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sessualità
2 aprile 2015
[Fiorenza] Fiorenzini
Ho letto il pezzo dell'Allegranti sui fiorentini andati a Roma sull'onda del Renzi.
E non ho capito una cosa.
Solo noi stronzi siamo rimasti a Firenze, o è il contrario?
finanza
26 gennaio 2015
[Fassina cerca i 101] Gli altri fan soldi a palate
Mentre i grillini stanno dietro al Nazareno, Fassina cerca i 101 e i sinistrati volano in Grecia a vincere vittorie non loro.
Ecco, mentre questi solerti si danno da fare sul nulla, il governo Renzi fa fare soldi a palate ai suoi amici, parenti e sostenitori. In attesa di mettere le mani non tanto sul Foglio (che è cosa fatta, ma è un balocco), quanto su Mps.
Poi dice che Renzi è vispo.
Vero.
Ma i suoi oppositori gli danno una gran mano

SOCIETA'
10 ottobre 2013
[Citazioni] L'Italia e gli artisti
"L’Italia è l’unico posto al mondo dove gli artisti, invece che bere, drogarsi, darsi alle orge e fare risse si sono ridotti a fare i moralisti e battere le mani ai pm"

Pietrangelo Buttafuoco
politica interna
4 aprile 2012
[Storie] Il Riformista
Persi il numero 1 non ricordo nemmeno perchè. Ma, partendo dal 2, per lungo tempo collezionai ogni numero del quotidiano arancione. E gli scrivevo a quella redazione. Lettere ogni settimana, alcune volte anche ogni giorno. Perchè per la prima volta, in Italia, trovavo a sinistra qualcosa che non fosse scontato, che non fosse chiuso a riccio nell'ovvio conservativo. Qualcosa che aveva il coraggio di dire davvero che un altro modo di essere a sinistra era possibile anche nella Seconda Repubblica. Onore ad Antonio Polito, prima versione, e ad un quotidiano che era più equilibrato, ma non meno interessante del Foglio di Ferrara, riprendendone lo stile della foliazione che a me piaceva tantissimo.
Dice: sì ma lo leggevate in 4. Possibile. Ma eravamo una comunità, pure una comunità di diversi forse, ma avanti e avanguardista, che trovava già allora eco sui famosi nuovi media (e adesso riguardo il mio blog sul Cannocchiale che ha passato il milione di visite).
Poi nel tempo le cose sono un po' cambiate. Polito che cedeva al difetto di troppi giornalisti sedotti da loro stessi, Franchi che combatteva una battaglia persa, il ritorno di Polito che coincideva con errori (tali li valuto da lettore) da eccesso d'ambizione e perdita di carattere e infine Macaluso che ha ricombattuto la battaglia già persa.
In ogni caso per quel che posso dire è stata una bella storia. Che avrebbe meritato di continuare. E che forse continuerà nella penna di quelli che con quel giornale si sono formati e cresciuti. Qualcuno già si trova in altre redazioni, altri hanno i numeri per ambire ancora più in alto.
E del resto anche altri che in quel giornale c'hanno scritto solo mandando mail, per certi versi continuano a loro modo la storia di quella comunità: Il (nuovo) Riformista.


politica interna
14 novembre 2011
[dal Corriere Fiorentino] Popolo e rappresentanza. La politica che non ha titolo e la democrazia da rifondare
«Liberi e combattivi, ce la faremo. Subito al voto». Con questo appello si chiudeva l'editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri sulla manifestazione milanese per la chiamata alle urne contro l'ipotesi di governo Monti. Alla base la rivendicazione del diritto di un popolo a decidere del proprio governo e, in ultimo, del proprio destino. «Democracy?» stava scritto sui cartelli che venerdì alcuni ragazzi hanno esposto in segno di protesta a Fiesole mentre il presidente del Consiglio della Ue, Herman Van Rompuy, inaugurava l'anno accademico dell'Istituto universitario europeo. La democrazia, appunto, che è altra cosa dalla tecnocrazia imposta d'urgenza.

