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17 aprile 2012
[Storie di crisi] E il meccanico ti ciuccia la benzina
Come ovvio fai più di 100Km al giorno per andare e tornare da lavoro e la tua macchina decide di fermarsi il week-end che hai scelto per un anticipo d'estate al mare.
Arriva il carroattrezzi che te la porta - è sabato - al più vicino meccanico. Mettiamo che sia nei dintorni di Siena. Senza far nomi. Anche perchè il lavoro è fatto bene e dopo un solo giorno ti chiama per dirti che la macchina è pronta e la spesa è stata ragionevole. Addirittura più bassa del preventivo.
Arrivi a prendere la macchina insieme ad un collega che ti fa il favore di accompagnarti e quando sali e metti in moto all'inizio non ci fai caso.
"Oh, ma qui si rimane a piedi"
"No guarda ci son già rimasto a piedi"
"Ma caxxo non hai un filo di benzina"
"Come non ho un filo di benzina?"
Effettivamente non hai un filo di benzina, nonostante sia chiaro nella tua mente il ricordo d'aver lasciato la macchina quando aveva ancora due tacche. Non un patrimonio, ma 20/25 euro sì. Cazzarola.
E così realizzi che in fondo il meccanico è stato onesto. A suo modo. E la benzina a due euro al litro, effettivamente, fa gola. Anche se nel preventivo non c'era.

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ECONOMIA
16 aprile 2012
[dal Corriere Fiorentino] Io sto con gli imprenditori

dal Corriere Fiorentino di Sabato 14 aprile

Francesco Tudino, 28 anni del ragusano. Paolo Tonin, 53 anni della provincia di Treviso. Francesco Todesco, 26 anni di Caprese Michelangelo in provincia di Arezzo. Gli ultimi nomi di una tragica lista: imprenditori in crisi che hanno scelto il suicidio.

Una lista che è qualcosa di più, ormai, di un campanello d'allarme e alla quale si può aggiungere anche il nome dell'ex dirigente d'azienda disoccupato che ieri si gettato sotto un treno a Sesto Fiorentino. Come sperare in un cambiamento di rotta? Come si fa a credere ancora agli appelli alla crescita? Chi dovrebbe far crescere questo Paese? Quei piccoli e medi imprenditori che un giorno sono la spina dorsale dell'Italia che rischia e il giorno dopo sono tutti evasori fiscali? O i media che diffondono analisi sommarie sulla realtà economica di un'Italia che sembra piena di furbetti e straricchi, alimentando un giochino autolesionista che indebolisce la possibilità che si crei un ambiente favorevole alla cultura d'impresa? E se manca la cultura d'impresa, l'unica alternativa che rimane si chiama rendita. In Toscana ormai sembra quest'ultima a prevalere, che sia al riparo di un settore pubblico che conta Regione e Comune di Firenze tra le prime tre imprese regionali per numero d'addetti, che sia rendita immobiliare, o finanziaria (a proposito, come mai le fondazioni bancarie non pagheranno l'Imu?), o altro.

E come si fa a convincere l'opinione pubblica che «pagare tutti, pagare meno» non è uno slogan, ma una bugia? Sono lustri che si sente ripetere questa nenia. E negli anni c'è chi ha sempre pagato e ha pagato sempre di più. Di pagar meno non è mai successo. Né coi «miracoli italiani» né con quelli che come tocchi la spesa pubblica è sempre «macelleria sociale». E invece la macelleria è sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuol vedere un fisco opprimente e una spesa pubblica che alimenta sprechi, clientele e corruzioni (il cui esempio più lampante sta nei rimborsi elettorali ai partiti). Purtroppo il governo dei tecnici invece che tagliare la spesa ha scelto la via delle tasse e i partiti politici quella del tirare a campare. Io credo invece che si dovrebbe stare con chi rischia e fa impresa. Nonostante le ingiustizie di questo Paese.

