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politica interna
9 gennaio 2013
[Bersani 2013] Manifesti elettorali. Il pipistrello

politica interna
26 maggio 2011
[dal Corriere Fiorentino] La sinistra nel recinto
La geometria politica che divide da destra a sinistra il campo delle proposte è sempre materia delicata. Spesso può essere utile a semplificare, raramente ad inquadrare correttamente la scena. Ieri il presidente della Regione Enrico Rossi vi ha fatto ricorso per sostenere che “una sinistra all'acqua di rose, di stampo bleariano, non ha futuro e finirà per cedere il passo alla destra. Accade già in Spagna con 5 milioni di disoccupati e il 50% dei giovani senza lavoro, ma accade anche in Germania nonostante la crescita al 5%. Ovunque riesplode la questione sociale: lavoro, democrazia, dignità della persona, diritti sociali. E questo richiede una sinistra non annacquata”.
Tony Blair (non Blear), il leader laburista inglese che ha riportato la sinistra al governo dopo quasi un ventennio di dominio conservatore, diviene così il rappresentante di una sinistra “all'acqua di rose”. Strano destino per uno che ha segnato una svolta decisiva nel sanare la frattura tra sinistra e modernità, dando alla parola riformismo un'accezione nuova e rivoluzionaria per i canoni classici della socialdemocrazia europea. Destino ancor meno comprensibile se si guarda al tema del lavoro. Nel 2007, quando Blair lasciò la guida del suo paese, in Inghilterra il 60% di coloro che perdevano un lavoro poteva contare su forme di ammortizzatori sociali, nell’Italia di Prodi e dell’abolizione dello scalone Maroni erano il 18%.
Il punto della questione non è dunque avere patenti ideali di “sinistrismo”, ma avere progetti di riforma, attuabili, concreti e al passo con una realtà del lavoro che non è più quella su cui si sono misurati il pensiero e la pratica politica del Novecento.
Il paragone tra Blair e Zapatero è ulteriormente fuorviante. Il fallimento di Zapatero è stato proprio nelle mancate riforme necessarie per assecondare la crescita spagnola degli scorsi anni. Sburocratizzazione, riduzione e riassetto della spesa pubblica. Sono mancate proprio politiche liberali.
In Italia, una sinistra che volesse raccogliere la sfida abbandonata delle riforme avrebbe da ripartire non dal definirsi in base alla geometria politica, ma da proposte innovative. Per non fare nomi ci sarebbero quelle che da molto tempo ormai, propone il senatore del Pd Pietro Ichino, uno che per le sue idee è condannato dagli estremisti a vivere sotto scorta e dai suoi colleghi di partito ad abitare il recinto dei grilli parlanti. Un recinto dal quale, decidete voi se da destra o da sinistra, sarebbe bene liberarlo.

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) del 24 maggio 2011
POLITICA
19 novembre 2008
[Labouratorio 38] Nuove Paroxetine Rosapugnanti - Autoreferenzialitudini


di Filippo Modica

Nell’ultima settimana ho notato come uno dei pezzi più letti e commentati di Labouratorio sia stato Paroxetina Rosapugnante di Lorenzo Perferi, non un articolo degli ultimi numeri, ma addirittura risalente al 18 febbraio di quest’anno: ben nove mesi fa!

Gira e rigira siamo sempre là, ripiegati sui nostri dolori e le nostre nostalgie per quel che poteva essere e non è stato o, quantomeno, non è più…
In realtà, cos’è che non c’è più? L’amato simbolo sulla scheda elettorale? La possibilità di costruire un soggetto politico radical-socialista (o come direbbe Pannella: al 100% laico, socialista, liberale, radicale)? Un gruppo parlamentare unitario?
Tutto vero, ma ciò che ci manca di più è proprio quella speranza che nasceva nei mesi a cavallo fra il 2005 e il 2006 per poi afflosciarsi, giorno dopo giorno, nei mesi successivi alle elezioni politiche.

