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politica interna
4 aprile 2012
[Storie] Il Riformista
Persi il numero 1 non ricordo nemmeno perchè. Ma, partendo dal 2, per lungo tempo collezionai ogni numero del quotidiano arancione. E gli scrivevo a quella redazione. Lettere ogni settimana, alcune volte anche ogni giorno. Perchè per la prima volta, in Italia, trovavo a sinistra qualcosa che non fosse scontato, che non fosse chiuso a riccio nell'ovvio conservativo. Qualcosa che aveva il coraggio di dire davvero che un altro modo di essere a sinistra era possibile anche nella Seconda Repubblica. Onore ad Antonio Polito, prima versione, e ad un quotidiano che era più equilibrato, ma non meno interessante del Foglio di Ferrara, riprendendone lo stile della foliazione che a me piaceva tantissimo.
Dice: sì ma lo leggevate in 4. Possibile. Ma eravamo una comunità, pure una comunità di diversi forse, ma avanti e avanguardista, che trovava già allora eco sui famosi nuovi media (e adesso riguardo il mio blog sul Cannocchiale che ha passato il milione di visite).
Poi nel tempo le cose sono un po' cambiate. Polito che cedeva al difetto di troppi giornalisti sedotti da loro stessi, Franchi che combatteva una battaglia persa, il ritorno di Polito che coincideva con errori (tali li valuto da lettore) da eccesso d'ambizione e perdita di carattere e infine Macaluso che ha ricombattuto la battaglia già persa.
In ogni caso per quel che posso dire è stata una bella storia. Che avrebbe meritato di continuare. E che forse continuerà nella penna di quelli che con quel giornale si sono formati e cresciuti. Qualcuno già si trova in altre redazioni, altri hanno i numeri per ambire ancora più in alto.
E del resto anche altri che in quel giornale c'hanno scritto solo mandando mail, per certi versi continuano a loro modo la storia di quella comunità: Il (nuovo) Riformista.


politica interna
19 settembre 2010
[Carrocciopoli] Labate, il Riformista e la Lega ladrona
Carrocciopoli è il titolo della saga nordica che Tommaso Labate (infame terrone) ha raccontato sulle pagine del Riformista in questi giorni. Una saga fatta di scontri etici, amori privati, pubblici denari, proclami, reclami, Bossi e prassi. Una storia padana. Una storia italiana.


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7 giugno 2010
[dal Corriere Fiorentino] La ridicola caccia al massone made in PD
Poteva il Partito Democratico perdere occasione per mettersi a dibattere di cose interne mentre il resto del mondo ha qualche altra cosetta, diciamo una crisi globale e le sue conseguenze, a cui star dietro? Poteva risparmiare ai propri elettori l’ennesima bega ad uso correntizio? Giammai! E così, con grande generosità, ma non altrettanta fantasia, decide di tirar fuori dal bagaglio dei ricordi un vecchio tema, sempre pronto all’uso: massoni e partiti politici. E’ proprio vero che di questi tempi non si butta via nulla.

Si badi bene che, fuor d’ironia, il tema potrebbe essere trattato in modo non banale e culturalmente stimolante, ma è evidente che il suo impiego ha uno scopo squisitamente strumentale, secondo logiche di guerricciole interne, a cui sempre più militanti democrats credo siano stanchi d’assistere. E sì che il promotore di questa nuova “battaglia culturale” è il Beppe Fioroni che sul sito della sua corrente nel PD, Quarta Fase, si produce in un editoriale dal titolo “No a un Pd che si guarda l’ombelico”.


Ma del resto la massoneria è fantoccio polemico a cui far vestire ogni panno che il sospetto porta con sé. Cappucci, grembiuli, compassi e rituali; manca giusto la musica thrilling di sottofondo ed una voce fuoricampo che con tono spettrale racconta di connessioni possibili, quanto improbabili, fra la “misteriosa organizzazione” e i fatti più disparati: dalla crisi economica alla scomparsa del gatto del vicino.


