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sentimenti
4 febbraio 2015
[Prima] Ora solo grillini

Prima, in posta privata, mi scrivevano solo belle fihe per offrirmi il loro corpo.
Ora mi scrivono solo grillini per farmi divertire.

msg_1
caro tommaso ti ringrazio per avermi identificato come inutile merda [il riferimento è allo status dedicato ai fischiatori di napolitano ndr].....orgoglioso per le motivazioni che mi portano a detestare il tuo idolo......colui che si e' contraddisto come fascista,stalinista,berlusconiano amico di mafiosi......probabilmente di politica capiro' meno di te ....ma l'olezzo di arroganti,presuntuosi ed ignoranti come te e' inconfondibile.......per noi c'e' sempre possibilita' di migliorare per quelli come te no......siete aridi.....e sopratutto non avete combinato mai un cazzo se non sparare due cazzate su fb.......saluti......

risposta_1
Io ho solo due idoli. Jimi Hendrix e Massimo Bordin. Il primo non credo fosse fascista, stalinista o altro. Il secondo in gioventù era trotskista. Ma poi è finita lì.
Per il resto lei ha perfettamente ragione.

msg_2
mi spiace......la mia forza e' non aver mai ragione.......la ragione la lascio ai suoi pari......convinti delle vostre affermazioni finite sempre in sabbie mobili nelle quali invecchiate trasmettendo una certa tenerezza....praticamente di concreto non avete mai fatto niente troppo impegnati a giocare all'intellettuale bastian contrario.....in ogni caso delle sue idee interessa giusto il tempo di una lettura...problemi suoi......pero' l'inutile merda sarebbe il caso che se la mangi lei....e mi raccomando.....mastichi piano....

risposta_2
Mi pare un ottimo consiglio.
Grazie.

politica interna
6 settembre 2010
[Tra il dire e il fare] La meritocrazia secondo Massimo Cacciari
RadioRadicale. Massimo Cacciari intervistato da Massimo Bordin. Pippone di 25 min. su meritrocrazia, prendere a calci in culo, ribellarsi, l'eguaglianza del merito, il merito, il merito, la meritrocrazia. Poi uno gli fa una domanda sul precariato. Cacciari: "Al comune di Venezia avevamo 400 precari. Facendo salti mortali li abbiamo stabilizzati tutti". Eran tutti meritevoli. Ovvio. Mai fidarsi dei filosofi.
politica interna
12 luglio 2010
[La Stampa e il Regime] Ma non mi convince il Pannella despota e il Bordin martire
Ho appreso più cose della storia e della politica ascoltando Radio Radicale, di quante ne abbia imparate laureandomi in Scienze Politiche.
La stima è approssimativa, ma il bilancio è serio.
La prima volta che incontrai Massimo Bordin gli dissi la verità. "Direttore, io ho avuto solo due idoli: Jimi Hendrix e lei". Lui giustamente rispose dicendosi lusingato del paragone, ma "spero di non fare la fine del primo".
Ho stima e ammirazione sincera per lui. Come per poche altre persone.
L'orologio biologico del mio risveglio è settato sull'orario di Stampa e Regime. Mi sveglio alle 7.30 anche quando sono in vacanza.
Ho imparato ad imitare la voce del Direttore in maniera talmente vicina all'originale che aspetto il momento giusto per poterla usare in qualche scherzo radicale.
Per prendermi in giro dico che sono un "fedayn bordiniano".
Verso Marco Pannella ho sempre provato amore/odio. Come per Bordin, così per Pannella provo stima e ammirazione altrettanto sincera. Ma in maniera diversa.
Eppure ho imparato che il mito pannelliano è lontano dalla realtà. Pannella mangiatore di figli e dittatore paranoico. No. La politica, diceva un signore con altrettanto carisma, è sangue e merda. Pannella ci mette entrambi gli ingredienti, senza risparmiarsi. A differenza di altri che risparmiano il sangue e la merda la lasciano in capo agli altri.
E anche stavolta che lo scontro è con Bordin, non riesco a dar per buona la lettura che vede il Direttore vittima delle volgari invidie pannelliane. Che Marco sappia esser uomo di rara stronzaggine è vero. Ma non banale. Al contrario la sua immagine di despota geloso è troppo banale per convincermi che sia vera fino in fondo.
Nello scazzo con Bordin, per quel poco che posso provare a capirne, si confrontano ragioni diverse. Il Direttore non vuole dirigere un organo politico, autonomo da Radicali Italiani, ma inscindilmente legato a Marco Pannella, se quest'ultimo segnala di non trovare più corrispondenza fra le proprie battaglie e la linea della Radio. Dall'altro Marco rivendica la libertà e la differenza come marca più sincera della linea radicale. Dialogo critico come segno di vera adesione alle ragioni di una storia e di un presente.
Poi certamente ci sarà altro, ci sarà di più, ci sarà spazio per mille illazioni. Ma ecco, se due righe da scrivere (poi chissà chi le leggerà) si potevano dedicare a questa vicenda, a me andava di segnarle così.
Il resto, per me, è giusto la convinzione che perdere Stampa e Regime sarebbe molto più che perdere una rassegna stampa radiofonica.

http://inoz.ilcannocchiale.it/post/1535101.html
politica interna
6 novembre 2009
[Perchè Vincino è Vincino] Dal Foglio di oggi


Anche se più che Bordin segretario, ci sarebbe da sperare che stavolta nessuno debba essere costretto ... ma ci fermiamo qui
5 ottobre 2009
[Radicalismi] Postato sulla bacheca del Direttore (Massimo Bordin)
Direttore, mi scusi se rompo sempre i coglioni a lei (è tutta colpa della stima). Però mi sia permessa una notazione sul Pannella della Direzione che lei m'ha giustamente consigliato d'ascoltare.
Ha ragione Pannella quando dice che "Sinistra è Libertà s'è già venduta al PD". Almeno credo che abbia ragione (e lo scrive uno che s'è dimesso e licenziato in nome di simili convinzioni). Quello che però mi faceva sorridere delle accuse di mercimonio politico lanciate da Pannella è che arrivavano da un tavolo dove sedevano tutti quei "senatori e deputati radicali", ma "eletti nelle liste del PD". Se proprio vogliamo fare i moralisti, è come accusare uno di mercimonio con lo scontrino della propria vendita che sbuca dal taschino.
Poi mi si dirà che i Radicali non si sono venduti, che io non capisco che in realtà ... In effetti è così, io a volte non capisco. Sopravvivo serenamente, ma non capisco.
politica interna
15 aprile 2009
[Pasqua Radicale] Pannella e Bordin ... ma non ho capito chi dovrebbe fare l'agnello


Breve estratto della conversazione Pannella-Bordin in onda su Radio Radicale la domenica di Pasqua
politica estera
20 marzo 2008
[1979] La Rivoluzione iraniana spiegata da un trotzkista
Quanto segue è parte di uno scambio col Direttore Massimo Bordin, sulle pagine del forum di Radicali.it



Dunque direttore, ho sottratto questo libro alla libreria senese di uno zio della mia ragazza (ma questo rimane tra noi). Ospiti a casa sua in quel di Siena, tra biografie di Berlinguer e testi dell'immortale Karl, ho rinvenuto un volumetto di 40 pagine scarse, rilegato con la spillatrice e ciclostilato. Il titolo è quantomai suggestivo "Il processo permanente della Rivoluzione in Iran". Siccome sono un po' scemo, ai piaceri della notte senese ho preferito la lettura di capitoli affascinanti come "La natura diseguale e combinata del processo in Iran" e l'esemplare Appendice "sul processo diseguale e combinato" (molto utile per chi deve prender confidenza dello storicismo "lateromarxista" - mi piace chiamarlo così).