12 aprile 2012
[Storia e Fotografia] Gli anni Settanta
SONO IN EDICOLA GLI ANNI 70 DELLA SERIE: STORIA E FOTOGRAFIA. Anni importanti soprattutto sul finire di decennio, quando sono nato io. Poco prima, uno dei miei grandi idoli pop, Jean-Bédel Bokassa, si faceva incoronare imperatore.



"Il 4 dicembre 1977 Jean-Bédel Bokassa, folle dittatore della Repubblica Centrafricana, si autoproclama imperatore nel corso di una cerimonia talmente sfarzosa da dissanguare il bilancio del povero stato africano. Il trono in bagno d'oro, ritratto in questa foto, a forma d'aquila gigante pesava due tonnellate. Furono fatti arrivare, appositamente per la cerimonia, trenta cavalli di pura razza normanna. Purtroppo metà degli animali, non abituati al caldo africano, morirono prima dell'incoronazione".

* Pierre Guillaud - La cerimonia di incoronazione dell'imperatore Bokassa a Bangui
CULTURA
5 aprile 2012
[Storia e Fotografia] In edicola il volume sui FAVOLOSI ANNI SESSANTA
In edicola il nuovo volume STORIA E FOTOGRAFIA (Mondadori). Vanno in scena gli anni Sessanta che vi avevo anticipato qui: http://tinyurl.com/brx8myl
Uno dei volumi più belli, devo ammetterlo, proprio per il carattere di un decennio raccontato in diretta dai media.
Aprendo a caso ve lo presento con questa foto e relativa didascalia.



"Gli anni Sessanta furono anche gli anni delle grandi proteste studentesche, fiorite in numerose università occidentali. La prima di queste proteste prese vita negli Usa, in California, all'Università di Berkeley. In questa foto si vedono degli agenti che portano via di peso Mario Savio, studente di origini siciliane, che fu uno dei capi del movimento studentesco di quegli anni, tra ribellismo confuso, idealismo e provocazione".

*Nat Farbman (1907-1988), Mario Savio viene allontanato da due poliziotti di Berkeley durante la manifestazione studentesca del Free Speech Movement all'interno del campus dell'università californiana.

Per chi volesse approfondire e divertirsi il libro di riferimento è ovviamente "DO IT!" di Jerry Rubin.

P.S _ Il volume sugli anni Sessanta in edicola costa 12,90 euro
politica interna
4 aprile 2012
[Lega ladrona] Cappi e partitocrazia
Il 16 marzo 1993 Luca Leoni Orsenigo, Deputato della Repubblica Italiana della Lega Nord sventolò un cappio nell’aula di Montecitorio. Scene di un mondo peggiore che nessuno replicherà nonostante la tentazione del "Lega ladrona".
Oggi uno dei peggiori magistrati d'Italia, di quelli che usano le inchieste come fossero spot per la propria carriera a spese dei contribuenti, della Giustizia, degli imputati e delle vittime, mette sotto inchiesta la Lega. E questa è l'unica buona notizia per Bossi & co. che alimenta la speranza che Woodcock faccia finire tutto nel solito nulla di fatto che caratterizza la sua carriera di dannoso magistrato senza sanzione.
Per il resto torniamo sempre al punto del finanziamento pubblico dei partiti. Anzi, diciamo meglio, il finanziamento pubblico fu abolito da un referendum a favore del quale si espresse oltre il 90% dei cittadini che si recarono alle urne. Adesso si chiama rimborso elettorale. Andrebbe chiamato furto della partitocrazia.
Partitocrazia di cui la Lega è parte integrante, in modo doloso e ipocrita. E Bossi, uomo di piccola astuzia e ancor più piccolo spessore, circondato da figli ebeti e amici furbetti quanto lui, oggi può maledire gli anonimi restauratori della sua villa. Regalandoci l'ultimo sorriso nella dimostrazione plastica dell'essere tanto simile ad un vecchio democristiano ligure al quale compravano casa a sua insaputa.


