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30 giugno 2015
[Vuoto in Grecia] Pilato Ponzio
Che un referendum non sia necessariamente il trionfo della democrazia ci sarebbe pure quella storia di Pilato Ponzio a ricordarlo.
VIAGGI
17 febbraio 2015
[Si Salvini chi può] Sfrenato ottimismo
Migrazioni di massa, odio religioso armato e globale, tensioni fra superpotenze.
Drammi di portata epocale.
Di fronte a tutto questo solo lo sfrenato ottimismo del popolo italiano può trovare rassicurante votare Salvini.
politica interna
6 dicembre 2011
[Quanto si stava meglio quando si stava come ora] Ovvero: Monti non sarà stato eletto, ma non vendetemi che prima il cittadino decideva
A quelli che vi dicono che eh ma la democrazia, la rappresentanza, il potere del popolo di decidere del proprio destino, quelli che vi dicono che la politica, ma insomma la politica, quelli che questo governo chi l'ha eletto, sono tutti massoni, professori senza legittimità.
Ecco a questa manica di boccaloni, furbi propagandisti, beceri ciarlieri, astuti mestatori (fiduciosi della scarsa memoria di questo popolo bue), voi potete rammentare che in questo paese, quando loro dicono che c'era la democrazia, si facevano cadere governi pur di non votare referendum scomodi, che in questo paese, quando c'era la legittimità delle istituzioni, la Corte Costituzionale si preoccupava di essere garante di ultima istanza della partitocrazia (e andate a vedere quale doveva essere il primo referendum prima che ci pensasse la "suprema cupola della mafiosità partitocratica" ad impedirlo), in questo paese, quando la politica trionfava, gente come Formigoni ed Errani si faceva eleggere fuori dalla legge (il primo aggiungendo come nota di colore anche magheggi di vario tipo), in questo paese, quando i partiti sì che erano una cosa seria, si comprava consenso con la spesa pubblica.
Il tutto riuscendo a fottersene del diritto e generando ingiustizie sociali e dissesto economico. E ora volete farmi la menata su democrazia e politica? A'Ferrà ... mavvaffanculo!
28 giugno 2010
[Saggi in corso di stesura] Salviamo la democrazia: chiudiamo i partiti
Salviamo la repubblica: chiudiamo i partiti
Manuale di sopravvivenza per dirigenti sull'orlo di una crisi di nervi

Se un cittadino dotato di medie capacità intellettive, di cultura modesta, ma alfabetizzato e dotato di sufficiente buonsenso da avere coscienza di sé e di quel po' di mondo che lo circonda; ebbene se costui avesse in sorte di presenziare alla riunione, ad una “assemblea democratica”, di qualsivoglia partito in qualsivoglia “sezione” o “federazione” dell'italica penisola, avrebbe fondato motivo di chiedere la chiusura per decreto dei partiti tutti, per ragioni di igiene morale e tutela dell'assetto democratico del paese.
Un controsenso? Una provocazione? No, semplicemente una doverosa presa d'atto ispirata a – come si usa dire - un “altissimo senso civico”.

Siccome la questione tocca la sensibilità di molti ed interviene in un dibattito, dalla lunga e nobile storia, su rappresentanza e partecipazione diciamo subito che non abbiamo pretese di completezza nello svolgere la nostra analisi, ma sentiamo l'urgenza delle ragioni del nostro appello: SALVIAMO LA REPUBBLICA CHIUDIAMO I PARTITI.

Abbiamo formalizzato le nostre analisi in una serie di punti tratti dall'esperienza diretta, ma di valore universale. Esperienza come “dirigenti” (o presunti tali) di partito e/o di associazioni politiche. Quello che segue è un prontuario indispensabile per svolgere senza illusioni un lavoro sporco ... che se poi qualcuno deve proprio farlo, non è detto dobbiate essere voi.

Punto 1) Il guaio delle “assemblee democratiche” è che le persone di buonsenso hanno pudore.
Questa constatazione è uno dei cardini su cui si regge il nostro ragionamento.
Il pudore che solo le persone di buonsenso hanno, è ciò che le inibisce dal prendere parte a dibattiti e discussioni pretestuose, imbandite da chi tale pudore non contempla o è disposto a mettere serenamente da parte in nome di interessi propri ed esclusivi. Questo rende strutturalmente minoritarie le ragioni del buonsenso anche laddove la maggioranza degli “assemblati” ne sia dotata.