Autore del mitico volumetto (del quale devo segnalare anche il capitolo intitolato "Formare un tribunale mondiale per condannare lo Scià"), è tale J.Posadas. Il nome non mi era nuovo, dato che l'avevo sentito rammentare durante le giovanili frequentazioni ricreative di centri sociali fiorentini ma lì per lì non sono andato molto oltre Cuba, Che Guevara assassinato da Castro e la Quarta Internazionale. Scommetto invece che lei avrà già sorriso alla prima lettura! Io invece mi son dovuto andare a cercare la bio di Homero Romulo Cristalli Frasnelli.

Mentre gli altri si vanno ad informare sul signor Frasnelli/Posadas, noi torniamo al volumetto. La parte sulla rivoluzione in Iran è datata 3 dicembre 1979, l'appendice risale al 20 ottobre di quello stesso anno. La casa che lo ha edito è la "Edizioni Scienza e Cultura Politica" di Firenze. Per inciso ho visto che altri volumi di Posadas, per questa casa editrice, sono presenti nell'archivio della Biblioteca Nazionale di Firenze, ma questo in particolare non c'è.
Questo volume è la traduzione dalla versione originale intitolata "El proceso permanente de la revoluciòn en Iran".

La tesi più affascinante è quella che denuncia l'incapacità rivoluzionaria di lungo periodo da parte della leadership spirituale della rivoluzione iraniana. In altre parole: le guide religiose che hanno preso la testa della Rivoluzione in questa fase, non hanno gli strumenti ideologici per dirigere un processo che vedrà sicuramente emergere la leadership "delle masse dell'Iran".

Le cito un breve, ma fantasmagorico passaggio: "Uno degli aspetti del processo in atto in Iran è la mancanza di direzione. Ma anche con la mancanza di un programma iniziale e di una direzione che si formerà più tardi, le misure che prendono le masse sono tutte di progresso
[...]
E' l'esperienza viva delle masse: senza partito, senza una organizzazione, senza vita culturale, adottano le misure necessarie per il progresso in Iran
[...]
Tale movimento e tale unanimità nella popolazione iraniana esisteva prima della occupazione dell'ambasciata. Khomeini avrebbe voluto contenere ed invece ha dovuto seguire. Il che significa che la direzione religiosa non può imporre i precetti religiosi per contenere il movimento sociale politico rivoluzionario. Deve seguirlo, perché sennò ne rimane fuori. E ciò continua, non finisce così."


La chiusa profetica direi che è la ciliegina sulla torta ad un commento che oggi qualcuno rubricherebbe facilmente tra le voci dal sen fuggite. Io invece lo trovo molto interessante, per giudicare della sufficienza con cui da molte parti fu letta una rivoluzione che ancora oggi costringe il mondo a fare i conti con essa e con i suoi risultati.
15 febbraio 2008
[Tra Labouratorio e il Riformista] Finchè Bordin fa la rassegna i Radicali non moriranno - Intervista a Tommaso Labate

Finchè Bordin fa la rassegna i Radicali non moriranno - Intervista a Tommaso Labate

di Tommaso Ciuffoletti - Lunedì 11 Febbraio 2008 - 317 views

Tommaso Labate

Tommaso Labate ancora non ce l’ha la biografia su Wikipedia, ma è questione di poco e comunque rimediamo subito. Calabrese dal 26 novembre 1979, sagittario ascendente e purtroppo interista. Dall’estate del 1994, nella sua famiglia pidiessina ex pci, sono stati tutti veltroniani, escluso lui. Studia e si laurea alla Luiss con tesi sul caso Moro e di lì a breve arriva al Riformista diretto da Antonio Polito. LEGGI TUTTO »

politica interna
8 febbraio 2008
[Immagini da un presente che non s'arrende] Geronimooo!!!
CULTURA
31 gennaio 2008
[Come va il sondaggio intellettuale] Ferrara guida incalzato da Bordin, attenzione a Scalfari in rimonta
30 gennaio 2008
[Sondaggione di Labouratorio] Alla ricerca degli intellettuali perduti


VOTA SU www.LABOURATORIO.it

In Italia esistono ancora i cosiddetti “intellettuali”? Chi sono? Che ruolo hanno? I partiti se ne interessano ancora?
Organici o meno, ci pare che il ruolo degli “intellettuali” sia in forte declino nel nostro paese. Non sappiamo se sia un ben od un male. Lo prendiamo come un dato di fatto, o almeno un pretesto per giocarci su. Vi proponiamo quindi una serie di sondaggi sul “chi sono gli intellettuali italiani?”, nel quale sottoporremo al vostro insindacabile giudizio una serie di nomi di intellettuali potenziali. A voi decidere, con il voto, se lo sono di fatto oppure no. A voi la discrezione di motivare le vostre scelte tra i commenti.

Non saremo del tutto imparziali nel sottoporvi di volta in volta i vari elenchi di nomi. Lo diciamo subito a scanso di equivoci e perché da situazionisti consumati amiamo essere anche un po’ di parte. Nel presentarvi i vari nomi in lizza daremo quindi anche dei giudizi sommari per influenzare il vostro voto, con la speranza che vorrete contraddirci financo in malo modo.

Diamo però due o tre direttive di buonsenso che possano guidare il vostro giudizio. Un intellettuale deve saper trattare con sufficiente cognizione di causa e coerenza logica una vasta gamma di temi di pubblico interesse, che possono andare dalla politica estera a quella economica, dall’analisi dell’oggi alla ricostruzione storica, etc … Un intellettuale deve inoltre saper divulgare, saper analizzare e saper approfondire quanto basta.
Ma più di ogni altra cosa, un intellettuale dovrà superare il vostro duro giudizio.
Amici, lettori, compagni, fratelli, armatevi di mouse ed emettete la vostra sentenza.

Stavolta tocca ai DIRETTORI. Di quotidiani, reti televisive e radio, non importa. Importa solo che voi li riteniate all’altezza del compito. Un direttore è un capo con tanti capi. L’importante è che almeno uno di questi funzioni a dovere!
La sua libertà va considerata in massimo grado per dare un giudizio? No, a patto che però non si ecceda nel senso opposto, o che il direttore non diriga innanzitutto la sua carriera e la sua fazione.

Giuliano Ferrara _ Da Togliatti a Ratzinger, passando per Craxi e Berlusconi. Un comunista liberale, un giacobino devoto, un grande provocatore, un geniaccio che edita il più divertente quotidiano italiano e conduce una delle trasmissioni più gradevoli fra quelle di approfondimento politico-culturale (a parte quando la si mena con la fede).
E scusateci … ma se non è intellettuale lui … !

Vittorio Feltri _ Certo della certezza dei lumbàrd. Ambasciatore dei valori sani dell’ippica, per lui tutto sembra scontato. La sufficienza è la cifra del suo ragionare. Cerca di accattivarsi le nostre simpatie con una buona serie di avventure giudiziarie per diffamazioni varie. Sfiora il tentativo di corruzione nei confronti della nostra sensibilità anti-ordine, quando nel 2001 viene radiato dall’albo dei giornalisti lombardi. Oggi è libero di dirigere Libero.
Nonostante queste medaglie che nessuno potrà mai togliergli, ci vien da pensare che forse sia troppo sufficiente per essere considerato intellettuale.

Piero Sansonetti _ Da l’Unità, dove ha svolto anche il ruolo di “missionario” in terra yankee, a Liberazione col subcomandante Fausto. Capello fluente e sguardo ammaliante che tanto piace ai salotti televisivi. Fa tanto retrò, ma ci suscita simpatia. La sua polemica cubana gli vale il nostro appoggio alla sua candidatura.