politica interna
4 aprile 2012
[Storie] Il Riformista
Persi il numero 1 non ricordo nemmeno perchè. Ma, partendo dal 2, per lungo tempo collezionai ogni numero del quotidiano arancione. E gli scrivevo a quella redazione. Lettere ogni settimana, alcune volte anche ogni giorno. Perchè per la prima volta, in Italia, trovavo a sinistra qualcosa che non fosse scontato, che non fosse chiuso a riccio nell'ovvio conservativo. Qualcosa che aveva il coraggio di dire davvero che un altro modo di essere a sinistra era possibile anche nella Seconda Repubblica. Onore ad Antonio Polito, prima versione, e ad un quotidiano che era più equilibrato, ma non meno interessante del Foglio di Ferrara, riprendendone lo stile della foliazione che a me piaceva tantissimo.
Dice: sì ma lo leggevate in 4. Possibile. Ma eravamo una comunità, pure una comunità di diversi forse, ma avanti e avanguardista, che trovava già allora eco sui famosi nuovi media (e adesso riguardo il mio blog sul Cannocchiale che ha passato il milione di visite).
Poi nel tempo le cose sono un po' cambiate. Polito che cedeva al difetto di troppi giornalisti sedotti da loro stessi, Franchi che combatteva una battaglia persa, il ritorno di Polito che coincideva con errori (tali li valuto da lettore) da eccesso d'ambizione e perdita di carattere e infine Macaluso che ha ricombattuto la battaglia già persa.
In ogni caso per quel che posso dire è stata una bella storia. Che avrebbe meritato di continuare. E che forse continuerà nella penna di quelli che con quel giornale si sono formati e cresciuti. Qualcuno già si trova in altre redazioni, altri hanno i numeri per ambire ancora più in alto.
E del resto anche altri che in quel giornale c'hanno scritto solo mandando mail, per certi versi continuano a loro modo la storia di quella comunità: Il (nuovo) Riformista.


politica interna
2 aprile 2012
[dal Corriere Fiorentino] Neogirotondismi
Per parafrasare Groucho Marx non sottoscriverei mai un manifesto che m’accettasse tra i firmatari. Tuttavia in Italia, la firma sul manifesto-appello è una tentazione a cui è difficile sottrarsi. In genere si guarda chi ha firmato, da chi è arrivata la cordiale richiesta di firmare, si valutano costi e benefici politici dell’aggiungere il proprio nome alla lista e si procede di conseguenza. In caso d’imprevisti basta usare l’accortezza di sostenere che “io non c’ero e se c’ero dormivo” (si veda il precedente della celebre Lettera aperta a  L’Espresso sul caso Pinelli a cui aderirono in 757, ma che dopo l’omicidio Calabresi molti sostennero di non aver mai firmato).

Del resto il Manifesto-appello è divenuto un genere letterario della comunicazione politica. Ha le sue regole e i suoi professionisti, a cui rivolgersi qualora ci si trovi nella necessità di rifondare l’umanità in poche pagine di asserzioni e raccogliere un numero sufficiente di adesioni per certificare l’autorevole urgenza che altri ancora aderiscano.

L’ultimo di questi documenti arriva da un gruppo di professori che da tempo si cimenta nella pratica di annunciare alla società civile che è bene mobilitarsi prima che sia troppo tardi. Era più o meno dieci anni fa che ci invitavano a fare girotondi prima che fosse troppo tardi e oggi, in nome del fatto che c’è sempre tempo per essere in ritardo, ce lo ripetono. “Non c’è più tempo” è il titolo, invero un po’ ansiogeno, del primo paragrafo del manifesto neogirotondino promosso da Paul Ginsborg, Stefano Rodotà e altri. A leggerlo così verrebbe da pensare che se non c’è più tempo tanto vale mettersi l’animo in pace. Ma del resto poteva esserci tempo? Ovviamente non ce n’è e bisogna agire subito. Per fare cosa? Nientemeno che rifondare la democrazia rappresentativa, partendo da “una sua riforma interna in senso proporzionale”. E qua ti viene il dubbio che la crema dell’intellighenzia della sinistra chic non abbia saputo pensare di meglio, per rifondare la politica, che cercare di mettere in campo l’ennesimo partito della già fitta selva italica.