Non è un'obiezione banale. Eppure quella politica che oggi rivendica il proprio ruolo e potere di rappresentanza degli interessi di un popolo è la stessa che, quando quel ruolo e quel potere ha avuto, l'ha esercitato in forme e modi che hanno condotto a questa crisi imposta dall'urgenza del non fatto.

La democrazia dei partiti, su cui si è fondata la Repubblica in questo Paese, troppo spesso ha teso a farsi partitocrazia, arrivando ad utilizzare le istituzioni, nessuna esclusa, per rinnegare la stessa Costituzione e sottrarre diritto e legalità al popolo. La storia dei referendum italiani fornisce alcuni esempi lampanti. Si pensi alla consultazione del 1993 che eliminava il finanziamento pubblico ai partiti, passato con oltre il 90% dei voti espressi favorevoli. Nel 1997, il Parlamento lo reintrodusse attraverso il meccanismo volontario della destinazione del 4 per mille dell'Irpef. Il gettito effettivo si rivelò molto inferiore alle aspettative e nel 1999 i partiti corsero ai ripari quintuplicando i già esistenti rimborsi per le spese elettorali. Per stare in Toscana, si pensi invece alla recente modifica della legge elettorale regionale voluta da Pd e Pdl, a cui si sono aggiunti anche partiti più piccoli che hanno votato l'introduzione della soglia di sbarramento in cambio di accordi che garantivano la rielezione ad alcuni loro rappresentanti. Uno scambio finalizzato ad approvare l'emendamento a maggioranza qualificata per evitare l'ipotesi di un referendum che sottoponesse la modifica del porcellinum toscano al parere del corpo elettorale.

Parlare di questo può valere un'accusa di asservimento alla retorica dell'antipolitica? Confesso che potrei accettarla se la politica, pur commettendo tali furti di legalità, avesse almeno guidato con criterio di lungo periodo la vita di questo Paese. La costruzione meticolosa e dissennata del debito pubblico italiano, che rischia di bruciare il futuro dell'Italia, dimostra invece il contrario ed è una responsabilità che oggi la politica non può scrollarsi di dosso con un'alzata di spalle.
E una storia di sottrazione di diritto ci consegna oggi un popolo imbarbarito e incattivito, ancora una volta in cerca di un capro espiatorio. Il lancio di monetine a Berlusconi, come gli sputi a Pannella di pochi giorni fa, sono il refrain farsesco che racconta la triste vicenda di una democrazia da rifondare.
SOCIETA'
2 dicembre 2010
[Sarà] Ma io sto con Ferrara
Sarà, ma io sto con Ferrara - Dovessi restare solo, molto vecchio, affaticato da un cancro e dal tedio di vivere ancora; e se mai accadesse che, ricoverato nel reparto solventi di un ospedale romano, io mi buttassi dal quinto piano e perdessi la vita nella nera malinconia di una giornata di pioggia battente; potrebbe succedere che qualcuno scriva, come per Monicelli, che è stato “lo sberleffo di un laico”.
Mandatelo affanculo.
politica interna
19 settembre 2010
[Impressioni di settembre] Veltroni e i documenti. Chissà se ci sono le videocassette
Sabato. Assecondo il vizio borghese leggendo Il Foglio. Ma penso agli amici de Il Firenze. Così come a quelli de l'Unità Toscana. E leggo che Veltroni ancora promuove documenti. Chissà se in allegato regala videocassette.
politica interna
4 febbraio 2010
[Da Il Foglio di oggi] Di Pietro è un quaquaraquà
Al direttore - Spia o non spia, quello che risulta chiaro è che Di Pietro è un quaquaraquà. Sul suo blog, quando se ne  parlava, Bruno Contrada era il condannato per attività mafiose che non doveva cercare "scorciatoie per sfuggire alla condanna o, attraverso le parole di Salvatore Borsellino, si leggeva che "finalmente" era stato arrestato. Oggi, dopo l'uscita delle foto della cena con Contrada e altri curiosi personaggi, Di Pietro dice che "quella di Contrada è una storia complessa e non va banalizzata". Quella di Di Pietro è invece una storia semplice. Quella di un quaquaraquà.

