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politica interna
24 aprile 2008
[Romana] Il rancio del compagno Rutelli


Dal Corriere della sera, 2.XII.1993


ROMA . L' ombra di Bettino Craxi ha presenziato all' ennesimo "faccia a faccia" in tv tra i candidati sindaco Francesco Rutelli e Gianfranco Fini. Ieri l' ex segretario del Psi ha fatto giungere all' esponente progressista il suo sostegno. "No grazie - ha replicato Rutelli durante la trasmissione su Canale 5 - e' una polpetta avvelenata, una provocazione preparata a tavolino per danneggiarmi. Vorrei vedere Craxi consumare il rancio in galera al piu' presto". Fini non ha mancato l' occasione per dire la sua: "La verita' e' che Craxi appoggia Rutelli perche' con lui sindaco di Roma avra' la possibilita' di rientrare in politica".

Tra le palme finte della scenografia di Canale 5, che ieri sera ha ospitato negli studios del Celio l' ennesimo "faccia a faccia" tra Francesco Rutelli e Gianfranco Fini, si e' consumato uno degli scontri piu' pesanti di questa campagna per l' elezione del sindaco di Roma. In mattinata le agenzie di stampa avevano gettato sul candidato progressista tutto il peso del sostegno di Bettino Craxi. Senza fare il nome di Rutelli, l' ex segretario del Psi ha affermato che "e' assolutamente giusto che i responsabili del Psi sentano il dovere di compiere ogni sforzo possibile per concorrere a impedire una vittoria del segretario del Msi". E ha aggiunto: "I voti socialisti e ex socialisti dovrebbero essere tutti disponibili per il candidato alternativo". Non e' mancata una postilla tutta craxiana: "Meglio sarebbe naturalmente se questi voti venissero richiesti e sollecitati in modo aperto e pubblico e in buona e dovuta forma". Enrico Mentana, che ha condotto il "Braccio di ferro" con i due ospiti, non poteva non avviare il dibattito senza citare l' "abbraccio" di Craxi a Rutelli. E l' atmosfera si e' subito scaldata. "No, grazie. A questa offerta di appoggio rispondo cosi' ", ha subito replicato il candidato progressista che era stato preparato alla domanda dallo stesso conduttore prima della messa in onda. "La considero una velenosa provocazione. Io e Craxi siamo avversari, mi ha tenacemente contrastato la scorsa primavera, in Campidoglio, quando ero candidato sindaco". Quella di Craxi, ha continuato Rutelli, "e' una polpetta avvelenata, una provocazione preparata a tavolino". L' aspirante sindaco sa di avere in mano un argomento delicatissimo (poche migliaia di voti possono decidere la sua elezione) ma sa anche di poter sparare ad alzo zero su uno dei politici meno amati in Italia. "Vorrei vedere Craxi in galera al piu' presto", incalza. "E una sciagura che Craxi vada ancora in giro" si slancia Rutelli immaginando l' ex segretario del Psi impegnato a consumare "il rancio delle patrie galere". Il candidato progressista sente di mantenere bene il ritmo. Sembra perfino infervorato: "Craxi vuole solo danneggiarmi". Ma ecco che Fini fa uno sgambetto. Interrompe: "Capisco l' imbarazzo di Rutelli. Sta compiendo un patetico tentativo di arrampicarsi sugli specchi. La realta' e' che Craxi lo appoggia perche' con lui sindaco ha la possibilita' di rientrare in politica. E piu' garantito da Rutelli che da me". E ancora: "Craxi mi avversa perche' sa che se vinco io lui certo resta fuori". La polemica si allarga, mette in campo Berlusconi e il pluralismo delle sue testate. Fini se la prende anche con Mentana, una battuta con lo staffile: "Forse quando lei era amico di Craxi c' era meno pluralismo di adesso...". Pronta replica del conduttore, che non riesce a rinunciare al sorriso tv: "C' e' chi ha amicizie piu' imbarazzanti delle mie". E cominciata cosi' . E se fosse continuata sullo stesso tono, la trasmissione sarebbe finita probabilmente prima del limite per invasione di campo. Ma, dopo uno scambio dl genere, i duellanti hanno lasciato i guantoni e sono passati a sciabole e fioretti, senza peraltro affibbiarsi colpi mortali. Gli argomenti sono sempre gli stessi: il "federale" Teodoro Buontempo, braccio destro di Fini confermato in Campidoglio, con i suoi avvisi di garanzia, Rutelli ostaggio dei partiti che lo sostengono. La questione morale: "Tu annaspi" accusa Rutelli. "Annaspi tu" risponde Fini. Le tasse: "Il ricavato deve essere investito dove viene versato, circoscrizione per circoscrizione" promette Rutelli. Fini: "Bisogna abbassare l' ICI e incentivare gli investimenti". Un giornalista di l' Unita' formula a bassa voce una domanda micidiale: "Fini, non capisco perche' lei dice che andra' alle Fosse Ardeatine se sara' sindaco. E se non sara' eletto non ci andra' ?". Il segretario del Msi replica provocatorio: "Non mi meraviglio che uno dell' Unita' non capisca...". Il cronista: "Lei offende". Qualche parola forte senza microfono e l' incidente si ferma. Il dibattito riprende. Il livello e' basso. "Rutelli, tu sei la faccia presentabile di una moneta fuori corso" dice Fini alludendo al "vecchio sistema" che appoggerebbe il candidato progressista e contro il quale si batterebbe l' esponente della destra. Mentana non ne puo' piu' : "Giudicheranno i telespettatori" chiude salomonico. Il gran finale dello scontro tra i due aspiranti alla "poltronissima" del Campidoglio si terra' domani. Rutelli al Palasport, Fini al Teatro Tenda. Ciascuno con i suoi, senza dover subire la presenza dell' avversario. Ormai i due sembrano non poterne piu' delle decine di ring messi in piedi da giornali, tv, categorie, associazioni di ogni tipo. Prima di iniziare la trasmissione, ieri si sono ignorati. L' ultimo sondaggio Cirm indica Rutelli al 53,5%, mentre Fini si attesta al 46,5%.

