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14 novembre 2013
[dal Corriere Fiorentino] Petti gonfi e PSE
Caro Direttore,
ho letto con interesse l’analisi di David Allegranti sul rinnovato dibattito in seno al Pd riguardante l’adesione o meno al Pse: il Partito dei Socialisti Europei per chi non lo sapesse. E credo siano parecchi a non saperlo. Del tutto legittimamente. Ai tempi della mia giovanile militanza in un partito che aderiva al Pse, unico in Italia, mi divertivo sovente ad irritare i miei più pomposi compagni, che gonfiavano un petto da 1% scarso dei consensi con il richiamo alla grande famiglia europea dei socialisti, facendo loro presente che io, piuttosto che andare a rompere l’anima alla gente in nome del Pse, l’avrei fatto più volentieri in nome di Geova. Con la fondata convinzione che avrei pure trovato maggiore riscontro di pubblico. Perché il dibattito sull’adesione a questo o quel partito europeo è, alla meglio, un dibattito fumoso, ad uso e consumo, solitamente strumentale, di pezzi di ceto politico o di supposti intellettuali più o meno organici. Intanto riguarda quelli che, lungi dall’essere partiti federali sono semplici rappresentanze di gruppi parlamentari del Parlamento meno rappresentativo che si conosca in Occidente, il Parlamento Europeo. In seconda battuta i gruppi parlamentari europei sono storicamente abitati da persone che vengono dalle tradizioni più disparate e spesso incoerenti con gli approdi (basti pensare che l’europarlamentare Giulietto Chiesa per un periodo fu addirittura iscritto al gruppo dei Liberali e Democratici!). Anche quelli che oggi si chiamano genericamente socialisti possono essere molto variegati. Non pochi sono figli della sparizione forzata di partiti comunisti dell’Europa Orientale e non è che abbiano posizioni e formazioni culturali perfettamente sovrapponibili a quelle dei laburisti inglesi o dei socialdemocratici svedesi. A questo obiezione vi risponderanno che la diversità è una ricchezza ed è tipica dei grandi partiti. Vero. Ma dei grandi partiti nazionali del ‘900. Oggi sarebbe bello avere invece dei partiti federali o transnazionali, che possano anticipare la formazione di una patria europea, invece che limitarsi a riproporci un’Europa delle patrie. Ma non sarà certo con dibattiti strumentali sul Pse che li avremo. Anzi! Ridurre il dibattito sulla rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni europee ad una disputa strumentale sull’adesione o meno al gruppo socialista del Parlamento Europeo è piuttosto avvilente. Del Pse ricordo semmai, con piacere, l’Ecosy, la Federazione dei Giovani Socialisti Europei, e i racconti (solo quelli s’intende) sulle virtù delle compagne scandinave. Il resto, francamente, era noia.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti

dal Corriere Fiorentino di giovedì 14 novembre
politica interna
12 ottobre 2010
[Minima immoralia] Il PS(I), Monaco e il Nencini
Ho deciso. Mi compro un appartamento a Monaco. 55 mq. La cucina la prendo all'Ikea e poi lascio tutto in eredità al PS(I). Almeno son tranquillo che lì non ci troverò il "genero di" nessuno ... ci troverò direttamente il Nencini
politica interna
10 gennaio 2010
[Lettera aperta a Marco Pannella] Contro il regime dei finti partiti della Toscana. Lottare con una lotteria
Caro Marco, saltiamo i convenevoli, tanto lo sai che ti voglio bene almeno quanto vorrei tirarti quei capelloni lunghi.
Vado dritto al punto. Come sai, e come so grazie a Radio Radicale, c'è la volontà radicale di partecipare alle prossime elezioni regionali che si terranno nella primavera del 2010. E' in corso una campagna di raccolta di firme per cercare di mettere in atto questo proposito. Bene dunque, ma si può fare di più.
Ti scrivo da cittadino toscano che suo malgrado ha testato i primi esperimenti di regime per ridurre al minimo i diritti degli elettori, scoraggiare la partecipazione e blindare quello che te chiami sfascismo partitocratico (anche se poi bisognerebbe approfondire meglio la questione: ma questi sono ancora partiti?). Il Consiglio Regionale Toscano, infatti, si fregia d'esser stato la prima assemblea per la cui elezione è stato usato il sistema poi giustamente chiamato “Porcellum”.