E dire che la massoneria, nella storia, è stata ben altro che la sua narrazione e deformazione becero-pop, ed è divertente leggere delle odierne polemiche mentre passeggiando per Firenze s’incrociano i bei manifesti che presentano il Flauto Magico presto in scena a Boboli e nella splendida abbazia di San Galgano. E se per un attimo il pensiero confronta la vertigine dell’opera di Mozart, con le uscite di Fioroni, è inevitabile un senso di straniamento. Per non parlare del grottesco raggiunto dal Di Pietro che dichiara che “in un paese democratico e libero, sistemi massonici non dovrebbero esistere”, dando illuminata prova d’ignorare bellamente la storia d’Italia, prima che della massoneria messa fuorilegge sotto il fascismo.


Non c’è tuttavia bisogno di tornare al ventennio per rammentare casi, curiosi ed emblematici, di caccia al massone. Qualcuno, infatti, ricorderà il caso toscano del libriccino “La Toscana delle Logge”. Solo pochi mesi fa il principale promotore di quell’iniziativa, Graziano Cioni, la rammentava in un’intervista al quotidiano «Il Riformista ». “Nel 1993 – ricordava Cioni - pubblicai a puntate sull'Unità i nomi di oltre 2200 massoni fiorentini appartenenti alle logge coperte, quelle di cui non si conosce l'esistenza. Allora qualcuno si fece male”. Tra coloro che allora si fecero male bisogna annoverare proprio l'Unità. Perché in quel clima di caccia alle streghe, quelli che vennero pubblicati nell’opuscolo allegato al quotidiano erano (atto di citazione del 10/12/1993) “elenchi ... erronei, non autorizzati, per quanto concerne gli iscritti, dalle associazioni, né da queste messe a disposizione di quel giornale”. L'Unità S.p.A venne citata in giudizio e alla fine fu costretta a cercare una mediazione. Si dichiarò così disponibile “a far comporre ed editare a proprie spese un'opera illustrativa dell'istituzione massonica, di carattere scientifico e divulgativo”, proprio per compensare i danni fatti da quella poco puntuale caccia alle streghe.


Certo è che la massoneria oggi è altro da ciò di cui si trova eco, ad esempio, nella Costituzione degli Stati Uniti d’America. Inutile negarlo, così come è inutile negare che se proprio intendesse avere altro ruolo ed altra immagine che non quello della piccola consorteria d’interessi sotterranei, dovrebbe ripensare radicalmente se stessa. Perché l’Italia è sì il paese dove è sempre in voga la retorica del complotto e la logica dell’illazione senza prove; così come è il paese delle
stragi di Stato o di quella strana categoria, unicum mondiale, dei cosiddetti poteri forti.

E tuttavia è anche il paese dove, ad esempio, interessanti studi dimostrano che la grande maggioranza delle società quotate è collegata in un’unica rete attraverso un ristretto gruppo di amministratori che siedono ciclicamente in più consigli d’amministrazione. E’ il paese dove rigidi sistemi di casta e di cricca convivono con e grazie all’ipocrisia che rifiuta di riconoscere e regolamentare la vita delle lobbies. E’ perciò un paese dove è la trasparenza, più che la verità, ad essere rivoluzionaria. Dovrebbe capirlo la massoneria, certo, ma anche i partiti. Che per tante cose, in questa querelle, rischiano di passare per il più classico dei buoi che dà del cornuto all’asino.


dal
Corriere Fiorentino di sabato 5 giugno
politica interna
3 novembre 2009
[Vergogna!] ICH BIN PIERO MARRAZZO
Perchè odio lo sciacallaggio mediatico e il corto circuito fra procure e media. Ha ragione Alessandro Calvi, quando sul Riformista scrive che solo in Italia non c'è differenza tra deporre davanti ad un magistrato e convocare una conferenza stampa. Ma perdiana! C'è qualcuno a sinistra che ha il coraggio di dirlo, a parte le solite poche eccezioni? E' ragionevole che la linea su questa brutta vicenda la detti Repubblica con quel trombone di D'Avanzo? Ma dov'è questo nuovo segretario che ha eletto il PD? E' pervenuto?
politica interna
30 ottobre 2009
[Graziano Cioni, i massoni, le inchieste] I capri espiatori, i cacciatori di streghe e i risarcimenti dell'Unità
dal Riformista di oggi 30 ottobre 2009

