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politica interna
27 dicembre 2012
[Consigli] Caro Candidato
Caro candidato che mi mandi il tuo spam scrivendo in apertura "Ricevi questa mail perchè regolarmente iscritto ..".
Sappi che io non sono regolarmente iscritto nemmeno all'anagrafe.
Meglio se mi scrivi: "Questo è spam".
L'onestà prima di tutto.
politica interna
17 novembre 2012
[dal Corriere Fiorentino] Shel Shapiro canta Renzi. E le regole contano
Erano i Rokes di Shel Shapiro che insieme a Lucio Dalla presentarono Bisogna saper perdere al Festival di Sanremo nel 1967. Ma fra le tante canzoni che stanno accompagnando la convention renziana alla Leopolda questa non si è sentita, anche se nei corridoi il dubbio che per una volta il «ragazzo fortunato» debba fronteggiare una sconfitta stavolta si avverte.
Niente può essere certo, comunque, nell'Italia della sfiducia e delle vampate politiche e tra i sostenitori del sindaco c'è chi preme affinchè lui oggi tenti il tutto per tutto e vada all'assalto del segretario Bersani, tornando allo allo spirito originario della rottamazione e riaccendendo il sacro fuoco della sfida a tutto campo. Del resto la fase «buonista» di Renzi ha coinciso con l'inizio della sua discesa, non tanto nei sondaggi, quanto nella fiducia diffusa e percepita di potercela davvero fare.
La gestione degli umori in una campagna elettorale è una questione delicata per la quale l'esperienza aiuta sicuramente. Ma l'esperienza aiuta anche a tener sempre presente che, in un qualunque gioco, sono le regole a definire il campo (e se qualcuno avesse dubbi in proposito potrà trarre utili spunti dal dibattito in corso sulla legge elettorale nazionale).
Fra i tanti meriti che anche gli avversari più ostici devono riconoscere alla campagna per le primarie animata dal sindaco di Firenze (e in fondo le primarie stesse sono merito di Renzi), manca una conquista decisiva: l'avere ottenuto regole realmente volte a favorire la tanto predicata partecipazione. Tra registrazioni online e non, individuazione del luogo dove iscriversi e dei seggi in cui votare (il tutto al netto di albi da firmare, euro da versare e documenti da esibire) la conquista del diritto di voto a queste primarie è impresa non banale. Certo, l'organizzazione impone alcune ineludibili complessità, ma sono quelle superflue, quelle che sanno più di volontà d'ostacolare a lasciare perplessi e a segnare un punto di sconfitta per il candidato che più di tutti gli altri ha predicato un modo nuovo di fare politica.
Perché si può anche saper perdere, come cantavano Shapiro e Dalla, però dopo essere riusciti a giocare con regole chiare e semplici, soprattutto imparziali. In politica gli errori si pagano, le sottovalutazioni anche.
politica interna
2 novembre 2012
[dal Corriere Fiorentino] Le primarie, Renzi ... Taricone e la Santanchè
Esercizio per le teste d'uovo del Pd: definire in due righe «elettore di centrosinistra». Chi ha votato almeno una volta per un partito di centrosinistra? Definire allora «centrosinistra». L'Italia dei Valori è un partito di centrosinistra? A sentire l'ultimo Bersani si direbbe di no. Allora è elettore di centrosinistra chi voterà centrosinistra a prescindere dall'esito delle primarie? Se così fosse allora è il concetto di «politica» a dover essere ridefinito. Perché il paradosso e l'ipocrisia del dibattito sulle regole per le primarie del centrosinistra sta proprio nel prescindere dal fatto che «il problema è politico» (come si diceva un tempo nelle case del popolo). Se queste primarie hanno un merito, è quello di porre per la prima volta sul tavolo nazionale del centrosinistra una serie di opzioni tra loro realmente alternative. Non sono le primarie di Prodi, tanto per essere chiari. E non solo perché si tratta di una sfida vera in termini elettorali, ma perché i contendenti sono portatori di proposte politiche che, al di là dei giochini retorici, sono diverse e tra loro sinceramente alternative. Ed è proprio questa la forza e la novità di questa competizione elettorale.
Sbaglia chi crede che ci sia solo una competizione tra personalità diverse, stavolta ci sono opzioni vere e distinte tra cui scegliere. E su questo, senza timore d'esser tacciati volgarmente di «renzismo», si deve riconoscere al sindaco di Firenze di aver saputo dar voce a istanze non nuove dentro il suo schieramento, ma proposte per la prima volta con la possibilità di diventare maggioritarie.
Sbaglia chi non riesce a vedere in questa sfida un'opportunità per il centrosinistra. Perché è vero che le primarie sono un format politico-mediatico con regole proprie, ancora nuove per il sistema italiano. Così come è vero che Renzi spiazza perché è un interprete brillante di questo format dato che a differenza dei politici tradizionali, che considerano il riflesso mediatico del loro agire politico, lui considera il riflesso politico del proprio agire mediatico (non è un gioco di parole, ma una questione fondamentale). Però all'interno di questo format la politica c'è, in modo evidente. Per questo sono convinto che, tanto più in una fase in cui l'astensione è una prospettiva di (non) scelta per tanti elettori, il centrosinistra dovrebbe investire sulla forza attrattiva di questa competizione, invece di scoraggiare il voto degli italiani (soprattutto se simpatizzanti di Renzi...), nononostante l'ammonimento delle elezioni siciliane.
P.S. Per capire quanto sia decisivo l'elemento «politica» all'interno del format primarie si pensi per un attimo alle possibili primarie del centrodestra. Il vuoto del dibattito su cui si vanno annunciando rischia di farle assomigliare a un format che rimarrebbe soltanto mediatico, stile Grande Fratello. Ma Taricone era molto più interessante della Santanché.
politica interna
10 settembre 2012
[Forrest Renzi] Storia di un ragazzo che senza essere un genio finì col sembrarlo
4 settembre 2012
[Italianz] Renzi, l'Unità e la casa del popolo
Casa del Popolo fiorentina. Ieri pomeriggio. Prendo caffè e aspetto che avventore stagionato finisca con l'Unità.
Quando mi pare abbia terminato l'attenta lettura, cortesemente domando:
"Scusi, posso prendere?"
"Prenda, prenda, tanto ormai
anche qui l'è tutto un Renzi. Due pagine su'i Renzi, i'commento su i'Renzi, le lettere su i'Renzi. Pare che l'Unità la sia l'organo de i'Renzi".
Ecco, lo stagionato avventore non credo fosse un raffinato spin doctor nè credo (e spero, per lui) che si sia mai fregiato del titolo di lìder, nè tantomeno di Maximo.
Eppure lui ha capito.
Ha capito quello che allora sfuggì a Domenici e che oggi sfugge a D'Alema, Bindi, Franceschini e compagnia (d'astuti) cantante.
politica interna
17 novembre 2009
[Di ritorno da Chianciano] Romanzo Radicale
Premessa di merito: un congresso radicale è roba da lasciare secco chi, inesperto di vita di partito, vi assista per la prima volta, mentre per coloro che sono esperti di vita di partito è una cosa assolutamente allucinante.
Premessa di metodo: questo è il resoconto di uno che il congresso l'ha seguito live in maniera non troppo costante; interessata, ma senza eccessivi ardori e quindi assolutamente parziale e inattendibile.