Tra poesia e burocratese (“La Rete dei comuni per i beni comuni punta ad agire dal basso verso l’alto, costituendo una sede congeniale per proposte da sottoporre alla Commissione Europea ai sensi del Trattato di Lisbona e del reg. UE n.211/2001”) il testo dell’appello non fa che accrescere quel dubbio. Ma strappa un sorriso quando si chiude con la denuncia del narcisismo come “una delle passioni più dannose”. Roba che se si dovesse mai sceneggiare un raccontino morale sul narcisismo non vi sarebbe migliore ambientazione che una qualunque università italiana.

dal Corriere Fiorentino di venerdì 30 marzo
fotografia
21 marzo 2012
[Storia e Fotografia] In edicola il 4° Volume. 1941- 1950


(1948) Un'immagine da una lezione all'Università dell'Oklahoma. Gli studenti bianchi siedono normalmente ai propri banchi, mentre G. W. McLaurin, studente afroamericano, siede fuori dall'aula.
E' un'immagine che racconta i meccanismi della segregazione razziale che negli Stati Uniti, specie negli stati del Sud, ancora informava non solo il pensiero di molti cittadini, ma anche la vita delle istituzioni.

Per rammentarvi che è da ieri in edicola il 4 volume (1941-1950) di "Storia e Fotografia - Un secolo d'immagini".

Qua la storia di G.W. McLaurin
politica interna
19 marzo 2012
[Linkiesta su Firenze] Ma adesso Renzi non sa più cosa farà da grande
Una bella serie di interviste sulla Firenze nel terzo anno di renzismo. Quando l'entusiasmo scema, il gioco degli annunci svela i propri trucchi, il ricordo del peggio che fu sfuma lontano per far meglio misurare che cosa c'è adesso. E non è solo fiorentinume quello che anima certi sussurri di delusione. C'è davvero il senso di una speranza presa in prestito forse con troppa leggerezza o eccesso d'ambizione (fate voi). E mentre il tardocontismo è l'ultimo fronte della supponenza amministrativa postcomunista a salutare con la manina la superiorità morale, il Renzi pare non sapere più nemmeno lui cosa farà da grande. E questo è il limite più grande di chi grande ambiva ad essere.

http://www.linkiesta.it/firenze-renzi

fotografia
16 marzo 2012
[Storia e Fotografia - Un secolo di immagini] In edicola il terzo volume - Anni 30, il fiato sospeso prima della fine


E' uscito in edicola il terzo volume della serie Storia e Fotografia.
In scena gli anni Trenta, quelli che, dopo l'illusione della pace dei roaring twenties, sono il fiato sospeso prima della fine, o meglio dell'inizio, della Seconda Guerra Mondiale.
Come al solito, contravvenendo a qualche normativa che non conosco sul diritto d'autore (che poi sono io), vi anticipo parte dell'introduzione di questo volume.

"Gli anni dal 1931 al 1940 sono quelli del precipitare verso un nuovo conflitto mondiale, ancora più devastante, ancora più totale della Grande Guerra. Sono il concretizzarsi di un incubo che ci si era illusi di poter mettere via per sempre, senza realizzare che proprio i prezzi che si pensava di dover pagare in nome della pace, a partire dalle durissime condizioni imposte alla Germania, ponevano in realtà le fondamenta su cui si sarebbero costruite le cause della Seconda guerra mondiale. E se gli anni Venti sono quelli di un'illusione ancora possibile, gli anni Trenta sono quelli del fiato sospeso prima della fine.

