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POLITICA
4 febbraio 2015
[Stronzo] Un maestro
Vecchio. Rincoglionito. Noioso. Dopo due ore che lo ascolto vedo nanetti verdi che vogliono mangiarmi i capelli. Stronzo. Figlio di puttana.
Sì. Bene.
Glielo dico anche io a volte. Ma rimane il politico vivente che più ammiro, a cui sono più affezionato, da cui ho cercato d'imparare di più, che mi ha raccontato tanto, che più di ogni altro ha contribuito acché mi formassi un'opinione sulle pubbliche cose.
Ho imparato di più ascoltando Radio Radicale, di cui Marco è fondatore ed editore, che frequentando inutili corsi universitari e di dottorato.
E quando squallidi pregiudicati per omicidio, commercianti di diamanti, magistrati da rotocalco, indegni assortiti e loro bovini seguaci si sbrodolano la bocca con parole come etica e morale, lui - che invece non ha mai sbrodolato simili parole - svetta ancora più alto.

LA LEGGENDA DEL SANTO DONATORE - di Maurizio Gallo


È il 19 settembre del 1988. Allo stadio Mu Dung di Gwangju, in Corea del Sud, gli azzurri perdono 4 a zero con lo Zambia. Ma Marco Pannella della clamorosa sconfitta italiana se ne infischia. Quello che gli preme è sottolineare gli eccessivi compensi del calcio nazionale. Per questo, in segno di protesta contro il fenomeno, devolve tutto il suo stipendio di parlamentare ai giocatori
africani...

POLITICA
23 gennaio 2015
[Fate uscire Corona] Gli altri che schiantino pure
Dice che Corona dovrebbe uscire dal carcere perchè ha una personalità narcisistica e borderline.
E si mobilita l'italietta in pellicciotto sintetico per dire che dovrebbe uscire di galera.
Vi rimangano invece i malati di cancro, tanto loro son condannati comunque. Vi rimangano i sieropositivi, che vedrai son pure froci. Vi rimanga anche un uomo ridotto ad una larva come Provenzano, che difendere un mafioso non è per nulla chic.
Vi rimangano i poveracci. Che i poveracci son sempre delinquenti, brutti e puzzano pure.
E quando Pannella fa lo sciopero della fame speriamo che schianti.
Ma fate uscire Corona.
Di grazia.
SOCIETA'
14 gennaio 2015
#Forzaemma
Da 50 anni vive, sopporta e combatte fianco fianco con Marco Pannella.
Fossi il tumore ci avrei pensato due volte prima di andarle a rompere i coglioni.
?
#forzaemma