Era il 7 maggio 2004 e il Consiglio Regionale della Toscana pensò innanzitutto ad aumentare se stesso. Fu infatti votata a stragrande maggioranza la norma che prevedeva l'aumento dei consiglieri regionali da 50 a 65. Più poltrone per tutti! era il grido di battaglia. Alla faccia dei cittadini. Votarono a favore di quell'articolo: Democratici di Sinistra (DS), Margherita, Forza Italia, Alleanza Nazionale, i socialisti dello Sdi e i Verdi. Contrari, ad onor del vero, solo Rifondazione Comunista e PdCI.
Tale norma stava all'interno del nuovo Statuto Regionale, nel quale si trova anche il curioso Titolo VIII dedicato a “La partecipazione”. In effetti, caro Marco, sotto quel titolo stanno le norme che regolano l'iniziativa popolare delle leggi e l'istituzione di referendum abrogativi e consultivi (cosa che credo possa essere oggetto d'attenzione radicale). Tuttavia è stridente accostare alti riferimenti di principio, volti a dipingere una Regione che favorisce la partecipazione, con la legge elettorale che venne approvata contestualmente al nuovo Statuto. Una legge elettorale con la quale si sarebbe votato di lì a pochi mesi il nuovo Consiglio Regionale, composto come detto da 65 indispensabili consiglieri, e che prevedeva liste bloccate. In altre parole, la linea di principio che animava quella scelta potrebbe essere così riassunta: il cittadino vada pure a votare, tanto chi sarà eletto lo avranno già deciso i partiti. Un esempio originale di favoreggiamento della partecipazione dentro una logica di regime. Una logica talmente stringente che prima delle elezioni del 2005 un quotidiano toscano pubblicò la lista dei futuri membri del Consiglio Regionale. Sbagliò soltanto un paio di nomi.

Ad onor del vero va detto che pochi mesi dopo quelle radiose giornate di maggio, venne approvata la legge regionale 70 del 17 dicembre 2004. Una legge originalissima che sancisce la possibilità, per i partiti, di fare qualcosa che non è mai stato vietato e che, per giunta, permette di farlo a carico del contribuente. Si tratta infatti della legge con cui si è stabilita la possibilità di svolgere delle elezioni “primarie” per la selezione dei candidati all'interno delle liste bloccate per le consultazioni regionali. In altre parole, dopo aver introdotto un sistema elettorale con liste bloccate si cercava di giustificarsi agli occhi degli elettori promulgando una legge che invece di porre rimedio al furto di potere decisionale operato ai danni del corpo elettorale, offriva ai partiti la possibilità di svolgere “elezioni primarie” per stabilire l'ordine di presenza nelle succitate liste bloccate. Il tutto spesato dal cittadino derubato, perché le “primarie” le paga la Regione.
Per farla breve i partiti hanno prima deciso di operare un furto di potere ai danni del corpo elettorale, dopodiché si sono presi la briga di caricare sulle spalle dei derubati anche il costo di una fittizia restituzione di quel potere sottratto. “Becchi e bastonati” si dice in Toscana*.

Con questa legge la “Toscana dei finti partiti” ha nominato nel 2005 i membri del Consiglio Regionale tuttora in carica. Per le elezioni che si terranno quest'anno, tuttavia, ha ritenuto che fosse il caso di perfezionare il meccanismo di tutela del regime e a settembre dell'anno appena trascorso ha votato una modifica alla legge elettorale del 2004. Mantenute, ovviamente, le liste bloccate, e ridotto – causa eccesso di vergogna - il numero di consiglieri a 55, è stata introdotta la soglia di sbarramento del 4% per avere diritto alla rappresentanza all'interno del Consiglio regionale della Toscana dei finti partiti. La nuova legge elettorale è stata approvata con 43 voti a favore, quelli di: Partito Democratico, Forza Italia, Alleanza Nazionale, Alleanza Federalista (propaggine locale di FI), e dai socialisti del Partito Socialista (gli stessi dello Sdi). Questi ultimi hanno fornito i voti necessari ad evitare che la legge potesse essere sottoposta a referendum abrogativo su richiesta di un quinto dei consiglieri regionali, in cambio di un accordo fatto segretamente col Partito Democratico e poi reso noto da uno scoop del quotidiano La Repubblica di Firenze. Tale accordo, fatto in nome di una logica partitocratica ben poco dignitosa, prevede come premio per il buon servigio dei socialisti un posto nel listino bloccato collegato al candidato presidente (per il quale non sono previste “primarie” di sorta) ed un posto nella futura giunta regionale. Grazie al baratto con i consiglieri socialisti in vendita, dunque, quella modifica alla legge elettorale non sarà, almeno per ora, sottoposta al giudizio degli elettori. Elettori che invece, a marzo 2009, saranno nuovamente chiamati a fare qualcosa che con difficoltà può essere chiamato “votare”**.