Paolo Mieli _ Il pupillo di Rcs. Direttore del Corriere della Sera con filo diretto sempre aperto con la procura di Milano. Placido e letale. Figlio del fondatore dell’Ansa e intimo di Togliatti, Renato Mieli, lo si dava per possibile presidente RAI. E invece è tornato in via Solferino, per schierarsi nel 2006 a favore dell’Unione in uno splendido editoriale in cui tutto chiariva, tranne le ragioni di quella scelta.
Non ci convince fino in fondo come intellettuale. Ci convince molto di più nelle vesti del segretario del proprio partito, che in Italia pesa più dell’Udeur.

Eugenio Scalfari
_ Splendido liberalgiacobino. Intramontabile nonostante gli allarmi di una folta barba bianca che ne denunciano una senilità incombente. Padre padrone de La Repubblica, anche se aveva cominciato a darsi al giornalismo con “Roma fascista”.
Mister Espresso; nonostante formalmente non diriga più il suo giornale, quello rimane “il suo giornale”. Condivide con Mieli non solo la firma su una lettera contro il commissario Calabresi, ma anche il ruolo di segretario di un proprio partito. Anche quello di Scalfari conta più dell’Udeur.

Enrico Mentana _ Giovane socialista rampante a suon di mitraglia. Prima dirigeva il Tg5 … prima che il truccatissimo Rossella glielo soffiasse con un trucco. Adesso è direttore editoriale di Mediaset e si diletta con Matrix. Forse è troppo immaginarlo nelle vesti dell’intellettuale, ma considerato il suo passato di giovane socialista la nostra parzialità è ben motivata.

Massimo Bordin _ Se con Mentana siamo stati di parte, con lui lo saremo anche di più … ma senza esagerare. Vecchio giovane trotzkista, è oggi radicale di culto pannelliano. Nonostante le sue deviazioni, infatti, rimane legato indissolubilmente all’ayatollah Giacinto. Glielo perdoniamo solo perché un suo sospiro durante Stampa e Regime vale tanto oro quanto pesa Pannella.

CULTURA
16 luglio 2007
[Riflessioni storico-politiche] Intervista a Massimo Bordin - IV ed ultimo Capitolo


Riflessioni storico-politiche: costituente socialista, prospettive referendarie, l'anomalia Pci-Pds-Ds, ciò che sarà e ciò che non fu
IV ed ultimo Capitolo dell'Intervista a Massimo Bordin

Introduzione
- Buongiorno e benvenuti a Stampa e Reggime


Capitolo I
- Radio Radicale un esempio di servizio pubblico

Capitolo II - Da Trotsky a Pannella. Storia inedita del primo incontro fra Massimo e Marco

Capitolo III - Radicalia. Da Riccione a Padova verso la Rosa nel Pugno


CAPITOLO IV

Qual’è la sua valutazione di questa fase che si apre per la Costituente Socialista? Perché da quanto ho avuto modo d’intendere durante una sua passata conversazione con Pannella, fra voi la lettura del progetto non è univoca.

Dunque, io non sono un estimatore dell’operazione Bertinoro …

E questo lo sapevamo

No! Ma perché l’operazione Bertinoro fatta in quel modo in realtà ha finito per dare spazio all’interno dello Sdi, non tanto nella componente di Turci, che non ho ben capito cosa sia ancora, ma certo nella componente Sdi ha dato fiato ad una sorta di anti-radicalismo che nello Sdi c’è ed è palpabile. Io mi sento dire dagli amici socialisti con cui vado a cena e parlo: “ora c’è Bertinoro, quindi poi vediamo, se voi volete, potrete …”. E io gli rispondo: “Beh, te lo puoi scordare in questi termini!”. Questa è la chiave di lettura con cui l’operazione viene letta. Quindi in questi termini non mi convince.
Altra cosa, invece, è riproporre l’unità dei socialisti. Io penso che l’unità dei socialisti, se ci sarà, sarà dentro la Rosa nel Pugno, è questo l’unico progetto politico che può portare ad una forte unità dei socialisti. Però questo lo penso io, come radicale. La divergenza con Pannella - se proprio vogliamo trovare una divergenza, che poi più che una divergenza è il frutto di diverse sensibilità – è che io non mi sento di dire ai socialisti che anche loro la devono pensare così. Perché mi rendo perfettamente conto che il loro riunirsi è questione importante … importante.
Loro la vedono come preliminare. Pannella invece gli dice: “guardate che se fate la politica dei due tempi non farete l’unità e non farete nemmeno la Rosa nel pugno”.
Probabilmente ha ragione Pannella, anzi molto probabilmente ha ragione Pannella … però il fatto è che questa cosa è, secondo me, è una pulsione profonda dell’area socialista e quindi tanto vale farci i conti. E tanto vale, quindi, non esagerare … come Pannella per la verità non ha mai fatto … ma altri Radicali sì, in termini a volte anche un po’ sprezzanti nei confronti di un’esperienza che invece tanti militanti socialisti vedono come la propria vita politica, per la quale credo si debba avere il massimo rispetto.

L’unità socialista quindi è importante, non è un dato accessorio …

Non le pare però che tutti questi conti li stiamo facendo senza considerare che di qui a qualche mese potrebbe arrivare un oste inatteso a chiedere il conto?

Lei ottimista! Parla addirittura di mesi!

- squilla il telefono del Direttore. Breve interruzione e poi riprendiamo facendo un passo indietro –

Il segno di una situazione in sommovimento si è visto proprio a Bertinoro, dove hanno partecipato anche esponenti e militanti di vari partiti e movimenti di area laica, repubblicana, liberale …

No vabbè, ma insomma … va tutto bene! E’ vero che quest’area dovrà essere aggregata, ma secondo me non ci sarà bisogno di una particolare proposta organizzativa. Verrà da sé perché stiamo parlando davvero, e rubo il termine a Turci, di un pulviscolo.
Allora il problema è: munirsi di una retina con cui si gira per l’Italia cercando di acchiappare il pulviscolo, oppure cercare di fare un’operazione forte, aggregante e che poi davvero si porta dietro qualcosa di più che non solo il pulviscolo?
Questa è un po’ la mia divergenza, ma detto questo, insomma, non le vivrei come divergenze capitali, perché tali non sono
Per tornare invece al punto del quadro politico in forte sommovimento a me preoccupa, molto più di Turci che cerca di aggregare il pulviscolo, questa storia del cantiere. E qui le dico il mio parere, che come è noto non conta nulla, non faccio parte di nessuna struttura dirigente dei Radicali. Io non riesco a vedere una forza che poi riesca ad inglobare anche Mussi, Cesare Salvi ed altri. Anche perché lì, semmai, l’imprinting lo dà Fausto Bertinotti col suo revisionismo trendy, per cui cosa c’entra la tradizione socialista, liberale e riformatrice con quella … che per carità è una tradizione rispettabilissima … anche se per la verità, a questo punto Bertinotti sta mettendo insieme un po’ di tutto e forse un po’ troppo di tutto, rischiando anche lui di perdere a sinistra, come già sta accadendo ed è cosa inevitabile, perché non si può stare al governo con la IV Internazionale! Non è oggettivamente possibile! E, d’altro canto, può perdere anche sulla destra. Ed è l’operazione stessa che rischia di non tenere, tanto è funambolica ed affabulatrice.

Sulla questione del cantiere e del rapporto con Sinistra Democratica o Rifondazione condivido in pieno la sua lettura.

Ma come si fa a pensare di mettere d’accordo, non dico Pannella, per carità, ma Boselli e Mussi sulla Scala mobile, per esempio. Alcuni di questi ne chiedono la reintroduzione … beh … non lo so.
E non parliamo di politica internazionale …

Questa situazione è legata in fondo all’ambiguità che c’è nel gruppo di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, in cui vi sono diverse anime che per il momento convivono, me che dovranno esprimere, di fronte ad un futuro aut aut, opzioni chiaramente diverse.
Per non fare nomi: la Bandoli è inevitabile che guardi a Rifondazione!