Caro direttore,
ho letto sul suo giornale l'intervista all'ex assessore fiorentino Graziano Cioni: alcune sue dichiarazioni mi hanno fatto sorridere. Quando ero segretario socialista a Firenze sono stato fra i pochissimi a parlare contro la sua estromissione dalle primarie per la candidatura a sindaco a causa delle indagini a suo carico. Non perché mi stia simpatico, che pure è vero, ma perché non mi piacciono né i capri espiatori, né le cacce alle streghe.
Per questo ho sorriso leggendo l'intervista. Soprattutto quando Graziano afferma: “Nel 1993 pubblicai a puntate sull'Unità i nomi di oltre 2200 massoni fiorentini appartenenti alle logge coperte, quelle di cui non si conosce l'esistenza. Allora qualcuno si fece male”.
Tra coloro che allora si fecero male vi fu proprio l'Unità. Perché in quel clima di caccia alle streghe, quelli che vennero pubblicati dall'Unità erano elenchi erronei, non autorizzati, per quanto concerne gli iscritti, dalle associazioni, né da queste messe a disposizione di quel giornale. L'Unità S.p.A venne citata in giudizio e alla fine fu costretta a cercare una mediazione. Si dichiarò così disponibile “a far comporre ed editare a proprie spese un'opera illustrativa dell'istituzione massonica, di carattere scientifico e divulgativo”, proprio per compensare i danni fatti da quella caccia alle streghe.
Vede Direttore, continuerò ad avere in simpatia Cioni e a ritenere decisivo conoscere la storia e le storie per saper giudicare delle persone e delle loro parole. Continueranno a non piacermi i capri espiatori e le cacce alle streghe. E continuerò a sorridere quando sentirò invocare garantismo per sé e di lì a poco rivendicare un passato di cacciatore di streghe, oltretutto poco preciso.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti
politica interna
3 aprile 2009
[Terrorismi] De Giovanni lo teme oggi, Labouratorio chiedeva la verità più di un anno fa
Ieri sul Riformista e oggi su il Giornale, Biagio De Giovanni racconta e spiega i suoi timori per un riaccendersi del terrorismo in Italia. Il sottoscritto, su Labouratorio, aveva parlato di tale rischio, evidenziando ragioni simili, ma con largo anticipo sui tempi, rispetto a quelle proposte da De Giovanni.
Non ci credete?
Leggere per credere.

[n.12] Labouratorio … non si fida

di Tommaso Ciuffoletti - lunedì 3 marzo 2008 - 391 views

Labouratorio non si fida. Non si fida molto nemmeno di ciò che sta per scrivere, né dell’immagine scelta per aprire questo numero. Eppure deve farlo.
Deve fare ciò che Veltrusconi non fa: raccontare la verità.

Questo paese sta per andare incontro ad una brutta crisi. Qualsivoglia governo non potrà fare molto per evitarlo … di certo non potrà farlo se chi si candida oggi non pone come primo punto del proprio programma la verità.

La prima verità è che l’andamento dell’economia di un paese che fa parte del sistema economico e finanziario globale dipende solo in parte dalle scelte di un governo nazionale.

Labouratorio non si fida di chi fa finta di niente, perché prezzi delle materie prime continuano a salire: dal petrolio al grano. Salgono perché ci sono paesi, come la Cina, che non solo consumano di più rispetto al passato, ma perché (sembrerà banale, ma nessuno lo dice) possono permettersi di continuare ad acquistare anche se i prezzi salgono oltre soglie ritenute un tempo impensabili. Il petrolio sfonda il tetto dei 100 dollari a barile? Non importa, la Cina continua a comprare … e intanto si aggiungono anche le speculazioni.