La crisi finanziaria statunitense del 1929 aveva avuto tra le cause alla sua origine un eccesso generalizzato della produzione e politiche monetarie fatte da stati concentrati sulla massimizzazione delle esportazioni e guidati da elites ancora non aduse al governo di un sistema economico complesso come quello che si andava formando. Le ripercussioni della crack finanziario si propagano dagli Usa all'Europa e sfociano in una crisi dell'occupazione che colpisce soprattutto i grandi centri urbani industrializzati, rendendo quel nuovo attore sociale che era già emerso negli anni Venti, le masse cittadine, estremamente sensibile alla propaganda antiliberale ed antidemocratica ..."
15 marzo 2012
[Asterix] Saluti ricambiati
Ad Alessio Giovarruscio, granitico conduttore di Asterix, in onda su Telecentro 2 il doveroso saluto di ricambio!


politica interna
14 marzo 2012
[dal Corriere Fiorentino] Curcio alle Piagge e quelle vite travolte dalle parole di ieri

Fare i conti con la storia è un esercizio difficile. E' difficile farlo con la propria, tanto più lo è farlo con quella collettiva. Come quella di un paese, l'Italia, che a partire dalla fine degli anni Sessanta ha vissuto il dispiegarsi di una violenza politica senza pari nel resto d'Europa per intensità e durata, tanto che la lunga coda di quella violenza è arrivata per strani rivoli fino ai giorni nostri.

Forse più ancora del conto delle centinaia di vittime, più ancora degli atti è significativo leggere le parole di quella violenza. Credo non ci sia strumento migliore per capire, per cogliere fino in fondo il delirio ipocrita, vigliacco e ottuso di chi ha teorizzato, predicato, e in non pochi casi praticato, la violenza. Si pensi all'articolo che uscì su Lotta Continua il 18 maggio 1972, il giorno dopo l'omicidio Calabresi. “L'omicidio politico non è certo l'arma decisiva per l'emancipazione delle masse [...] ma queste considerazioni non possono assolutamente indurci a deplorare l'uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”.

E' per certi versi una pena, oggi, leggere i primi volantini delle BR, certi pezzi su Quaderni Piacentini, così come molte pagine di Lotta Continua e di altri strumenti di propaganda dell'epoca.

Lo è ancora di più quando per certa narrazione continua a vendersi inopportunamente il mito di una violenza spinta da ideali confusi, ma non condannabili aprioristicamente. Lo racconta bene Mario Calabresi in una delle pagine del suo fortunato libro “Spingendo la notte più in là”, quando scrive che “i terroristi non sono stati sconfessati come assassini, ma troppo spesso descritti come dei perdenti, persone che hanno fatto una battaglia ideale, ma non sono riuscite a vincere”.

Stasera, ospite della Comunità delle Piagge, Renato Curcio interverrà per la presentazione di un libro per dibattere sui nuovi orientamenti rispetto agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. E' sempre difficile considerare con sufficienza l'opportunità di dibattiti cui partecipano ex membri di associazioni terroristiche che hanno predicato e praticato violenza. Non può essere messo in discussione il diritto, la libertà di espressione. Così come non si può incatenare per sempre una persona ad una vicenda temporalmente de-finita. Ma non si può nemmeno trascurare che vicende che si sono chiuse nel loro svolgersi hanno travolto vite di persone che la predica e la pratica della violenza hanno trasformato in bersagli, trascinando nel baratro anche gli affetti legati a quelle persone.

Non si può chiedere che qualcuno rinunci a vivere, nemmeno con cortesia. Ma è difficile tacere che verrebbe voglia di chiedere che non si dimentichi che altri, in nome di un predicare e praticare colpevole, hanno smesso di vivere loro malgrado e che altri si son visti strappare affetti i più cari.

dal Corriere Fiorentino di martedì 13 marzo

CULTURA
7 marzo 2012
[Storia e Fotografia - Un secolo di immagini] In edicola il secondo volume - I ruggenti anni Venti
In edicola il secondo volume di STORIA E FOTOGRAFIA - UN SECOLO DI IMMAGINI (Mondadori).
In scena stavolta i RUGGENTI ANNI VENTI.
Di seguito un breve estratto dall'introduzione al decennio. 



