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politica interna
4 aprile 2012
[Storie] Il Riformista
Persi il numero 1 non ricordo nemmeno perchè. Ma, partendo dal 2, per lungo tempo collezionai ogni numero del quotidiano arancione. E gli scrivevo a quella redazione. Lettere ogni settimana, alcune volte anche ogni giorno. Perchè per la prima volta, in Italia, trovavo a sinistra qualcosa che non fosse scontato, che non fosse chiuso a riccio nell'ovvio conservativo. Qualcosa che aveva il coraggio di dire davvero che un altro modo di essere a sinistra era possibile anche nella Seconda Repubblica. Onore ad Antonio Polito, prima versione, e ad un quotidiano che era più equilibrato, ma non meno interessante del Foglio di Ferrara, riprendendone lo stile della foliazione che a me piaceva tantissimo.
Dice: sì ma lo leggevate in 4. Possibile. Ma eravamo una comunità, pure una comunità di diversi forse, ma avanti e avanguardista, che trovava già allora eco sui famosi nuovi media (e adesso riguardo il mio blog sul Cannocchiale che ha passato il milione di visite).
Poi nel tempo le cose sono un po' cambiate. Polito che cedeva al difetto di troppi giornalisti sedotti da loro stessi, Franchi che combatteva una battaglia persa, il ritorno di Polito che coincideva con errori (tali li valuto da lettore) da eccesso d'ambizione e perdita di carattere e infine Macaluso che ha ricombattuto la battaglia già persa.
In ogni caso per quel che posso dire è stata una bella storia. Che avrebbe meritato di continuare. E che forse continuerà nella penna di quelli che con quel giornale si sono formati e cresciuti. Qualcuno già si trova in altre redazioni, altri hanno i numeri per ambire ancora più in alto.
E del resto anche altri che in quel giornale c'hanno scritto solo mandando mail, per certi versi continuano a loro modo la storia di quella comunità: Il (nuovo) Riformista.


politica interna
25 febbraio 2008
[SCANDALOSO] Giovane, carino e (presto) disoccupato - Ciuffoletti for President

Dal Riformista di Sabato 23 Febbraio

CARI SOCIALISTI CANDIDATE ME A PALAZZO CHIGI - Non è uno scherzo, sono serissimo
di Tommaso Ciuffoletti (ovvero me medesimo me stesso)


Caro Direttore,
io sono tra quelli che crede alle parole di Enrico Boselli: nessun accordo col Pd che non preveda la presenza del simbolo socialista alle prossime elezioni politiche. Sappiamo tutti che sarà dura, durissima; anche alla luce della resa radicale all’ultimatum di Bettini. Non condivido politicamente la scelta dei miei compagni Radicali, ma la rispetto per il travaglio con cui è stata assunta la responsabilità di quella scelta, in fondo coerente con le ragioni attuali di quel movimento politico.
Adesso però, si tratta di rimboccarsi le maniche. Non credo sia ragionevole aspettare l’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile per comunicare quale sarà il candidato premier che il Partito Socialista proporrà agli elettori per affrontare una sfida difficile come quella che ci si presenta. Fino ad oggi l’urgenza delle trattative, che di per sé impongono la necessità di tenere comportamenti ambigui, ha comunicato ai militanti socialisti un senso di mortificante abbandono. Adesso che il tempo stringe però, non credo sia più consentito attendere oltre. Se è vero, come sono convinto, che il dado è stato tratto allora è inutile nascondere la mano.
Spero pertanto che il Comitato promotore della costituente si affretti a formalizzare la propria decisione sul candidato premier del Partito Socialista. Tuttavia, visto che ancora questa decisione tarda ad arrivare intendo proporre io stesso il mio nome ai membri del Comitato come possibile candidato premier del Ps. Nessuno scherzo, nessuna boutade, sono serissimo. Non solo, ma sono anche giovane, carino e tra breve disoccupato: il candidato ideale.
O meglio, il candidato ideale per provare a trovare spazio su quei media che tanto pacatamente ignorano l’esistenza dei socialisti. E allora diciamolo noi per primi che non ci sono più i socialisti di una volta. Che quella che ci si apre davanti non è l’ultima battaglia per la sopravvivenza, ma la scommessa su un nuovo inizio. Mi rendo perfettamente conto che potrà suonare come una provocazione, ma non lo è. Ho 28 anni e la mia inesperienza politica è dimostrata dal fatto che scrivo da solo una lettera per autopropormi, invece di farla scrivere da altri in vece mia. Sono un semi-bamboccione, secondo la definizione del ministro Padoa Schioppa, un lavoratore precario in procinto di non vedere rinnovato il proprio contratto ed in cerca di una casa che so di non potermi permettere.
Credo invece di potermi permettere l’ardire di credere che non sfigurerei in un confronto con il nuovo di Veltroni o Berlusconi; la sfrontatezza di chiedere di essere buttato in una mischia dove chi non ha niente, non ha niente da perdere; l’arroganza di non ritenermi meno preparato alle urgenze dell’oggi, di tanti altri più esperti dirigenti, che magari sedevano a Montecitorio quando io ancora dovevo venire al mondo.
Qualcuno mi prenderà per pazzo, molti rideranno, altri magari ci faranno un pensierino semiserio. Spero sinceramente che fra questi ci siano alcuni dei membri del Comitato promotore. Rispetterò ovviamente, come tutti i compagni, qualunque decisione prederanno. Credo però, che oltre a tener presente il mio nome, terranno presente anche l’urgenza politica di una decisione che in tanti stiamo aspettando.

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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