Come vedi, caro Marco, il quadro è desolante. E allora mi rivolgo a te. Voglio farti fiducia, come tante volte ho fatto votando radicale nel corso degli anni. Non ti ritengo perfetto. I parlamentari radicali eletti nelle liste del Partito Democratico alle scorse elezioni politiche sono il risultato di un accordo deliberatamente partitocratico a cui anche tu hai deciso di sottostare. Ti riconosco tuttavia il coraggio di aver stipulato quell'accordo alla luce del sole (anche se non è stato altrettanto pubblico e trasparente il metodo seguito per la selezione di coloro che oggi siedono alla Camera e al Senato in virtù di quell'accordo).
Eppure ancora una volta mi trovo a rivolgermi a te, per farti una proposta tanto pazza che solo tu potresti almeno ascoltarla.
Ti chiedo, caro Marco, un gesto di radicalità, situazionista se vuoi, che sbatta in faccia alla Toscana dei finti partiti il rifiuto della loro bassa logica partitocratica e mostri agli elettori che anche accettando la legalità del regime si può fare opposizione radicale. Se davvero si faranno liste radicali per l'elezione del Consiglio Regionale della Toscana ti chiedo che l'ordine dei nomi di quelle liste sia stilato sulla base del caso. Ti chiedo di fare una lotteria, pubblica, magari in piazza, con tanto di urna e palline, per stabilire che ordine avranno nella lista i candidati radicali al Consiglio Regionale della Toscana dei finti partiti. Non false primarie, non la voce del padrone. Piuttosto il caso, la sorte. Non l'ansia della poltrona, ma quella di lottare contro il regime toscano dei finti partiti, anche sbugiardandoli, anche beffandosi di loro che beffano i cittadini e il popolo.
Perché non sarebbe una lotteria di quel tipo ad essere davvero beffarda, ma è il modo in cui il regime dei finti partiti si fa beffe dei toscani ad essere inaccettabile.

Con affetto,
Tommaso Ciuffoletti

* I DS utilizzarono, unici, queste elezioni nel 2005 salvò poi disattenderne l'esito nel nome della fusione con la Margherita e la presentazione di una lista unica (Uniti nell'Ulivo). Pagarono per questo anche la penale prevista dalla legge regionale.
** Rifondazione Comunista (5 consiglieri) può infatti ragionevolmente sperare di superare lo sbarramento del 4%. Gli altri gruppi contrari alla modifica della legge elettorale arrivano a mettere insieme 10 consiglieri. Con i 3 consiglieri socialisti avrebbero potuto essere in 13, il numero necessario per poter richiedere un referendum abrogativo, che in ogni caso si sarebbe tenuto dopo le elezioni regionali, per la mancanza dei tempi tecnici (visto il poco tempo a disposizione prima del rinnovo del Consiglio regionale).
politica interna
5 novembre 2009
[Firenze - Scandali e mani sulla città?] Se qualcuno vuole dare un segnale lo strumento c'è già
Già un anno fa la allora giunta Domenici fu scossa da un terremoto giudiziario che gettò lunghe ombre sull'operato di alcuni fra assessori, dirigenti del comune e esponenti di primo piano del PD fiorentino. In queste settimane una nuova inchiesta della procura di Firenze delinea l'ipotesi, fondata sugli elementi raccolti nel corso delle indagini, che a Palazzo Vecchio vi fosse una rete in grado di imporre il monopolio sull'edilizia a Firenze.

L'inchiesta chiarirà questi dubbi. Nel frattempo però si fa un gran parlare di quali risposte dovrebbe dare la politica, o la Politica (con la p maiuscola, come piace dire a qualcuno). Un parlare che però rischia di perdersi fra astratti riferimenti alle regole di vita interna dei partiti e poco utili dibattiti sulla sempreverde “questione morale”. Nel frattempo, in Consiglio comunale, le opposizioni hanno attaccato a testa bassa la maggioranza, e quest'ultima ha messo in campo una difesa dura e piccata con il sindaco Matteo Renzi. Ma, al netto dello show ad uso e consumo mediatico, non c'è pervenuta notizia di atti concreti per impegnarsi con i cittadini affinché episodi come quelli al centro dell'inchiesta di questi giorni, non abbiano a ripetersi in futuro.

Credo che offrire maggiore trasparenza ai cittadini sia il primo impegno che le istituzioni dovrebbero, oggi più che mai, assumersi nei loro confronti. Se c'è una volontà diffusa su questo tema mi permetto di far notare che lo strumento per dare un primo segnale concreto c'è ed aspetta solo di essere reso operativo.