" ... L'aspirazione totalitaria del regime fascista era considerata quasi una casualità tollerabile e in fondo compatibile con una realtà relativamente arretrata come quella italiana. Anche il dramma di una Germania umiliata e annichilita era un prezzo, per quanto doloroso, ritenuto ragionevole per avere in cambio un equilibrio continentale stabile e duraturo; errore, questo, la cui gravità verrà presto mostrata dal dispiegarsi dell'incubo nazista. La Russia sovietica, poi, era ancora sconvolta dalla guerra civile e da un collasso economico che l'avrebbe impegnata a lungo sul fronte interno.

In nome di queste illusioni gli Stati Uniti sconfessarono ben presto l'internazionalismo del presidente Woodrow Wilson, per tornare a praticare una politica rivolta prioritariamente ai propri interessi nazionali. Stessa cosa faranno Inghilterra e Francia, uscite vittoriose dalla guerra, ma al prezzo di aver ormai perso la centralità politica che avevano avuto nei secoli precedenti.

Gli anni che vanno dal 1921 al 1930 sono quelli in cui dietro la voluta illusione di un mondo pacificato stanno nodi non sciolti. E già un primo, brusco richiamo alla realtà arriverà in chiusura di decennio, con la crisi finanziaria ed economica del 1929. ..."
musica
6 marzo 2012
[Post-Dalla] Applausi e funerali
Applaudono ai funerali come avessero a chiedere il bis

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5 marzo 2012
[end plis don forghet to sceik ior ess] TORO Y MOI - Underneath the Pine


TORO Y MOI - Underneath the Pine
Usa - 2011

M'inquieta l'idea che questo Chazwick Bundick, il tizio che sta dietro il nome Toro Y Moi, possa diventare il cugino stronzo di Pharrel Williams (il ganzino lucidato dei N*E*R*D che per un periodo ha impomatato i brani di chiunque volesse sentirsi fighetto).
Il rischio nasce in primis guardando le foto del nostro con quell'aria da gnagnerellino col felpino giusto e lo sguardo col sopracciglio fatto. Poi guardi meglio e noti le labbrine da simpatico fringuellino che un po' nerd lo è davvero e ti tranquillizzi.
Perchè Underneath the Pine è veramente lucido, splende. C'è poco da fare. Questo ragazzo ha stile e classe. Si muove nel solco ormai iperarato del chillout-ganzerianaldigicoolness, ma lo fa pescando con gusto nel megastore del sound revival celebrato in sommo grado dal Neon Indian di Psychic Chasms.
I suoi suoni sono più tondi e lisci, meno gommosi e rimbalzanti. A volte l'ascolto risulta un po' freddino, tanto è perfetta la costruzione delle canzoni. Quasi vorresti la sbavatura, la pisciatella fuori dal vaso, l'inciampo nel passeggiare ancheggiante con pantaloni a zampa su sfondo niuiorchese in LOMO (che per i cultori dei soviet, che qua abbondano, significa Leningrad Optical Mechanical Amalgamation). E invece Bundick ha stoffa e fiato, perchè arriva in fondo senza mai scivolare e scansando tutte le cacche di cane possibili, a partire dal compiacimento masturbatorio in cui invece tanti suoi simili affondano i piedini. Fa rabbia. Fa rabbia perchè è fin troppo perfettino, ma che cazzo gli devi dire a uno così? Che è stronzo? No, gli devi dire che è bravo e fargli un inchino. Sperando che almeno una folata di vento gli spettini il pelo prima del prossimo album

N.B (Nota biografica) - Toro Y Moi è Chazwick Bundick, classe 1986 dalla South Carolina. Tenete presente che il ragassuolo ha folgorato un tizio che si è fatto chiamare Manitoba e ora si fa chiamare Caribou e che da una decina d'anni a questa parte suona forse la migliore elettronica da ascolto dei nostri tempi.

RS (Roba Simile): Neon Indian e tutte le filiazioni che s'è tirato dietro il revival Novantottanta psychodancepuppelektro
CDCC (Canzone Da Cui Cominciare): New Beat
COPERTINA: http://www.weallwantsomeone.org/wp-content/uploads/2010/11/TORO-Y-MOI-UNDERNEATH-THE-PINE-575x575.jpg
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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