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politica interna
5 settembre 2012
[dal Corriere Fiorentino] Renzi, il PD, gli attacchi, la Seconda Repubblica
Casa del popolo fiorentina. Prendo un caffè mentre aspetto che un avventore con molte più primavere di me finisca di leggere l’Unità. Giunto il momento, cortesemente domando: «Scusi, posso prendere il giornale?». «Prenda, prenda, tanto ormai anche qui l’è tutto un Renzi. Due pagine su i’Renzi, i’commento su i’Renzi, le lettere su i’Renzi. Pare che l’Unità la sia l’organo di’Renzi».
Non credo che lo stagionato avventore fosse un raffinato spin doctor, né che si sia mai fregiato del titolo di lìder, né tantomeno di Maximo. Eppure ha capito.

Ha capito quello che ai tempi delle primarie per succedergli sfuggì all’ex sindaco Leonardo Domenici e che oggi sfugge a D’Alema, Bindi, Franceschini e altri autorevoli esponenti del Partito democratico, compresi giovani dicono brillanti segretari. Sparare addosso a Matteo Renzi, oramai candidato ufficialmente alle primarie del centrosinistra, è il modo migliore per accreditarlo. Tanto più se le sparate sono portate con eccesso di stizza, argomentate in politichese e mosse dalla malcelata voglia di difendere posizioni di potere dalla propagandata brama di rinnovamento del sindaco di Firenze. Una trappola in cui ieri si è infilato anche Beppe Fioroni, che ha lanciato al rottamatore un ultimatum subito respinto al mittente: se vuoi candidarti a premier devi dimetterti da sindaco entro il 28 ottobre, cioè 180 giorni prima delle elezioni. Così dice la legge. Che però riguarda i candidati al Parlamento, non quelli alla presidenza del Consiglio, come spiega il politologo Stefano Passigli, che non è un famiglio del sindaco.

Alla serie di bordate Renzi è bravissimo a replicare in punta di battuta, conquistando nuovo spazio mediatico, senza mancare di concessioni a marketing da «Libro Cuore» come quando va a Vasto per sostituire la foto di Bersani-Vendola-Di Pietro con quella di giovani di belle, pare, speranze.

In questo gioco delle parti, dov’è paradossale che a scegliersi il ruolo dei cattivi siano quelli che dovrebbero essere invece vecchie ed astute volpi, rimane in un angolo proprio la politica. Non quella delle alleanze fra partiti o delle geometrie da bar del destra-sinistra, ma quella del «che fare» in questo momento per l’Italia? D’Alema dice che Matteo Renzi è immaturo e che non è pronto a guidare il Paese. Non è il solo a pensarla così in un Paese indebolito e intimorito come l’Italia, che s’illude che affidabilità faccia rima con over 60.

Ebbene, se davvero è così immaturo e impreparato perché non incalzarlo sui temi più scottanti del governo del Paese? E perchè non accettare la sfida in tv che Renzi ha proposto a Bersani? La risposta sta probabilmente nelle mille contraddizioni che abitano da sempre il Pd e nella convinzione dei vecchi dirigenti, e dei loro giovani discepoli, che sia più facile liquidare Renzi assegnandogli il ruolo del disturbatore, del turboliberista, del pericoloso destro che «con noi non ha niente a che fare». Lo fanno sapendo che il richiamo della foresta è da sempre forte su un elettorato divenuto nel tempo radicalmente conservatore come quello della sinistra ai tempi della Seconda Repubblica. La scommessa di Renzi, in fondo, è proprio che quest’ultima sia ormai ad un passo dal venir meno. Una scommessa il cui esito non dipende solo da lui.
politica interna
8 novembre 2010
[dal Corriere Fiorentino] IL PARRICIDIO

«Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi … Vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli». Così scriveva Umberto Saba nelle sue “Scorciatoie e Raccontini”. Saba fissava le origini dell’Italia alla fondazione di Roma, rammaricandosi del fratricidio da cui il genio nazionale ebbe, a suo dire, inizio. «Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani» tutti fratelli contro fratelli impelagati in un angusto circolo vizioso da cui sembra vietato uscire.

Eppure il parricidio è l’atto necessario per potere legittimamente reclamare ciò che con grande difficoltà è altrimenti ottenibile; e non mi riferisco tanto a ruoli di leadership o a cariche primarie, ma all’autorità per ricoprirli. Trattasi ovviamente di parricidio simbolico e sintetico. Si rasserenino coloro che si vedono bersaglio di intenti sanguinari o maleducati. Nessuno, per metterla in filosofia, ha smesso di studiare Parmenide in seguito al parmenicidio messo in atto da Platone.

