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22 dicembre 2015
Le braghe di Ferrara
Il problema di Giuliano Ferrara è quando vuole mettere le braghe al mondo,
convinto che abbia la sua stessa taglia.

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permalink | inviato da inoz il 22/12/2015 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
4 aprile 2012
[Storie] Il Riformista
Persi il numero 1 non ricordo nemmeno perchè. Ma, partendo dal 2, per lungo tempo collezionai ogni numero del quotidiano arancione. E gli scrivevo a quella redazione. Lettere ogni settimana, alcune volte anche ogni giorno. Perchè per la prima volta, in Italia, trovavo a sinistra qualcosa che non fosse scontato, che non fosse chiuso a riccio nell'ovvio conservativo. Qualcosa che aveva il coraggio di dire davvero che un altro modo di essere a sinistra era possibile anche nella Seconda Repubblica. Onore ad Antonio Polito, prima versione, e ad un quotidiano che era più equilibrato, ma non meno interessante del Foglio di Ferrara, riprendendone lo stile della foliazione che a me piaceva tantissimo.
Dice: sì ma lo leggevate in 4. Possibile. Ma eravamo una comunità, pure una comunità di diversi forse, ma avanti e avanguardista, che trovava già allora eco sui famosi nuovi media (e adesso riguardo il mio blog sul Cannocchiale che ha passato il milione di visite).
Poi nel tempo le cose sono un po' cambiate. Polito che cedeva al difetto di troppi giornalisti sedotti da loro stessi, Franchi che combatteva una battaglia persa, il ritorno di Polito che coincideva con errori (tali li valuto da lettore) da eccesso d'ambizione e perdita di carattere e infine Macaluso che ha ricombattuto la battaglia già persa.
In ogni caso per quel che posso dire è stata una bella storia. Che avrebbe meritato di continuare. E che forse continuerà nella penna di quelli che con quel giornale si sono formati e cresciuti. Qualcuno già si trova in altre redazioni, altri hanno i numeri per ambire ancora più in alto.
E del resto anche altri che in quel giornale c'hanno scritto solo mandando mail, per certi versi continuano a loro modo la storia di quella comunità: Il (nuovo) Riformista.


politica interna
14 novembre 2011
[dal Corriere Fiorentino] Popolo e rappresentanza. La politica che non ha titolo e la democrazia da rifondare
«Liberi e combattivi, ce la faremo. Subito al voto». Con questo appello si chiudeva l'editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri sulla manifestazione milanese per la chiamata alle urne contro l'ipotesi di governo Monti. Alla base la rivendicazione del diritto di un popolo a decidere del proprio governo e, in ultimo, del proprio destino. «Democracy?» stava scritto sui cartelli che venerdì alcuni ragazzi hanno esposto in segno di protesta a Fiesole mentre il presidente del Consiglio della Ue, Herman Van Rompuy, inaugurava l'anno accademico dell'Istituto universitario europeo. La democrazia, appunto, che è altra cosa dalla tecnocrazia imposta d'urgenza.

Non è un'obiezione banale. Eppure quella politica che oggi rivendica il proprio ruolo e potere di rappresentanza degli interessi di un popolo è la stessa che, quando quel ruolo e quel potere ha avuto, l'ha esercitato in forme e modi che hanno condotto a questa crisi imposta dall'urgenza del non fatto.

La democrazia dei partiti, su cui si è fondata la Repubblica in questo Paese, troppo spesso ha teso a farsi partitocrazia, arrivando ad utilizzare le istituzioni, nessuna esclusa, per rinnegare la stessa Costituzione e sottrarre diritto e legalità al popolo. La storia dei referendum italiani fornisce alcuni esempi lampanti. Si pensi alla consultazione del 1993 che eliminava il finanziamento pubblico ai partiti, passato con oltre il 90% dei voti espressi favorevoli. Nel 1997, il Parlamento lo reintrodusse attraverso il meccanismo volontario della destinazione del 4 per mille dell'Irpef. Il gettito effettivo si rivelò molto inferiore alle aspettative e nel 1999 i partiti corsero ai ripari quintuplicando i già esistenti rimborsi per le spese elettorali. Per stare in Toscana, si pensi invece alla recente modifica della legge elettorale regionale voluta da Pd e Pdl, a cui si sono aggiunti anche partiti più piccoli che hanno votato l'introduzione della soglia di sbarramento in cambio di accordi che garantivano la rielezione ad alcuni loro rappresentanti. Uno scambio finalizzato ad approvare l'emendamento a maggioranza qualificata per evitare l'ipotesi di un referendum che sottoponesse la modifica del porcellinum toscano al parere del corpo elettorale.