Mi riferisco alla mozione per l'istituzione di una “anagrafe pubblica degli eletti”, che lo scorso 15 dicembre è stata approvata dal Consiglio Comunale di Firenze. Quella iniziativa era parte di una grande campagna promossa dai Radicali Italiani e a Firenze venne fatta propria dal Partito Socialista, che grazie all'allora consigliere Alessandro Falciani propose quella mozione, approvata grazie anche al voto di alcuni esponenti del centrodestra.

In quella mozione si faceva presente che l'accessibilità dei dati degli organi elettivi e del loro operato costituisce la base per il buon funzionamento delle istituzioni e risponde al principio, garantito costituzionalmente, del "conoscere per deliberare". La tempestività nell'aggiornamento con la quale vengono inseriti le informazioni costituisce una delle applicazioni pratiche di questo principio. Peraltro il sito del Comune mette a disposizione importanti informazioni sulla vita delle istituzioni cittadine ed è certamente nelle condizioni di ampliare in rete l'offerta nella direzione richiesta da questo atto di indirizzo.
Si chiedeva pertanto di rendere pubblici una serie di dati, tra cui: i bandi e gli esiti di gara, l'elenco delle proprietà immobiliari del Comune e loro destinazione d'uso; l'elenco dei consulenti, tipologia dell'incarico, e compensi ricevuti. E poi per ogni Società partecipata dal Comune, oltre alla Ragione Sociale, i nominativi dei componenti degli organi ed i relativi emolumenti, e i dati essenziali di bilancio.

Infine di ciascun eletto in Consiglio Comunale, nei Quartieri e membri Giunta si chiedeva di pubblicare online dati come gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo; la dichiarazione dei redditi nei modi e nella forma previsti dalla normativa vigente; la presenza nelle commissioni consiliari e nei Consigli Comunali; gli atti presentati e l'espressione di voto su ciascuno degli argomenti trattati negli organismi istituzionali.
Ebbene, quello strumento c'è. E stato messo in campo con un'iniziativa politica, raccolta in maniera bipartisan ed oggi aspetta di essere reso operativo. C'è la volontà di farlo?
politica interna
11 settembre 2009
[Dispiaceri] Le mie dimissioni da segretario fiorentino del Partito Socialista
Care compagne e cari compagni,
con questa lettera vi presento le mie dimissioni da segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.
Cercherò di essere conciso e chiaro soprattutto nello spiegare le ragioni politiche (sebbene da radicale mi sia stato insegnato che anche il privato è politico) di questa scelta presa in un lampo, pur dopo lunghi mesi di dubbi, e che considero definitiva.

In queste settimane sta partendo una nuova campagna di tesseramento al Partito Socialista. E' il momento in cui si sceglie di rinnovare la propria adesione ad un progetto. Nei giorni scorsi diversi compagni m'hanno chiamato proprio per chiedere delucidazioni su quale fosse il progetto del Partito Socialista. Io, che pur con tutti i miei limiti mi considero ancora mediamente capace d'intendere e di volere, mi sono trovato in serio imbarazzo nel chiarire e nel chiarirmi quale fosse il progetto del Partito Socialista.

Badate bene, non sono fra quelli che s'appassionano alle futili diatribe internettiane che rappresentano la corruzione del "gruppo di potere centrale" contrapposto alla virginale purezza del "militante di base" (che poi a ben vedere, gli animatori di tali sciocchezze, più che vergini militanti, son più spesso e più volentieri ex-dirigenti con vaghi accenni di frustrazione). Allo stesso modo non sono fra quelli che crede che la questione di fondo sia capire se andremo con Sinistra e Libertà, con il Partito Democratico o chissà con chi altri; anche perché le cattive amicizie sono bravissimo a scegliermele da solo.

E' tuttavia vero che il disorientamento di molti compagni della Federazione di Firenze del Partito Socialista è più che comprensibile.

Nella lettera che il Segretario Nazionale del Partito Socialista ci ha inviato per invitarci a rinnovare l'adesione al Partito Socialista si fa riferimento ad una legge “approvata nottetempo” dalle forze presenti in Parlamento con cui si è introdotto lo sbarramento del 4% per avere accesso alla ripartizione dei seggi al Parlamento Europeo (oltre che, si specifica, per godere dei rimborsi elettorali).
Quel riferimento ad una legge “approvata nottetempo” fa venire in mente qualcosa di losco, qualcosa direi quasi di sordido. E' un passaggio che cattura l'attenzione di chi legge ... Poi però ti viene in mente che non molte settimane fa, nel Consiglio Regionale della Toscana, è stata votata, anche dal gruppo del Partito Socialista (di cui fa parte il segretario nazionale del Partito Socialista), la modifica alla legge elettorale regionale, con cui si è introdotto lo sbarramento del 4% per avere accesso alla ripartizione dei seggi al Consiglio Regionale.
E allora viene quasi da chiedersi se anche quella legge sia stata “approvata nottetempo”.
Fuor di battuta e senza entrare nel merito di tale scelta, trovo comprensibile che la coerenza di una simile linea sfugga ai più.

