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POLITICA
17 ottobre 2012
[Labouratorio n.70] Proibizionismo. Seriamente. Ma ne vale davvero la pena?
LABOURATORIO 70 - Una premessa

Mai una volta che in questo paese s'apra un dibattito coraggioso sulla possibilità di regolare il mercato delle sostanze derivanti direttamente dalla canapa indiana. Mai. Non è mai successo.
Mai che si possa
dire con dignità d'opinione che si potrebbe pensare a misure antiproibizioniste come contrasto alla criminalità, possibilità di legalizzare un mercato che oggi è florido e pressochè tutto di marca criminale, depenalizzazione di una serie di reati legati al consumo (e ovviamente allo spaccio), sollievo per procure e forze dell'ordine. Dirlo con dignità d'opinione. Di chi non è un freakkettone sballato, ma un cittadino che nel rispetto delle leggi considera che queste debbano sapersi costruire avendo ragione, conoscenza della realtà.
Questo numero di Labouratorio è più serio di quel che potevate aspettarvi.
Leggetelo tutto e fatelo girare.


SOCIETA'
9 ottobre 2012
[Labouratorio 6.9] L'unica rivista che combatte Batman

CULTURA
4 ottobre 2012
[E' TORNATO] LABOURATORIO versione 6.9


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3 novembre 2010
[Obamancheno] Contro la mediocrità dei commentatori italici
E siccome oggi son tutti a fare i grandi analisti, quando in realtà per la gran parte son commentatori mediocri o copiatori di copiatori di analisti Usa, io rivendico di aver dato di Obama una lettura critica quando invece tutti erano lì a sbrodolare giuggiolame senza neppure capire perchè. E allora con il solito sdegn...o per la mediocrità e la solita mancanza di modestia, ripropongo qua quanto scrivevo in epoca non sospetta (due anni fa esatti) sul buon Barack Obama.
Ah ... e se c'è qualcuno fra voi che pensa che la Melandri non sia una fava, mi faccia il favore di non leggere questo pezzo.


politica interna
20 ottobre 2009
[Stravaganze] A cui siamo ormai abituati

POLITICA
16 ottobre 2009
[Liaison intellectuelle] Mondoperaio, Le Ragioni del Socialismo e ... Labouratorio
Vi parrà cosa da niente, ma per il sottoscritto è un onore segnalare che Labouratorio ha iniziato una liaison intellectuelle con due grandi riviste della cultura politica italiana: Mondoperaio e Le Ragioni.it (Le Nuove Ragioni del Socialismo). La prima fondata da un certo Pietro Nenni, l'altra da tale Emanuele Macaluso ... e scusate se è poco.
POLITICA
15 ottobre 2009
[Campagna (trans)nazionale] ADOTTA UN OMOFOBO


ADOTTA UN OMOFOBO - L'Orsacchiotto
Fashion Model: Roberto Calderoli
(Come qualcuno saprà Calderoli, oltre ad essere tenero come un orsacchiotto, tiene un esemplare di orso nel parco di casa sua).

Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it

POLITICA
14 ottobre 2009
[Campagna (trans)nazionale] ADOTTA UN OMOFOBO


ADOTTA UN OMOFOBO - Occhialetto Furbetto
Fashion Model: Luca Volontè

Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it

politica interna
14 ottobre 2009
[Eugenio] La sacra sindone

CULTURA
13 ottobre 2009
[Lab.51] Abbiamo un piano. Ora non potete più fermarci.
di Francesco Berni 

Labouratorio sembrava avere tutto. Una redazione di sballati, un sito web, degli articoli che dire ganzi è dire ganzi, delle immagini sconvolgenti, un lessico da osteria e un fisico bestiale. E invece Labouratorio non era niente perchè non aveva un piano. Ma ora ce l’ha. Ce lo ha portato da dietro le linee nemiche il compagno/amico/fratello Francesco B. detto Berni. Adesso non potranno più fermarci … al massimo potranno guardarci le cosce mentre li prendiamo a calci in culo (sempre che abbiano gli occhi dietro la testa). T.C