Ecco, per esempio, con Fulvia Bandoli la vedo un po’ difficile mettersi d’accordo sulla politica estera .. dico per un socialista, per un Radicale è impossibile!
Altra cosa è trovare terreni di convergenza, quello che dicevamo all’inizio, in cui si possa essere uniti.

Tornando invece al macroscenario, lei ha detto che è ottimismo parlare di mesi, invece che di settimane, in vista di una possibile crisi …

No, non lo so, io mi attengo alle notizie della giornata, in cui i Ds si attestano sulla linea del “non ci farete fare la fine di Bettino” … non mi sembra che siano ottimisti! (ricordo che l’intervista risale al 23 maggio – ancora non c’era stato il discorso di Veltroni e la contemporanea cancellazione dai quotidiani del tema: intercettazioni Unipol-Bnl et Rcs. Il riferimento del Direttore è alle dichiarazioni del Senatore Ds Enrico Latorre. ndInoz).

Direi di no! Ma anche se la domanda forse non può avere risposta … lei che scenario vede profilarsi di qui a qualche mese? Il referendum potrebbe assolvere alla funzione …

Parliamoci chiaro. Allo stato attuale il referendum non ha il potenziale che lei evoca (ricordo che eravamo al 23 maggio ndInoz). Insomma, il primo referendum Segni, che ha marcato il punto di svolta dell’ipotesi verso cui poi si è incamminato il sistema politico, era basato su una fregnaccia sostanzialmente antidemocratica, cioè la limitazione delle preferenze. Una limitazione fondata sulla considerazione acutissima che siccome la mafia faceva le martingale sui numeri di preferenza, allora bisognava mettere una preferenza unica. Con questa logica, siccome fanno le estorsioni ai negozi si chiudono gli esercizi o si limitano le derrate, insomma … un delirio!
Detto questo però, malgrado la sostanziale pochezza del referendum, quel referendum aveva una forza attrattiva non per quello che il referendum era in sé, ma per quello che nell’immaginario rappresentava. Mi si deve venire a dire che oggi, questo referendum del professore Guzzetta ha la stessa capacità di stimolare l’immaginazione dell’elettore. Mi pare di no.

Anche se c’ chi cerca di presentarlo strumentalmente con slogan del tipo: “togliamo i partiti piccoli”, “impediamo ad un Parlamento dove si arrocca la partitocrazia …

Senta, diciamoci la verità, questo paese non ne può più! Abbiamo cominciato a parlare di sistemi elettorali a metà degli anni ’80. Sono passati 20 anni - cioè la durata del fascismo, non un’inezia – e non ci siamo negati nulla! Siamo il paese più ricco di sistemi elettorali, ne abbiamo a patchwork! Ed è cambiato qualcosa? Pare di no!
E allora come fa la gente oggi ad entusiasmarsi?
Forse un concetto diverso potrebbe essere quello di una riforma costituzionale. Ma anche qui destra e sinistra sono riuscite in un capolavoro: la destra a fare un’altra porcata come il sistema elettorale, con le riforme federali, in cui però c’erano anche delle cose giuste; che la sinistra invece, condannando in blocco quella riforma , ha fatto bocciare e che adesso non può quindi rigiocarsi.
Per cui anche su questo sono riusciti a bloccare un passaggio che era importante, perché le riforme elettorali senza riforme costituzionali poi non funzionano. E questo i radicali l’hanno sempre detto … poi per i Radicali è facile: un modello molto semplice, molto lineare che però funziona se è semplice; perché il uninominale maggioritario a un turno se è semplice funziona. Se lo si riduce ad una giostra barocca come ha fatto Mattarella ed il sistema dei partiti, diventa una cosa ingestibile.

E quindi il superamento di un bipolarismo che alcuni chiamano coatti, altri lo definiscono “bileaderismo statico”, ..

Ah possiamo sbizzarrirci! Poi però vince De Rita!
Comunque no, non continua. Troveranno altre soluzioni, purchè si riesca ad evitare la riforma – e qui arriviamo a quello che diceva lei all’inizio (conversazione prima della registrazione ndInoz) – delle “caste”, delle incrostazioni di regime di questo paese, che sono davvero una palla al piede.

Ma una nota d’ottimismo per coloro che si sentono parte di un’area laica, liberale, socialista, radicale, repubblicana, etc …?! Non è che in questo stravolgimento si riuscirà a trovare l’occasione per proporre una nuova aggregazione d’area?
In fondo noi, parlo da figlio di socialisti, anche se Radicale per tendenza, noi siamo quelli che hanno già pagato. Pensando alla frase di Latorre su Bettino mi viene in mente la canzone di Boob Dylan “Like a Rolling Stone” .. dove dice “come ci si sente?” come ci si sente a trovarsi oggi nelle condizioni in cui noi già siamo?


Guardi, visto che lei ha avuto la bontà di evocare il mio passato … beh .. io resto sempre della mia idea. In questo senso: che in realtà c’è un problema che ormai c’è solo in Italia ed è, come dice Berlusconi, il Pci-Pds-Ds. Allora i casi sono due: o questo aggregato di militanti cambia, ma cambia sul serio; oppure è bene che si levi di mezzo. E’ bene che la soluzione politica della crisi italiana, che è una crisi strisciante, passi attraverso, non la rigenerazione, ma la dissoluzione di questa formazione.
Questo è il problema italiano dagli anni ’70 … probabilmente anche prima … ma insomma questo è il vero problema. Senza una situazione del genere … ed io non le nascondo che penso molto di più a questa ipotesi praticabile, cioè una secca sconfitta, un ridimensionamento nettissimo, una riduzione alla marginalità politica di questa forza. Perché alla possibilità che cambi è anche ingiusto pensare. Lo so che adesso mi si dirà che una parte ormai non irrilevante degli iscritti ai Ds non ha mai avuto la tessera del Pci, questo è vero, ma la cosa non rileva! Perché il tipo di cultura politica che un vertice che ha sempre funzionato per cooptazione, che non è mai riuscito a contaminarsi … e da questo punto di vista il punto più alto è stato con Occhetto, non è stato certo con D’Alema, non c’è alcun dubbio su questo … ma neanche lì riuscì. Lì i Radicali ci provarono, seriamente, ma neanche lì riuscì.
E allora è bene che questo intralcio autentico si levi di mezzo.
Io penso questo, molto semplicemente. So benissimo che questa può essere vista come una posizione anticomunista estrema, ma francamente non so che farci …

Però lei indirizza il suo anticomunismo contro il gattopardismo diessino che non ha mai dato ad un vero ripensamento. Però c’è ancora chi si dice comunista ed esprime una reale base di consenso fidelizzata a cui non è mai stata portata una sfida reale. Se vuole sono stati sfidati più dai Radicali e da Pannella sul loro stesso terreno che non da altri …

Ma infatti la sfida reale è quella che dev’essere portata da una politica intelligente come quella di Mitterand o come quella che tentò Pannella e tenta continuamente. Riproponendo uno schema sostanzialmente simile … anche se poi l’irrompere di Berlusconi ha cambiato molte cose in questo paese, parliamoci chiaro …
Però lei pensi come sarebbe diversa oggi la situazione dei Radicali se avessero tenuto il punto quando Cossutta e Leoluca Orlando posero il loro veto all’ingresso nell’Unione nel 1994. Quando furono loro a porre il veto nei confronti di Radicali e socialisti. I Radicali dissero: guardate, già tanto tanto non ci andava! Se poi la mettete così, arrivederci e grazie!”. I socialisti invece tennero il punto, vollero o scelsero di tenerlo … oggi sostanzialmente queste due forze si ritrovano. Mi resta la curiosità di pensare: “ma … se allora Pannella fosse stato più arrendevole” .. ammesso che mai ciò possa essere! E’ un ossimoro Pannella arrendevole … beh cosa sarebbe successo? Non ne ho la più pallida idea … però certo lì, parlare di tentativo di abbraccio mitterandiano sarebbe stato francamente velleitario … quindi forse è giusto così.