Parlare di questo può valere un'accusa di asservimento alla retorica dell'antipolitica? Confesso che potrei accettarla se la politica, pur commettendo tali furti di legalità, avesse almeno guidato con criterio di lungo periodo la vita di questo Paese. La costruzione meticolosa e dissennata del debito pubblico italiano, che rischia di bruciare il futuro dell'Italia, dimostra invece il contrario ed è una responsabilità che oggi la politica non può scrollarsi di dosso con un'alzata di spalle.
E una storia di sottrazione di diritto ci consegna oggi un popolo imbarbarito e incattivito, ancora una volta in cerca di un capro espiatorio. Il lancio di monetine a Berlusconi, come gli sputi a Pannella di pochi giorni fa, sono il refrain farsesco che racconta la triste vicenda di una democrazia da rifondare.
SOCIETA'
2 dicembre 2010
[Sarà] Ma io sto con Ferrara
Sarà, ma io sto con Ferrara - Dovessi restare solo, molto vecchio, affaticato da un cancro e dal tedio di vivere ancora; e se mai accadesse che, ricoverato nel reparto solventi di un ospedale romano, io mi buttassi dal quinto piano e perdessi la vita nella nera malinconia di una giornata di pioggia battente; potrebbe succedere che qualcuno scriva, come per Monicelli, che è stato “lo sberleffo di un laico”.
Mandatelo affanculo.
3 aprile 2008
[Banana (Underground) Republic] Una giornata di ordinario declino
CULTURA
31 gennaio 2008
[Come va il sondaggio intellettuale] Ferrara guida incalzato da Bordin, attenzione a Scalfari in rimonta
30 gennaio 2008
[Sondaggione di Labouratorio] Alla ricerca degli intellettuali perduti


VOTA SU www.LABOURATORIO.it

In Italia esistono ancora i cosiddetti “intellettuali”? Chi sono? Che ruolo hanno? I partiti se ne interessano ancora?
Organici o meno, ci pare che il ruolo degli “intellettuali” sia in forte declino nel nostro paese. Non sappiamo se sia un ben od un male. Lo prendiamo come un dato di fatto, o almeno un pretesto per giocarci su. Vi proponiamo quindi una serie di sondaggi sul “chi sono gli intellettuali italiani?”, nel quale sottoporremo al vostro insindacabile giudizio una serie di nomi di intellettuali potenziali. A voi decidere, con il voto, se lo sono di fatto oppure no. A voi la discrezione di motivare le vostre scelte tra i commenti.

Non saremo del tutto imparziali nel sottoporvi di volta in volta i vari elenchi di nomi. Lo diciamo subito a scanso di equivoci e perché da situazionisti consumati amiamo essere anche un po’ di parte. Nel presentarvi i vari nomi in lizza daremo quindi anche dei giudizi sommari per influenzare il vostro voto, con la speranza che vorrete contraddirci financo in malo modo.

Diamo però due o tre direttive di buonsenso che possano guidare il vostro giudizio. Un intellettuale deve saper trattare con sufficiente cognizione di causa e coerenza logica una vasta gamma di temi di pubblico interesse, che possono andare dalla politica estera a quella economica, dall’analisi dell’oggi alla ricostruzione storica, etc … Un intellettuale deve inoltre saper divulgare, saper analizzare e saper approfondire quanto basta.
Ma più di ogni altra cosa, un intellettuale dovrà superare il vostro duro giudizio.
Amici, lettori, compagni, fratelli, armatevi di mouse ed emettete la vostra sentenza.

Stavolta tocca ai DIRETTORI. Di quotidiani, reti televisive e radio, non importa. Importa solo che voi li riteniate all’altezza del compito. Un direttore è un capo con tanti capi. L’importante è che almeno uno di questi funzioni a dovere!
La sua libertà va considerata in massimo grado per dare un giudizio? No, a patto che però non si ecceda nel senso opposto, o che il direttore non diriga innanzitutto la sua carriera e la sua fazione.

Giuliano Ferrara _ Da Togliatti a Ratzinger, passando per Craxi e Berlusconi. Un comunista liberale, un giacobino devoto, un grande provocatore, un geniaccio che edita il più divertente quotidiano italiano e conduce una delle trasmissioni più gradevoli fra quelle di approfondimento politico-culturale (a parte quando la si mena con la fede).
E scusateci … ma se non è intellettuale lui … !

Vittorio Feltri _ Certo della certezza dei lumbàrd. Ambasciatore dei valori sani dell’ippica, per lui tutto sembra scontato. La sufficienza è la cifra del suo ragionare. Cerca di accattivarsi le nostre simpatie con una buona serie di avventure giudiziarie per diffamazioni varie. Sfiora il tentativo di corruzione nei confronti della nostra sensibilità anti-ordine, quando nel 2001 viene radiato dall’albo dei giornalisti lombardi. Oggi è libero di dirigere Libero.
Nonostante queste medaglie che nessuno potrà mai togliergli, ci vien da pensare che forse sia troppo sufficiente per essere considerato intellettuale.

Piero Sansonetti _ Da l’Unità, dove ha svolto anche il ruolo di “missionario” in terra yankee, a Liberazione col subcomandante Fausto. Capello fluente e sguardo ammaliante che tanto piace ai salotti televisivi. Fa tanto retrò, ma ci suscita simpatia. La sua polemica cubana gli vale il nostro appoggio alla sua candidatura.