Pullara Giuseppe 
CULTURA
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In Italia esistono ancora i cosiddetti “intellettuali”? Chi sono? Che ruolo hanno? I partiti se ne interessano ancora?
Organici o meno, ci pare che il ruolo degli “intellettuali” sia in forte declino nel nostro paese. Non sappiamo se sia un ben od un male. Lo prendiamo come un dato di fatto, o almeno un pretesto per giocarci su. Vi proponiamo quindi una serie di sondaggi sul “chi sono gli intellettuali italiani?”, nel quale sottoporremo al vostro insindacabile giudizio una serie di nomi di intellettuali potenziali. A voi decidere, con il voto, se lo sono di fatto oppure no. A voi la discrezione di motivare le vostre scelte tra i commenti.

Non saremo del tutto imparziali nel sottoporvi di volta in volta i vari elenchi di nomi. Lo diciamo subito a scanso di equivoci e perché da situazionisti consumati amiamo essere anche un po’ di parte. Nel presentarvi i vari nomi in lizza daremo quindi anche dei giudizi sommari per influenzare il vostro voto, con la speranza che vorrete contraddirci financo in malo modo.

Diamo però due o tre direttive di buonsenso che possano guidare il vostro giudizio. Un intellettuale deve saper trattare con sufficiente cognizione di causa e coerenza logica una vasta gamma di temi di pubblico interesse, che possono andare dalla politica estera a quella economica, dall’analisi dell’oggi alla ricostruzione storica, etc … Un intellettuale deve inoltre saper divulgare, saper analizzare e saper approfondire quanto basta.
Ma più di ogni altra cosa, un intellettuale dovrà superare il vostro duro giudizio.
Amici, lettori, compagni, fratelli, armatevi di mouse ed emettete la vostra sentenza.