La ringrazio davvero Direttore!

E di che?! Io mi sono divertito

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Introduzione - Buongiorno e benvenuti a Stampa e Reggime

Capitolo I
- Radio Radicale un esempio di servizio pubblico

Capitolo II - Da Trotsky a Pannella. Storia inedita del primo incontro fra Massimo e Marco

Capitolo III - Radicalia. Da Riccione a Padova verso la Rosa nel Pugno


Capitolo IV -
Riflessioni storico-politiche: costituente socialista, prospettive referendarie, l'anomalia Pci-Pds-Ds, ciò che sarà e ciò che non fu

politica interna
3 luglio 2007
[Radicalia] Intervista a Massimo Bordin - Capitolo III

RADICALIA - da Padova a Riccione verso la Rosa nel Pugno
(Terzo capitolo dell'intervista a Massimo Bordin
qua il primo capitolo
qua il secondo capitolo )

Più avanti anche la sua storia diventa storia radicale.

Beh .. diventa storia radicale, perché a me il Pci non è mai piaciuto. Questo primo maggio, ad esempio, sono andato a Barcellona a vedere la manifestazione della Cnt (Confederaciòn Nacional del Trabajo ndInoz), che tra l’altro mi ha molto deluso … ma in fondo credo che il movimento comunista, non solo quello russo, ma anche quello europeo, si sia macchiato di crimini gravi! Nei confronti anche della sinistra!
Li ho sempre visti, quindi, un po’ come il nemico. E’ una posizione la mia, che poi deve trovare la mediazione con la politica, che è una cosa diversa. Ma quella è stata la loro connotazione in alcuni snodi fondamentali della storia europea; in Germania per un verso, in Spagna per un altro, in quegli anni decisivi. Sono quelli che fanno l’alleanza coi nazisti contro i socialdemocratici, sono quelli che ammazzano gli anarchici trotskisti e … no  … non mi sono mai stati simpatici …

Sono quelli che anche durante la lotta di liberazione, in Italia, con le brigate Garibaldi, le brigate azioniste …

Per carità! Sì! Li però la cosa è un po’ più complicata .. però è vero che è così, sì.

Tra l’altro questa notazione mi dà lo spunto per chiederle un suo parere su chi ha commentato la manifestazione di piazza Navona per l’orgoglio laico, come una manifestazione di “frontismo laico”; in cui il rischio era quello di vedere la piazza dominata dalle ragioni della laicità dell’estrema sinistra.

Ho capito, ma come dice Alice: il problema è chi comanda! Cioè, insomma, Mitterand ha portato i comunisti al governo, però li ha soffocati in un abbraccio mortale, che oggi li vede come forza marginale inferiore alla IV Internazionale, questa è la verità! Quindi, voglio chiederle: non era un’operazione frontista quella di Mitterand? Beh da questo punto di vista sì, lo era. E poi era il partito di Marchais (Georges Marchais) non era certo ai minimi storici di oggi. Però la linea politica di quell’operazione frontista di Mitterand era intelligente, acuta: è riuscito ad avere l’egemonia. Così come in piazza Navona … certo … c’era pure uno con la maglietta con su scritto “ha da venì baffone” .. però, diciamo così, non dava l’imprinting alla manifestazione. Il problema è tutto lì!
Ed è cosa diversa, ad esempio, dal frontismo della sinistra democristiana che partecipava alle manifestazioni antifasciste, in occasioni canoniche, negli anni ’70, perché lì, in effetti, l’imprinting lo dava il Pci.

Concordo in pieno. La sua storia che diventa storia radicale, però, ci porta a trattare dell’attualità del soggetto politico Radicali Italiani, che, a detta di molti, ed è anche la mia modesta opinione, è in una fase di difficoltà. Di difficoltà strategica, ma anche di difficoltà interna. Lei come giudica questa fase della vita politica di Radicali Italiani?

Ma, non lo so. Vede, dopo i miei trascorsi politici io ho deciso che la politica mi piaceva, sì, però era meglio guardarla. Se parlo con un amico o con un politico posso dirgli quello che penso, così come faccio con gli ascoltatori, ma non mi permetterei mai di andare, che ne so, in un mercato a dire alle signore che fanno la spesa qual è la linea politica giusta. L’ho già fatto e gli ho dato una linea politica sbagliata! (Bordin sorride divertito) E’ bene dunque che mi astenga dal rifarlo! Se tutti facessero lo stesso staremmo meglio!
Ma insomma, detto questo, Radicali Italiani ha tenuto il suo ultimo congresso a Padova … e non è stato bello, su questo non c’è dubbio. Non so se ne siamo usciti con la soluzione più forte, però adesso ci sono alcune idee forza sulle quali è bene lavorare.
A me però una cosa stupisce: la Rosa nel Pugno ha preso circa un milione di voti, che è grossomodo il triplo di quello che ha preso Mastella ed è più di quello che ha preso Antonio Di Pietro. Allora, siccome quel milione di voti è fatto di gente in carne e ossa che è andata a votare, bisognerebbe anche tenerne conto e cercare di lavorare per far vivere questa esperienza. Non credo che ci sia un settarismo Radicale, e nemmeno un settarismo socialista, è però assolutamente evidente che l’approccio alla politica è molto diverso … anche perché sennò si sarebbero trovati prima, perché poi i contatti ci sono stati anche in passato. E’ però anche vero che sono due partiti vicini, pur se lontani nelle loro radici ideologiche, e la Rosa nel Pugno è stata davvero una novità politica importante.

Ora però lei mi dà lo spunto sulla Rosa nel Pugno …


Beh piazza Navona è stata un’occasione importante, dopo tutte le incomprensioni, tutte le differenze che si erano evidenziate.
Ma vede, io parlo dell’esperienza dei Radicali, perché è quella che più seguo. Se vuole che gliela dica tutta, secondo me l’errore, se un errore c’è stato, è stato quello di fare troppo in fretta il Congresso non di Padova, ma il Congresso di Riccione, dove invece, forse, una soluzione di continuità, per esempio alla Segreteria Radicale, sarebbe stata più logica. Anche per la stessa Rosa nel Pugno. Badi bene, alla Segreteria, non poi per le candidature o altro, per carità .. Però è evidente che se un Segretario si caratterizza come uno che dice “ha fatto bene la Tatcher a spezzare la schiena ai minatori inglesi” … manco al sindacato, ma ai minatori … Eh poi io mi rendo conto che un qualche sconcerto, in una base elettorale che vede la Rosa nel Pugno come un ritorno - perché poi quello è un simbolo socialista, ma anche Radicale – un ritorno dicevo anche a quel Partito, beh .. forse lì la soluzione di continuità sarebbe stata sensata. E probabilmente non avremmo nemmeno avuto un caso Capezzone .. o forse lo avremmo avuto prima, non so dirle, però comunque sarebbe stato forse politicamente più decifrabile.

Lo Sdi però ha un corpo strano, per quanto molto esile. Nella poco esperienza che ho, ho visto che un parte della base, non so dire quanto grande, ma specie i craxiani ed alcuni giovani, vedevano in Capezzone un possibile elemento di recupero di alcuni momenti di rottura che il Psi ebbe … il referendum sulla Scala mobile ad esempio … che poteva essere credibile come alternativa forte verso una sinistra che è vissuta con un dato di certa insofferenza. D’altronde in alcuni sopravvive un antico astio mai sopito verso quelli che allora si chiamavano Pci, che oggi sono Ds e che domani saranno Partito Democratico.