Punto 2) Specularmente vale anche la regola per cui le persone prive di buonsenso, o più precisamente prive di un buonsenso applicato alla realtà di gruppo, sono spudorate.
La spudoratezza è infatti propria di chi non è dotato di buonsenso, laddove per “buonsenso” intendiamo la capacità di com-prendere ragioni altre dal proprio interesse. Più precisamente la spudoratezza è propria di chi strumentalmente persegue fini o difende interesse che solo egli, o un gruppo particolare, ritiene degni di tutela anche a scapito dell'interesse collettivo.

Caso di studio: la formazione degli organi dirigenti di un partito.

Fino all'attimo precedente la formazione di qualsivoglia organo dirigente di un partito non troverete nessuno che si tratterrà dal dare consigli del tipo: “abbiamo bisogno di organi snelli”, “c'è bisogno di rinnovamento”, “meglio poche persone, ma operative, piuttosto che tante che non fanno niente”.
All'apparenza questi possono sembrare consigli dettati da persone che di quel buonsenso di cui dicevamo prima, sono talmente dotate da potersi permettere di dispensarne anche al poveretto che ne sia sprovvisto. Buonsenso che porta a cogliere le necessità di un gruppo in relazione al lavoro che esso deve svolgere per il bene comune.

Non fatevi ingannare! Si tratta del più classico dei paradossi del BDD, “Buonsenso Diffuso e Disatteso”. Fino al momento precedente la definizione degli organi, infatti, il buonsenso, che traspare da quei consigli così fraternamente concessivi, appare così diffuso che sarà poi impossibile tener fede ai dettami che esso imporrebbe. Come fare, con tante persone di buonsenso che affollano la vostra assemblea, a selezionare solo pochi di loro?

La realtà che sta dietro tale paradosso è che quei sani consigli sono semplicemente, almeno nella maggioranza dei casi, il modo più ovvio per accreditarsi come indispensabili membri di quegli organi che si vorrebbero snelli ed operativi. Al momento in cui uno qualunque di coloro che tanto buonsenso hanno manifestato fino ad un attimo prima, si trovasse escluso – per quelle stesse ragioni che essi stessi caldeggiavano appassionatamente – sarà pronto a mettere da parte ogni buonsenso e pudore per recriminare su quella che adesso è diventata una scelta discriminante e faziosa.

Possibili soluzioni: tra tigna e fanculamento

A) Se siete tignosi tirate dritto senza troppo badare alla vostra presunta e inevitabile faziosità

B) Se avete di meglio da fare nella vita, fanculizzate tranquillamente la vostra avventura politica e dedicatevi ad impegnare più proficuamente il vostro tempo

C) Se avete l'aureola o siete in odore di santità, dedicatevi a ricucire ogni strappo nel modo più ragionevole possibile. In tal caso, oltre a farvi un sincero “in bocca al lupo”, non possiamo che consigliarvi massicce dosi di Prozac.
POLITICA
22 ottobre 2008
[Lab 35] La Creatura
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Labouratorio esce in maniera irregolare. E’ perchè anche la mia vita lo è. Stavolta è il creatore a ribellarsi alla creatura e a costringerla ai ritmi, nonchè agli scompensi della propria vita disordinata.

E così Labouratorio ha la stessa periodicità del mio relax: sporadico e imprevedibile. Di chi è la colpa? Per buona parte mia, per la restante parte del Partito Socialista, più in generale, se si vuole, della politica. Una politica vecchia, fatta di isterie di un passato che non c’è più, di uomini inadatti a questo tempo e di ritualità tanto dispendiose, quanto inutili.

Sto verificando sul campo quanto molta della retorica sulla democrazia dei partiti sia roba che va bene per animar dibattiti tra inanimati, ma alla fine a poco altro serve. Anzi, sono ormai così rassegnato alla non democrazia delle cosiddette assemblee democratiche che mi son messo a raccogliere i dati della mia esperienza politica per scrivere un breve trattato che ancora non ha titolo, ma che avrà come sottotitolo: “Manuale di sopravvivenza per giovani dirigenti sull’orlo di una crisi di nervi”.
Ciò che segue è un breve estratto di quanto finora scritto che parte dall’analisi del funzionamento delle “assemblee democratiche” per trarre alcune norme di valore universale.