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permalink | inviato da inoz il 14/1/2015 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
9 gennaio 2015
[Non ditelo a Salvini] Indottrinamenti carcerari
In attesa che se ne accorga Marco Pannella e trasformi la cosa in una sbrodolata.
Vale la pena segnalare che per la conversione al terrorismo dei signorini francesi è stata decisiva, pare, la permanenza in carcere.
E questo alla faccia dei vari dementi, da Salvini a Travaglio, che considerano il carcere solo un luogo in cui chiudere e buttare la chiave. Senza capire che invece, oggi più che mai, uno dei fronti dove si misura la nostra capacità di chiamarci Occidente è - oltre che nelle nostre case, nelle nostre periferie, nei nostri media - anche nelle nostre carceri.
Oggi non importa citare Voltaire sulle carceri e la civiltà, quel che importa è capire che si tratta di una questione vitale.
POLITICA
22 ottobre 2014
[Senza cattiveria] Che palle Pannella
Senza inutile cattiveria.
Ma a parte Stampa e Regime, e più in generale Radio Radicale, il radicalesimo italian(pannelliano) è ormai di una noia politica irritante.
SOCIETA'
14 ottobre 2014
[Piccioni] Due. Con una fava.
In un colpo solo mi perderò:
. la Leopolda 5 ( dal titolo assiomatico di :"Il futuro è solo l'inizio, adesso contiamo di rovinarvi anche il passato vendendovi il solito pastone buonista antistorico del tipo "Berlinguer era renziano", "La Pira in realtà è il nonno di Matteo Renzi" e non ultimo "La Boschi è vergine, ma presto partorirà")
. e il Congresso di Radicali Italiani a Chianciano (dal titolo paradigmatico di "Contro il monopartitismo imperfetto del regime partitocratico ladro di democrazia assassino di popoli opponiamoci con logorrea, senilità incalzante e il tipico ardire di quei radicali che durante il Congresso fanno interventi da TSO in cui si appellano a Marco perchè non li mandi affanculo e lui invece ce li manda perchè tanto è un vecchio stronzo")
E me li perderò perchè sarò alle Canarie a fare surf (o almeno a provarci).
5 anni fa mandai in culo la politica.
Credo di non aver poi sbagliato.
22 luglio 2014
[Ode] Liberateci dalla LEGALITA'
Castiglion della Pescaia, bagno Medusa, di fronte alle scalette un cartello. "Se avete perso oggetti di metallo in spiaggia chiamatemi. Ve li ritrovo!", segue numero di cellulare.
Bello nella sua immediatezza. Semplice, diretto, simpatico.
Mi sono immaginato un signore di mezza età, di quelli sorridenti. Col metal detector ti ritrova magari una collana, un anello, io una volta persi lo scudo sinistro di Sirio il Dragone dei Cavalieri dello Zodiaco (una specie di soldatino, tanto per intenderci, che indossava uno scudo di metallo) e avrei pagato oro per riaverlo. Come minimo il signore dell'annuncio si fa pagare a ritrovamento avvenuto sulla base di una stima tacita e condivisa del dovuto. Un prezzo realmente equo, per un'attività solidale senza retorica altermondialista del menga.
Ovviamente il signore dell'annuncio non avrà la partita iva, prescinde da tasse e Guardia di Finanza.
E fa bene.
Quel signore porta avanti l'unica vera grande tradizione italiana, nel senso di abitudine collettiva che grande ha fatto quel paese che da poco più di un secolo e mezzo si chiama Italia: l'arte di inventare attività utili nei modi più inattesi.
L'Italia è stata grande quando i suoi garage erano officine clandestine per motori truccati. La Ferrari, l'Aprilia e mille altre. L''Italia è stata grande quando lo Stato non arrivava ad alitare il suo fiato pestilenziale di burocrazia e codicilli in ogni angolo del paese. L'Italia è stata bella da vivere finchè non hanno iniziata ad appestarla col virus mortale della "legalità" come idolo.
Oggi gli educatori alla Travaglio hanno creato schiere di stitici come lui che sentono ardere nel proprio petto vuoto la fiamma del carabiniere mancato, che subito corre a chiamare le autorità per denunciare il furbetto cercatore di oggetti in metallo. Così come avrebbero denunciato l'Enzo Ferrari che sistemava motori pazzeschi nella sua officina, senza regolarmente immatricolarli o usando pezzi non conformi alla norma del codice stradale 137 barra bis.
La retorica della legalità in uno Stato che vive esso stesso nell'illegalità. E ci sguazza vergognoso come un maiale affonda il grugno nel trogolo. Che non paga i suoi fornitori, tortura i propri carcerati, ruba soldi alla collettività per creare debito pubblico. E che pure ha trovato schiere di orridi cantori coi capelli lunghi dietro, di scuola per lo più giacobino-torinese, quasi tutti chiaramente stitici, che ci hanno convinto ad immolare la fantasia, unico vero grande pregio del carattere italico, sull'altare della legalità. La ridicola LEGALITA'.
Affondando questo paese nel morbo del moralismo e del perbenismo. Annunciando il trionfo delle beghine e uccidendo ogni futuro.
Se esistesse davvero una società civile in questo paese ammorbato, dovrebbe dare l'assalto agli idoli del mito legalitario. Bruciando questure e prefetture, sedi di giornali e televisioni. Issando bandiere nere col teschio, femori incrociati e arcobaleni d'amore. Napoli capitale.
Se esistesse la sinistra, in Italia, oggi sarebbe a capo di un movimento clandestino per la liberazione dall'incubo legalitario, in nome della fantasia e della libertà.
... chissà ... forse è per questo che continuo a votare radicale.
Forse. Ma soprattutto io mi sento emotivamente vicino al cercatore di oggetti in spiaggia, al suo ingegno, al suo spirito d'iniziativa. W l'Italia, w la libertà.
SOCIETA'
27 giugno 2014
[dal Corriere Fiorentino] Un bambino in carcere. Parliamo di cose serie.

