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DIARI
15 maggio 2009
... maledetta campagna elettorale ...
... totalmente assorbito aspetto l'8 giugno come fosse il 25 aprile ...
POLITICA
20 aprile 2009
[E poi c'è ...] Labouratorio a carte 48. Penzieri Sparzi

lab48Cyrano vota Sinistra e Libertà
Venite pure avanti, voi con il naso storto socialisti puristi io più non vi sopporto
Sinistra e Libertà, non sarà una gran figata però un’alternativa nessuno l’ha trovata
Venite pure avanti compagni sospiranti, anche dopo 20 anni che pure sono tanti
Compagni che serbate un giusto e bel ricordo, andiamo adesso avanti e basta col rimorso
Non avremo successo, ma nemmeno paura, quindi non ci rendiamo la vita ancor più dura
Le cause ed i veleni, le rivendicazioni, sono cose che davvero a me han rotto i coglioni
Io son probabilmente una testa di cazzo, ma quelli che si lagnano mi fanno uscire pazzo
Fanculo Franceschini, fanculo anche Di Pietro, però io non ho voglia di prenderlo di dietro
Io non ho voglia di prenderlo di dietro

Terremoti, referendum e stronzate democratiche
Dunque, il profondo cordoglio per le vittime del terremoto non avrà cittadinanza in queste brevi righe, lo dico subito a scanso d’equivoci, dato che nell’Italia del benpensare il riferimento ai terremotati d’Abruzzo è diventato un’arma di ricatto morale. Arma che può essere tirata fuori in qualunque discussione ed usata nei contesti più assurdi e con i riferimenti più improbabili.
Caso lampante è quello del referendum per la modifica della legge elettorale.
Quell’anima bella di Franceschini, che da quando è segretario del PD non ne ha azzeccata una, ha creduto di aver avuto una bella pensata per mettere in difficoltà l’invincibile Cavaliere. Quel furbetto di un Franceschini gli ha detto all’invincibile Cavaliere: “Se non accorpi referendum con le europee spenderai un sacco di soldi che potrebbero andare ad aiutare i poveri abruzzesi”.
Lasciamo perdere che l’accorpamento sarebbe incostituzionale, lasciamo perdere che nel caso passasse il referendum riuscirebbe nell’impresa di peggiorare il Porcellum, lasciamo perdere che Guzzetta (e Ceccanti) avrebbero pure rotto i coglioni. Consideriamo solo una cosa: se il referendum passasse il PD avrebbe serie possibilità di andare al governo solo quando i lavori per riparare tutti i disastri del terremoto saranno stati completati. Questo è l’unico vero link che c’è tra il referendum e il terremoto d’Abruzzo.

Pisciate fuori dal vaso e libertà d’espressione
Tutto quello che volete, ma non mi rompete i coglioni con la stronzata che difendere Vauro significa difendere la libertà d’espressione. Vauro continua infatti ad esprimersi serenamente e dietro compenso. Semplicemente quel compenso non gli verrà più corrisposto con il denaro pubblico della Rai (ma con il denaro pubblico dei finanziamenti all’editoria!).
Difendere Vauro significa dunque difendere la libertà di pisciare fuori dal vaso a spese dei contribuenti. A ciascuno decidere se ne valga la pena.
A metterla così, forse, Vauro posso difenderlo anche io …

LABOURATORIO n.48 - PENZIERI SPARZI

politica interna
4 aprile 2009
[Labouratorio n.47] Prima di pre-giudicare Sinistra e Libertà
. Premessa di metodo
Il dibattito su Sinistra e Libertà ha già preso piede sulle pagine di Labouratorio. Lo ha fatto qua e da poche altre parti. Abbiamo, in altre parole, il monopolio del dibattito ed è un monopolio di cui faremmo volentieri a meno, ma visto che ci tocca cerchiamo di svolgere al meglio il nostro compito.
Tra schifati ed esaltati di fronte alla nuova proposta elettorale, è fin troppo facile giocare il gioco delle parti, assai più difficile è tenere dritta la barra delle ragioni di ciascuno. Nelle poche righe che seguono useremo la ragion politica per difendere la ragion d’essere di Sinistra e Libertà, ma vi avvisiamo subito che nel prossimo editoriale saremo altrettanto rigorosi nel valutare se oltre alla ragion d’essere vi siano anche ragioni per dar fiducia (e voto) a Sinistra e Libertà.