Paolo Mieli _ Il pupillo di Rcs. Direttore del Corriere della Sera con filo diretto sempre aperto con la procura di Milano. Placido e letale. Figlio del fondatore dell’Ansa e intimo di Togliatti, Renato Mieli, lo si dava per possibile presidente RAI. E invece è tornato in via Solferino, per schierarsi nel 2006 a favore dell’Unione in uno splendido editoriale in cui tutto chiariva, tranne le ragioni di quella scelta.
Non ci convince fino in fondo come intellettuale. Ci convince molto di più nelle vesti del segretario del proprio partito, che in Italia pesa più dell’Udeur.

Eugenio Scalfari
_ Splendido liberalgiacobino. Intramontabile nonostante gli allarmi di una folta barba bianca che ne denunciano una senilità incombente. Padre padrone de La Repubblica, anche se aveva cominciato a darsi al giornalismo con “Roma fascista”.
Mister Espresso; nonostante formalmente non diriga più il suo giornale, quello rimane “il suo giornale”. Condivide con Mieli non solo la firma su una lettera contro il commissario Calabresi, ma anche il ruolo di segretario di un proprio partito. Anche quello di Scalfari conta più dell’Udeur.

Enrico Mentana _ Giovane socialista rampante a suon di mitraglia. Prima dirigeva il Tg5 … prima che il truccatissimo Rossella glielo soffiasse con un trucco. Adesso è direttore editoriale di Mediaset e si diletta con Matrix. Forse è troppo immaginarlo nelle vesti dell’intellettuale, ma considerato il suo passato di giovane socialista la nostra parzialità è ben motivata.

Massimo Bordin _ Se con Mentana siamo stati di parte, con lui lo saremo anche di più … ma senza esagerare. Vecchio giovane trotzkista, è oggi radicale di culto pannelliano. Nonostante le sue deviazioni, infatti, rimane legato indissolubilmente all’ayatollah Giacinto. Glielo perdoniamo solo perché un suo sospiro durante Stampa e Regime vale tanto oro quanto pesa Pannella.

SOCIETA'
4 gennaio 2008
[Discutendo di] Legge 194 e del gretto antiliberalismo di Ferrara


[...] Ancora una volta la questione cruciale è quella della libertà. Quella stronzissima cosa che è la libertà.

Spesso la scelta di abortire è una scelta tra due soluzioni dolorose. Perdere un possibile figlio oppure trovarsi davanti una vita d'incertezza per entrambi. In quel caso uno stato rispettoso, pietoso (nel vero senso di quella pietas di cui tanto si riempie la bocca quel vecchio antiliberale di Ferrara) sa che l'ultima scelta spetta al cittadino, e si fa da parte.

La concezione di tanti antiliberali, come Ferrara o Ruini, prevede invece un'altra cosa. Prevede che sia lo Stato - o meglio, lo Stato su indicazione di una "autorità altra" deputata a decidere su queste materie, perché detentrice del monopolio delle "questioni etiche" -  a decidere di questo.

E' una follia antiliberale che non tollero. Che non può essere tollerata. Mi dispiace, ma io su questo punto sono inamovibile. Di fronte ad una scelta difficile e tragica - ed a maggior ragione proprio perchè si tratta di una scelta difficile e tragica - lo Stato deve farsi da parte e rimettere alla responsabilità del cittadino la decisione di ultima istanza. In questo caso, poi, non è nemmeno lo Stato a doversi fare da parte, ma quelle autorità spirituali che vorrebbero imporre il proprio magistero in forza della debolezza dello Stato medesimo.

Lo Stato può mettere in atto tutte le misure ritenute opportune per rendere meno tragico possibile l'esito di quella scelta. Per questo ben vengano i consultori, ma via le suore da quei consultori. Anche su questo dobbiamo chiarirci. Altrimenti perché non metterci dentro degli sciamani, delle mammane oppure dei monaci buddhisti (io gradirei quest'ultima opzione). Nei consultori ci stiano medici, infermieri, psicologi, persone qualificate, non altri.

Se poi, infine, la polemica stupida e cretina del Ferrara utilizza l'argomento strumentale del fatto (poiché è un fatto) che tanti ricorrono all'aborto in maniera eccessivamente superficiale, allora a maggior ragione lo spirito di un liberale si deve indignare; perché riconosce la puzza marcia della critica e della retorica giacobina. La retorica di coloro che sostengono che siccome il volgo non è in grado di decidere per sé, ha bisogno di qualcuno che decida per lui ... e poco importa se quel qualcuno è il Papa o il podestà.
Il giacobino non chiede che il volgo sia educato, non vuole che sudditi diventino cittadini. Anzi, sogna che rimangano sudditi e sempre più obbedienti, sempre più "gregge" per pastori.
sfoglia
novembre        gennaio

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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