Non sto qui a tediarvi sulle eventuali colpe delle dirigenze, radicali e/o socialiste, riguardo al fallimento di quello che poteva e doveva essere il soggetto nuovo della politica italiana.
Parliamo, invece, un po’ di noi… La disperazione che ci ha assalito nell’ultimo anno (e magari anche prima…) non è forse figlia di una generosa illusione di cui siamo stati in parte artefici?
Credetemi, non faccio il professorino col ditino puntato verso gli allievi ignoranti perché mi considero quasi il capofila degli illusi/delusi…
Dopo la sconfitta referendaria del 2005, la Rosa nel Pugno fu un corroborante necessario per tutti noi. Per me, in particolare, rappresentò il coronamento di un sogno che, dopo anni di solitudine politica, riuscivo finalmente a condividere con altri compagni.
Ma perché vi parlo di una generosa illusione?
Perché, purtroppo, non abbiamo considerato fino in fondo quali fossero le difficoltà oggettive insite nell’operazione: la storia, in questo senso, poteva soccorrerci rammentandoci, ad esempio, la breve esperienza del Partito d’Azione, il complicato rapporto fra PR e PSI negli anni della Prima Repubblica (grandi battaglie comuni, ma anche reciproche e sistematiche incomprensioni), il fallimento del polo laico PR-PRI-PLI alla fine degli anni Ottanta…
Tutta una serie di nodi, insomma, che si sono puntualmente ripresentati e non sono stati mai sciolti, forse si sono pure moltiplicati tenendo conto della vera e propria incomunicabilità intercorsa fra SDI e Radicali soprattutto quando si trattava di dare una forma definita al soggetto politico.

Ripeto, non sto qui a dire chi avesse ragione o chi avesse meno torti, fatto sta che in tutta questa vicenda noi giovani rosapugnanti non siamo stati affatto protagonisti (e non lo potevamo essere)…
Oggi, però, se vogliamo costruire qualcosa in ambito politico, dobbiamo, a mio parere, fare sempre più affidamento a noi stessi. Non possiamo più solo affidarci ai “detentori delle chiavi dei nostri sogni” di cui parla Lorenzo nel suo articolo.
La nostra paroxetina (che per esperienza personale conosco molto bene) potremo fabbricarcela solo
se avremo voglia di organizzarci, proporre, fare rete, aprirci dei varchi nel dibattito politico italiano.

In questo senso, la proposta di Tommaso di fare di Labouratorio una vera e propria associazione politica mi vede favorevole perché ci permetterebbe di uscire dalla fase depressiva in cui siamo piombati da ormai troppo tempo: sarebbe per noi una sfida di maturità fondamentale che ci consentirebbe di fare politica in maniera autonoma, senza in qualche modo delegare i “grandi”.
Di più, potrebbe essere, nel suo piccolo, un progetto molto solido e nient’affatto improvvisato come purtroppo si è dimostrata la bicicletta radical-socialista.

Se ieri con la Rosa nel Pugno tutto sembrava possibile, oggi in sua assenza tutto sembra impossibile: esaspero i concetti, forse, ma credo che soprattutto il nostro inconscio collettivo abbia subito questo up ad down fondato su percezioni che non aderivano e non aderiscono perfettamente alla realtà storicamente vissuta.
E proprio prendendo spunto da queste riflessioni, credo che per il futuro dovremo occuparci di più di psicologia, non solo di politica politicante, diritto, storia, economia e chi più ne ha più ne metta…
Solo così potremmo metterci davvero in sintonia con i cittadini e riuscire a partorire proposte che siano non solo valide ma anche convincenti tenendo conto soprattutto del fatto che troppo spesso sottovalutiamo quale sia il processo di formazione delle decisioni umane.
Gilberto Corbellini ci ricorda, infatti, che “quando scegliamo o giudichiamo in modo spontaneo non lo facciamo certo calcolando razionalmente per massimizzare i risultati che possiamo ottenere: per utilizzare delle strategie decisionali davvero razionali o per evitare di giudicare in modo intollerante dobbiamo mettere sotto controllo le nostre intuizioni psicologiche e morali innate”.