. Vivano i cartelli elettorali!
“E’ un cartello elettorale”, con questo assunto si tende a liquidare pregiudizialmente la stessa idea che Sinistra e Libertà possa esistere. Ebbene, mai pregiudizio fu più idiota e, si badi bene, trattasi di assunto idiota non perché SeL non sia un cartello elettorale, ma proprio perché E’ un cartello elettorale. Sinistra e Libertà è infatti il cartello elettorale messo in piedi in fretta e furia dopo che una modifica alla legge elettorale per le europee ha imposto una soglia di sbarramento del 4%. Il problema però non è la soglia, il problema, o meglio l’infamia, è la scorrettezza antidemocratica di quella modifica. Essa è stata infatti approvata il 18 febbraio 2009, a meno di 4 mesi dalla data delle elezioni, a poche settimane dalla presentazione delle liste e dall’inizio della campagna elettorale. L’Unione Europea aveva chiesto che non si apportassero modifiche alla legge elettorale a meno di 6 mesi dalle elezioni, per garantire a partiti e cittadini la conoscibilità effettiva della legge. E invece il Parlamento italiano con unanime calcolo partitocratico (ad eccezione delle astensioni Radicali) ha votato la modifica; dall’Italia dei Valori, all’Udc, passando per la Lega e il Partito Democratico. Di fronte a tale scorrettezza il cittadino può accompagnare quel calcolo di dubbia legalità e d’indubbia scorrettezza partitocratica con il proprio menefreghismo. Può ritenere che questi siano problemi che non lo interessano, che sian questioni che riguardano l’infame casta dei politici, solo e soltanto essa. Può farlo, sì, ma a patto d’aver presente che un paese che ritiene degno di menefreghismo il dato delle regole del gioco democratico è paese che si mette a disposizione di derive le più pericolose.
Se Sinistra e Libertà nasce prioritariamente per cercare una risposta di sopravvivenza a questa infamia, allora viva Sinistra e Libertà, vivano i cartelli elettorali, perché non sono loro a condannare il paese. A condannarlo è il menefreghismo che quello stesso paese mostra per le regole della sua vita democratica.

. LETTERA AI MIEI COMPAGNI - Mantenere la dignità, non “conservare la storia”
Alle considerazioni generali di cui sopra voglio far seguire delle brevi riflessioni dedicate ai compagni socialisti. Ai miei compagni socialisti; e per capire a chi mi stia rivolgendo vi segnalo semplicemente questo link, senza bisogno di aggiungere altro.
Ebbene, proprio a voi, compagni,  voglio chiedere qual è il compito di un partito. Son certo che la gran parte di voi risponderà correttamente:  fare politica, dare risposte a domande sociali di cambiamento, di giustizia, di libertà. E allora perché i socialisti organizzati in partito, qualsivoglia partito, dal 1992 in avanti tutto hanno fatto tranne che politica? Ve lo dico io perché. Perché erano impegnati a fare altro; erano impegnati a fare ciò che non è compito di un partito che si voglia chiamare socialista. La mission dei micro-partiti socialisti sopravvissuti dal 1992 in avanti è stata da un lato quella di conservare una storia e dall’altro quella di mantenere in vita una famiglia sempre più sterile e ridotta di ceto politico, arrivando al paradosso di con-fondere questi due obiettivi in uno solo e di giustificare la pochezza politica (per quanto legittima) del secondo, con la nobiltà morale del primo. Il mix di questo grandioso fraintendimento e del suo vuoto di politica è stata una marginalizzazione costante e progressiva. Un farsi etnia in via d’estinzione, mentre altrove socialisti senza più patria promuovevano politiche vincenti e riforme utili al paese (non ultimo il Brunetta di quella lotta ai fannulloni che con Lanfranco Turci, su ispirazione di Ichino, cercammo di promuovere ai tempi del primo governo Prodi).
A voi, miei compagni, a voi chiedo di smettere di pensare ad un partito come strumento per conservare una storia, per quanto nobile ed ingiustamente infangata. La storia la conservi ciascuno, anzi, la tramandi. Allo stesso compito si dedichino associazioni, riviste, fondazioni, convegni.  Ma le cicatrici che ciascuno si porta appresso non possono essere la ragione del nostro fissarci su esse. Sarebbe la nostra più grande sconfitta, la più sciocca resa alla violenza stupida e pecorona dei lanciatori di monetine.
Torniamo a pensare ad un partito in termini politici, in termini di proposta politica. Con quella misuriamoci, tranquilli del fatto che la nostra dignità non ha bisogno di esserci riconosciuta da alcuno che non ne sia all’altezza. Cerchiamo però almeno d’essere noi all’altezza della dignità che richiede il dirsi ancora oggi socialisti (e liberali aggiungo io!).