Gli Stati Uniti, intanto, continuano a tagliare i tassi d’interesse e chissà che non si debba arrivare alla versione a stelle e strisce del modello nipponico dei tassi zero. Si continuerà a drogare un sistema che rimanda la crisi d’astinenza e intanto si brucerà ricchezza per centinaia (forse migliaia) di miliardi di dollari. Se qualcuno crede che l’Italia sia al riparo da questo fuoco grazie al rigido tetto Europeo forse vuol dire che si droga anche lui …

Labouratorio non si fida di chi fa finta di niente, perché l’Italia sta già male senza bisogno d’aiuti esterni. Debito pubblico superiore al 100% del PIL e che ogni anno fa spendere il 4,5% delle entrate solo per rimborsare gli interessi. Nel 2007 l’economia è cresciuta meno delle attese e la pressione fiscale ha toccato il livello record del 43,3%. In cambio riceviamo servizi pubblici inefficienti ed un welfare inadeguato ed ingiusto.
Oggi in Italia solo il 18% di chi perde un lavoro può contare su delle forme di ammortizzatori sociali. In Inghilterra invece il 60% e la media europea è del 56%.

Se avete meno di 30 anni abbiate inoltre la cortesia di non rompere i coglioni. Pagate la pensioni dei vostri padri e dei vostri nonni , ma non sperate di riceverne voi. Senza dimenticare che l’abolizione dello scalone Maroni è avvenuta senza che nessun giovine abbia avuto da ridire.
Zitti stiamo. Scendiamo in piazza solo per le manifestazioni indette da qualche partito. Gli stessi partiti che poi mandiamo affanculo, ma che non siamo in grado di cambiare.

Labouratorio si fida della relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia, ma a questo punto che fiducia può ancora avere?
Che fiducia può avere nell’Mtv Democratic Party o nel Gregge delle Libertà?

Se almeno qualcuno spiegasse la verità oggi, forse sarebbe più facile dargli fiducia ed essere persuasi domani che sparare non serve a niente.
Perché Labouratorio non si fida dei violenti, ma non è detto che altri saranno disposti a fare altrettanto tra qualche tempo.


politica interna
31 ottobre 2008
[Decreto Gelmini] Critico le proteste ... ma da sinistra


Oggi, su La Nazione di Firenze e su Il Riformista, è stata - e ringrazio - pubblicata una mia lettera critica nei confronti delle proteste di piazza contro il decreto Gelmini. Più precisamente si tratta di una critica a quei ragazzi che di motivi per protestare contro le istituzione ne avrebbero a bizzeffe, ma che invece di mobilitarsi in maniera realmente spontanea, legittima, critica e ragionata, seguono "l'onda" di proteste avviate da chi difende interessi che non sono i loro.
Per comprensibili ragioni di spazio la lettera è stata variamente ridotta di battute sia nella versione pubblicata su La Nazione che su Il Riformista. Di seguito la versione integrale.


Caro Direttore,
si può essere, da sinistra, perplessi sulle proteste contro il decreto Gelmini? Io, da socialista, lo sono. In primis perché mi pare che il decreto, che tutto è tranne che una seria "riforma" del sistema scolastico, sia stato oggetto di critiche per lo più estranee al merito della questione. Sull'università, ad esempio, il decreto non dice quasi niente ed è casomai la legge Finanziaria a prevedere tagli ai fondi per l'università, in media del 3% l'anno. Il famigerato decreto 137 prevede: la votazione espressa in decimi, l'insegnamento di quello che un tempo era la mai studiata Educazione Civica, la reintroduzione del voto in condotta e infine la previsione di un unico insegnante per le classi della scuola primaria. Che questo sia un decreto giustificato solo da ragioni di mera urgenza contabile è palese, che su questo si possano muovere obiezioni di merito è giusto. Ma è altrettanto giusto chiedersi cosa c'entrino con il decreto Gelmini le proteste dei ricercatori universitari e degli studenti delle scuole superiori.