Su questa chiave ideale può aspirare a giocarsi la sfida dei rottamatori renziani, che aprono oggi le loro danze fiorentine. E proprio su questo punto sarà bene che non cedano alle blandizie del compromesso. La recente (micro)storia politica di questo paese ha registrato più di un fallimento da parte di chi ha inteso presentare opzioni giovaniliste senza il giusto mordente. Qualcuno ricorda Mario Adinolfi? Classe 1971, nel 2007 si presenta alle primarie del Partito Democratico al grido di largo ai giovani. Risultato: nemmeno 6.000 voti. Oggi Wikipedia ci racconta che Mario Adinolfi è un giocatore di poker professionista. Qualcuno ricorda il “patto generazionale” proposto, era sempre il 2007, da Luca Josi? Un patto che impegnava i firmatari, una volta raggiunta l'età dei 60 anni, “a lasciare o non accettare un ruolo di leadership (cariche primarie della politica e dell'economia) continuando ad offrire il proprio impegno nei ruoli di vice, di numero due, di saggio, di consulente o di qualsiasi altra posizione che consenta alla società di avvantaggiarsi e non disperdere la loro esperienza”. Una via blanda e concordata al ricambio. Ad oggi il sito su cui quel patto era pubblicato, con tanto di ricca serie di aderenti, non è più online e andando a memoria l’unico che pare averlo sin qui rispettato è Alessandro Profumo, il quale però ha dovuto cedere a ben altri patti che non quello di Luca Josi.

Finora Renzi ha dimostrato di sapersi muovere con maggiore sapienza tattica e con piglio più tosto di chi lo ha preceduto. Adesso però, come molti gli chiedono, deve dar corso politico e sostanza di proposta al suo intento parricida. Ed è adesso che la sfida si fa interessante, perché il prezzo dell’essere parricidi è accettare che il padre non abbia alcuna intenzione di farsi uccidere e tantomeno rottamare.

. Questo pezzo deve incipit e ispirazione al filosofo napoletano (riformista e liberale) Antonio Funiciello
. dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) di Venerdì 5 Novembre

politica interna
7 maggio 2009
[Dubbi che scuotono il paese] Sei di sinistra o di centrosinistra
politica interna
1 dicembre 2008
[Terremoto a Firenze 2] Un quadro desolante per un cittadino elettore di centrosinistra


A Firenze si sta verificando un vero e proprio terremoto politico. A scatenarlo sono una serie di fattori che, al di là delle specifiche questioni oggetto delle indagini sulle quali non voglio esprimermi, sarebbe bene considerare.

Un primo punto è che l'istituto delle primarie, ove non siano la mera incoronazione di un “nominato”, funziona laddove i partiti non sono strutturati. Qua a Firenze il vecchio Pci-Pds-Ds-Pd era, e per buona parte ancora è, un partito ben strutturato, fortemente radicato, saldamente al potere negli ultimi lustri. Le primarie, che qua vedono correre 4 candidati espressione esclusiva del PD, ma tutti possibili vincitori, stanno mettendo in crisi l'assetto interno e di relazione di quel partito.

Altro punto è che quello stesso assetto di potere ha finito per essere tanto saldo quanto immobilizzante, in una città che continua a vivere di una rendita che oltretutto non riesce nemmeno a far fruttare al meglio. Le intercettazioni che ormai vengono quotidianamente riportate sui quotidiani locali secondo una pratica barbara ed illegale, descrivono tuttavia un quadro desolante per un cittadino di Firenze ed ancor più per un elettore di centrosinistra.

Oggi ci si trova nella situazione in cui il maggiore partito di centrosinistra deve fronteggiare il terremoto delle intercettazioni in una fase in cui il meccanismo delle primarie è avviato su un binario che il partito ha difficoltà anche solo a contenere.

Non basti come consolazione il sapere che in tale assetto anche il centrodestra ha un ruolo in buona parte organico e che non cavalcherà con eccessivo entusiasmo la vicenda. Se da qui alle elezioni amministrative mancherà un risposta politicamente impegnativa, impegnativa per tutto l'arco delle forze riformiste, all'insegna di discontinuità e rinnovata trasparenza, le elezioni fiorentine potrebbero trasformarsi in una roulette russa dagli esiti difficilmente prevedibili.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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