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SOCIETA'
22 gennaio 2013
[AAA Cercasi] Le liste del PdL in Campania le avrà mica Corona?!
Si cercano due cose in questi giorni: Fabrizio Corona e le liste del PdL in Campania.
Bei tempi quando si cercava la pietra filosofale eh?!
politica interna
14 dicembre 2010
[Un, due, tre] Silvio regge
Tanto tuonò che ... Berlusconi c'aveva l'ombrello
politica interna
6 settembre 2010
[Mira-bello] C'è chi sta peggio. Fini
Sei lì nel letto (ore 18.00 circa) che ancora ti devi ripigliare dalla botta sella sera prima e accendi RadioRadicale. Ovvio. Mirabello. La Moroni dicono lì sia come a casa. 45 secondi prima hanno osannato Almirante. Poi inizi a sentire Fini. E non ci capisci un cazzo. Pensi sia colpa tua, dei postumi. Poi ti metti nei suoi panni e capisci che lui sta peggio. Lo giustifichi ed esci a giocare la tombola paesana.
29 aprile 2010
[Italici bocchini] Bocchino e le dimissioni
Dice Bocchino che lo hanno epurato. Ma non si era dimesso? Ah giusto, mi dimentico sempre che in Italia le dimissioni si annunciano, ma non si danno. Bocchino, un uomo da ridere ben oltre il cognome.
politica interna
22 aprile 2010
[Fini e o'pireto] Proverbi napoletani
Ormai stanco delle beghe del PdL regalo un proverbio napoletano a Fini: "abbesogna fa o'pireto (il peto) pe' quanto è gruosso o'culo" ... il rischio, altrimenti, è che a farti gruosso o'culo siano gli altri.
politica interna
6 aprile 2010
[dal Corriere Fiorentino] Le donne, la libertà e i pericoli dell'ipocrisia Share
Caro Direttore,
con il consueto interesse ho letto il suo editoriale di sabato, apprezzandone il ragionare lucido e pacato su un tema delicato, quello della pillola RU486, che invece è stato trattato in questi giorni con toni sopra le righe da autorità istituzionali e religiose.
Tuttavia, poiché non è per piaggeria che le esprimo il mio apprezzamento, le scrivo per dissentire dal passaggio del suo editoriale che presenta come “grave” l'invito rivolto dai Radicali alla Regione affinché la somministrazione della suddetta pillola non sia legata al ricovero ospedaliero, dall'assunzione fino all'avvenuto aborto, come prevedono le linee guida.

La questione infatti non è banale. Lo faceva presente molto bene il dottor Marchionni proprio sul Corriere Fiorentino dicendo: “Non capisco come si possa trattenere una donna in ospedale quando decide di andarsene. Che non vuole essere dimessa, ma vuole dimettersi. Questo vale per qualunque cittadino paziente che è libero di uscire da una struttura ospedaliera assumendosene, naturalmente, la responsabilità”. La questione, ripeto, non è banale e nasconde l'ipocrisia di un governo e di una maggioranza che hanno tentato in ogni modo di bloccare l'adozione del farmaco, in nome di una ideologica lotta all'aborto, ma senza avere l'onesta di mettere in discussione la legge che regolamenta l'interruzione di gravidanza. Così facendo la maggioranza evita di confrontarsi su un terreno che misurerebbe realmente la presa sull'opinione pubblica di posizioni come quelle brandite dai neopresidenti leghisti di Veneto e Piemonte ed offre alla Chiesa il simulacro dell'imposizione di un ricovero che dovrebbe scoraggiare il ricorso alla RU486, pur sapendo benissimo che tale imposizione, scusi il gioco di parole, non può essere imposta.
Per questo non vedo cosa ci sia di “grave” se c'è chi fa notare questa ipocrisia.

Al di là delle decisive questioni legislative, quello che non capisco, è l'ansia di chi crede che il non banalizzare il dramma dell'aborto passi attraverso un ricovero ospedaliero. Quella inferta all'animo di chi opera una simile scelta è una ferita che non si rimargina. E' un dolore che si rinnova ogni volta che la mente torna a ciò che si è legato per sempre a quei momenti. Mi si dirà che non per tutti è così e che invece per alcuni si tratta di una decisione da poter prendere con superficialità. Stento a crederlo, ma anche accettando questa tesi non capisco come possa un ricovero coatto rendere più sensibile un animo umano. Una violenza superflua a fin di bene? Mi spiace, ma è un'idea di civiltà che non posso condividere.