La cosa che personalmente mi intristisce profondamente è constatare come la mobilitazione di tanti ragazzi avvenga per questioni che non riguardano i loro interessi reali. Potrei essere il fratello maggiore di molti dei ragazzi che mentre scrivo stanno scendendo in piazza per "salvare" una scuola che invece a mio parere andrebbe "cambiata", con provvedimenti certo diversi da decreti d'urgenza contabile. In questa veste mi sembra pazzesco sentire intonare cori contro la Digos o altre amenità del genere. Magari il problema che aspetta tanti di quei ragazzi fosse solo la convivenza con le forze dell'ordine. Purtroppo ve ne sono altri assai più gravi: un'università che spende troppo e male, che forma ragazzi che avranno difficoltà a competere con i loro omologhi europei e non, una flessibilità senza tutele, che scarica su di noi (mi ci metto anche io nel novero di quel "noi") tutto il peso della precarietà e che ci relega al ruolo di outsider in un mondo del lavoro diviso per caste. A molti di quei ragazzi, per farla breve, sarà impedito di potersi costruire un futuro e una famiglia.

Più in generale credo che la situazione delle nuove generazioni sia talmente drammatica da rischiare di far saltare quel patto di civile convivenza su cui si basa l'ordine sociale di una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ancora più drammatico è considerare che i primi a non far niente per evitare il tracollo siano proprio i diretti interessati, che si mobilitano per impulso esterno per protestare contro la Gelmini, invece di cercare la via per rivendicare i propri più veri diritti ed i propri legittimi interessi.

Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti

politica interna
7 agosto 2008
[Lettere al Riformista] La sicurezza della destra e quella della sinistra


Caro Direttore,
qua a Firenze, per iniziativa dell'assessore comunale del PD Graziano Cioni, abbiamo già avuto esperienza di provvedimenti comunali come quelli previsti dal decreto Maroni. Ben vengano iniziative volte a far rispettare il decoro delle città, solo mi chiedo quanto utile possa essere l'illusione di blindare strade e piazze. Forse, oltre a provvedimenti di questo tipo andrebbero pensate iniziative per rianimare le città italiane, sull'esempio di esperienze simili in altre parti d'Europa. L'ultimo libro di Giuliano Da Empoli offre più di qualche spunto al riguardo e credo sarebbero suggerimenti interessanti per giunte di centrosinistra che non vogliano solo inseguire la destra su un terreno sul quale "detta legge".
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Firenze
politica interna
30 luglio 2008
[Lettere al Riformista] NonSoloRicordi dal caso Del Turco


Caro Direttore,

credo che il caso Del Turco ponga questioni che vanno certamente oltre le rivendicazioni "made in ex-PSI". Detto questo, però, non credo ci si debba sentire in dovere di vergognarsi della propria storia.
Dico "della propria storia" anche se io all'epoca di Tangentopoli ero poco più che nell'età dell'incoscienza. Eppure ho un ricordo vivido delle amarezze che allora ebbe a provare mio padre, il quale non era più iscritto al PSI dalla metà degli anni '80, quando rispedì al mittente la tessera che gli recapitava regolarmente la federazione di Firenze, accompagnandola ad una lettera sdegnata per i modi in cui veniva gestito il partito da queste parti.
Quando però si scatenò la "caccia al socialista" - e se qualcuno ha da ridire sull'uso di questo termine, me ne trovi uno più adatto - egli, ordinario per concorso e non per anzianità, divenne il professore socialista a cui tributare ogni sorta d'insulto pubblico. Perchè ero piccolo, ma non scemo o analfabeta, quando lo andavo a trovare in dipartimento e vedevo sui muri scritte come "Ciuffoletti piduista".
Se si vuole si può dire che con questi argomenti non si fa politica oggi. Se mi è permesso, però, niente mi leva dalla testa che il ricordo di quel clima è un patrimonio di esperienza diretta di cui non ho intenzione di vergognarmi. Così come trovo non ci sia niente da nascondere, nemmeno in nome del tatticismo, se nel rivendicare le ragioni di una giustizia giusta lo si fa con un piglio più netto dei tanti tentennamenti timorosi dei - presunti - dirigenti del PD.
La grande truffa della questione morale ad uso e consumo di una parte, anzi, di un partito politico va bene per un'Italia in cui la corruzione continua ad essere endemica. La grande truffa dell'indipendenza della magistratura dalla politica va bene per un paese che finge di non sapere che gli organi di autogoverno della stessa magistratura sono organizzati per correnti politiche.
E se da socialista e da liberale dico queste semplici cose non provo nessuna vergogna o timore.
Non solo, ma fu proprio con Tangentopoli che venne elevato a sistema e messo in pratica il folle disegno della para-democrazia senza partiti. E chi oggi si lamenta dell'antipolitica crescente - a partire dal Baffetto - lo fa senza mai considerare dov'è che si è cominciato ad alimentare con tanto ricca sostanza quella tigre che sempre qualcuno è pronto a cavalcare.
Ci si può limitare a considerare le bischerate di Travaglio, ma serve a poco se non si ha il coraggio di fare i conti con la storia recente di questo paese.
Cercare oggi di ricostruire il ruolo e la funzione dei partiti come primo argine di autocontrollo sulla gestione della cosa pubblica è impresa improba. E' letteralmente impossibile per chi la voglia affrontare eludendo la riflessione sulle cause originarie di tale rinnovato e sempre strisciante sentimento.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Firenze
politica interna
23 luglio 2008
[Italiozie] Separare le carriere ... fra politici e magistrati