Lab51

Obiettivi:
diventare culturalmente importanti stile lobby di Lotta Continua, questo permetterebbe altresì a chi ha problemi con l’altro sesso di risolverli definitivamente.
Non ci abbandoneremo altresì al lessico e alle pratiche violente di quel gruppo, siamo tutti quanti turatianamente non violenti, ma vogliamo raggiungere uno status sociale tale che ci permetta di mantenerci anche se privi di qualunque talento, come ogni buon ex-esponente di Lotta Continua insegna.
Questa egemonia culturale va raggiunta attraverso volantinaggi nelle borgate, occupazioni di immobili sfitti, centri socialisti occupati autogestiti, e presenza fissa nei migliori salotti della borghesia post comunista piddina per sfotterla ed attentare alle virtù delle signore che facilmente cederanno al nostro savoir faire, nonché alla virilità dei ragazzi di borgata che ci sosterranno.
Altresì non andrà disdegnato il civettare con i circoli della destra liberal, stile “Fare Futuro”, per imparare a capire il loro passaggio dalle fogne degli anni ‘70 a destra liberale, rispettabile e di governo.

Azioni immediate:
Labouratorio non solo online, ma anche di carta distribuito nelle Università e nelle scuole della Repubblica, aperto a contributi esterni e culturali, come per esempio ai membri del Partito Pirata, alle avanguardie artistiche-teatrali se ancora esistono in questo paese,  e alle donne, visto che più che una testata, labouratorio pare un canneto.
Cercare di fondare quella che io chiamerei “ Divisione Artistica Socialismo”, che servirà a riunire tutti quelli come noi che fanno musica, teatro e cinema.
Altresì dobbiamo avere una linea editoriale in aperto contrasto al gruppo editoriale Espresso-La Repubblica. Per quale motivo?
Non tanto per i disastri politici causati dal duo Scalfari-Mauro, ma per dimostrare che è nata una nuova generazione che si ribella alle vecchie contumelie del mondo che vede nei post Pci l’unica alternativa alla destra, ma soprattutto perché ci servirà ad uscire dal ghetto e ad essere corteggiati anche a destra … e poi anche perché si prova gusto a fare gli stronzi rompiballe.

Come farci conoscere?
Attraverso azioni di guerrilla marketing che seguano un iter narrativo, guerrilla gardening per ridare una tinteggiata di verde alle nostre città, ambush ossia utilizzare gli spazi pubblicitari altrui.
E qui ribadisco una mia vecchia idea, creiamo una benedetta web radio, una specie di Radio Radicale punk…
A proposito di punk, dobbiamo rilanciare profondamente la nostra immagine: basta roselline, falciemartello, pugnirosati, garofani. Consiglierei piuttosto l’utilizzo di antichi simboli ormai desueti e poco utilizzati dalla tradizione italiana.
Il cosiddetto cerchio antifascista a tripla freccia, simbolo della socialdemocrazia é fottutamente punk.

Come vedete, oggi si sono poste le basi di quella nuova tendenza culturale che sconvolgerà il paese, il “ Media Nenniano”.

P.S _ Se la proposta verrà approvata si avvieranno subito dopo le consultazioni per decidere chi sono i nostri maestri del pensiero. Appare chiaro fin da subito che Enrico Beruschi, Gianfranco D’Angelo e Marina Lothar debbano far parte di questo elenco.

LABOURATORIO n.51(in)SOMMARIO

Francesco Berni _ Il Labourante dell’Etruria meridionale (emigrantemente lagunare), nasce nel lontano 1986 ben 34 giorni dopo il disastro di Chernobyl nella ridente e fascistissima cittadina di Veterbe, proprio dentro le sue mura.
Provato da un’infanzia difficile in Sinistra Giovanile (dai 15 ai 21 anni) e da una quadriennale esperienza nella Facoltà di Economia della sua città, decide di emigrare nel settembre 2009 a Venezia per continuare i propri studi, riuscendo così a tirare fuori il meglio di sè, soprattutto dalle sue ghiandole sudoripare.

CULTURA
12 ottobre 2009
[Di testa] Fuori, ma dentro Labouratorio(.it)


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permalink | inviato da inoz il 12/10/2009 alle 19:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
4 ottobre 2009
[Con dedica speciale a quella fava di D'Alema] Ve lo meritate Nanni Moretti!