Cominciamo, quindi, questa seduta collettiva di psicanalisi e ricordiamoci che, sebbene non compaia più sulla scheda elettorale, malgrado non abbia più un gruppo parlamentare, la Rosa nel Pugno vive: siete voi, siamo noi…

SOMMARIO LAB 38

politica interna
7 aprile 2008
[n.17] Labouratorio vota così


Sì, Labouratorio è schierato, schieratissimo. Fanaticamente schierato ed orgoglioso di esserlo. Perchè Labouratorio voterà i propri candidati. Fabio Cruciani, Andrea Pisauro, Carlo D’Ippoliti, non solo, ma anche Michelangelo Stanzani e Guido Padalino.
Sono nostri amici, compagni e fratelli candidati alle prossime elezioni. Michelangelo e Guido sono candidati alla Camera per il Partito Socialista in Emilia Romagna. Non c’è la preferenza, ma non importa, sono loro i nostri preferiti.

La preferenza invece potete e dovete darla ai nostri amici compagni e fratelli candidati a Roma.
Carlo D’Ippoliti dovete votarlo non tanto perché è un giovane e preparatissimo studioso e ricercatore di economia, non tanto perché ha dato una mano decisiva a scrivere quei famosi emendamenti con cui il Partito Socialista rese migliore l’ultima Finanziaria … o meglio, potete farlo anche per questo, ma sarebbe niente in confronto alla vera ragione per cui votarlo. Carlo è il ragazzo che per segnalare la propria candidatura agli amici scrive una mail che si apre così: “mi sento in colpa e in imbarazzo per mandare questa mail “nel momento del bisogno”, specie nei confronti di quelli di voi con cui -per le solite ragioni- non mi sento da un pò”. Carlo è candidato al Consiglio comunale di Roma nella lista del Partito Socialista per Grillini Sindaco.
Sulla scheda azzurra scrivete D’Ippoliti.

Non solo D’Ippoliti, “ma anche” Pisauro. Andrea Pisauro, per l’esattezza. Sulla scheda azzurra, insieme a D’Ippoliti, scrivete Pisauro, anche lui è candidato nella lista del Partito Socialista per Grillini Sindaco. Scrivetelo perché Andrea non può non entusiasmarvi. Su queste pagine trovate tanti suoi articoli, trovate la sua biografia … purtroppo non potrete trovare che una minima parte della sua capacità di sorprendervi. Un socialista liberale vero, curioso, preparato … eppoi studia Fisica all’Università. Suvvia, lo sapete tutti, chi studia Fisica è un cervellone e ai cervelloni va portato rispetto e dato il voto.
Ha il difetto di riuscire a battermi a Winning Eleven 2008 … ma che volete … studia Fisica all’Università!
Pisauro è candidato col Partito Socialista anche al XVII Municipio, quindi, cari residenti della zona voi dovrete votarlo anche lì.

Al Municipio, stavolta il VI Municipio (Villa De Sanctis - ex Casilino 23) è candidato lui: www.fabiocruciani.it. Fabio Cruciani, il gemello del goal di Pisauro.
Questo sito esiste grazie a lui, il sito dell’associazione per la Rosa nel Pugno esiste grazie a lui, tante, troppe iniziative sono riuscite grazie a lui. Non ha senso che io provi a parlarvi del suo valore, perché ho lavorato con lui negli ultimi due anni e non basterebbero poche righe per raccontarli. A volte lo considero un fratello minore … ma il guaio è che è molto più maturo di me! Se abitate a Villa De Sanctis dovete votare Fabio Cruciani, candidato per il Partito Socialista al VI Municipio.

Non fidatevi di me, fidatevi di loro. Votateli, perché se lo meritano davvero.

SOMMARIO DEL NUMERO 17

POLITICA
24 febbraio 2008
[No] Non potete capire
Scrivo da casa di un amico. Roma, ore 2.04 di una notte che chiude una giornata assurda.

Oggi dalle pagine di un quotidiano arancione ho proposto di essere il candidato premier del Partito Socialista. Un'autocandidatura.

Ringrazio un amico su tutti.

Non da molto si è chiusa la prima giornata di un comitato nazionale di Radicali Italiani a cui ho partecipato,.

Non potete capire.

"La fine di una storia" ho sentito.

Non lo so cos'è. Non lo so se lo è. So solo che c'era un'atmosfera surreale.

