continuerà a far uscire numeri speciali, rassegne antologiche, contributi estemporanei e altre robette pornografiche.

Nel frattempo il Partito Socialista ha un nuovo segretario, la cui attività seguiremo con attenzione critica, così come faremo con quanto si muove nell’area giovanile dello stesso P.S. A proposito … anche la federazione fiorentina del Partito Socialista ha un nuovo segretario. Si chiama Tommaso Ciuffoletti e pare sia un figo.
Più in generale continueremo a fare gli stronzi eresiarchi socialisti e liberali, libertari .. etc .. etc … Ah! E soprattutto fanculizzeremo Di Pietro … perchè la cosa soddisfa i nostri biechi istinti di criminali con le mani (s)porche.

Siccome però non ci piace essere autocelebrativi più di quanto non ci meritiamo, tiriamo via questo breve editoriale per segnalare soltanto che da settembre si cercherà di dare nuova Forma e Sostanza a questo progetto, insieme ai vecchi compagni e, magari, insieme a nuovi amici. Potremmo dirvi di più, ma dopo saremmo costretto ad uccidervi (o a possedervi carnalmente).

Ultima segnalazione: per l’estate cercheremo di segnalare alcuni appuntamenti d’incontro che andranno sotto il nome di Laboura-TOUR. Un modo per rovinarci insieme le vacanze trascorrendo un po’ di tempo all together.

E come dicono quelli ganzi: STAY TUNED.

politica interna
7 luglio 2008
[Con Napolitano] Domani a Roma


Doveva essere una legislatura durante la quale, con la collaborazione fra governo e forze d’opposizione, mettere in atto le riforme istituzionali necessarie per chiudere definitivamente una fase di transizione politico-istituzionale che in Italia dura ormai da troppo tempo. Invece dopo solo poche settimane non solo il dialogo si è interrotto, ma c’è anche chi cerca di speculare sul rinnovato clima di scontro politico, senza avere riguardo nemmeno del difficile ruolo di garanzia svolto dalle più alte cariche dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica. La manifestazione indetta per il prossimo 8 luglio da esponenti politici ed ex-leaders della stagione dei girotondi appare proprio come un tentativo di questo tipo.

Un tentativo incoerente e strumentale

Antonio Di Pietro (22 giugno):
“..il Csm ha il diritto e il dovere di avvertire che si sta facendo una legge incostituzionale”.
Giorgio Napolitano (1 luglio, Messaggio al Csm): “… non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni.”
Antonio Di Pietro (2 luglio): “Il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica è ineccepibile”

Un tentativo che non si fa scrupolo di attaccare in maniera vergognosa anche il Capo dello Stato

Intervista a Paolo Flores d’Arcais co-organizzatore della manifestazione dell’8 luglio (2 luglio):
Domanda “..il presidente Napolitano ha scritto al vicepresidente del Csm Nicola Mancino per rimarcare che non è all’organo di autogoverno dei giudici che il vaglio di costituzionalità sui provvedimenti presi dal governo. Almeno su questo l’accordo dovrebbe essere generale, no?”
Risposta: “No è una vergogna …”

Come socialisti siamo convinti che proprio in questo momento sia invece necessario rispettare rigorosamente il ruolo e le prerogative del Capo dello Stato. Per questo l’8 luglio manifesteremo silenziosamente il nostro sostegno al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con un sit-in alle ore 15.45 di fronte al Quirinale.
Estendiamo l’invito a partecipare a tutte le forze politiche e a tutti i cittadini che sentono di condividere questo appello.
politica interna
27 giugno 2008
[n.28] Labouratorio e le scissioni atomiche