E se si può aggiungere una notazione - che non è a margine, ma dovrebbe essere centrale - questo dibattito tutto, o quasi, al maschile fa avvertire in maniera lampante l'assenza delle donne dal centro della scena politica di questo paese. Mai come in questo momento ci sarebbe invece bisogno di sentire la loro di voce.
Tommaso Ciuffoletti

Caro Tommaso, nel caso della Ru486 non si tratta di imporre un ricovero coatto, ma di rispettare la legge che fin dal 1978 prevede che l'aborto avvenga in ospedale, e non in ambulatorio. Per quanto tempo una donna ci dovrà stare lasciamolo decidere a lei, insieme con i suoi medici. Ma mettere nero su bianco il principio che per abortire basta andare in corsia, prendere una-due pastiglie e tornare a casa, rischia di produrre nuove banalizzazioni di una decisione che invece è drammatica. In qualunque forma.
La testimonianza sull'uso della pillola abortiva pubblicata ieri dal Giornale vale più di ogni ragionamento. Già ieri abbiamo raccolto le voci di due donne importanti per questa nostra regione. Speriamo di ascoltarne molte altre.
Paolo Ermini

dal Corriere Fiorentino di Domenica 4 Aprile 2010
politica interna
3 marzo 2010
[Popolo della Libertà] Il partito dei fatti ...

politica interna
1 marzo 2010
[Colpa d'Alfredo] Dedicata al compagno Milioni
Dedicata al compagno Milioni, uno di quei compagni che, come il compagno Mirko Tremaglia, grazie ad un lavoro oscuro, ma attento e puntuale, ancora permettono alla sinistra italiana di vincere.


13 gennaio 2010
[Renata Polverini] Donna di ricercata incompetenza
A riprova del fatto che la Polverini spesso e volentieri quando parla non sa di cosa parla vi consiglio di guardare questa divertente conferenza stampa, risalente al 2 febbraio 2008 (grazie all'archivio di RadioRadicale.it). Dopo la crisi di governo partono le consultazioni di Franco Marini, incaricato da Napolitano di verificare le possibilità di un governo di transizione che non interrompesse la legislatura. Guardate l'intervento della Polverini.

Esilarante quando dice che l'Ugl si dichiara a favore del referendum Guzzetta per "restituire (ai cittadini elettori) la scelta con il voto di preferenza".

Piccolo particolare, IL REFERENDUM GUZZETTA NON PREVEDEVA IN ALCUN MODO IL RIPRISTINO DEL VOTO DI PREFERENZA!!!! ANZI RESTRINGEVA ULTERIORMENTE L'OFFERTA POLITICA PER I CITTADINI ELETTORI!!! E questa dichiara pure di aver raccolto 50.000 firme per una causa che non ha nemmeno capito!!! Non è cattiva la Polverini, semplicemente non sa di cosa parla.

politica interna
2 aprile 2009
[Anticipazioni] Ritratti: Massimo D'Alema (e Walter Veltroni)
Ancora non è definitivo, ma dovrei collaborare nei prossimi mesi con una rivista online. Compito assegnatomi: scrivere brevi ritratti di politici italiani, con l'idea di compilarli poi in un volumetto da mettere in stampa.
Quella che anticipo qua è la bozza del primo ritratto. Un ritratto che non poteva che aver due soggetti, visto che stiamo parlando di Massimo (il timido protagonista) e Walter (il vuoto sabotatore) ...


RITRATTI - Massimo D'Alema (e Walter Veltroni)



La migliore battuta sul Partito Democratico non poteva che essere sua. Interrogato da un vecchio compagno sulla data del prossimo congresso del PD, Massimo D'Alema ebbe a rispondere “Un congresso si fa quando ci sono due linee politiche ... noi al momento non ne abbiamo nemmeno una”.
Eppure, al tempo di questa battuta, segretario del partito nuovo era il vecchio compagno Walter Veltroni e da che esistono i post-comunisti in Italia anche i bambini, che finalmente possono dormire sonni tranquilli, sanno che Veltroni e D'Alema sono divisi sulla direzione politica da far prendere alla migrazione del proprio popolo dopo il tramonto del sol dell'avvenire.
Ma la battuta dello sprezzante baffetto verso la nullità politica espressa dal Veltroni segretario democrat ha un fondamento di verità che ribalta la narrazione classica delle recenti vicende del PD. Secondo tale narrazione Massimo D'Alema è stato l'indefesso cospiratore, il guastatore interno dedito al sabotaggio della linea del leader scelto dalle primarie. Ma mentre tutti i commentatori si sforzavano a tinteggiar di fosco il suo profilo, nessuno si prendeva la briga d'interrogarsi su quale fosse la linea politica che lui, almeno a stare ai loro racconti, avrebbe sabotato.
Se qualcuno si fosse dedicato a tale indagine anche solo per un attimo avrebbe forse colto il paradosso per cui non è D'Alema ad aver sabotato Veltroni, ma è Veltroni che da anni sabota D'Alema. La ragione è semplice e semplicemente politica. D'Alema ha una linea politica, Veltroni no; e questo vale al di là della bontà o meno di quella linea. Anzi, Veltroni esprime la sua linea politica in mera contrapposizione a quella dalemiana ed è quindi, di fatto, un sabotatore/parassita ... politicamente s'intende!