Caro Direttore,
visto che si torna a parlare di separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri mi chiedo se non sarebbe opportuno prevedere una ulteriore riforma: quella della separazione delle carriere tra magistrati e politici. Dando un'occhiata al testo della conferenza stampa sul caso Del Turco del procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi e leggendo l'intervista di ieri dell'ex vicepresidente della giunta regionale abruzzese Enrico Paolini, faccio francamente fatica distinguere quale dei due sia il politico e quale il magistrato.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Firenze
politica interna
7 luglio 2008
[Con Napolitano] Domani a Roma


Doveva essere una legislatura durante la quale, con la collaborazione fra governo e forze d’opposizione, mettere in atto le riforme istituzionali necessarie per chiudere definitivamente una fase di transizione politico-istituzionale che in Italia dura ormai da troppo tempo. Invece dopo solo poche settimane non solo il dialogo si è interrotto, ma c’è anche chi cerca di speculare sul rinnovato clima di scontro politico, senza avere riguardo nemmeno del difficile ruolo di garanzia svolto dalle più alte cariche dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica. La manifestazione indetta per il prossimo 8 luglio da esponenti politici ed ex-leaders della stagione dei girotondi appare proprio come un tentativo di questo tipo.

Un tentativo incoerente e strumentale

Antonio Di Pietro (22 giugno):
“..il Csm ha il diritto e il dovere di avvertire che si sta facendo una legge incostituzionale”.
Giorgio Napolitano (1 luglio, Messaggio al Csm): “… non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni.”
Antonio Di Pietro (2 luglio): “Il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica è ineccepibile”

Un tentativo che non si fa scrupolo di attaccare in maniera vergognosa anche il Capo dello Stato

Intervista a Paolo Flores d’Arcais co-organizzatore della manifestazione dell’8 luglio (2 luglio):
Domanda “..il presidente Napolitano ha scritto al vicepresidente del Csm Nicola Mancino per rimarcare che non è all’organo di autogoverno dei giudici che il vaglio di costituzionalità sui provvedimenti presi dal governo. Almeno su questo l’accordo dovrebbe essere generale, no?”
Risposta: “No è una vergogna …”

Come socialisti siamo convinti che proprio in questo momento sia invece necessario rispettare rigorosamente il ruolo e le prerogative del Capo dello Stato. Per questo l’8 luglio manifesteremo silenziosamente il nostro sostegno al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con un sit-in alle ore 15.45 di fronte al Quirinale.
Estendiamo l’invito a partecipare a tutte le forze politiche e a tutti i cittadini che sentono di condividere questo appello.
politica interna
3 luglio 2008
[Labouratorio n.29] Berlusconiani di Sinistra


Ormai ci siamo convinti che la più sincera forma di opposizione al governo Berlusconi sia quella di farci berlusconiani. Un paradosso? Un gioco di parole? Nient’affatto. Siamo berlusconiani antiberlusconisti. Siamo, in altre parole, elettori convinti che la sinistra può ritrovare se stessa solo stringendo Silvio in un abbraccio mortale e rigeneratore. E lodo Alfano sia.