Io ho capito dove mi va a parare! C’è però un aspetto che è importante; quelli che lei chiama “i craxiani” oramai sono pochissimi nello Sdi, perché sono andati quasi tutti a Forza Italia.

Verissimo.


Questo è il dato di fatto. E proprio per quella reazione che lei ha detto. Alcuni, a tutto concedere, stanno con De Michelis … ma più di tanto … E pure sui giovani ..

No ma ha ragione, ed in effetti nell’ultimo periodo mi è parso di vere un certo affievolimento d’interesse verso Capezzone, anche perché non molti sembrano disposti a seguire il percorso che sta intraprendendo.


Anche perché bisognerebbe capire dov’è che porta. Io ancora non l’ho capito .. a meno che domani Luca Cordero non dica dal palco di viale dell’Astronomia … non si può escludere niente, neanche aspettative del genere, ma io avrei i miei dubbi ..


Anche in questo sono d’accordo con lei.

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Introduzione - Buongiorno e benvenuti a Stampa e Reggime

Capitolo I
- Radio Radicale un esempio di servizio pubblico

Capitolo II - Da Trotsky a Pannella. Storia inedita del primo incontro fra Massimo e Marco

Capitolo III - Radicalia. Da Riccione a Padova verso la Rosa nel Pugno


Capitolo IV -
Riflessioni storico-politiche: costituente socialista, prospettive referendarie, l'anomalia Pci-Pds-Ds, ciò che sarà e ciò che non fu
POLITICA
27 giugno 2007
[Da Trotsky a Pannella - La storia inedita del primo incontro fra Massimo e Marco] Intervista a Massimo Bordin - Capitolo II


DA TROTSKY A PANNELLA - Storia del primo incontro fra Massimo e Marco
(Secondo capitolo dell'intervista a Massimo Bordin - a questo link il primo capitolo)


Se di RR e del suo stato di salute abbiamo detto, a questo punto vale la pena chiedere a lei come sta. Sveglia 5 giorni su 7 verso le 6:40 della mattina per preparare la rassegna stampa ..

Lei vuole scherzare! Io mi sveglio un’ora prima. Se mi sveglio alle 6:40 sono rovinato!

Ah! Quindi è il lavoro che inizia alle 6:40!

Sì … più o meno riesco a parcheggiare la macchina sotto la sede di RR verso le 6:40!

E adesso, per la preparazione ha anche un po’ d’aiuto.

Ci sono tre redattori che si danno il turno, sono i curatori del notiziario Aversa, Reanda e Marafioti, che danno un’occhiata sull’eco della stampa, attraverso un sistema su Internet , per trovare le citazioni sui Radicali.

Lei fa una delle rassegne stampa più seguite e apprezzate che va ora anche in video su Nessuno TV, oltre che sul web grazie a RadioRadicale.it.
Trova questo lavoro più “usurante” o più gratificante?!

Beh dai, “lavoro usurante” è una parola grossa, lasciamola a quelli che davvero fanno lavori usuranti. Gratificante lo è sicuramente, perché riscontro spesso che la rassegna è seguita non solo dall’ascoltatore tipo che m’immagino ascolti Radio radicale, ovvero quel target che la radio si dà: opinion maker, giornalisti, politici, amministratori. Ma anche da persone assolutamente al di fuori della politica, e che proprio perché fuori dalla politica ritengono Stampa e Regime uno strumento utile per capire cosa succede nella giornata. Questo sì è gratificante.

La stessa cosa vale per la conversazione con Marco Pannella?!

La conversazione con Pannella è un programma di culto! Ha un ascolto più ridotto, stando ai dati, però di fedelissimi e che spesso non sono Radicali! E’ questa la cosa singolare.
A parte che anche in quel caso il target è alto, ci sono degli ascoltatori insospettabili, dei quali NON farò i nomi, che seguono con attenzione la conversazione. Perché è il punto della settimana, fatto da Pannella, sugli avvenimenti politici: è la trasmissione di Pannella in fondo.

Adesso le farò alcune domande sulle quali la prego di correggermi se sbaglierò i riferimenti. Lei in gioventù ebbe a militare tra i Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR) … giusto?

Sì come no!

.. e che erano la voce italiana del movimento trotskista e della IV Internazionale. Cosa ha conservato di quella giovanile passione per il compagno Lev Davidovic Bronštejn?

Beh, ma io per la verità avevo cominciato a militare prima .. dunque io sono di formazione comunista eretica, perché il PCI non m’aveva convinto nemmeno a 16 anni, quindi quando c’è stato il movimento studentesco io mi sono trovato bene .. ho frequentato il movimento, ho seguito tutto quello che è successo lì, frequentavo collettivi, poi insomma .. ad un certo punto ho avuto una svolta leninista ortodossa e mi sono messo con i compagni della IV Internazionale, ma è durata poco … E’ durata dal ’73 al ’78 … una cosa del genere, ma del movimento nel ’77 era già finito tutto.

Ho fatto qualche ricerca e tra le cose più curiose ho trovato un documento sulla XVII conferenza nazionale di GCR, del ’73 ..

No, nel 1973 io non c’ero ..

Novembre ’73 ..

Ah, novembre ’73 forse allora mi ero appena iscritto ..

.. a quanto ho avuto modo di leggere a quella conferenza si presentò una minoranza che si chiamava Tendenza Marxista Rivoluzionaria, guidata da Roberto Massari

Lo so, lo so, è una balla di Massari, l’ho letto anch’io …

Quella cosa lì …

Sì ma guardi, io ricordo perfettamente tutta la storia. Dunque, Roberto Massari, degnissima persona e valoroso editore di libri che meritano pure, in alcuni casi, all’epoca era un militante rivoluzionario quasi a tempo pieno. Sociologo in origine, ma persona versatile … ha fatto anche il maestro di pianoforte .. insomma un tipo pieno d’iniziativa ..
Dunque lui aveva questa “tendenza marxista rivoluzionaria”, noi eravamo giovani e libertari e quindi davamo, insomma, una qualche attenzione anche a chi dissentiva, non eravamo molto ortodossi.
Tutto qui, però io non ho mai pensato di militare per la tendenza di Massari!

Sì, sì, però c’erano …

Sì lo so ho visto che mi hanno inserito ma non ….

Sì, ma guardi, c’erano in quella pagina, alcuni estratti del documento presentato a quella conferenza del ’73 …

Sì, ma non c’entro nulla! Non ne prendo le distanze perché ho paura di passare per un estremista! Le dico tranquillamente che io all’epoca ero più estremista di Massari! Ritenevo Massari dogmatico, sostanzialmente, troppo ingessato.
Tutto lì, ma sono dibattiti quasi esoterici se fatti oggi .. Cioè, lei capirà che il dibattito sull’Argentina, il peronismo e la fazione operaia del sindacato in quella situazione è formativo senz’altro, dal punto di vista della formazione generale, politicamente però lascia poco!

No, ma guardi era giusto lo spunto per offrirle una battuta ..

Eh …

In quel documento, della minoranza di GCR, si legge che ci si deve impegnare per: la battaglia per la costruzione di una tendenza sindacale antiburocratica, lo sviluppo del lavoro politico tra gli studenti, l’intervento a sostegno del movimento della donna e contro le istituzioni totali e infine la lotta per l’applicazione del “centralismo democratico” nell’Internazionale.
La battuta che volevo farle era: ma lei era già Radicale senza saperlo?!