Quella di Veltroni è un'idea di politica profondamente vacua, ben descritta dalle parole dell'Andrea Romano di “Compagni di Scuola”:
«“La mia idea di politica – dice Veltroni – e persino i riferimenti storici per me più importanti comportano il dovere, talvolta aspro, della chiarezza”, in quanto “sicuramente sono uno che rischia in politica, perché ho sempre detto delle cose eterodosse rispetto al mio tempo”. In mancanza di indizi più precisi sulla sua “aspra eterodossia” - di cui si ignora l'esatta conformazione, avendo Veltroni fatto la serena carriera di un berlingueriano eminente, che certo non frequentava le sezioni del Pci per diffondervi i germi dell'eresia – viene da pensare che l'unico rischio dell'operazione consista nell'appropriarsi di quel mito (berlinguerian-kennediano ndr)senza farsi frenare da eccessivi pudori».
Quella di D'Alema è invece un'idea politica semplice, quasi ovvia ... tanto che fino ad oggi, non è mai riuscito a realizzarla! La si ritrova espressa con chiarezza in un'intervista rilasciata a Bruno Vespa nel 1996.
«Tu non hai mai pensato a un partito dell'Ulivo? “No. [...] Se hai voglia di andarti a rileggere il discorso del giugno '94, quando chiesi la fiducia per diventare segretario del Pds, c'è scritto che non volevo il partito dell'Ulivo”.
Già pensavi al partito socialdemocratico? “Sì, è scritto lì. E' scritto che dobbiamo completare la svolta creando un partito saldamente impiantato nella tradizione del socialismo europeo”
E i rapporti con i Popolari, in prospettiva, quali saranno? “La mia bussola è l'Europa. I Popolari sono una delle grandi correnti politiche dell'Europa democratica. In Europa c'è una Destra molto conservatrice che non ha un grande peso. Poi c'è una Destra liberalconservatrice. E poi ci sono i Popolari. In alcuni paesi europei sono antagonisti dei socialisti. In altri (Olanda, Belgio, Austria) collaborano al governo coi socialisti. I Popolari non collaborano mai con la Destra. Dove c'è una Destra forte collaborano con la Sinistra. Dove non c'è sono alternativi alla Sinistra. In ogni caso, nessuno immagina che possano confluire nel nostro nuovo partito».

Esprimendo Veltroni un vuoto politico riempito solo dalla costruzione della propria immagine, ed avanzando invece D'Alema una direzione politica, per quanto timida, appare evidente che quello ad esprimersi politicamente per contrapposizione sia sempre stato Walter.
Ad oggi il suo sabotaggio può dirsi riuscito, perché, per eccesso di ritardo, la linea Dalemiana non ha più la ragion d'essere espressa oltre 10 anni fa. Il perché sta scritto nella mossa decisiva del più geniale politico italiano degli ultimi lustri, quel Silvio Berlusconi che dal predellino di un auto non solo ha lanciato un partito, ma lo ha saldamente impiantato nella tradizione del popolarismo europeo, facendo saltare le fila del ragionamento del povero Massimo.
Il sabotaggio veltroniano ha dunque contribuito al tracollo dell'unica prospettiva politica made in post-Pci. Rimane una sola consolazione al compagno Massimo ed è quella con cui chiudiamo questo requiem.
Festa nazionale del Partito Democratico a Firenze, la scorsa estate. Un giovane fan di D'Alema va incontro al suo idolo al grido di “Presidente! Sappia che io son sempre stato d'accordo con Lei!”. Il baffo s'increspa nel ben noto sorriso sarcastico, quasi ad anticipare il tono della risposta: “Allora sappi che hai sbagliato molto ... ma molto meno di altri”.
politica interna
13 maggio 2008
[Labouratorio n.22] Working Class Hero
di Andrea D'Uva

Fatto il governo ora tocca di governare. Berlusconi ha varato il suo quarto esecutivo, al quale spetterà il compito di guidare l’Italia per i prossimi cinque anni.
Un risultato pare già essere centrato ed è il superamento dell’instabilità politica: poter contare su di un ampia maggioranza consente di affrontare in maniera incisiva il tema fondamentale delle riforme. In particolare quelle che dovrebbero stare maggiormente a cuore a chi a sinistra si riempie la bocca della parola “riformismo” riguardano la sfera sociale e del lavoro, le cui deleghe sono state affidate ad un ministro la cui storia personale è legata proprio all’area socialista: Maurizio Sacconi. Già esponente del Psi poi approdato a Forza Italia, era sottosegretario al Welfare ai tempi della stesura del libro bianco di Marco Biagi, con cui collaborò prima dell’assassinio del giuslavorista.