POLITICA
3 ottobre 2009
[Clamoroso] Riparte Labouratorio.it - La rivista onlàin che ti fa godere ... più di una escort

- clicca la foto e godi -

. Sei disposto/a a rompere i coglioni?
. Sei disposto/a a farteli rompere?
. Sei abbastanza sballato/a da far parte della redazione feisbukkiana di Labouratorio.it?

. Se la risposta a tutte queste domane è: SO UNA SEGA IO, allora prendi la pillola rossa, clicca sulla foto qua sopra e vieni a sballarti con noi nel paese delle Meraviglie!

POLITICA
25 luglio 2009
[Labouratorio n.50] Tutti morimmo a stento
A Malta i socialisti vanno alla grande. Alle Europee il Partit Laburista, guidato dal 35enne Josep Muscat, ha preso un bel 54,77%. Festa! Champagne! Ricchi premi e cotillons!
In attesa che da La Valletta parta la riscossa socialista in Europa e in Occidente, a qualcuno vien tuttavia il fondato dubbio che si sia giunti al capolinea. A lanciare nuovamente il sasso nello stagno è stato Bernard-Henri Lévy, che in una recente intervista sul Journal du Dimanche ha serenamente affermato che il partito socialista francese deve scomparire. Stavolta non si tratta di furberie retoriche o di un dibattito strumentale tipo quello a cui abbiamo assistito in Italia ai tempi in cui nasceva il Partito Democratico. Stavolta, pur conoscendo il radicalscicchismo di Bernard-Henri Levy, la provocazione arriva in un momento in cui l’imbarazzato silenzio seguito al disastro delle Europee rischiava di diventare la prova provata che sì, quel capolinea era ormai stato raggiunto. Non solo in Francia, ma, appunto, in tutta Europa.
Un capolinea che sta nelle parole d’ordine dei socialisti d’Europa, prima ancora che nelle urne.

Per lunga parte dello scorso secolo la socialdemocrazia ha rappresentato il compromesso più lungimirante realizzato tra la borghesia capitalista e la classe operaia*. Le conquiste di quel periodo hanno significato maggiori tutele, maggiori garanzie, maggiori diritti per larga parte delle società in cui quel compromesso è stato più o meno compiutamente realizzato.
Oggi però quelle società non esistono più. Quanto meno non sono più rappresentabili da quel compromesso. Non accettare questa evidenza è ciò che sta facendo scomparire i socialisti d’Europa, molto più che le asserzioni di Levy.
Il modello di stato sociale costruito in quegli anni, soprattutto nell’Europa settentrionale, ha garantito crescita e progresso, ma non calza più per una realtà mutata. Insistere nella sua difesa tout-court significa attestarsi, di fatto, sulla linea di conservazione di un’esistente che non può più resistere di fronte ai suoi costi, alla parzialità delle tutele che può garantire, così come manca di ricette per affrontare credibilmente le sfide della globalizzazione, dell’immigrazione e dei suoi effetti.
E per favore, non ci si illuda che le risposte stataliste alla crisi abbiano rilanciato le ragioni di un rinnovato “socialismo” de facto. Quello che abbiamo visto all’opera di recente è un atteggiamento prettamente emergenziale, si tratta di uno statalismo di salvataggio, che non ha nulla di programmatico a lunga scadenza, né di ideologico e che non può avere  né l’uno, né l’altro**.

Se oggi il socialismo ha da essere è bene che sia altro da quello che si nasconde dietro slogan inneggianti al socialismo europeo (quando poi di fatto non esiste, ma esistono piuttosto socialismi europei). Anche perché là dietro sta nascosto niente più che un cadavere.
Ma anche ai cadaveri c’è chi è affezionato e chi ancora s’affeziona, senza che ciò porti grande giovamento né a costoro, né al cadavere. Diverso è invece rimanere affezionati al ricordo di ciò che era prima di quel cadavere. Libertà e uguaglianza, meriti e bisogni, diritti e doveri. Per rinnovare quell’affetto, e se proprio vogliamo credere che esista un socialismo europeo, allora forse varrebbe la pena ripartire di lì e magari recuperando dall’oblio il Libro Bianco per l’occupazione e lo sviluppo proposto da Jacques Delors.
Altrimenti ci si accontenti di continuare a morire a stento. Del resto a noi socialisti d’Italia una simile sorte è stata ormai di fatto consegnata da una storia tanto infame quanto pietosa. Infame per come ha archiviato un assassinio politico e moralista, pietosa nel consentirci oggi, magra consolazione, di morire a stento, ma canticchiando in rima.