Punto 1) Il guaio delle “assemblee democratiche” è che le persone di buonsenso hanno pudore.
Questa constatazione è uno dei cardini su cui si regge il nostro ragionamento.
Il pudore che solo le persone di buonsenso hanno è ciò che le inibisce dal prendere parte a dibattiti e discussioni pretestuose imbandite da chi tale pudore non contempla o è disposto a mettere serenamente da parte in nome di interessi propri ed esclusivi. Questo rende strutturalmente minoritarie le ragioni del buonsenso anche laddove la maggioranza degli “assemblati” ne sia dotata.

Punto 2) Specularmente vale anche la regola per cui le persone prive di buonsenso, o più precisamente prive di un buonsenso applicato alla realtà di gruppo, sono spudorate.
La spudoratezza è infatti propria di chi non è dotato di buonsenso, laddove per “buonsenso” intendiamo la capacità di com-prendere ragioni altre dal proprio interesse. Più precisamente la spudoratezza è propria di chi strumentalmente persegue fini o difende interesse che solo egli, o un gruppo particolare, ritiene degni di tutela anche a scapito dell’interesse collettivo.
Lo spudorato non si fa remore ad imbandire polemiche pretestuose da cui il ragionevole pudico si astiene, finendo così per consegnare proprio alle non-ragioni dello spudorato il “mainstream” della discussione e, spesso, della decisione.

SOMMARIO DEL N.35

POLITICA
10 ottobre 2008
[Aforismi] L'ambivalenza del "unfit to rule"


“Under democracy one party always devotes its chief energies to trying to prove that the other party is unfit to rule — and both commonly succeed, and are right.”

H.L Mencken (1880-1956).
politica interna
1 aprile 2008
[n. 16] Labouratorio e il voto utile

Non bastava il Porcellum, una simpatica legge elettorale che perfino Mugabe pare abbia definito “antidemocratica”, c’era bisogno anche della retorica del “voto utile”, di cui Berlusconi, Veltroni e i rispettivi sodali (sarebbe meglio dire sottoposti) fanno largo uso in questa campagna elettorale. No, non bastava la ratio squisitamente liberticida della riforma elettorale che porta il nome dell’ex-ministro della Repubblica Roberto Calderoli, perché in Italia si sa, non ci si fa mancare niente.

Ed ecco che la “nuova stagione” promessa dai vecchi leaders, si apre all’insegna dell’invito “bigpartisan” ad autolimitare ulteriormente quel po’ di libertà di scelta rimasta agli elettori italiani. “Non dovete votarci per i nostri programmi o per i nostri candidati – dicono in coro Silvio e Walter – dovete votarci perché ce l’abbiamo grosso” (il partito ovviamente). Dunque compagni, non azzardatevi a scegliere sulla base della vostra libera volontà, sulla base di ragioni o passioni politiche, tutto questo – sempre secondo Veltrusconi – è inutile e dannoso per la democrazia. Questo la dice lunga sulla pedagogia democratica di questi simpatici partiti nuovi e grandi.

E’ curioso che dei “partiti nuovi e grandi” come il PD e il PdL abbiano bisogno di ricorrere alla retorica del “voto utile” per chiedere, o meglio per “giustificare”, il voto dei cittadini per le proprie liste. Possibile che non abbiano argomenti migliori? Sì, è possibile. Perché si tratta di partiti non fondati su grandi ragioni politiche, ma su mere ragioni elettorali.

Quanto sciocca sia la retorica del voto utile veniva spiegato in maniera brillante da un’indimenticata pubblicità degli anni ’80, quella del Pennello Cinghiale. “Per dipingere una parete grande serve un pennello grande”, diceva lo stolto imbianchino che intasava il traffico portando a tracolla per le strade di una città un pennello di dimensioni spropositate. “Non ci vuole un pennello grande – rispondeva infastidito il povero vigile che cercava di fare ordine nel caos provocato dall’ingenuo imbianchino – ci vuole un grande pennello!”.

Ecco, considerato che nel sistema politico italiano di caos ne abbiamo già in abbondanza, riterremmo più salutare se questi partiti grandi e nuovi provassero a chiedere un voto, così come fanno tanti altri partiti più piccoli, sulla base di ragioni politiche realmente consistenti. Ci rendiamo conto che ciò possa non essere facile per dei partiti grandi, ma privi di una reale anima politica come PD e PdL, ma crediamo che sarebbe un buon viatico per cercare di diventare dei “grandi partiti”.