Se questa Sinistra e Libertà è da bocciare lo si deve stabilire usando la bilancia della politica. Noi di Labouratorio ci stiamo provando e ci torneremo con puntualità anche nel prossimo editoriale … certo una cosa vi e ci concediamo: se lo sponsor di Sinistra e Libertà continuerà ad essere Achille Occhetto, allora la gioiosa micromachine da guerra avrà ben poco da difendere e ancor meno per cui essere difesa!

LABOURATORIO n.47

politica interna
23 marzo 2009
[Labouratorio n.46] La Sinistra, la Libertà e il paradosso dell’Ornitorinco

Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e’ venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po’ squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un’intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un’infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell’intero “partito unico dell’illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c’è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l’editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l’intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell’ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l’ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

A noi questo non cartello non ci piace perché non ha coerenza politica né in Italia né in Europa, perché unisce forze che in molti casi hanno non solo posizioni, ma anche letture diverse non solo di come si risolvono le questioni amministrative del comune di Scandicci, ma anche di come debba essere governato lo sviluppo mondiale! Si intrecciano storie, recenti e passate, diverse e distinte quando non antagoniste. Ma allora perché dovrebbe convincerci? Ci convince proprio nel momento in cui queste cosette sgradevoli qua sopra ce le diciamo apertamente fra noi. Ci convince al momento in cui evitiamo di fare come democristiani e comunisti che si son messi insieme, addirittura per fondare un partito unico, senza nemmeno approfittare del momento del confronto per fare i conti ciascuno innanzitutto con la propria storia. E allora ecco perché ci piace sognare questo incontro come un’occasione per ciascuno di coloro che vi parteciperanno. Un’occasione per misurare se stessi nel confronto con chi magari non ci è nemmeno così vicino come la geometria spiccia della politica potrebbe far credere. Ma allora ecco anche perché questo progetto non ci convince più, perché per superare quei limiti in nome dei quali dicevamo all’inizio che questo cartello non ci piace, servirebbero classi dirigenti attrezzate allo scopo. Attrezzate culturalmente, e ancor prima intimamente pronte, a cogliere l’occasione che questo tentativo potrebbe offrire. Noi siamo scettici che vi sia una diffusa coscienza del fatto che questo “cartello elettorale” potrebbe diventare qualcosa di più. Chi scrive ricorda ancora molto bene quanto deludente è stata l’occasione persa con il “soggetto nuovo” della Rosa nel Pugno e pertanto non è disposto a farsi illusioni di sorta.

Siamo però disposti ad aprire questo spazio per fare ciò che non crediamo faranno altri: discutere, dibattere, conoscerci e ri-conoscerci, scazzarci, mandarci cordialmente e vicendevolmente a quel paese se servirà. Fra socialisti e sinistrati, fra liberali e libertari, fra ambientalisti e sviluppisti, fra isti post-isti … e chissà che alla fine non si possa scoprire che non siamo così lontani come ci dipingono e ci dipingiamo.

Aggiungiamo un ultimo motivo a sostegno delle ragioni del confronto: la profonda crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo vivendo, pur senza essere inutilmente catastrofisti, sta rimodellando i confini ideali entro cui leggere lo sviluppo globale. Nella sua dolorosa tragicità anche questa crisi è un momento d’opportunità politica e culturale per chi avesse voglia cercare nuovi strumenti per leggere un mondo in cambiamento. Secondo noi vale la pena, con molta umiltà, provarci.

Labouratorio apre il dibattito e dice serenamente, ma con doveroso scetticismo laico, di stare con Sinistra e Libertà … o meglio, di stare a Sinistra con Libertà.

SOMMARIO N°45

politica interna
20 marzo 2009
[Anticipazioni] Il nuovo editoriale di Labouratorio su Sinistra e Libertà


Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e' venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po' squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un'intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un'infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell'intero “partito unico dell'illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c'è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l'editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l'intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell'ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l'ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

CONTINUERA' PRESTO SU http://www.LABOURATORIO.it

politica interna
18 marzo 2009
[Italia paese normale] Una legge per la separazione delle carriere


In Italia è sempre più urgente una legge per la separazione delle carriere ... fra magistrati e politici
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