Domenica 13 ottobre, Matteo Renzi, sindaco di Firenze, è ospite di Lucia Annunziata nel programma Mezz’ora su Raitre. Da candidato alle primarie che allora si svolgevano per eleggere il segretario nazionale del Partito Democratico, Renzi rivendica il suo spirito pratico di “uomo del fare” con la grinta che gli è propria. E in tema di carceri e giustizia rivendica “Noi siamo stati i primi in Italia ad aver fatto l’Icam (l’Istituto di custodia attenuata per le madri) per dire che le mamme detenute non stiano in carcere ma in una struttura ad hoc. Parliamo di cose serie!”.

Parlando di cose serie venne subito fatto notare dal dottor Luigi Pagano, vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che molto banalmente Firenze non poteva essere la prima città in Italia ad aver istituito l’Icam per l’ovvia ragione che a Firenze, l’Icam, non c’era.
E non c’è nemmeno oggi.

E’ questa la paradossale ragione che a Sollicciano costringe in carcere da 5 anni un bambino che di anni ne ha poco più di 6, come ha raccontato la cronaca di Antonella Mollica su queste pagine nei giorni scorsi. In Italia un bambino può rimanere in carcere con la madre detenuta fino ai 3 anni. Una legge del 2011 ha innalzato l’età massima per i bambini detenuti, ché tali sono anche loro, fino a 6 anni, a patto che vengano alloggiati in uno dei già rammentati istituti di custodia attenuata. Che però, nella gran parte dei casi, non ci sono.

E’ la solita grande ipocrisia italiana. Una legge dello Stato prescrive una condotta che lo Stato stesso non è in grado di rispettare. Il carcere è lo specchio più evidente di questa ipocrisia. La stessa con la quale, come Repubblica italiana, aderiamo a trattati internazionali contro la tortura, ma poi nelle nostre carceri non siamo in grado di far rispettare standard minimi di umanità e rispetto della dignità umana.
Tecnicamente il nostro è uno Stato criminale. Criminale non meno di coloro che alloggia nelle proprie sovraffollate carceri. E sarebbe divertente spiegarlo agli sventolatori di manette, ai tanti intellettuali del “bisognerebbe sbatterli in galera e buttare via la chiave”, agli alfieri della società civile che in sprezzo ad ogni logica riescono ad evocare nella stessa frase parole come “etica”, “morale”, “calci in culo” e “impiccagione”.

Ma sarebbe interessante parlarne anche con il fu sindaco di Firenze Matteo Renzi. Dimenticandoci della bugia detta dall’Annunziata, dimenticandoci anche delle sue giravolte in tema di provvedimenti di clemenza per i detenuti. Ma rammentando che questo non è un problema che riguarda solo i sondaggi di gradimento di un’opinione pubblica imbarbarita. Ma riguarda la civiltà di un paese. E di un popolo.

dal Corriere Fiorentino di Venerdì 27 giugno

politica interna
4 novembre 2013
[da Facebook] Radicalità
Congresso di Radicali Italiani.
Di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria.