ROMANZO RADICALE*
*bozza da sistemare per Labouratorio.it

Il passaggio che dà la cifra del congresso di Radicali Italiani sta in una delle migliaia di parentesi aperte da Pannella nelle sue svariate ore di interventi ed è quello in cui Marco ha espresso la sua concezione di politica affermando di prediligere la narrativa sulla saggistica. A dispetto di ciò che qualcuno potrebbe pensare non è una notazione banale né tantomeno superflua.
Perché da un lato spiega come si costruisce l'identità politica radicale; ovvero attraverso le mille narrazioni di vicende spesso private che diventano sentire pubblico. Così come i film e i romanzi di Pasolini hanno scoperto l'Italia del dopoguerra con il racconto, così storie radicali come quella di Luca Coscioni hanno portato al cuore della politica una sfida che è storia del presente: la libertà di ricerca, la coscienza della libertà, i dilemmi della scienza medica e della bioetica, i diritti di terza generazione e oltre.
Dall'altro spiega anche il modo in cui Pannella pensa i radicali e i radicali pensano sé stessi; il loro è un grande romanzo radicale, composto non tanto dalla storia, ma delle storie radicali.
Più prosaicamente questa chiave spiega anche l'andamento del congresso. Un congresso narrativo, dove si racconta l'Italia dei radicali di oggi. Un'Italia soffocata dall'infame regime della mafiosità partitocratica (“nientemeno” direbbe Bordin) in cui la strage del diritto diventa strage di popoli. E così questa diviene la scenografia, lo sfondo su cui scorrono storie apparentemente inconciliabili come quelle raccontate dal rappresentante del Siulp (sindacato delle forze di polizia) Felice Romano e quelle del figlio di Aldo Bianzino, Rudra, a cui il padre è stato portato via da forze di polizia che non glielo hanno mai più restituito. Non è il maanchismo a tenere insieme storie apparentemente così diverse. Nella lettura radicale quelle storie fanno parte della stessa vicenda, anzi, meglio: sono lo stesso romanzo, dello stesso popolo di cui fa strage la strage del diritto.

Popolari e liberali, questi sono i radicali. Popolari nel senso più alto del termine, perché non c'è classe per loro, non c'è ceto, così come non c'è fede, a separare i diritti dai torti. C'è, nella più limpida concezione liberale, il Diritto.
Per questo si difende Caino, perché in realtà non si sta difendendo lui, ma il Diritto e con lui il popolo (i popoli nella concezione transnazionale della politica radicale, altra grande intuizione di Pannella).
Non vi paia poco.