Ma, ripeto, non è questo che mi ha convinto a prendere la non facile decisione di dimettermi dal ruolo di segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.
Se guardo la homepage del sito del Partito Socialista (http://www.partitosocialista.it) il tema di merito maggiormente affrontato è quello della scuola pubblica, e tra i titoli della Rassegna Stampa leggo una dichiarazione di Marco Di Lello, coordinatore della Segreteria nazionale del Partito Socialista, così titolata “Servono più risorse alla scuola pubblica”.
In altre parole il solito vecchio mantra da sinistra, mi si perdoni la schiettezza, retroguardista, che recita la formula del “più fondi” senza avere il coraggio di dire che quelli che ci sono andrebbero spesi meglio, per una scuola pubblica più selettiva, più meritocratica. E questo anche a costo di dire qualcosa di scomodo, ma coraggioso, qualcosa di eretico come: “meglio meno insegnanti, meglio pagati e più preparati”.
E’ molto più politically uncorrect che non invocare maggiori fondi, mi rendo conto, però è quello che mi aspetterei da un partito piccolo, ma che ha il coraggio di essere coraggioso; di essere Socialista. Su questo come su molti altri temi.

Per questo poi, sul campo rimangono solo le questioni del “con chi andremo”. Ma quelle, come detto, sono questioni che trovo tanto confuse quanto poco appassionanti. E per me, finché posso permettermelo, la politica deve essere animata da passione, altrimenti non vale la pena.

In definitiva, care compagne e cari compagni, fatico oggi a trovare la ragione sociale del Partito Socialista e in queste condizioni non vedo come potrei assolvere al meglio al compito di segretario della Federazione provinciale di Firenze del Partito Socialista.

Probabilmente anche prima di palesare queste mie (in)decisioni non sono certo stato il migliore dei segretari possibili. Giovane in un partito che non lo è, inesperto, poco “scafato”. Ho tuttavia cercato di fare del mio meglio e l’esperienza maturata in questi mesi mi ha arricchito enormemente sia sul piano politico e professionale, che su quello umano.
Devo ringraziarvi perché avete avuto la pazienza di aspettare che prendessi confidenza con una realtà nuova e che non conoscevo bene. Devo ringraziarvi perché avete saputo incoraggiarmi quando ne avevo bisogno e perché un po’ alla volta avete permesso che si creasse un rapporto di reciproca fiducia.
Dal canto mio ho cercato di metterci tutto l’impegno che potevo, ben poca cosa mi rendo conto, ma con il vostro aiuto abbiamo ottenuto, credo, anche bei risultati. Come quello delle scorse primarie per la presidenza della Provincia di Firenze, quando nella città di Firenze ho raccolto quasi 3.000 voti ed oltre 4.400 in tutta la provincia. E’ stato un risultato che ha fatto poco clamore, ma è stato sorprendente per il candidato di un partito piccolo. Un candidato che nei due anni passati era stato fuori da Firenze e poco conosceva della politica fiorentina.

Allo stesso modo devo ringraziare i dirigenti che mi hanno permesso di fare questa esperienza e che mi hanno accordato la loro fiducia in maniera, davvero, coraggiosa. Ma proprio perché legato dal vincolo della gratitudine, non intendo rinnegare l’obbligo della sincerità nei loro confronti. Il Partito Socialista può avere un senso, una “ragione sociale”, se saprà trovare il coraggio di essere all’altezza del nome che si ostina a portare, altrimenti … servirà a ben poco.

Con affetto,
Tommaso Ciuffoletti
politica interna
4 aprile 2009
[Labouratorio n.47] Prima di pre-giudicare Sinistra e Libertà
. Premessa di metodo
Il dibattito su Sinistra e Libertà ha già preso piede sulle pagine di Labouratorio. Lo ha fatto qua e da poche altre parti. Abbiamo, in altre parole, il monopolio del dibattito ed è un monopolio di cui faremmo volentieri a meno, ma visto che ci tocca cerchiamo di svolgere al meglio il nostro compito.
Tra schifati ed esaltati di fronte alla nuova proposta elettorale, è fin troppo facile giocare il gioco delle parti, assai più difficile è tenere dritta la barra delle ragioni di ciascuno. Nelle poche righe che seguono useremo la ragion politica per difendere la ragion d’essere di Sinistra e Libertà, ma vi avvisiamo subito che nel prossimo editoriale saremo altrettanto rigorosi nel valutare se oltre alla ragion d’essere vi siano anche ragioni per dar fiducia (e voto) a Sinistra e Libertà.