Vivo, viviamo strani giorni.

politica interna
25 ottobre 2007
[12 aprile 2006] Un passo indietro per leggere l'oggi

12 aprile 2006

[Post-elettorale] L'83% degli elettori vuole davvero voltare pagina. La brutta pagina di questo sistema politico

L'Unione center-left coalition leader Romano Prodi raises an Italian and EU flagLeggere gli italiani.
I giornalisti se la prendono con i sondaggisti. Hanno sbagliato tutto dicono, ma sono pochi quelli che ammettono che gli errori dei sondaggi fanno il paio con le loro narrazioni del sentire, del vivere e del pensare di un paese diverso da quello reale.
Avrebbero mille modi di giustificarsi, a partire da quanto affermò un certo signor Kissinger, il quale diceva di conoscere più o meno la politica mondiale, ma di non capire un accidente di quella italiana. Ma evidentemente i giornalisti italiani son più bravi a trovare scuse e capri espiatori per le proprie disattenzioni di quanto non sia Kissinger.

Quello che la gente non dice.
In questo caso quale miglior oggetto su cui scaricare il barile che non i sondaggi effettuati sulla base delle dichiarazioni di voto degli italiani? In effetti i dati basati su tali interviste hanno mostrato molti limiti in un paese in cui gli elettori di destra ricevono quotidianamente molte meno simpatie di quelle mostrate dal Presidente del Consiglio con la frase sui coglioni che votano contro i loro interessi. Del resto non dimenticherei l'Occhetto che ebbe modo di dire che "voi siete la manifestazione di un’umanità a uno stadio morale inferiore".

Un paese spaccato.
Vien dunque da sorridere quando si legge o si sente parlare di "paese spaccato" (prima si spacca il paese e poi si dice che è spaccato), specie quando tale considerazione viene da chi si dice sostenitore di questo bipolarismo. Se si vuole dare per buono il funzionamento del bipolarismo italiano - e dico subito che non è il punto di vista di scrive - si deve almeno avere la cortesia di accettare che esso tenda polarizzare su due lati il paese!

Il bipolarismo all'italiana.
Si renda dunque merito a quei pochi analisti che prima del voto avevano colto, meglio di altri, il sentire politico di molti italiani. Cito pertanto alcuni passi dell'articolo di Enrico Cisnetto pubblicato su Il Foglio di venerdì 7 aprile: "entrambe le coalizioni hanno la possibilità di vincere, ma nessuna delle due avrà la capacità di governare. Si tratta di un problema di classe dirigente, ma anche di sistema politico. Il nostro è un falso bipolarismo, in cui vince chi promette di più e aggrega una quantità maggiore di forze, salvo poi non essere in grado di soddisfare le aspettative suscitate e ritrovarsi ricattato dalle minoranze più estreme".

Oltre questo bipolarismo?
Continuo citando lo stesso articolo di Cisnetto: "se vogliamo una nuova stagione politica che combatta il declino, bisogna scomporre e ricomporre partiti e coalizioni, e occorre riscrivere le regole comuni attraverso un'Assemblea costituente".
Anche le ultime notizie sul voto degli italiani all'estero - che assegnano la maggioranza anche al Senato per l'Unione - non forniscono sicurezze sulla governabilità che la coalizione di centro-sinistra potrà garantire. In questo quadro la proposta di un'Assemblea costituente e l'auspicio di un ricomposizione dell'assetto politico italiano sono quantomai condivisibili.

Il governo di centro-sinistra
Condivisibili almeno dal modesto punto di vista di un cittadino cui capita di seguire la politica italiana. Diverso è il discorso per i dirigenti dei partiti dell'Unione. Pare affermarsi infatti l'idea di un governo di centro-sinistra che, a detta dei succitati dirigenti, "governerà 5 anni". Quel "governerà" convince ancora meno di quei "5 anni". E convince ancora meno perchè arriva da chi non ha saputo guardare e parlare al paese e continua dritto per una strada dal percorso tragicamente segnato.
Ho visto trionfalismo eccessivo invece di composta autocritica, siparietti festeggianti invece di lucido controllo in una situazione che ne richiedeva (tralasciamo poi chi si preoccupava per la sommossa berlusconiana post-elezioni ed invece si è trovato ad avanzare dubbi sugli scrutini degli italiani all'estero che poi han dato il Senato all'Unione).