Le prime dichiarazioni del neo ministro fanno ben sperare. Ha dichiarato, pur criticandola per via dei costi che graveranno soprattutto sulle future generazioni, di non voler modificare la controriforma pensionistica voluta dal governo Prodi, questo per evitare di alimentare il clima di incertezza in campo previdenziale. La priorità, ha proseguito Sacconi, deve essere l’aumento di partecipazione al lavoro, aiutando con politiche mirate le categorie più marginalizzate ovvero le donne, i giovani e gli ultracinquantenni. Al tempo stesso il governo ha in programma di adottare a breve scadenza un provvedimento teso all’incremento della parte variabile di salario, ed alla detassazione degli straordinari, due voci legate alla produttività aziendale. Ogni opposizione a tali proposte non potrà prescindere dal merito delle proposte stesse, per risultare credibile agli occhi di un elettorato apparso più maturo di come lo ha tradizionalmente dipinto una certa intellighenzia.

Quale atteggiamento adotterà il Partito Democratico? Accetterà la sfida del riformismo, quello concretamente praticato non quello meramente predicato? Oppure si chiuderà su di una logica di contrapposizione aprioristica? Se ascolterà le sirene di quella parte di sinistra, radicalmente conservatrice, peraltro esclusa dalla rappresentanza parlamentare, nell’illusione di attrarre verso di se il suo elettorato finirà col perdere la sfida della modernità. Se sposerà la linea della triplice sindacale, cercando una rivincita postuma in qualche manifestazione di piazza si condannerà ad una posizione di nostalgica retroguardia. CGIL, CISL e UIL appaiono scettici rispetto alle proposte governative e sono orientati ad una generica redistribuzione, attraverso maggiori detrazioni, di pochi spiccioli nella busta paga di tutti i lavoratori dipendenti e dei pensionati.
Tale operazione rischia di essere scarsamente percepita dalla maggioranza dei lavoratori come un reale incremento del potere di acquisto e sarebbe marginalmente ininfluente rispetto alla produttività. Sentirsi premiati, in termini economici, per la quantità di lavoro aggiuntiva data alla causa aziendale è una legittima aspirazione di molti lavoratori dipendenti, i quali non sono più disposti a farsi irretire dalla retorica della lotta di classe all’ombra della quale molti sindacalisti si sono nascosti per farsi casta e portare avanti una carriera nella quale il lavoro ha avuto poca o punta parte. La politica riprenda il suo ruolo, che è quello delle decisioni. Nei paesi democratici le preferenze dei cittadini si esprimono con il voto, mentre nei sistemi oligarchici sono le corporazioni a dettar legge.

Pare che la maggioranza parlamentare l’abbia capito e stando al governo appronterà le sue decisioni, vedremo cosa sarà capace di fare l’opposizione dal cui atteggiamento dipende la possibilità di evolvere verso una forma più moderna di sinistra.

SOMMARIO DEL N.22

politica interna
27 marzo 2008
[Dopo I'm PD] Il mitico video di "Meno male che Silvio c'è"


Quando pensavo di poter finalmente dire la fatidica frase "ho visto cose che vuoi umani non potete neanche immaginare", cose tipo il video di "I'm PD", ecco che i giovani della Brambilla mi piazzano la zampata che non ti aspetti. O meglio, magari te l'aspettavi anche, ma speravi in cuor tuo che potesse non arrivare.
E invece no! Ed ecco un inno micidiale, con un video ancor più micidiale. Il pathos interpretativo della canzone è roba da far rabbrividire Adriano Pappalardo ... e ora che ci penso la strofa del brano ricorda in diversi passaggi proprio la celebre "Ricominciamo". Ad onor del vero, va detto che in questo video c'è almeno un po' di figa, colpevolmente assente nel video di "I'm PD" (oltretutto la più carina della compagnia - la castana che si conquista diversi primi piani tra i ragazzi sulle scalinate del palazzo di Confindustria a Roma - ha un volto che non mi è nuovo e mi sovviene il sospetto di averla già incontrata da qualche parte ... forse ai tempi dell'Università a Firenze ...)
Si notano inoltre gli sforzi produttivi, sicuramente più imponenti rispetto ai 70 euro di budget (che pure sono un enormità) del video dei wolontari.
Shockante la scena del giovane professore che insegna alla classe peggio vestita d'Europa e che ti tira fuori una voce in playback da mezzo tenore ... roba da lasciarti secco. Tuttavia direi che la scena madre è quella del fornaio "che mai non s'arrende", anche se se la gioca tutta con la micidiale scena del call center, quella in cui il ragazzo con vocione gutturale - anche questo ovviamente in playback - ti spara un gospel con la mitica frase su "chi è puro di mente".

Beh io adesso mi sento puro anche di corpo. Solidarietà ai compagni di "Meno male che Silvio c'è"

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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