Come editoriale leggete il contributo dell’amico e compagno Danilo Di Matteo. Questa breve premessa va invece rubricata alla voce “Istruzioni per l’uso”. Perché se su Labouratorio il dibattito intorno al Congresso del Partito Socialista è avvenuto in maniera franca ed aperta, non si può dire lo stesso per altri, ben più rilevanti, casi. Ci pare infatti che nell’aria di alcuni ci sia voglia, se non di scissione, almeno di fuga. Prova ne sia lo scontro continuo ed ormai pressoché monotematico, specie negli ultimi giorni, sullo svolgimenti dei congressi territoriali. Lo diciamo chiaramente: non ci piace né il gioco allo sfascio, né gli accordi collettivi di salvaguardia. Aggiungiamo infine che ancor meno ci piace il gioco di chi quegli accordi di salvaguardia propone, o dice di accettare, e poi li fa saltare all’ultimo momento per arroccarsi nella cittadella della purezza (chissà poi quale), tacciando gli altri di scorrettezza. E’ un gioco che, per quanto tatticamente comprensibile, non ci sembra preludio a niente di buono.
Questo è un congresso per mozioni, potrà non piacere, ma così è, quindi si voti e si conti chi è maggioranza e chi è minoranza con le annesse responsabilità del caso. Tra queste crediamo che figuri anche quella di evitare scissioni atomiche, tradizione socialista che per una volta non ci dispiacerebbe veder tradita.

Cari compagni, parlate di socialismo… di Danilo di Matteo

In ogni congresso si corre il rischio dell’autoreferenzialità. Così mi sento di ricordare ai compagni del Ps che ai più interessano poco le mozioni e le diatribe interne. Con ciò, però, non si possono eludere i temi di fondo: non basta illustrare i singoli “punti” programmatici; occorrono idee-guida, serve un metaprogramma.
Un congresso non può dirimere tutte le questioni più controverse che da anni mettono a dura prova le menti e i cuori di pensatori e militanti; un congresso, però, non deve neppure rimuoverle. A iniziare dalla domanda che anche un bambino porrebbe: che significa la parola socialismo oggi? Perché l’aggettivo democratico, al quale un tempo la si univa, sembra ormai non bastare? Dirsi liberalsocialisti è un modo per salvare a ogni costo il termine socialista?
Sappiamo da decenni che il socialismo, oltre che come sistema, può essere inteso come movimento, alla Bernstein. Ma movimento verso dove? E con chi?
Zapatero parla di socialismo dei cittadini; senz’altro una formula suggestiva. Ma quale deve essere il rapporto fra lavoratori e consumatori-utenti? E quello fra meriti e bisogni? E scavando ancora: non dovrebbero essere anche il liberalismo e la democrazia tout-court rivolti ai cittadini? E di cattiveria in cattiveria: cosa differenzia il senso della giustizia sociale proprio di chi si ispira al cristianesimo da quello dei socialisti?
I temi etici rappresentano una frontiera del dibattito sulla libertà e sulla giustizia. Più che mai oggi il perseguimento dell’eguaglianza si fonda sul rispetto della differenza. Eppure sovente si ha l’impressione che quegli argomenti vengano usati come una sorta di stampella, di fronte a una visione nebulosa delle moderne ragioni del socialismo.

SOMMARIO DEL NUMERO 28

politica interna
28 maggio 2008
[Labouratorio n.23] Tu chiamale se vuoi duEmozioni

Essendo Labouratorio un po’ manicheo, ma anche integrazionista, divide tutto fra bianco e nero, ma poi li mischia che è un piacere. Ecco quindi un editoriale “splittato” fra due endorsement in vista del Congresso del PS. Un confronto di posizioni politiche … che non è poco visti i tempi!
Non ce ne vorranno i sostenitori della mozione dell’Uias, se per carenza di contatti non l’abbiamo inserita in questo split.