. Vivano i cartelli elettorali!
“E’ un cartello elettorale”, con questo assunto si tende a liquidare pregiudizialmente la stessa idea che Sinistra e Libertà possa esistere. Ebbene, mai pregiudizio fu più idiota e, si badi bene, trattasi di assunto idiota non perché SeL non sia un cartello elettorale, ma proprio perché E’ un cartello elettorale. Sinistra e Libertà è infatti il cartello elettorale messo in piedi in fretta e furia dopo che una modifica alla legge elettorale per le europee ha imposto una soglia di sbarramento del 4%. Il problema però non è la soglia, il problema, o meglio l’infamia, è la scorrettezza antidemocratica di quella modifica. Essa è stata infatti approvata il 18 febbraio 2009, a meno di 4 mesi dalla data delle elezioni, a poche settimane dalla presentazione delle liste e dall’inizio della campagna elettorale. L’Unione Europea aveva chiesto che non si apportassero modifiche alla legge elettorale a meno di 6 mesi dalle elezioni, per garantire a partiti e cittadini la conoscibilità effettiva della legge. E invece il Parlamento italiano con unanime calcolo partitocratico (ad eccezione delle astensioni Radicali) ha votato la modifica; dall’Italia dei Valori, all’Udc, passando per la Lega e il Partito Democratico. Di fronte a tale scorrettezza il cittadino può accompagnare quel calcolo di dubbia legalità e d’indubbia scorrettezza partitocratica con il proprio menefreghismo. Può ritenere che questi siano problemi che non lo interessano, che sian questioni che riguardano l’infame casta dei politici, solo e soltanto essa. Può farlo, sì, ma a patto d’aver presente che un paese che ritiene degno di menefreghismo il dato delle regole del gioco democratico è paese che si mette a disposizione di derive le più pericolose.
Se Sinistra e Libertà nasce prioritariamente per cercare una risposta di sopravvivenza a questa infamia, allora viva Sinistra e Libertà, vivano i cartelli elettorali, perché non sono loro a condannare il paese. A condannarlo è il menefreghismo che quello stesso paese mostra per le regole della sua vita democratica.

. LETTERA AI MIEI COMPAGNI - Mantenere la dignità, non “conservare la storia”
Alle considerazioni generali di cui sopra voglio far seguire delle brevi riflessioni dedicate ai compagni socialisti. Ai miei compagni socialisti; e per capire a chi mi stia rivolgendo vi segnalo semplicemente questo link, senza bisogno di aggiungere altro.
Ebbene, proprio a voi, compagni,  voglio chiedere qual è il compito di un partito. Son certo che la gran parte di voi risponderà correttamente:  fare politica, dare risposte a domande sociali di cambiamento, di giustizia, di libertà. E allora perché i socialisti organizzati in partito, qualsivoglia partito, dal 1992 in avanti tutto hanno fatto tranne che politica? Ve lo dico io perché. Perché erano impegnati a fare altro; erano impegnati a fare ciò che non è compito di un partito che si voglia chiamare socialista. La mission dei micro-partiti socialisti sopravvissuti dal 1992 in avanti è stata da un lato quella di conservare una storia e dall’altro quella di mantenere in vita una famiglia sempre più sterile e ridotta di ceto politico, arrivando al paradosso di con-fondere questi due obiettivi in uno solo e di giustificare la pochezza politica (per quanto legittima) del secondo, con la nobiltà morale del primo. Il mix di questo grandioso fraintendimento e del suo vuoto di politica è stata una marginalizzazione costante e progressiva. Un farsi etnia in via d’estinzione, mentre altrove socialisti senza più patria promuovevano politiche vincenti e riforme utili al paese (non ultimo il Brunetta di quella lotta ai fannulloni che con Lanfranco Turci, su ispirazione di Ichino, cercammo di promuovere ai tempi del primo governo Prodi).
A voi, miei compagni, a voi chiedo di smettere di pensare ad un partito come strumento per conservare una storia, per quanto nobile ed ingiustamente infangata. La storia la conservi ciascuno, anzi, la tramandi. Allo stesso compito si dedichino associazioni, riviste, fondazioni, convegni.  Ma le cicatrici che ciascuno si porta appresso non possono essere la ragione del nostro fissarci su esse. Sarebbe la nostra più grande sconfitta, la più sciocca resa alla violenza stupida e pecorona dei lanciatori di monetine.
Torniamo a pensare ad un partito in termini politici, in termini di proposta politica. Con quella misuriamoci, tranquilli del fatto che la nostra dignità non ha bisogno di esserci riconosciuta da alcuno che non ne sia all’altezza. Cerchiamo però almeno d’essere noi all’altezza della dignità che richiede il dirsi ancora oggi socialisti (e liberali aggiungo io!).