https://www.facebook.com/tommaso.ciuffoletti
SOCIETA'
17 ottobre 2013
[dal Corriere Fiorentino] L'amnistia spiegata a Renzi e ai bambini
Cambiare idea è cosa legittima. Renzi lo ha fatto sull'amnistia. Mi limito a constatare che un anno fa il sindaco aderiva al seguente appello di Marco Pannella. «Armati di nonviolenza intraprenderemo uno sciopero della fame, sperando che il Parlamento conceda un provvedimento di amnistia».
Non me ne vorrà il professor Fusaro, che ieri sulle pagine del Corriere Fiorentino contestava la strategia di «svuotare le carceri a colpi d'amnistia», se rammento che l'ultima amnistia fatta in Italia è quella del 1990 (celebre perché amnistiò i finanziamenti illeciti dei partiti e in particolare del Pci). Rimane vero che da quel 1990 due indulti sono stati concessi in tempi recenti nel 2003 (l'indultino) e nel 2006. Trovo eccessivo parlare di strategia da svuotamento carceri. Anche se è vero che non ha senso continuare se non si sblocca un sistema giustizia che negli ultimi 10 anni, per dirne una, ha mandato in prescrizione circa un milione di processi (altro indulto mascherato che premia chi può permettersi di rallentare un processo).
Tuttavia Renzi sostiene che avrebbe difficoltà a spiegare a dei bambini come mai si debba fare un nuovo indulto. Credo non sarebbe difficile spiegare a dei bimbi che nelle celle italiane dove dovrebbero stare 10 persone ce ne stanno 15. Se non capiscono basta far provare loro come si sta in 15 negli stessi banchi in cui si sta seduti in 10. Stretti. Si potrebbe poi chiedere loro di immaginare di passare non una mattinata in quelle condizioni, ma un'intera giornata, la notte. E poi un'altra e un'altra ancora.
Credo capirebbero che si tratta di una cosa così disumana che lo Stato italiano per come tratta i suoi condannati (e i troppi che pure in carcere ci stanno in attesa di giudizio) è a sua volta un condannato. Dall'Europa, che ci ha più volte sanzionato per questo. E lo rifarà a breve. Il primo condannato ad aver bisogno di un'amnistia, quindi, non si trova in un carcere. Ma è lo Stato italiano.
Renzi cita spesso i grandi della storia durante i suoi comizi. Bene, oggi che tutti sappiamo che indulto e amnistia sono assai impopolari (e sarebbe sorprendente il contrario quando per trent'anni si è pasciuta l'opinione pubblica facendo credere che sbattere qualcuno in carcere sia la madre di tutte le soluzioni), tanto più c'è bisogno di classi dirigenti capaci di dare nuove ragioni ad un'opinione pubblica imbarbarita. E se i partiti sono morti, mi van bene anche i leader. Purché facciano ciò che un leader è chiamato a fare: guidare. Perché Martin Luther King, per citarne uno caro a Renzi, disse «I have a dream». Non disse «scusate, ma non so spiegare ai bambini come mai un negro non dovrebbe essere trattato da negro».

dal Corriere Fiorentino di giovedì 17 ottobre
politica interna
19 dicembre 2012
[dal Corriere Fiorentino] A fianco di Pannella

“E’ il solito Pannella che fa lo sciopero della fame, sai che novità”.
Il 24 ottobre scorso, in Toscana, si sono tolti la vita, nel giro di poche ore, due detenuti. Un ragazzo di 22 anni e un uomo di 47. Storie diverse, casi diversi, gli ennesimi, ma allo stesso modo fili intrecciati alla tela drammatica di un sistema carcerario al collasso. In Toscana come nel resto d’Italia.

“Tanto lo sanno tutti che Pannella mangia di nascosto”.
Il Libro Verde sull’applicazione della normativa Ue sulla giustizia penale segnala che in Italia ci sono circa 70.000 detenuti con un tasso di affollamento del 153%. Ci sono 150 detenuti ogni 100 posti. Il 44% di loro è in attesa di giudizio.

“Quel vecchio furbo lo fa solo per avere un po’ di visibilità”.
Secondo il rapporto Antigone sulle carceri italiane, intitolato “Senza dignità”, il 41,5% dei detenuti in Italia ha meno di 35 anni. Nelle carceri toscane il 73% dei detenuti sono malati, le patologie più comuni sono i disturbi psichici (26,1%), seguiti dalle malattie dell’apparato digerente (19,3%) e da malattie infettive e parassitarie (12,5%). Sempre secondo tale rapporto, tra i detenuti oggetto della rilevazione il 33,2% avrebbe posto in essere atti autolesivi ed il 12,3% avrebbe tentato il suicidio.