Prima che fosse finita/ ricordammo a chi vive ancora/ che il prezzo fu la vita/ per il male fatto in un’ora.
Poi scivolammo nel gelo/ di una morte senza abbandono/ recitando l’antico credo / di chi muore senza perdono.
Chi derise la nostra sconfitta/ e l’estrema vergogna ed il modo/ soffocato da identica stretta/ impari a conoscere il nodo.
Chi la terra ci sparse sull’ossa/ e riprese tranquillo il cammino/ giunga anch’egli stravolto alla fossa/ con la nebbia del primo mattino.

* Umberto Ranieri sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo
** Luciano Cafagna sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo

_ Tommaso Ciuffoletti – 29 anni – Socialista liberale fiorentino. Che vi piaccia o no

LABOURATORIO n. 50 – SOMMARIO

politica interna
15 luglio 2009
[Labouratorio n.49] Ci fate cacare

Lab.49Perché il come lo si dice è importante quasi quanto ciò che si dice. E siccome noi ve l’abbiamo detto in tanti modi, ma senza mai dare la giusta sostanza verbale alle nostre ragioni, adesso ve lo diciamo nel modo più diretto che ci viene in mente.
Sia detto in amicizia ovviamente. E’ semplicemente il tentativo di farvi arrivare con poche parole il messaggio che con troppi sforzi di retorica abbiamo tentato di consegnarvi.

Quando vi dicevamo che il PD sarebbe stato un abbozzo informe di moderne illusioni e vecchi limiti culturali; e quando vi imploravamo di non buttare via la Rosa nel Pugno.
Quando vi ammonivamo che seguire Di Pietro sulla giustizia era fare il gioco di Berlusconi; e quando vi chiedevamo di ascoltare Ichino sulla riforma della Pubblica Amministrazione.
Quando (seppur in pochi) vi suggerivamo di lasciar perdere lo scalone Maroni; e quando vi facevamo notare che serviva un po’ più welfare e un po’ meno pensioni.
Quando vi chiedevamo di non “combattere” i precari, ma di renderli più garantiti.
Quando valeva la pena essere in disaccordo col sindacato.
Quando vi siete inventati lo sbarramento alle Europee di concerto con il centrodestra; e quando avete detto di votare il referendum Guzzetta.
Quando avete invocato il voto utile; e quando poi c’avete chiesto quello disperato.
Quando, da altre parti, avete pensato che bastasse mettersi alla sinistra del PD; e quando non avete considerato che agli elettori del Kamasutra della politica non frega granchè.
Quando vi siete incagliati a parlare di socialismo europeo, ma senza rendervi conto di cosa succedeva in Italia.
Quando continuate a dire scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica; e quando non dite scuola pubblica efficiente e di qualità, scuola pubblica efficiente e di qualità, scuola pubblica efficiente e di qualità.
Quando vi abbiamo chiesto di dare un segnale nella vicenda Englaro; e quando vi abbiamo visto balbettare.
Quando abbiamo visto il governo di centrodestra promuovere una legge illiberale sul fine vita; e quando non vi abbiamo più visto.

E in tutti quei momenti, in ciascuno di quei momenti è stata colpa nostra. Colpa di non avervi detto quello che avremmo dovuto dire. Forse non sarebbe cambiato granché. Ma almeno noi ci saremmo sentiti un po’ più leggeri. E voi un po’ meglio informati.
Poco male. Rimediamo adesso. E così, a tutti voi dirigenti del centrosinistra italiano, presunti riformisti, sedicenti riformatori, progressisti, laici, socialisti, socialdemocratici, oltristi, antani, bestie di Satana o cos’altro. Insomma, a tutti voi, ci siamo intesi. A voi mandiamo una bella cartolina estiva con su scritto quello che avremmo dovuto dirvi chiaramente molto tempo fa: CI FATE CACARE.

LABOURATORIO n.49 – SOMMARIO

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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