Tommaso Ciuffoletti - Firenze
politica interna
11 novembre 2009
[Perversioni centriste] Rutelli, Tabacci, Pd e Udc
dal Foglio di oggi

Al direttore -
mi scusi, ma non ho capito. Rutelli esce dal Pd per andare verso l'Udc. Tabacci esce dall'Udc per andare verso Rutelli. Mi sbaglierò, ma c'è qualcosa di perverso in tutto questo.
Tommaso Ciuffoletti - Firenze
politica interna
6 novembre 2009
[Perchè Vincino è Vincino] Dal Foglio di oggi


Anche se più che Bordin segretario, ci sarebbe da sperare che stavolta nessuno debba essere costretto ... ma ci fermiamo qui
SOCIETA'
30 ottobre 2008
[Liberalismo e libertà d'espressione] Lettera a Il Giornale della Toscana

 

Lettera riportata - anche se non in maniera integrale, ma va benissimo lo stesso - sull'edizione di oggi de Il Giornale della Toscana.
Per approfondire la questione relativa al convegno di cui scrivo potete guardare qui:
http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/10_Ottobre/29/boetica_betori_meyer.shtml

Caro Direttore,
leggo su il Giornale della Toscana delle polemiche politiche sollevatesi intorno al convegno intitolato "Le sfide della neonatologia alla bioetica e alla societa", che oggi prenderà il via nell'Aula magna dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
E' triste constatare che per l'ennesima volta in Italia non manchi chi preferisce il silenzio al confronto, anche se su temi delicati. Anzi, proprio perchè si tratta di temi delicati, come è quello sui trattamenti e le cure da riservare ai neonati fortemente prematuri, è bene che il confronto sia aperto e teso ad un approfondimento senza pregiudizi. E invece proprio da quella parte di centrodestra che vuole definirsi "liberale" arrivano parole a mio parere eccessive che dicono, sintetizzo volgarmente, "questo dibattito non s'ha da fare".
Ebbene, a me quelle parole ricordano le posizioni di quel gruppo di professori di Fisica che pochi mesi fa avviarono una protesta che portò all'annullamento della Lectio Magistralis che Papa Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere all'Università La Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico. Allora, socialista e liberale, fui - nel mio piccolo - molto duro nel condannare chi, nel mio partito, non aveva avuto il coraggio di distinguersi dalla falsa laicità di chi voleva vietare al Papa di parlare a La Sapienza.
Credo di sapere quali furono, in quella circostanza, le posizioni di Toccafondi o dell'amico Carraresi e vorrei capire come mai oggi suonano così diverse di fronte ad un caso, quello del convegno del Meyer, che seppur diverso interroga allo stesso modo lo spirito di chi vuole legittimamente dirsi liberale.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Segretario Provinciale del Partito Socialista

_ In allegato la mia lettera pubblicata sul quotidiano "Il Foglio" in merito all'annullamento della Lectio magistralis del Papa alla Spienza.

Caro direttore -
Da socialista liberale, da laico e radicale leggo come una sconfitta la mancata visita del Papa alla Sapienza per le stupide proteste delle scorse ore. Giudico inoltre una sconfitta il fatto che i dirigenti del costituendo Partito Socialista non si siano distinti dai barricaderi antiliberali. Da loro, i presunti dirigenti, ho sentito dichiarazioni di una grave povertà argomentativa. Non laicismo, bensì laicume. Il minoritarismo politico e culturale di chi si arrocca nel fortino del laicume non può essere la guida di chi vuole costruire un moderno partito socialista. Ma forse, più semplicemente, la guida di chi vuole un moderno partito socialista non può essere rappresentata da chi è abituato al minoritarismo politico e culturale.
Cordiali saluti, Tommaso Ciuffoletti

politica interna
12 agosto 2008
[Lettere al Foglio] Poveri brigatisti raccontati da Bianconi