 “Se davvero Pannella facesse lo sciopero della fame a quest’ora sarebbe morto”.
Giorgio Napolitano, in un messaggio al convegno del Coordinamento associazioni del volontariato penitenziario, scriveva così un anno fa: “il presidente della Repubblica rinnova il suo vivo apprezzamento per la meritoria opera delle Associazioni di volontariato penitenziario nell’alleviare il disagio della condizione carceraria, che troppo spesso appare distante dal dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena e sul rispetto dei diritti e della dignità delle persone”. Ieri in tv tutti hanno applaudito Benigni che raccontava la Costituzione.

“E’ la solita Pannellata”.
Dieci anni fa Giovanni Paolo II tenne un discorso di fronte al Parlamento italiano. Nel quale disse: “senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società”. Applaudirono tutti.

3 luglio 2011
[dal Corriere Fiorentino] Per Giancarlo Scheggi

Caro Direttore,

la prima volta che ho partecipato ad una riunione di partito era in una stanzetta fredda di via de'Pepi. Dentro una selva di opinioni, spunti, berci, storie, storia. Romolo Murri, Ernesto Rossi, l'aborto, il Partito Radicale. Un delirio. Me ne uscii pensando fossero tutti pazzi. E la cosa mi piacque. Perché non avevo ancora vent’anni, ma ero già stanco della banale prepotenza retorica di chi aveva da indicarti la strada e dirti dove risiedessero stabilmente il torto e la ragione. Eppure dovevo apparire un po’ spaesato là in mezzo, ma in pochi badavano a me, c’era da ragionare di Tibet, droghe e carceri. Credo sia quella la prima immagine di Giancarlo Scheggi che mi è rimasta impressa negli occhi. Una persona serena, che mi guardava sorridendo di sapere come dovevo sentirmi. Un sorriso divertito e solidale. Contento di vedere un volto nuovo che portasse il suo contributo, quale che fosse, alla causa. Con la pace di chi sa che la causa non esiste, esiste il contribuire.

Da allora ci siamo persi e rivisti per i mille rivoli di ragioni comuni e caratteri diversi. Io litigavo con Pannella per il gusto della polemica col polemico, lui mi diceva sorridendo d’abbozzarla. Per lui l’incontro con i Radicali era stato una comunione totale. Lui cattolico, felicemente sposato, padre e poi nonno entusiasta, con una zia in odore di santità. Lui che quando andava a Roma alle riunioni del partito in via di Torre Argentina, se capitava di far tardi, andava a dormire in un convento di suore. Per poi svegliarsi la mattina e tornare a discutere di come salvare il mondo abolendo la pena di morte e magari riuscendoci pure.

Tutto insieme a quei compagni che erano la sua strada. Diversi dalle suore dove dormiva a Roma. Ma non per lui, per il suo sguardo e il suo sorriso. Un laico sereno. Una persona distinta, l’avrebbero detto, con quel suo paio d’occhiali con le stanghette a calamita. Uno che quando fermava la gente (e non credo esista fiorentino che non sia stato accostato da Giancarlo almeno una volta) per chiedere una firma per la libertà d’impresa, contro la fame nel mondo o contro il finanziamento pubblico dei partiti lo faceva comunicando passione, umiltà, voglia di condividere.

Erano le cose che lo rendevano caro a tanti compagni, specie a quelli più giovani. In tanti gli siamo stati vicini, volendogli bene, apprezzandolo, facendogli fiducia. Doverlo salutare per colpa di una malattia che se l’è portato via così è un dolore vero. E stavolta è difficile nasconderlo dietro un sorriso, anche se forse a lui sarebbe dispiaciuto vedere qualche lacrima. Di certo so che si arrabbierebbe se non chiudessi questa lettera rammentando che aspettavo di rivederlo per poter pagare a lui la mia solita quota d’iscrizione all’associazione Andrea Tamburi di Firenze e per riprendere, dopo qualche anno, la tessera di Radicali Italiani. Cosa che regolarmente farò pensando a Giancarlo e cercando di sorridere.