Anche perché i radicali sanno dar corso politico a questa lettura della realtà. Il metodo è quello ghandiano e nonviolento. Anche questo non sembri banale. Intanto perché questo paese ricorda la storia (il romanzo criminale) di gruppi animati da idee più fanatiche e meno rivoluzionarie di quelle dei radicali, ma che operarono con violenza facendosi strumento di strage. E poi perché, si potrebbe dire con uno slogan, la nonviolenza aguzza l'ingegno. Ed ecco così invenzioni mediatiche come i fantasmi radicali, ecco i nudi di gruppo, ecco le distribuzioni in piazza dei soldi del rimborso pubblico così come dell'hashish (a cui poi seguivano le autodenunce, in nome della lotta nonviolenta per il Diritto).
Su tutte, poi, campeggerebbe l'immagine di Marco Pannella che, lottando non per una sciocchezza, ma perché la Corte Costituzionale smettesse di operare illegalmente, beve la sua urina. Campeggerebbe, perché la censura, contro la quale nessun dipietrista ebbe allora a protestare, vietò la messa in onda di quelle immagini.

A chi obietta che dietro tutte queste messinscene c'è poi il Pannella che fa accordi con Berlusconi, che si fa eleggere i deputati dal Partito Democratico, che si mangia i figli e alla fin fine è sempre il solito stronzo facciamo presente semplicemente che sì, Pannella è uno stronzo, ma fa politica e se la politica è sangue e merda lui almeno ci mette entrambi, altri si limitano alla merda, il sangue lo fanno mettere al popolo.

Che poi “popolo”, dice sempre qualcuno storcendo il naso, quelli là saranno quattro gatti. Ed è vero, anzi, verissimo. Figurarsi che i radicali iscritti non arrivano a 1.400 persone in tutta Italia, mentre i fans di Topo Gigio su Facebook sono 18.535. A Chianciano i 217 iscritti presenti hanno eletto il proprio segretario, pochi giorni dopo aver accolto a Congresso il segretario di un partito eletto da 3 milioni 3 (“nientemeno” direbbe Bordin) di cittadini. E nessuno si è scomposto.
Anzi, alla fine della performance di Bersani è apparso evidente che se si mettevano sulla bilancia non i numeri di cui sopra, ma la politica ... beh era proprio il segretario del Partito Democratico quello in deficit.
Perché Bersani, in fondo, ha detto due cose. La prima è che il PD è pronto a discutere la riforma della giustizia, a patto che Berlusconi sgomberi il campo dai provvedimenti volti a risolvere le sue vicende giudiziarie. Il problema è che Bersani non ha detto quali sono le ragioni, le opinioni, gli obiettivi con i quali il PD è pronto ad occupare il campo una volta sgomberato dalle scartoffie di Ghedini. Il dubbio è che non ve ne siano, certo è che non ve ne sono di chiari.
L'altra cosa che ha detto Bersani, quasi a giustificarsi di quanto sopra, è che il PD deve trovare un senso alla sua politica, deve avere una sua idea di società (la mitica “idea di società”, che è un po' la pietra filosofale del politichese old school) prima di poter avanzare proposte politiche più chiare.
Ecco, quello che un radicale può a buon diritto far presente a Bersani, dimostrando che 1.400 contro 3 milioni può essere una sfida dall'esito sorprendente, è la semplice domanda: che cosa, se non gli obiettivi politici raccontano la tua “idea di società”? Cosa, se non le tue proposte di cambiamento possono farmi capire chi sei? Noi, ad esempio, cerchiamo di essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Insomma, Bersani, noi un romanzo ce l'abbiamo, il tuo qual'è?
politica interna
26 ottobre 2009
[Primarie] Sorpresone democratiche
Si sveglia e scopre che il leader del partito di maggioranza relativa della "minoranza strutturale" di sinistra è Massimo D'Al ... ehm .. volevo dire Pierluigi Bersani. Che paese incredibile l'Italia! Ti distrai un secondo e quando ti volti ... tutto è esattamente come prima!
politica interna
2 settembre 2009
[Status confusionale] Tommaso Ino Ciuffoletti ...
prosegue l'analisi delle mozioni per le primarie democratiche. Oggi tocca a Franceschini. Ora, se io fossi il segretario uscente che si ri-candida alla guida del partito eviterei d'iniziare la mia mozione con la frase "Attorno a noi sta cambiando tutto" ... non vorrei che a qualcuno venisse voglia di far cambiare qualcosa non solo attorno, ma anche all'interno.
politica interna
1 settembre 2009
[Status confusionale] ... non il mio, quello del PD ...

 la "mozione" Bersani per le primarie del PD si apre con la tonitruante frase "Il Partito Democratico è la più grande intuizione degli ultimi venti anni" ... in effetti, al confronto, roba coma la clonazione o la mappatura del genoma umano impallidiscono

politica interna
16 luglio 2009
[Primarie PD] Candidature finalmente all'altezza


Pare che anche il nero del Tartufon sia pronto a scendere in campo per la segreteria del PD

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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