Al direttore,
in un lungo articolo di due pagine sul Corriere della Sera di ieri, il giornalista Giovanni Bianconi riesce a farci commuovere per la sorte di quei furono terroristi che rifugiati in terra di Francia sono sfuggiti al confronto con la giustizia. Secondo Bianconi, infatti, "il caso Petrella rappresenta una svolta per la comunità dei rifugiati", "a seconda di come si concluderà avrà effetti decisivi su tutti gli altri che proseguono le loro normali esistenze francesi fatte di lavori e famiglie ormai regolari, ma sempre col rischio di un incidente e interrompere quella regolarità e riaprire vecchie pendenze legali per fatti di 25 o 30 anni fa". Vede direttore, qua in Italia c'è chi oggi non ha da preoccuparsi di esistenze normali, perchè quella speranza di normalità venne interrotta 25 o 30 anni fa non per un incidente, ma per le gesta folli e brutali di chi, secondo Bianconi, oggi vorrebbe evitarsi perfino il fastidio di doverci pensare.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti
SOCIETA'
4 gennaio 2008
[Discutendo di] Legge 194 e del gretto antiliberalismo di Ferrara


[...] Ancora una volta la questione cruciale è quella della libertà. Quella stronzissima cosa che è la libertà.

Spesso la scelta di abortire è una scelta tra due soluzioni dolorose. Perdere un possibile figlio oppure trovarsi davanti una vita d'incertezza per entrambi. In quel caso uno stato rispettoso, pietoso (nel vero senso di quella pietas di cui tanto si riempie la bocca quel vecchio antiliberale di Ferrara) sa che l'ultima scelta spetta al cittadino, e si fa da parte.

La concezione di tanti antiliberali, come Ferrara o Ruini, prevede invece un'altra cosa. Prevede che sia lo Stato - o meglio, lo Stato su indicazione di una "autorità altra" deputata a decidere su queste materie, perché detentrice del monopolio delle "questioni etiche" -  a decidere di questo.

E' una follia antiliberale che non tollero. Che non può essere tollerata. Mi dispiace, ma io su questo punto sono inamovibile. Di fronte ad una scelta difficile e tragica - ed a maggior ragione proprio perchè si tratta di una scelta difficile e tragica - lo Stato deve farsi da parte e rimettere alla responsabilità del cittadino la decisione di ultima istanza. In questo caso, poi, non è nemmeno lo Stato a doversi fare da parte, ma quelle autorità spirituali che vorrebbero imporre il proprio magistero in forza della debolezza dello Stato medesimo.

Lo Stato può mettere in atto tutte le misure ritenute opportune per rendere meno tragico possibile l'esito di quella scelta. Per questo ben vengano i consultori, ma via le suore da quei consultori. Anche su questo dobbiamo chiarirci. Altrimenti perché non metterci dentro degli sciamani, delle mammane oppure dei monaci buddhisti (io gradirei quest'ultima opzione). Nei consultori ci stiano medici, infermieri, psicologi, persone qualificate, non altri.

Se poi, infine, la polemica stupida e cretina del Ferrara utilizza l'argomento strumentale del fatto (poiché è un fatto) che tanti ricorrono all'aborto in maniera eccessivamente superficiale, allora a maggior ragione lo spirito di un liberale si deve indignare; perché riconosce la puzza marcia della critica e della retorica giacobina. La retorica di coloro che sostengono che siccome il volgo non è in grado di decidere per sé, ha bisogno di qualcuno che decida per lui ... e poco importa se quel qualcuno è il Papa o il podestà.
Il giacobino non chiede che il volgo sia educato, non vuole che sudditi diventino cittadini. Anzi, sogna che rimangano sudditi e sempre più obbedienti, sempre più "gregge" per pastori.
sfoglia
marzo        maggio

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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