Tommaso Ciuffoletti

dal Corriere Fiorentino di sabato 2 luglio

politica interna
12 dicembre 2010
[Vecchio e nuovo] Pannella, Renzi e il viso aperto
Marco Pannella 80 anni. Tratta a carte scoperte con Berlusconi (ri)mettendoci la faccia, ma mettendo sul tavolo decisivi punti di riforma: dalle carceri alla Rai. Gli danno di venduto. Matteo Renzi 35 anni. Va a fare merende ad Arcore di nascosto, vendendole per incontri a viso aperto. Sarebbe l'innovatore.
Ok, io sto coi vecchi.
politica interna
2 novembre 2010
[dal Corriere Fiorentino] I Radicali a Congresso. IL VALORE DI UN METODO
Dopo il congresso di Sinistra Ecologia e Libertà ed in attesa della convention dei rottamatori, la Toscana ospita il congresso di Radicali Italiani, che si apre oggi a Chianciano. Un appuntamento che come sempre avrà tante storie da raccontare e che vedrà protagonista ancora una volta un signore ottantenne che risponde al nome di Giacinto Pannella detto Marco. Segni particolari: irrottamabile.

Uno che nel corso di una storia decennale ha saputo reinventarsi in mille occasioni, mantenendo viva una delle vicende politiche ancora oggi più originali dell’intero panorama politico italiano. Quella radicale è infatti una delle rare esperienze popolari e liberali della storia italiana. Popolare nel senso più alto del termine, perché nella lettura radicale non c'è classe, non c'è ceto, così come non c'è fede, a separare i diritti dai torti. C'è, nella più limpida concezione liberale, il Diritto. Per questo si difende Caino, oggi incarnato nel condannato a morte Tareq Aziz, perché difendendo lui si difende il Diritto e con esso il popolo.

E i radicali sanno dar corso politico a questa lettura della realtà, secondo il metodo ghandiano e nonviolento.  Non sembri banale, perché questo paese ricorda la storia di gruppi animati da idee più fanatiche e meno rivoluzionarie di quelle radicali, ma che operarono con violenza. E poi perché, con uno slogan, la nonviolenza aguzza l'ingegno. Ed ecco così invenzioni mediatiche come i fantasmi radicali, i nudi di gruppo, le distribuzioni in piazza dei soldi del rimborso pubblico così come dell'hashish (a cui poi seguivano le autodenunce, in nome della lotta nonviolenta per il Diritto).

Il rovescio di questa medaglia sono le tentazioni settarie del radicalismo pannelliano.  I rischi di cedere a retoriche di sapore giacobino e l'incapacità di costruire un consenso diffuso in forme dialettiche. Perché spesso quella radicale viene chiamata "galassia". In realtà assomiglia più ad un sistema solare con Pannella, lui solo, al centro. Irrottamabile perché insostituibile. Estrema risorsa ed estremo limite del proprio universo.

Eppure  la forza del metodo, il rigore e la creatività dell’agire politico radicale sono esempi con i quali chiunque voglia tentare di avanzare una proposta nuova per il paese credo sia tenuto a misurarsi e confrontarsi.

Certo Marco Pannella è uno che, dicono, ha sempre mangiato i propri figli. Ma ribaltando la prospettiva si può dire che nessuno di quei figli è mai riuscito ad uccidere il padre. Tra coloro che non ci sono riusciti, preferendo poi cercare nuove vie per sé, non si dimentichi un certo Francesco Rutelli. Uno che Matteo Renzi conosce bene. Ed è forse anche in nome di questo curioso filo rosso che congiunge Chianciano con il prossimo appuntamento fiorentino dei rottamatori, che si potrebbe consigliare ai giovani leoni renziani di prestare attenzione agli spunti migliori che verranno dal congresso di Radicali Italiani. Magari anche dall’ottantenne Giacinto detto Marco.

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) di Venerdì 29 ottobre
politica interna
19 agosto 2010
[Corto circuito] Il dramma è come sputtanano i (vostri) soldi e non (ve) lo fanno sapere
A Fini è andato in corto circuito il pisello col cervello. Ok. Ma il dramma politico non è l'appartamento di Monaco e il dramma dell'informazione non è Feltri. Il dramma è che nessun organo d'informazione (eccetto RR) ha dato risalto a questo: http://www.radicali.it/milano90
Leggete e informatevi, poi delibererete.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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