Nel frattempo però, il nostro contro-appello è quello per un voto realmente utile, utile alla democrazia; un voto, pertanto, espresso sulla base di reali ragioni e passioni politiche. Un voto che sancisca la libertà del cittadino anche contro questa legge elettorale e contro la retorica veltrusconiana del voto utile.

IL SOMMARIO DEL NUMERO 16

politica interna
30 marzo 2008
[Dimostrazioni pratiche] L'utilità del voto utile


Piccola anticipazione di ciò che farà stanotte Labouratorio: vi dimostrerà l'utilità del voto utile ...

19 marzo 2008
[Mobilitazione] Siamo tutti cinesi, non solo tibetani


Lo slogan migliore per questa rinnovata campagna d'attenzione nei confronti di quanto sta accadendo in Tibet in questi giorni è quello esposto da Marco Pannella durante una manifestazione di fronte all'ambasciata cinese a Roma: FREE TIBET FREE CHINA.
Il raffinato linguaggio della politica cinese è solito usare, quando si tratta di questioni che riguardano la "nazione" cinese, la formula "un paese due sistemi". Tale formula fu ad esempio usata per risolvere la questione del "ritorno" di Hong Kong alla Cina. Serviva a stabilire che Hong Kong sarebbe stata pienamente cinese, ma avrebbe mantenuto una forma di amministrazione autonoma e più democratica. Oggi quella formula si è dimostrata per ciò che era. Un raffinato escamotage linguistico e politico per beffare Hong Kong e la comunità internazionale.
Per combattere la battaglia per i diritti in Tibet, invece, quella formula va ribaltata in toto: due paesi un sistema, un solo sistema: quello DEMOCRATICO.

Oggi io ed altri compagni socialisti toscani saremo davanti alla sede del consolato cinese a Firenze . Oggi pomeriggio, a Roma, altri compagni socialisti e della nostra associazione saranno alla manifestazione indetta dal Riformista e da Radio Radicale in Campo de' Fiori: Siamo tutti tibetani

Non siamo tutti solo tibetani, siamo anche cinesi. Perchè il Tibet e i tibetani potranno essere liberi solo quando lo saranno anche la Cina e i cinesi.
20 dicembre 2007
[Gaetano Salvemini] Democrazia e dittatura
"Non è il primo colpo che dà inizio alla guerra, ma è dalla prima parola provocatoria di quella mentalità bellicosa che un giorno sarà sparato il primo colpo"

Gaetano Salvemini, Democrazia e Dittatura, in Sulla Democrazia, a cura di Sergio Bucchi, Bollati Boringhieri, Torino, 2007


SOCIETA'
7 novembre 2007
[Raymond Aron] Liberalismo e democrazia
"Liberalismo e democrazia [...] non si confondono. Il liberalismo è una concezione relativa ai fini e alla limitazione del Potere, la democrazia una concezione relativa al modo di designazione di coloro che l'esercitano. La logica del liberalismo conduce alla democrazia grazie all'intermediario del principio dell'eguaglianza davanti alla legge. Ma la democrazia esige, per essere reale, il rispetto delle libertà personali, libertà d'espressione e di discussione, libertà d'associazione e di riunione. L'elezione non significa nulla se non comporta la possibilità di scelta. La lista unica sostituisce alla scelta l'acclamazione, omaggio reso dal vizio alla virtù o ancora, in termini diversi, omaggio reso all'idea democratica da coloro che la monopolizzano in nome d'una missione che solo l'avvenire giustificherà."

Raymond Aron, da Libertà politica e società tecnica, in Delle Libertà, Milano, SugarCo Edizioni, 1991

27 settembre 2007
[aVocetta] Signor Prodi, cosa significa "un minimo di democrazia"?!
di aVocetta

"Questi episodi finiscano ed un minimo di democrazia torni nel Paese". Lo auspica il Presidente del Consiglio Romano Prodi sulla situazione in Myanmar in una intervista al Tg1.

Torni un MINIMO di democrazia? E perché non un CINCININ? O un PIZZICO? Ma deve esprimersi così un presidente del Consiglio? E poi che concetto è "torni un MINIMO di democrazia?" Quel tanto che basta per tornare a fregarsene del Myanmar, perché questa cosa delle sanzioni è un imbarazzo? Ma cento, mille volte meglio Bush!

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permalink | inviato da inoz il 27/9/2007 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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