ENDORSEMENT NENCINIANO
Questo è un endorsement critico perché consapevole. Eppure endorsement rimane e trattasi di endorsement per Nencini segretario.
Il profilo politico innanzitutto. Si tratta di un dirigente con buona esperienza politica, giovane per i canoni anagrafici della politica nazionale e che conosce bene il partito che si candida a guidare. Proviene da una regione in cui la preponderanza storica del Pci-Pds-Ds e oggi del Pd ha da un lato rafforzato l’identità emotiva dei socialisti – specie nel periodo post-Tangentopoli, quando proprio i cugini comunisti si dilettarono nella caccia al garofano – dall’altra ha innegabilmente abituato ad una convivenza politico-amministrativa non immune da logiche di sopravvivenza; logiche che non hanno mancato di cozzare con le ragioni di una politica più avventurosa (vedasi il caso RnP).
Come i veri endorsement di stile britannico, questo non è dunque un sostegno con firma in bianco, ma è animato dalla speranza e dalla volontà di contribuire ad un percorso che privilegi l’elaborazione e la proposta rispetto al pur importante aspetto “gestionale”.
In questo senso condivido la volontà di cercare di dotarsi di strumenti utili per costruire una più forte autonomia di proposta politica e programmatica. Iniziative editoriali ed una Fondazione possono essere un buon viatico per riattivare una pedagogia politica che non solo quello socialista, ma anche partiti più grandi, hanno accantonato da troppo tempo.
Ritengo inoltre che sia condivisibile la fotografia critica dell’attualità politica, italiana ed europea, presente nella mozione. Peraltro la parte critica delle tre mozioni è sostanzialmente simile. Mi sembra però che, nell’intenzione di cercare una sfida politica col PD, sia più coerente con un profilo di socialismo liberale quello di essere incalzanti sui temi della modernizzazione economica e sociale, piuttosto che cercare convergenze acrobatiche, quanto poco percorribili, con i resti dell’Arcobaleno infranto per posizionarsi a sinistra del PD.
Leggo questa preferenza non solo sulla base della possibile prospettiva, ma anche sulla base della coerenza con la storia del socialismo italiano, quello democratico e liberale.
In due parole: concretezza e coerenza … almeno si spera!
Tommaso Ciuffoletti

ENDORSEMENT LOCATELLIANO
Il titolo innanzitutto. Sarà perché l’ho scelto io, ma partire dalla politica in un partito che è solito discettare di spartizione di posti che non ci sono è il primo passo senza il quale non ne seguiranno altri.
Il coraggio in secondo luogo. Locatelli è scesa in campo in modo trasparente, con una lettera ai compagni in cui ha manifestato apertamente la propria volontà di candidarsi, in un momento in cui peraltro era chiaro che fosse palesemente svantaggiata. Si è comportata da dirigente più e meglio di tanti altri pseudo-leader e credo che più e meglio di altri possa garantire una gestione di garanzia per tutti.
La mozione in terza battuta. Essa stessa è permeata di una certa tensione ideale per una partito diverso, non più fine a sé stesso ma che riscopra tanto il valore dell’esercizio della democrazia e il pluralismo interno, quanto un proprio autonomo ruolo nella politica italiana. Entrambi questi obiettivi sono accompagnati da programmi ambiziosi ma specifici per una vera e propria rivoluzione della forma partito e per una tanto evocativa quanto impegnativa “Epinay” della sinistra laica, liberale e socialista.
Si può forse accusare di idealismo velleitario queste posizioni. Si può, e però sono convinto che non renderemmo un servizio né a noi stessi né al paese se rimanessimo chiusi nel recinto del realismo e della mera gestione del poco che siamo. Siamo troppo deboli e pertanto inutili per non volare alto.
C’è un’ultima ragione, di carattere personale. Mi sono iscritto al Partito Socialista perché ritenevo che ci fossero, intrappolate in una comunità debole e mal condotta, le risorse culturali ed umane potenzialmente dotate dell’ambizione di riprendere le redini di un paese allo sbando.
E’ probabile che io mi sia sbagliato, cionondimeno, consapevole di voler essere opposizione di qualsivoglia prospettiva minimalista, non posso che reiterare la mia scommessa e sostenere la mozione che più sembra avvicinarvisi.
Andrea Pisauro

SOMMARIO DEL N. 24

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