Ahhh! Vogliamo parlare di questo! No, ma questo è verissimo. Ma adesso questo sarebbe un dibattito teorico rilevante; e poi non è che uno deve dare un senso alle scelte della sua vita, però è vero che nella tradizione del movimento operaio e comunista la corrente trotskista è quella più attenta al dato del … diritto è una parola grossa, però al dato delle regole sì.
Molti dibattiti delle varie componenti trotskiste, che non fanno che scindersi, rifondersi, fondare internazionali e quant’altro … con forme che a volte tracimano nella megalomania, dedicano attenzione al dato formale. Perché poi, in fondo, la stessa concezione di burocrazia ha una lettura originalissima in Trotzky. Un testo come “La rivoluzione tradita” è un testo importante, perché spiega non solo le degenerazioni del partito .. che forse erano insite nel concetto stesso del partito leninista, e qui è il limite di Trotzky … ma non c’è dubbio che la disamina più precisa della degenerazione burocratica del partito in Russia è quella di Trotzky, almeno per tutti gli anni ’30.
Prova ne sia che escono fuori, da quella scuola di formazione politica, sociologi americani che poi si occupano di temi che sono stati all’attualità. Burnham per esempio è uno che viene dalla IV Internazionale, tanto che quando poi ne uscì, Trotzky scrisse contro di lui il suo ultimo libro “In difesa del marxismo”, in cui accusa Burnham di avere compiuto deviazioni sociologiste. Beh .. Burnam è un sociologo che ancora viene citato!

Tornando al ’73 … più o meno in quel periodo, Pannella – lo ricordava anche nella sua ultima conversazione alla Radio (domenica 20 maggio) – scriveva la prefazione ad un libro di Valcarenghi

Ma Valcarenghi non c’entra nulla col trotskismo …

No, no, no, il riferimento è a quel periodo, quello stesso periodo in cui Pannella scrive quella prefazione, che Pasolini definì un Manifesto del radicalismo …

Sì è molto bella quella prefazione.

Gliene riporto una citazione brevissima: “Amo speranze antiche come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica”. (- Bordin sorride -) Di lì ad un anno, nel ‘74, ci sarebbe stato il referendum sul divorzio.
Ebbene, come avvenne il suo primo incontro con Marco Pannella?

Guardi, il mio primo incontro con Pannella lo ricordo distintamente … ma non glielo diciamo, le affido uno scoop … Il mio incontro con Pannella, per quanto ricordi … può darsi che l’abbia visto anche prima, però onestamente se anche fosse è un ricordo che non si è impresso … però dunque, no …
E’ proprio quando c’è il referendum sul divorzio. C’è una grande festa a piazza Navona, dove va tutta l’estrema sinistra e c’andiamo anche noi. Ad un certo punto mi ricordo che, siccome c’era una campagna elettorale amministrativa e la piazza era effervescente, c’era uno striscione del Msi messo tra due alberi a piazza Venezia. Allora alcuni miei amici cominciarono a tirare giù quello striscione, con l’evidente intenzione di dargli fuoco.
Allora arrivò Pannella, piuttosto seccato, e disse a me, perché mi trovavo io lì, alla testa del manipolo di trotskisti locali, e mi disse: “Noo lasciate stare! La polizia non aspetta altro!”. E io feci il coatto e dissi: “E noi non aspettiamo altro che la polizia! E allora?!”
E quello fu il mio primo incontro con Pannella!
Poi ovviamente io sono cambiato e lui no! E questo va a suo onore.

Una scena bellissima!

Però poi quello striscione non lo bruciammo. Alla fine demmo retta a Pannella.

Ah sì?!

Come usa dire: “il buonsenso prevalse”. Perché dopo avere tenuto il punto con Pannella, parlai con i compagni e dissi: “non facciamoci riconoscere no! Vediamo se la cosa può filare liscia!”

Quindi il cambiamento era già in atto!

Ma non sono mai stato un estremista. Non troverà su di me cose di cui mi debba vergognare.

Non avevo alcun dubbio al riguardo

--- fine capitolo 2 ---

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25 giugno 2007
[Radio radicale - Un esempio di servizio pubblico] Intervista a Massimo Bordin - Capitolo I

RADIO RADICALE - Un esempio di servizio pubblico
Informazione, politica e giustizia
(Prima parte dell'intervista a Massimo Bordin)

Arrivo in leggerissimo ritardo nella sede di RR in via Principe Amedeo. Roma 23 maggio, ore 11:00 circa. E' un caldo micidiale. Il Direttore mi accoglie nel suo ufficio; ha da non molto finito di andare in onda con Stampa e Regime. Accendo l'I-Pod con registratore ed iniziamo.

Come sta Radio Radicale? Se non sbaglio la convenzione è stata rinnovata nello scorso autunno per un periodo di tre anni, quindi – e parlo da ascoltatore affezionato – la situazione dovrebbe essere tranquilla, almeno sul piano finanziario. Giusto?


Insomma, non è che la convenzione venga pagata con tempi encomiabili, quindi c’è sempre la solita necessità del ricorso alle banche per gli anticipi.
Certo la convenzione, più l’editoria, sono le fonti di sostentamento che ci consentono di garantire un impegno da piccolo servizio pubblico. Tenga presente che facciamo uscire qualcosa come 10-15 troupe al giorno per registrare appuntamenti in tutta Italia. Ci serviamo naturalmente di service e non di dipendenti.
E’ un meccanismo che può funzionare, però in realtà riusciamo a destinare agli investimenti solo una piccola parte, ed è già un miracolo, per il resto dobbiamo stare sulle spese correnti … che pure sono ridotte.

Oltretutto arrivare alla stipula della convenzione non è stato affatto facile. E’ anzi il risultato di una battaglia lunghissima che ha visto la radio attraversare momenti difficili come la famosa estate del 1986, in cui furono sospese le trasmissioni per dare libero sfogo agli ascoltatori che chiamavano per intervenire in diretta “senza filtro”...

La prima “radioparolaccia”! Anche se in quell’occasione l’unico risultato che si ebbe, in termini di convenzione, fu con la Regione Lazio, il che fu un boomerang per Radio Radicale: soldi pochi e programmazione poco interessante. Come capirà le assemblee regionali non sono esattamente la stessa cosa delle due Camere nazionali, che pure non sono un granché ormai, ma le assemblee regionali sono un disastro dal punto di vista dell’ascoltabilità. Quello delle convenzioni con le regioni è stata un’opzione che non abbiamo più seguito, se non per il sito Internet o per casi particolari. D’altronde radiofonicamente parlando, un percorso del genere non è percorribile da una radio nazionale.

In una “intervista a RadioRadicale” pubblicata sul numero 21 di Quaderni Radicali (settembre/dicembre 1997) …

Ah come no! L’intervista mia e di Vigevano! Lì c’è già tutto!


In quell’intervista si legge che “la vicenda di Radio Radicale è percorsa politicamente da una certa trasversalità. I gruppi politici, nella loro veste istituzionale e parlamentare, appoggiano la radio, la sua produzione e la sua attività. Ma, quando si tratta di scendere nel merito del riconoscimento della sua caratteristica di radio privata che assolve compiti propri del servizio pubblico, ecco che interviene un altro elemento…” Questo “elemento altro” veniva individuato nel fatto che RR era fatta oggetto di una polemica più generale nei confronti dei privati e della loro possibilità di svolgere effettivamente un servizio pubblico.
Oggi le cose stanno diversamente? Può dirsi superata quell’impostazione polemica?

