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politica interna
23 dicembre 2009
[Da Francesco Baccini a Massimo Tartaglia] Per svelare la verità, in Italia, servono i pazzi
Adesso vanno pure al San Raffaele con le mazze da hockey. Povero Silvio!

Qua urge rispolverare una vecchia e divertente canzone che Francesco Baccini dedicò a Giulio Andreotti. Era il 1992 e il clima in Italia era persino peggiore di quello di oggi. Baccini, cantautore genovese genialoide e fuorilinea, fece quello che solo un pazzo avrebbe potuto fare; musicare una divertente difesa del divo Giulio. Chi ha mangiato la torta? Chiedeva Baccini. Andreotti! rispondeva il coro. Chi ha permesso il calo della Borsa? Andreotti! Ed ecco che partiva l'inaspettata replica Ma lasciatelo stare poverino/Questo dargli addosso è tipico italiano. E per rincarare la dose di provocazione partiva il ritornello al grido di Giulio ti difenderò/Sarò il tuo Don Chiosciòtt/Giulio ti difenderò/Sarai la mia mascotte. Ecco, cambiando Giulio con Silvio ed Andreotti con Berlusconi vien fuori un testo di un'attualità fulminante e che da solo servirebbe a svelenire il clima molto più delle querele annunciate in nome dell'abbassare i toni.

Al di là dei sorrisi e del parallelo con l'oggi, quello che Baccini cantava non era tanto una difesa di Andreotti, quanto una presa di giro dell'umore tipico italiano di fronte al capro espiatorio. Quel modo vigliacco di prendersela col potente solo quando non è più considerato tale e al quale ormai non c'è più bisogno d'inchinarsi, ma anzi gli si può addossare la responsabilità di qualunque misfatto. Anche quelli più assurdi; come il celebre bacio a Riina che solo la strumentale fantasia di un pentito e uno zelo inquisitorio degno di miglior causa potevano prendere per buono. Fare una cosa del genere, apparentemente innocua come cantare Giulio ti difenderò, in quel momento storico era, come detto, cosa degna di un pazzo. Si trattava di mettere gli italiani di fronte allo specchio di quel moralismo parassitario proprio quando esso stava vivendo il suo ennesimo momento di gloria collettiva qua nella penisola. Siamo tutti pieni di pregiudizi/Convinti di pulir l'Italia da tutti i vizi gli cantava in faccia quel pazzo di Baccini. Lui stesso, qualche tempo dopo, ha dovuto constatare come la critica, prima ben disposta verso di lui, ebbe a voltargli repentinamente le spalle dopo la pubblicazione di quel brano.

L'anno successivo fu la volta di un altro grande pazzo, Edoardo Bennato, che se Baccini è uno fuorilinea Bennato è uno che la linea l'ha sempre percorsa al contrario. 1993, in piena Mani Pulite, Bennato dà alle stampe il cd singolo con la canzone Tu chi sei, che avrebbe poi aperto il Vhs intitolato Persone Perbene. Ancora più diretto, ancora più politico del Giulio di Baccini. Bennato, armato di chitarra e kazoo, fa il verso agli inquisitori di quella come di ogni altra epoca, ripetendo ossessivamente Tu chi sei?/Tu che fai?/Tu che hai fatto in passato? in un blues che nel ritornello sfotteva quelli che quando arriva l'estate saremo tutti più felici tra persone pulite.
E lo diceva anche al Corriere della Sera, che s'interrogava ipocritamente sull'ambiguità di una canzone che era tutto tranne che ambigua. “Non riesco a vedere i buoni e i cattivi schierati con la chiarezza di posizioni che i mass media presentano” rispondeva Bennato a Luzzatto Fegiz. E per questo veniva accusato da Eugenio Finardi di essere uno senza ideali. Ma l'accusa di Finardi era comprensibile, dato che veniva da chi, a differenza del Bennato di Sono solo canzonette, al raduno della grande festa nazionale, di partito, ci andava eccome.
Tu chi sei si chiudeva con un verso che fugava ogni dubbio di ambiguità: Tu che ci hai liberato/Come mai/Fino a ieri/Non ci avevi pensato?/C'e' qualcosa che non va'/C'e' qualcosa di strano. In realtà il tempo della domanda era sbagliato, la domanda giusta sarebbe stata: tu che farai? La risposta si sarebbe fatta attendere solo qualche mese, con l'ingresso in politica di Antonio Di Pietro.

Ed ecco che arriviamo ad oggi, Anno Domini 2009, quando un altro pazzo, stavolta un pazzo clinico, si fa strumento della violenza sottesa e solleticata da quel moralismo parassitario che è un po' l'autobiografia della nazione e, eterogenesi dei fini, diviene lui stesso lo specchio che mette gli italiani di fronte a ciò che si rischia di diventare se si dà retta al giacobinismo dei puri.
Ancora una volta, per svelare la verità in questo paese ipocrita, serviva un pazzo.


_ Riferimenti videografici:

politica interna
30 ottobre 2009
[Graziano Cioni, i massoni, le inchieste] I capri espiatori, i cacciatori di streghe e i risarcimenti dell'Unità
dal Riformista di oggi 30 ottobre 2009

Caro direttore,
ho letto sul suo giornale l'intervista all'ex assessore fiorentino Graziano Cioni: alcune sue dichiarazioni mi hanno fatto sorridere. Quando ero segretario socialista a Firenze sono stato fra i pochissimi a parlare contro la sua estromissione dalle primarie per la candidatura a sindaco a causa delle indagini a suo carico. Non perché mi stia simpatico, che pure è vero, ma perché non mi piacciono né i capri espiatori, né le cacce alle streghe.
Per questo ho sorriso leggendo l'intervista. Soprattutto quando Graziano afferma: “Nel 1993 pubblicai a puntate sull'Unità i nomi di oltre 2200 massoni fiorentini appartenenti alle logge coperte, quelle di cui non si conosce l'esistenza. Allora qualcuno si fece male”.
Tra coloro che allora si fecero male vi fu proprio l'Unità. Perché in quel clima di caccia alle streghe, quelli che vennero pubblicati dall'Unità erano elenchi erronei, non autorizzati, per quanto concerne gli iscritti, dalle associazioni, né da queste messe a disposizione di quel giornale. L'Unità S.p.A venne citata in giudizio e alla fine fu costretta a cercare una mediazione. Si dichiarò così disponibile “a far comporre ed editare a proprie spese un'opera illustrativa dell'istituzione massonica, di carattere scientifico e divulgativo”, proprio per compensare i danni fatti da quella caccia alle streghe.
Vede Direttore, continuerò ad avere in simpatia Cioni e a ritenere decisivo conoscere la storia e le storie per saper giudicare delle persone e delle loro parole. Continueranno a non piacermi i capri espiatori e le cacce alle streghe. E continuerò a sorridere quando sentirò invocare garantismo per sé e di lì a poco rivendicare un passato di cacciatore di streghe, oltretutto poco preciso.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti
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