Il Partito Democratico
Per uscire da questa fase di stallo si ripropone l'idea del Partito Democratico. La disfatta dei DS era condizione imprescindibile perchè ciò tornasse attuale. Oggi la condizione è in essere, ma la classe politica che dovrebbe guidare questo processo non intende mostrare coscienza di come quella condizione sia direttamente legata ad altre. La più importante riguarda un rinnovamento culturale che parta dall'affermazione di una più decisa coscienza liberale. Urge una scommessa su cui investire un patrimonio che si credeva di maggior consistenza, ma che tale non è proprio perchè è mancato il coraggio politico di prospettare con decisione quella scommessa (la scelta di Prodi - che adesso ci dovremo tenere - è il simbolo di quel timore).

Rimuovere il berlusconismo è possibile
Quel coraggio è mancato sino adesso perchè si è confidato con troppa leggerezza nella fine del Berlusconismo per esaurirsi elettorale. Invece Berlusconi ha dimostrato di avere una forza che non è solo quella d'inerzia, ma è quella di un politico eretico che per buona parte mostra i limiti dell'ortodossia. Inoltre non si vuol dire che Berlusconi non nasce dagli intrighi mafiosi che Travaglio racconta, ma dalla storia dimenticata degli anni '90 di questo paese e non si vuole riconoscere che il Berlusconismo non è solo figlio di Berlusconi, ma della reazione che i suoi avversari, politici e giudiziari, hanno attivato in sua timorosa opposizione. Se si vuole superare il Berlusconismo si può tranquillamente rinunciare all'idea di eliminare Berlusconi. Ma anche qui urge una delicata operazione-verità a sinistra, almeno tra quella socialista e liberale.

La Rosa nel Pugno e nella confusione
Credo sia doveroso da parte mia soffermarmi sul caso della Rosa nel Pugno. I sondaggi la davano fra il 2,7 e il 2,9%, i risultati sono un pò al di sotto, ma l'alta affluenza alle urne riduce il valore relativo di quel milione di voti che ha preso il nuovo soggetto politico. Tuttavia proprio quel milione è stato decisivo per far ottenere a tutti i partiti dell'Unione quel premio di maggioranza che garantisce una buona supremazia alla Camera.
Tuttavia la gestione della fase post voto è stata tragica: Capezzone che alle 15:30 di lunedì non riusciva a trattenere un sorrisino fuoriluogo perchè dovuto alle intuizioni degli exit-poll, mentre solo poche ore dopo Intini a Porta a Porta era più grigio del solito dopo aver saputo che non gli toccava il seggio al Senato; Pannella invece era a Matrix e sragionava senza mai cogliere i punti cruciali del dibattito. Tutti i limiti di una campagna elettorale poco azzeccata son venuti fuori in maniera drammatica, senza che nessuno mantenesse la lucidità necessaria a far ben sperare per una buona prosecuzione del progetto, che invece meriterebbe miglior cura.

L'Italia ha bisogno di un nuovo assetto politico
"L'Italia (...) è, nel suo insieme, un paese ormai spoliticizzato, (...). L'Italia cioè non sta vivendo altro che un processo di adattamento alla propria degradazione (...)" -  P.P. Pasolini, Abiura alla Trilogia della Vita, 1975. Ieri un amico mi ha citato questa frase a commento dei risultati elettorali. Dal mio punto di vista si tratta di un'attualizzazione fuori luogo delle parole di Pasolini e della citazione meno azzeccata che si potesse scegliere. Il paese non pare volersi adattare alla degradazione di un sistema politica in cui fatica a riconoscersi, non è spoliticizzato, ma guarda alla politica con sempre meno fiducia e sempre maggior ansia. Si reca alle urne in maniera massiccia e sceglie ciò che ha a disposizione mettendo in risalto la scarsità dell'offerta. Il vero problema è che i gestori dell'offerta continuano a non volersene accorgere. Urge un ricambio della classe dirigente.

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Lo trovate su: GenerazioneElleLibertàEguale e LiberalCafè

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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