Un abbraccio che liberi entrambi dalle logiche perverse dello scontro (im)politico centrato sulla figura del Silvio dittatore. Che lasci quest’ultimo misurarsi con il difficile compito di governare un paese che è abbastanza maturo da non temere il regime - almeno non ora e non questo regime narrato dai Travaglio di turno - e sufficientemente consapevole delle difficoltà crescenti per i lavoratori, i piccoli e medi imprenditori, i disoccupati, le famiglie, i giovani e gli anziani. Che costringa la sinistra a tornare a misurarsi con questi stessi problemi, studiando e proponendo ricette diverse e, speriamo, più efficaci, che la preparino a tornare quanto prima al governo in maniera consapevole e non improvvisata come successo l’ultima volta.

Una Liberazione plurima: per Silvio, per la sinistra e per il paese tutto. Una Liberazione che non vogliono coloro che invece dalla rissa sterile hanno da guadagnare, perché altrimenti dovrebbero misurarsi su un terreno che non è loro congeniale: quello del riformismo. Chi siano costoro lo scriviamo tanto per far capire che noi non facciamo come quelli di Repubblica, che tacciono i nomi dei destinatari delle loro accuse; ci riferiamo all’ex pm Antonio Di Pietro e ai girotondanti vari che lo accompagneranno lunedì in una manifestazione che per come si sta mettendo punterà il dito (pulito, ovviamente) anche contro il Quirinale, nel più totale spregio delle istituzioni democratiche.

Antonio Polito ha scritto qualcosa di simile, anche se in maniera più argomentata e meno provocatoria, venerdì scorso in un editoriale sul Riformista che gli è costato la scomunica da parte di quel grande giacobino di Eugenio Scalfari. Noi siamo pronti a ribadire ed estremizzare le ragioni del direttore del quotidiano arancione senza tema di scomuniche, ché tanto non avrebbe senso scomunicare chi si fa vanto della propria eresia.

Siamo berlusconiani di sinistra. Berlusconiani per la sinistra.

2 luglio 2008
[Revelations] Le destre di Tonino

Paolo Flores (e pure) d'Arcais nell'intervista di oggi sul Riformista investe Antonio Di Pietro dell'appartenenza "alla tradizione della destra liberale". Liberale si autodefinisce lo stesso Di Pietro in un'intervista, sempre di oggi, a Libero, salvo poi, poche righe più sotto, rivolgere un appello agli elettori della destra di "legge e ordine" affinché guardino all'Italia dei Valori.
Ecco, forse quell'appello vale più di tante patenti di liberalismo per capire quale sia la più vera delle destre di Tonino.

politica interna
1 luglio 2008
[Lettere al Riformista] Un PD in salsa giustizialista


Caro direttore,
sono un socialista liberale che non ha votato e fino ad oggi non è stato convinto dal PD. A fianco di buone novità di proposta politica ho visto infatti permanere alcuni illusori istinti di "conservazione". Oggi però il PD può fare un piccolo, ma decisivo passo avanti verso una maturità politica che al centrosinistra manca da lungo tempo: sfuggire alla retorica dell'antiberlusconismo, lasciandola a chi oltretutto è molto più bravo a cavalcare una tigre che danneggia il paese e le istituzioni. Il PD incalzi, anche duramente, sui temi di merito, ma senza usare la clava del populismo in salsa giustizialista. Così facendo potrebbe convincere non pochi riformisti fino ad oggi rimasti scettici di fronte ad un "we can" che si aspettava alla prova dei fatti.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti

da il Riformista di sabato scorso
politica estera
5 giugno 2008
[Labouratorio n.25] Mahmoud ... un uomo da amare


“… Ahmadinejad è qui a Roma, disponibilissimo a discutere con noi senza pre-condizioni. La sua presenza è un dono inaspettato per chi vuol assumere il ruolo di “facilitatore”: lui ce lo facilita, ma noi rifiutiamo di incontrarlo per timore di dare un dispiacere agli Stati Uniti e a Israele …”