Stavolta tocca ai DIRETTORI. Di quotidiani, reti televisive e radio, non importa. Importa solo che voi li riteniate all’altezza del compito. Un direttore è un capo con tanti capi. L’importante è che almeno uno di questi funzioni a dovere!
La sua libertà va considerata in massimo grado per dare un giudizio? No, a patto che però non si ecceda nel senso opposto, o che il direttore non diriga innanzitutto la sua carriera e la sua fazione.

Giuliano Ferrara _ Da Togliatti a Ratzinger, passando per Craxi e Berlusconi. Un comunista liberale, un giacobino devoto, un grande provocatore, un geniaccio che edita il più divertente quotidiano italiano e conduce una delle trasmissioni più gradevoli fra quelle di approfondimento politico-culturale (a parte quando la si mena con la fede).
E scusateci … ma se non è intellettuale lui … !

Vittorio Feltri _ Certo della certezza dei lumbàrd. Ambasciatore dei valori sani dell’ippica, per lui tutto sembra scontato. La sufficienza è la cifra del suo ragionare. Cerca di accattivarsi le nostre simpatie con una buona serie di avventure giudiziarie per diffamazioni varie. Sfiora il tentativo di corruzione nei confronti della nostra sensibilità anti-ordine, quando nel 2001 viene radiato dall’albo dei giornalisti lombardi. Oggi è libero di dirigere Libero.
Nonostante queste medaglie che nessuno potrà mai togliergli, ci vien da pensare che forse sia troppo sufficiente per essere considerato intellettuale.

Piero Sansonetti _ Da l’Unità, dove ha svolto anche il ruolo di “missionario” in terra yankee, a Liberazione col subcomandante Fausto. Capello fluente e sguardo ammaliante che tanto piace ai salotti televisivi. Fa tanto retrò, ma ci suscita simpatia. La sua polemica cubana gli vale il nostro appoggio alla sua candidatura.

Paolo Mieli _ Il pupillo di Rcs. Direttore del Corriere della Sera con filo diretto sempre aperto con la procura di Milano. Placido e letale. Figlio del fondatore dell’Ansa e intimo di Togliatti, Renato Mieli, lo si dava per possibile presidente RAI. E invece è tornato in via Solferino, per schierarsi nel 2006 a favore dell’Unione in uno splendido editoriale in cui tutto chiariva, tranne le ragioni di quella scelta.
Non ci convince fino in fondo come intellettuale. Ci convince molto di più nelle vesti del segretario del proprio partito, che in Italia pesa più dell’Udeur.

Eugenio Scalfari
_ Splendido liberalgiacobino. Intramontabile nonostante gli allarmi di una folta barba bianca che ne denunciano una senilità incombente. Padre padrone de La Repubblica, anche se aveva cominciato a darsi al giornalismo con “Roma fascista”.
Mister Espresso; nonostante formalmente non diriga più il suo giornale, quello rimane “il suo giornale”. Condivide con Mieli non solo la firma su una lettera contro il commissario Calabresi, ma anche il ruolo di segretario di un proprio partito. Anche quello di Scalfari conta più dell’Udeur.

Enrico Mentana _ Giovane socialista rampante a suon di mitraglia. Prima dirigeva il Tg5 … prima che il truccatissimo Rossella glielo soffiasse con un trucco. Adesso è direttore editoriale di Mediaset e si diletta con Matrix. Forse è troppo immaginarlo nelle vesti dell’intellettuale, ma considerato il suo passato di giovane socialista la nostra parzialità è ben motivata.

Massimo Bordin _ Se con Mentana siamo stati di parte, con lui lo saremo anche di più … ma senza esagerare. Vecchio giovane trotzkista, è oggi radicale di culto pannelliano. Nonostante le sue deviazioni, infatti, rimane legato indissolubilmente all’ayatollah Giacinto. Glielo perdoniamo solo perché un suo sospiro durante Stampa e Regime vale tanto oro quanto pesa Pannella.

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