Se questa Sinistra e Libertà è da bocciare lo si deve stabilire usando la bilancia della politica. Noi di Labouratorio ci stiamo provando e ci torneremo con puntualità anche nel prossimo editoriale … certo una cosa vi e ci concediamo: se lo sponsor di Sinistra e Libertà continuerà ad essere Achille Occhetto, allora la gioiosa micromachine da guerra avrà ben poco da difendere e ancor meno per cui essere difesa!

LABOURATORIO n.47

politica interna
23 marzo 2009
[Labouratorio n.46] La Sinistra, la Libertà e il paradosso dell’Ornitorinco

Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e’ venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po’ squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un’intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un’infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell’intero “partito unico dell’illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c’è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l’editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l’intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell’ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l’ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

A noi questo non cartello non ci piace perché non ha coerenza politica né in Italia né in Europa, perché unisce forze che in molti casi hanno non solo posizioni, ma anche letture diverse non solo di come si risolvono le questioni amministrative del comune di Scandicci, ma anche di come debba essere governato lo sviluppo mondiale! Si intrecciano storie, recenti e passate, diverse e distinte quando non antagoniste. Ma allora perché dovrebbe convincerci? Ci convince proprio nel momento in cui queste cosette sgradevoli qua sopra ce le diciamo apertamente fra noi. Ci convince al momento in cui evitiamo di fare come democristiani e comunisti che si son messi insieme, addirittura per fondare un partito unico, senza nemmeno approfittare del momento del confronto per fare i conti ciascuno innanzitutto con la propria storia. E allora ecco perché ci piace sognare questo incontro come un’occasione per ciascuno di coloro che vi parteciperanno. Un’occasione per misurare se stessi nel confronto con chi magari non ci è nemmeno così vicino come la geometria spiccia della politica potrebbe far credere. Ma allora ecco anche perché questo progetto non ci convince più, perché per superare quei limiti in nome dei quali dicevamo all’inizio che questo cartello non ci piace, servirebbero classi dirigenti attrezzate allo scopo. Attrezzate culturalmente, e ancor prima intimamente pronte, a cogliere l’occasione che questo tentativo potrebbe offrire. Noi siamo scettici che vi sia una diffusa coscienza del fatto che questo “cartello elettorale” potrebbe diventare qualcosa di più. Chi scrive ricorda ancora molto bene quanto deludente è stata l’occasione persa con il “soggetto nuovo” della Rosa nel Pugno e pertanto non è disposto a farsi illusioni di sorta.

Siamo però disposti ad aprire questo spazio per fare ciò che non crediamo faranno altri: discutere, dibattere, conoscerci e ri-conoscerci, scazzarci, mandarci cordialmente e vicendevolmente a quel paese se servirà. Fra socialisti e sinistrati, fra liberali e libertari, fra ambientalisti e sviluppisti, fra isti post-isti … e chissà che alla fine non si possa scoprire che non siamo così lontani come ci dipingono e ci dipingiamo.

Aggiungiamo un ultimo motivo a sostegno delle ragioni del confronto: la profonda crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo vivendo, pur senza essere inutilmente catastrofisti, sta rimodellando i confini ideali entro cui leggere lo sviluppo globale. Nella sua dolorosa tragicità anche questa crisi è un momento d’opportunità politica e culturale per chi avesse voglia cercare nuovi strumenti per leggere un mondo in cambiamento. Secondo noi vale la pena, con molta umiltà, provarci.

Labouratorio apre il dibattito e dice serenamente, ma con doveroso scetticismo laico, di stare con Sinistra e Libertà … o meglio, di stare a Sinistra con Libertà.

SOMMARIO N°45

politica interna
20 marzo 2009
[Anticipazioni] Il nuovo editoriale di Labouratorio su Sinistra e Libertà


Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e' venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po' squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un'intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un'infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell'intero “partito unico dell'illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c'è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l'editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l'intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell'ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l'ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

CONTINUERA' PRESTO SU http://www.LABOURATORIO.it

politica interna
11 marzo 2009
[Cittadinanza a Englaro] Sorprendente veemenza politica dell'Arcidiocesi fiorentina