Giuseppe Cassini, Iran, l’Italia all’ombra di Bush, da l’Unità del 4-6-2008

Giuseppe Cassini è stato ambasciatore d’Italia a Beirut e la sua illustre carriera di diplomatico merita il nostro inchino. Pur proni, tuttavia, non riusciamo a trattenere un mezzo sorriso nel leggere le sue titolate parole che l’Unità non ha mancato di pubblicare con ampio risalto.
Quel burlone del Mahmoud (Ahmadinejad of course), era infatti così pieno di amore che prima di giungere a Roma si è fatto annunciare dal tormentone che lo ha reso celebre: Israele sarà cancellata dalle carte geografiche. Il tutto, ovviamente, condito dai soliti coretti sul potere satanico degli Stati Uniti d’America.

Ma se queste uscite servivano giusto a rispettare il bon ton, quel facilitatore del Mahmoud non ha mancato di far capire più esplicitamente che era pronto a discutere con noi senza pre-condizioni. Per questo ad Ahmad Rafat, vicedirettore di AKI International (AdnKronos), è stato ritirato l’accredito stampa dagli organizzatori del vertice Fao. Il giornalista di origine iraniana è stato ritenuto “persona non grata” e pertanto non ammesso ad entrare nel palazzo dove si svolgeva il summit. Credo che di questo si possa e si debba ringraziare l’accortezza del corretto Mahmoud. Pur senza prendersi apertamente il merito di questa iniziativa - per la quale va comunque segnalata la meritoria collaborazione dei responsabili della Fao, organismo delle Nazioni Unite – egli ci ha fatto capire che non voleva essere pre-condizionato da inutili disturbatori. Disturbatori che avrebbero magari avanzato sciocchi dubbi sul fatto che ai cittadini iraniani possa realmente fregare qualcosa delle invettive antisemite dello scoppiettante Mahmoud.

Chissà, magari, considerato che ci si trovava ad un summit dell’Agenzia Onu per l’Agricoltura e l’Alimentazione, i cittadini iraniani avrebbero voluto sapere dal proprio presidente come mai nella loro nazione l’agricoltura versa in uno stato tanto misero. E dire che di terra coltivabile non ne manca, così come non mancherebbero i fondi da investire. E invece, ad esempio, ogni anno quasi la metà dei raccolti del pregiato the iraniano vanno perduti perché mal conservati. Che dire poi del mercato nero di beni di prima necessità gestito per la gran parte da quei simpatici Pasdaran di cui proprio il cortese Mahmoud faceva parte?

Teniamoci queste curiosità e torniamo al punto da cui siamo partiti e all’articolo di Cassini pubblicato su l’Unità. Si tratta invero di un articolo molto lungo, nel quale, in nome di un preteso realismo, si vuole sostenere che l’aver usato maggiore cortesia nei confronti del placido Mahmoud avrebbe giovato al ruolo internazionale dell’Italia. Sfortunatamente, secondo Cassini, il nostro servilismo filoisraeliano e filoamerikano ci ha portati a non cogliere questa splendida occasione, a non capire quale splendido "dono" essa fosse per noi.

Purtroppo le contraddizioni della retorica di Cassini stanno proprio nel sostenere tesi apparentemente “realiste” misurando però col metro dell’ideologia le azioni di coloro che a tale presunto realismo non hanno obbedito.

Ebbene, vale la pena notare che non solo i rappresentanti del governo di centrodestra hanno disobbedito alle tesi del realismo cassiniano, ma vi ha disobbedito anche tanta parte della sinistra italiana che contro il criminogeno Mahmoud ha protestato, accogliendo invece un altro invito, quello fatto da Il Riformista. All’appello del quotidiano arancione mancavano invero tanti pezzi del fu Arcobaleno della sinistra. Loro certo non potranno essere tacciati di filosionismo o filoamerikanismo … rimane solo da chiedersi: perché chiamarli ancora sinistra?

SOMMARIO DEL N.25

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