No, non è superata! Insomma, in parole povere, il modello di RR è sostanzialmente il modello americano ed il modello americano è quello di deferimento, attraverso convenzioni, ad una radio e ad una televisione private – e non prive di una loro anima politica, almeno per quel che riguarda la radio – delle trasmissioni del Congresso e del Senato e questo attraverso la corresponsione del denaro sufficiente a garantire questo servizio. C’è però una piccola differenza col sistema italiano, lì non c’è il servizio pubblico!
Quindi il servizio pubblico negli Stati Uniti è inteso come demandato a privati. Privati, ripeto, che per quanto riguarda la radio non sono privi di una loro connotazione politica, che oltretutto è una connotazione liberal. Tanto è vero che – almeno così mi racconta Furio Colombo e non ho motivo di dubitarne – spesso in Senato, quando si tratta di rinnovare la convenzione, succede grossomodo quello che succede in Italia; c’è sempre qualcuno che dice: ma perché la dobbiamo dare a quelli e non ad altri! Ed in genere si tratta dei repubblicani più intransigenti, anche se poi alla fine è il Senato che vota.
Allo stesso modo in Italia non manca chi – nella Margherita, come nell’Udc, ma anche nei Ds – ancora non si capacita che possa esserci un’informazione radiotelevisiva privata e non vede altro che la Rai come unica soluzione, quindi nonostante alcuni notevoli passi avanti, quel tipo d’impostazione resiste.

Del resto, sulla capacità di svolgere servizio pubblico da parte di Radio Radicale credo che ormai non ci possano essere più dubbi, anche perché dopo 31 anni di attività sono i fatti a parlare.

Questo non dovrei dirlo io, però credo che l’autorevolezza della radio la metta al riparo da critiche che non siano nel merito. Certo è che nel metodo e nel rigore informativo non abbiamo mai avuti rilievi di questo tipo.

Un’altra delle caratteristiche uniche di Radio Radicale è l’attenzione con cui segue le vicende giudiziarie. Lei stesso dedica una grande attenzione alla cura dei documenti degli “speciali giustizia” che vanno regolarmente in onda su RR. Tuttavia si deve sottolineare che nella scelta dei processi da seguire RR valuta del loro interesse sociale;
utilizza insomma criteri un po’ diversi dal Vespa che segue il delitto di Cogne.

Ahh, vogliamo aprire questo dibattito affascinante! Guardi ad essere sincero devo dire che anche noi abbiamo fatto uno strappo a questa regola, però uno strappo relativo, lo dico subito: si tratta del caso Marta Russo. In realtà però, anche il caso Marta Russo rientra nei criteri della normativa di legge. Perché nelle disposizioni transitorie del codice di procedura penale riformato da Giuliano Vassalli c’è un articolo che norma la questione delle registrazioni dei processi e della loro trasmissione ed affida la responsabilità della decisione al Presidente della Corte senza vincolare la possibilità di una decisione positiva all’unanimità delle parti. In altre parole se l’avvocato difensore dell’imputato è contrario, il presidente può dare lo stesso l’autorizzazione, sulla base però di un criterio, che è quello dell’interesse sociale della questione.
Ora, su processi come quelli di mafia visto l’allarme sociale che destano, non c’è alcun dubbio. Su altri processi tale rilevanza può non essere così univoca. Senza dubbio però, c’è una notevole differenza tra l’impostazione di RR e quella, non tanto Vespa – che non manda processi, ma fa dibattiti – quanto della trasmissione “Un giorno in pretura”, che è la trasposizione dello “Speciale Giustizia” fatto dalla Rai successivamente.
Intanto va detto che il mezzo televisivo è più invasivo della radio, quindi occorre maggiore cautela; in secondo luogo il criterio di attenzione al rilievo sociale della questione è completamente disatteso.
Io ricordo con raccapriccio di avere visto in televisione un processo del periodo in cui Di Pietro stava iniziando a diventare una star del palazzo di giustizia di Milano. Cosa succede; non avendo ancora pronte le registrazioni del processo Enimont, ma essendo già Di Pietro una star, cosa cavolo fanno? Prendono un processo in cui erano implicati tre poveri cristi coinvolti in quella che sostanzialmente era una faida familiare, una questione peraltro tristissima, lo registrano e lo trasmettono.
Ora è evidente che lì la star era Di Pietro ed era anche interessante come il pm se la cavava in una vicenda che non aveva a che fare con la politica – era pure bravo tra l’altro – però è evidente anche che forse non c’era un interesse sociale particolarmente rilevante a far conoscere gli affari di quelle tre persone. Ecco questa è una cosa a cui cerchiamo di dare grande attenzione.


Tra l’altro Radio Radicale cominciò a trasmettere dalle aule di tribunale nel 1983 con il processo del cosiddetto “7 aprile”, se non sbaglio ..

Sì certo! Ed era collegato ad un’iniziativa politica Radicale con la candidatura di Toni Negri.

Iniziativa infelice, forse, nei suoi esiti...


No, no, secondo me fu felicissima .. certo gli esiti furono infelici e non c’è nessun dubbio su quello … ma la candidatura era felicissima.
Il caso 7 aprile oggi viene dimenticato da tutti – e lo credo perché i personaggi erano quelli che erano – però è un caso davvero singolare. E’ un unicum dal punto di vista giudiziario; sono cambiati i capi d’imputazione nel corso di una detenzione preventiva durata qualcosa come 5 anni. Ci sono imputati che dopo 5 anni di detenzione sono stati condannati a 5 anni e 6 mesi. Nessuno mi leva dalla testa che se avessero fatto un anno di detenzione preventiva sarebbero stati assolti, probabilmente. Però è molto difficile dire ad uno che è stato dentro 5 anni: “guardi scusi ci siamo sbagliati, arrivederci e grazie”, anche perché quello ha scontato una pena.
L’altra cosa singolarissima di quel processo – che nessuno si ricorda più, ma è veramente una vergogna – è che viene spostato a Roma, dove non aveva alcun radicamento, sulla base di un capo d’imputazione che è l’insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Per quella fattispecie di reato, il Pubblico Ministero della Procura di Roma, al termine della requisitoria chiede l’assoluzione. Morale della favola, quella Procura che chiede l’assoluzione è la stessa che ha chiesto lo spostamento a Roma per quella fattispecie di reato! Non è ordinaria amministrazione.
Se poi vogliamo aggiungere un’altra finezza le condanne in primo grado vengono date sulla base delle deposizioni di un pentito che la difesa non ha mai potuto controinterrogare, perché in istruttoria e stato sentito solo dalla pubblica accusa e in dibattimento non si è presentato!
Vede che insomma c’erano delle caratteristiche peculiari in quel processo! Poi Toni Negri sarà anche antipatico ai più. Del resto anche Enzo Tortora lo era, eppure …

Oggi invece è d’attualità la condanna a 10 anni di carcere per Bruno Contrada, la cui vicenda processuale proprio Radio Radicale, e lei direttamente, ha seguito con grande attenzione. Ironia della sorte mentre mi appuntavo queste domande ero seduto ai giardini del lungarno fiorentino dedicati al giudice Caponnetto ed ho trovato una sua introduzione ad uno speciale giustizia dedicato proprio al caso Contrada ed alla testimonianza di Caponnetto ..

Sì, l’ho presente, è stata inserita sul sito dedicato a Bruno Contrada. L’episodio di quella deposizione del presidente Caponnetto è abbastanza imbarazzante. Con tutto il rispetto e la stima per il presidente Caponnetto, se un cittadino normale avesse fatto una deposizione del genere avrebbe avuto dei problemi ..

Posso chiederle un parere sulla vicenda e sulla sua conclusione?

Posso darle solo il mio parere. Gli esiti di quel processo sono stati segnati da un altro processo. Un processo ad un altro funzionario di polizia che lavorava con Bruno Contrada e che è stato condannato definitivamente. A quel punto non potevano che assommare le due posizioni … E’ una vicenda tristissima.

--- FINE CAPITOLO I ---

Introduzione - Buongiorno e benvenuti a Stampa e Reggime

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