FIRENZE, ENGLARO: CIUFFOLETTI (PS), SORPRENDE VEEMENZA POLITICA DELL'ARCIDIOCESI


«“Atto nefasto e distruttivo”, “sopruso”, “affronto alla città”; è sorprendente che siano questi i toni di chi intende parlare di “convivenza civica”, specie nel riferirsi ad un atto votato dal Consiglio Comunale della città». Così Tommaso Ciuffoletti, segretario fiorentino del Partito Socialista, nel commentare le dure parole dell’Arcidiocesi di Firenze sul conferimento della cittadinanza a Beppino Englaro.
«Sorprende allo stesso modo – prosegue Ciuffoletti – il riferirsi alla concessione della cittadinanza a Beppino Englaro come “un atto che non può essere imposto, a meno che non si abbia una concezione della vita pubblica in cui vige la guerra per bande”. Sorprende perché viene da chi, in nome della propria autorità religiosa, trova ragionevole che le proprie convinzioni in fatto di “indisponibilità e sacralità” della vita debbano divenire legge e imporsi sulla volontà di ciascun cittadino».
«Prima di puntare il dito contro il laicismo altrui, varrebbe forse la pena interrogarsi sui modi e sulle ragioni di gerarchie ecclesiastiche che si esprimono con tanta veemenza politica».

POLITICA
2 marzo 2009
[Inoz e ...] Marco Pannella

politica interna
15 febbraio 2009
[Primarie Provincia Firenze] Vota Ciuffoletti (che secondo Repubblica ha la faccia da scugnizzo!)

politica interna
6 febbraio 2009
[Candidato impegnato] Mi trovate in campagna


Preso dalla campagna per le primarie fiorentine, il candidato Tommaso Ciuffoletti in questi giorni lo trovate più facilmente su: http//psfirenze.ilcannocchiale.it

politica interna
31 gennaio 2009
[Primarie Provincia Firenze] Domani s'inizia a votare in alcuni comuni
politica interna
28 gennaio 2009
[Inoz candidato] Primarie provinciali tra programmi e ... cacicchi


"Anche se forse non molti lo sanno ci sono anche le primarie per l'elezione del candidato alla Presidenza della Provincia! Maliziosamente verrebbe da pensare che il fatto di aver seguito un percorso più lineare per le primarie provinciali abbia nuociuto alla pubblicità delle stesse, oscurate dalla gran bagarre scatenatasi intorno a quelle per il comune di Firenze". Così Tommaso Ciuffoletti, trentenne segretario fiorentino del Partito Socialista e candidato alle primarie di coalizione per la provincia insieme ad Andrea Barducci e Marzia Monciatti.

"E' forse vero che l'ente provincia suscita un'attenzione meno accesa nell'elettorato, ma sarebbe un peccato perdere l'occasione delle primarie per avviare un dibattito intorno al futuro della provincia di Firenze. Oltretutto ritengo – prosegue Ciuffoletti - che il programma quadro che abbiamo concordato come coalizione sia un buon programma e che possa essere arricchito dagli spunti che noi candidati potremo proporre nel corso della campagna elettorale. Per fare un esempio, la provincia di Verona ha recentemente varato un progetto per digitalizzare la gran parte dei propri documenti che ad oggi sono in formato cartaceo, prevedendo di risparmiare 500 mila euro in tre anni. Io credo che la Provincia di Firenze possa e debba fare altrettanto, perché si tratta di un risparmio in termini economici ed ecologici".

"Credo sia opportuno infine – aggiunge il candidato socialista – far presente che le primarie provinciali si svolgeranno il giorno 15 febbraio in quasi tutti i comuni della provincia. Faranno eccezione quei comuni dove le primarie per i candidati sindaci si svolgeranno il primo di febbraio. In quei comuni si terranno in tale data anche le consultazioni per le primarie provinciali. Purtroppo dobbiamo registrare e far presente che anche in tutto il circondario dell'Empolese-Valdelsa le primarie per la provincia si terranno il primo febbraio, a causa della decisione dei dirigenti locali del Partito Democratico. Si tratta di una decisione presa dai dirigenti locali del PD nonostante la richiesta comune, fatta propria anche dal PD fiorentino e regionale, di poter votare il 15 febbraio ovunque fosse possibile, per favorire la conoscenza dei programmi e la partecipazione dei cittadini. Dispiace, a me come credo anche agli altri candidati – conclude Ciuffoletti – dover prendere atto che in quella zona non potremo svolgere una vera campagna elettorale, data la ristrettezza dei tempi. Credo, infine, che dispiacerà anche agli iscritti del PD constatare che, nonostante gli sforzi per costruire un partito nuovo, a volte viene il dubbio che avesse ragione il prof. Zagrebelsky quando, in un'intervista di qualche settimana fa, parlava di un rischio "cacicchi" per il PD.
POLITICA
21 gennaio 2009
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